martedì 9 febbraio 2016

La divina spigolatura - Andrea Partiti

Un racconto scritto per Minuti Contati, primo classificato nella Tarenzi Edition di Gennaio 2016.
La divina spigolatura - Andrea Partiti

— Le zanzare, certo, come ho fatto a scordarle fin’ora? Poi l’odore della benzina. I formaggini che restano sempre un po’ attaccati alla loro carta…
— Per quello non si può fare nulla, a livello di creazione. È tutta colpa vostra.
— …i denti del giudizio e il rumore dei gessi sulla lavagna.
— È tutto?
— Sì, penso che il mio elenco sia finito. Non c’è niente altro di cui mi posso lamentare.
— Che fatica, quanto ci è voluto?
— Qualche ora, penso. Quando mi hai chiesto una lista esaustiva, non avrei mai immaginato che avrei trovato così tanti problemi nel mondo! Niente di personale, sia chiaro.
— Figurati, le ho già sentite tutte.
— Anzi, sono stato credente in vita. Un grande sostenitore del tuo lavoro.
— Grazie, suppongo? Ormai non seguo quasi più quel che succede sulla Terra, questa burocrazia delle anime mi lascia ben poco tempo libero. Vogliamo procedere con la prossima fase?
— Decidere se mandarmi all’inferno o in paradiso? Ci pensavo da un po’, mi ha sempre preoccupato l’idea del giudizio divino. Ma arrivato qua, anziché trono d’oro e tribunale degli angeli, hai voluto sentire i problemi della creazione!
— Non preoccuparti, niente giudizio divino. La prossima fase è quella di consegnarti un tuo universo. Con tutti i cambiamenti che hai deciso.
— Un mio universo?
— Sì, il tuo mondo ideale in cui nulla può darti fastidio, da vivere ed esplorare a piacere.
— Posso andarci a vivere?
— Sì, io l’ho fatto un paio di volte, in luoghi ed epoche diverse, per provare a cambiare un po’ la gente. Non ha funzionato granché bene. Magari a te andrà meglio.
— E qual è la fregatura? Non può essere tutto lì.
— Pensavo l’avessi capito, ormai. Ogni volta che qualcuno morirà, dovrai ascoltarlo elencare nel dettaglio tutto ciò che non gli è piaciuto nella tua creazione, che avrebbe fatto diversamente o che non ci avrebbe messo. E creare quel mondo per ognuno di essi.
— Come tu ora, con me?
— Come io ora.
— Per ogni persona, tutte?
— Esatto.
— Miliardi di persone, miliardi di ore di critiche, senza mai una pausa?
— Ci si fa l’abitudine, e magari i tuoi umani avranno più buon senso demografico. A posteriori, come primo comandamento avrei dovuto mettere “Non avrai più di due o tre figli”. E poi non sono tutti sistematici come te nella critica.
— No?
— Figurati. C’è chi arriva con gran spocchia e se ne esce con “Odio tutto di questo mondo!”
— Poveracci…
— Gli tocca un universo vuoto. Per sempre. L’essere troppo critici è un po’ l’ottavo peccato capitale. Il peggiore.
— E chi non ha lamentele?
— A chi è soddisfatto faccio fare un altro giro sulla Terra. Ma si contano sulle dita di una mano e la seconda volta qualcosa che non va la trovano. Gli umani sono difficili da accontentare!
— Penso che tu mi abbia fregato.
— Io ero come te. Non sono mie le regole. Però se ci pensi, vivere nel tuo mondo ideale, anche se solo nelle pause da queste sessioni di critica, è a suo modo un paradiso, no?
— Sarà, ma questa idea di paradiso mi sembra decisamente infernale.

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