La terra delle caverne dipinte conclude una saga iniziata in maniera grandiosa ma andata a spiaggiarsi in maniera clamorosa.
La Auel ha poco rimasto da dire, poche invenzioni grandiose da attribuire alla sua Ayla, poche rivoluzioni da iniziare.
Una buona parte del libro è speleologia. Lunghe descrizioni di grotte e dipinti nelle grotte. Monotoni e poco entusiasmanti a voler essere generosi.
Altre persone che si stupiscono per gli animali, per il propulsore, per la pietra focaia, per i racconti, tutto come di norma. Per poterci riproporre queste situazioni già viste troppe volte tra gli Zelandoni, Ayla viene mandata in viaggio per visitare le grotte degli Zelandoni del Sud. Altre grotte.
C'è un abbozzo di conflitto e di trama verso la fine, quando Ayla e Giondalar litigano per l'ultima volta prima di decidere di diventare monogami in maniera esplicita, ma anche quello è solo l'eco dei conflitti già vissuti con Ranec.
Visualizzazione post con etichetta ayla. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ayla. Mostra tutti i post
sabato 11 ottobre 2014
mercoledì 24 settembre 2014
Focolari di pietra - Jean M. Auel
Al contrario dell'ultimo libro, tanto campeggio e poca sostanza, che spingeva il lettore ad andare avanti a spinte di forza di volontà ed affetto verso i personaggi, il quinto della serie recupera e si fa adorare.
Ayla e Giondalar sono tornati alla nona caverna degli Zelandoni e si devono unire al raduno d'estate.
Il format è sempre lo stesso, hanno tante novità, l'allevamento, le pietre da fuoco, il propulsore, tante cose imparate lungo la strada, e devono stupire tutti con queste novità, impressionandoli nel modo più opportuno per la storia. Stranamente non è fastidioso vedere questa struttura ripetersi più e più volte, forse grazie ad un attento lavoro di editing per rimuovere ogni situazione in cui sarebbe sembrato fastidioso.
Non ci sono personaggi negativi esagerati e sgradevoli, Zolena/Zelandonai che era stata suggerita come il grande antagonista, nei racconti sulla giovinezza di Giondalar, si rivela essere una buona persona, interessata ad Ayla e alla sua storia, mai in contrasto con lei.
La ricostruzione storica accurata e dettagliata inzia a traballare, ma è un pregio. Sono sicuro che la vita quotidiana degli umani di 25mila anni e le loro interazioni sociali descritte realisticamente fa non potessero essere così interessante da giustificare 600 pagine di storia.
Ayla e Giondalar sono tornati alla nona caverna degli Zelandoni e si devono unire al raduno d'estate.
Il format è sempre lo stesso, hanno tante novità, l'allevamento, le pietre da fuoco, il propulsore, tante cose imparate lungo la strada, e devono stupire tutti con queste novità, impressionandoli nel modo più opportuno per la storia. Stranamente non è fastidioso vedere questa struttura ripetersi più e più volte, forse grazie ad un attento lavoro di editing per rimuovere ogni situazione in cui sarebbe sembrato fastidioso.
Non ci sono personaggi negativi esagerati e sgradevoli, Zolena/Zelandonai che era stata suggerita come il grande antagonista, nei racconti sulla giovinezza di Giondalar, si rivela essere una buona persona, interessata ad Ayla e alla sua storia, mai in contrasto con lei.
La ricostruzione storica accurata e dettagliata inzia a traballare, ma è un pregio. Sono sicuro che la vita quotidiana degli umani di 25mila anni e le loro interazioni sociali descritte realisticamente fa non potessero essere così interessante da giustificare 600 pagine di storia.
venerdì 19 settembre 2014
Le pianure del passaggio - Jean M. Auel
Ayla e Giondolar lasciano i Mamutoi, finalmente felici, e questo libro ci racconta il lungo estenuante viaggio attraverso tutta l'Europa per tornare alla nona caverna degli Zelandoni.
Si tratta sicuramente del più noioso della saga, gli avvenimenti sono più o meno ripetitivi, si reincontrano popolazioni già viste, grande sorpresa per cavalli e lupo, grandi innovazioni tecnologiche col propulsore, la pietra focaia, il tirafili, quant'altro. Tutti si scandalizzano più o meno appena scoprono che i Testapiatta sono umani. Ayla si affeziona alle persone del posto, Giondolar ha fretta e devono ripartire, strazio e saluti.
Poi si ripete tutto da capo con la popolazione successiva.
Le scene di maggior interesse sono la lotta contro la società allo sbando di proto-amazzoni che tengono i loro uomini in un recinto, dove finalmente la minacciosità di Lupo si concretizza in maniera scenica per impressionare i primi veri cattivi (per scelta e non per cultura) della saga; l'incontro con l'uomo ferito del Clan (un Testapiatta) e il tentativo di mediazione culturale che ha grandi potenzialità per i volumi seguenti.
Le pianure del passaggio è da leggere con animo leggero e pronto a saltare le scene troppo ripetitive con descrizioni compulsivamente complete e accurate di flora, fauna, abitudini migratorie, geologia, quant'altro si possa inserire che sia stato studiato dell'epoca. Leggete alla leggera e se vi interessa esistono saggi con tutte queste informazioni presentate in maniera sistematica e più gradevole che non tentando di spacciarle per intrattenimento.
Si tratta sicuramente del più noioso della saga, gli avvenimenti sono più o meno ripetitivi, si reincontrano popolazioni già viste, grande sorpresa per cavalli e lupo, grandi innovazioni tecnologiche col propulsore, la pietra focaia, il tirafili, quant'altro. Tutti si scandalizzano più o meno appena scoprono che i Testapiatta sono umani. Ayla si affeziona alle persone del posto, Giondolar ha fretta e devono ripartire, strazio e saluti.
Poi si ripete tutto da capo con la popolazione successiva.
Le scene di maggior interesse sono la lotta contro la società allo sbando di proto-amazzoni che tengono i loro uomini in un recinto, dove finalmente la minacciosità di Lupo si concretizza in maniera scenica per impressionare i primi veri cattivi (per scelta e non per cultura) della saga; l'incontro con l'uomo ferito del Clan (un Testapiatta) e il tentativo di mediazione culturale che ha grandi potenzialità per i volumi seguenti.
Le pianure del passaggio è da leggere con animo leggero e pronto a saltare le scene troppo ripetitive con descrizioni compulsivamente complete e accurate di flora, fauna, abitudini migratorie, geologia, quant'altro si possa inserire che sia stato studiato dell'epoca. Leggete alla leggera e se vi interessa esistono saggi con tutte queste informazioni presentate in maniera sistematica e più gradevole che non tentando di spacciarle per intrattenimento.
venerdì 11 luglio 2014
Gli eletti di Mut - Jean M. Auel
Dopo il primo volume "Brud cattivo, vattene Ayla".
Dopo il secondo volume "Chi accidenti è questo Giondalar?"
Arriva "Ranec muori e lasciali in pace".
Abbiamo appena il tempo di affezionarci al nostro Giondalar nel suo ruolo di guida nel mondo degli umani per Ayla, quando la solita incomprensione di culture si mette nel mezzo costringendoci ad un lunghissimo inverno di incomprensione e mancanza di comunicazione.
Ayla viene adottata da una tribù di Mamutoi, cacciatori di mammut, ed inizia il suo addestramento spirituale, alla ricerca del terreno comune tra le mitologie del Clan e degli Altri. Tra gli altri si promette a Ranec, lo scultore del gruppo, e si allontana suo malgrado da Giondalar, che invece vorrebbe ripartire e pensa che Ayla non desideri continuare con lui il viaggio verso occidente.
L'incomprensione su cui si regge la trama, trascinata fino alla fine del romanzo è esasperante, ci sarebbero mille modi di farla risolvere in maniera delicata e piacevole per il lettore, anziché trascinarla per le lunghe costringendo i lettori ad odiare attivamente il povero Ranec.
Internet per qualche ragione a me ignota, ha apprezzato molto il personaggio di Ranec, più che Giondalar troppo perfetto. In realtà credo sia un effetto collaterale del "trascinamento lamentoso" dell'equivoco, che ci viene sempre mostrato dal lato di Giondalar in pena e sofferente. Il lettore dopo le prime dieci volte inizia a trovarlo scocciante (soprattutto considerato che non fa nulla per modificare lo status quo) e a mal sopportarlo. Ranec d'altro canto è più bidimensionale, fedeltà assoluta, dedizione perfetta, grande pazienza. Non tenta di imporsi, si rende appena conto del suo ruolo di cattivo disturbatore. È ingenuo ed indegno dell'attenzione che riceve.
La scena degna di nota del libro è l'attacco di Piccolo al raduno d'estate. Valeva la pena di allevare un cucciolo di leone solo per per preparare una scena così esaltante e ricca di implicazioni sociali.
La fissazione descrittiva della Auel si concentra molto sulle convenzioni sociali, il prezzo della sposa come misura della desiderabilità sociale, la struttura di gruppi, famiglie, parentele, in una dinamica matriarcale molto interessante e poco convenzionale secondo gli standard moderni.
Ovviamente non si tratta di una ricostruzione storicamente accurata, ma è comunque affascinante esplorare le implicazioni di questa ricostruzione fantapreistorica.
Dopo il secondo volume "Chi accidenti è questo Giondalar?"
Arriva "Ranec muori e lasciali in pace".
Abbiamo appena il tempo di affezionarci al nostro Giondalar nel suo ruolo di guida nel mondo degli umani per Ayla, quando la solita incomprensione di culture si mette nel mezzo costringendoci ad un lunghissimo inverno di incomprensione e mancanza di comunicazione.
Ayla viene adottata da una tribù di Mamutoi, cacciatori di mammut, ed inizia il suo addestramento spirituale, alla ricerca del terreno comune tra le mitologie del Clan e degli Altri. Tra gli altri si promette a Ranec, lo scultore del gruppo, e si allontana suo malgrado da Giondalar, che invece vorrebbe ripartire e pensa che Ayla non desideri continuare con lui il viaggio verso occidente.
L'incomprensione su cui si regge la trama, trascinata fino alla fine del romanzo è esasperante, ci sarebbero mille modi di farla risolvere in maniera delicata e piacevole per il lettore, anziché trascinarla per le lunghe costringendo i lettori ad odiare attivamente il povero Ranec.
Internet per qualche ragione a me ignota, ha apprezzato molto il personaggio di Ranec, più che Giondalar troppo perfetto. In realtà credo sia un effetto collaterale del "trascinamento lamentoso" dell'equivoco, che ci viene sempre mostrato dal lato di Giondalar in pena e sofferente. Il lettore dopo le prime dieci volte inizia a trovarlo scocciante (soprattutto considerato che non fa nulla per modificare lo status quo) e a mal sopportarlo. Ranec d'altro canto è più bidimensionale, fedeltà assoluta, dedizione perfetta, grande pazienza. Non tenta di imporsi, si rende appena conto del suo ruolo di cattivo disturbatore. È ingenuo ed indegno dell'attenzione che riceve.
La scena degna di nota del libro è l'attacco di Piccolo al raduno d'estate. Valeva la pena di allevare un cucciolo di leone solo per per preparare una scena così esaltante e ricca di implicazioni sociali.
La fissazione descrittiva della Auel si concentra molto sulle convenzioni sociali, il prezzo della sposa come misura della desiderabilità sociale, la struttura di gruppi, famiglie, parentele, in una dinamica matriarcale molto interessante e poco convenzionale secondo gli standard moderni.
Ovviamente non si tratta di una ricostruzione storicamente accurata, ma è comunque affascinante esplorare le implicazioni di questa ricostruzione fantapreistorica.
martedì 1 luglio 2014
La valle dei cavalli - Jean M. Auel
Nel secondo volume della saga de I figli della terra seguiamo Ayla, uccisa ritualmente dal clan, mentre vaga alla ricerca dei suoi simili, seguendo le ultime istruzioni di Iza.
Ovviamente non va tutto come previsto, e si trova a vivere in una valle isolata, costretta a sopravvivere da sola.
Ayla si trova costretta ad inventare metodi di caccia per sopravvivere all'inverno, a capire come conservare il fuoco (e poi come accenderlo facilmente), i suoi progressi solitari si spingono fino all'addomesticamento, prima di Hinni, la puledra figlia della sua prima preda nella valle; fino a Piccolo, un cucciolo leone delle caverne che salva da una brutta morte, cura, nutre e con cui poi impara a convivere e cacciare.
Intanto nei capitoli dispari leggiamo la storia di due tizi di cui (per ora) non ci importa nulla, Giondalar e il fratello, che viaggiano verso est, incontrano tribù, fanno cose, e si rendono mediamente antipatici al lettore che vuole solo sapere di Ayla. Sapendo benissimo che sono destinati ad incrociarla prima della fine del romanzo, ci si sfinisce un po' a vederli tentennare, perdere tempo e rimandare le partenze, per qualcosa come tre anni di narrazione troppo dettagliata.
Arrivati all'incontro fatidico, uno dei due per fortuna muore, mentre l'altro si assume il compito di preparare Ayla in maniera non traumatica al rientro nella società Cro-Magnon, le insegna a parlare, a liberarsi delle sue abitudini da testapiatta, la prepara anche agli aspetti della società negativi e razzisti che la aspettano in quanto adottata dai testapiatta (il clan) e addirittura madre di un figlio mezzosangue.
Il romanzo è piacevole, non tanto a sé ma come preludio a qualcosa di più grande che per ora viene solo promesso. Come rullo di tamburi per la presentazione di tante meraviglie, innovazioni, idee, tutte incarnate da un'unica protagonista che il lettore supporta incondizionatamente.
Ovviamente non va tutto come previsto, e si trova a vivere in una valle isolata, costretta a sopravvivere da sola.
Ayla si trova costretta ad inventare metodi di caccia per sopravvivere all'inverno, a capire come conservare il fuoco (e poi come accenderlo facilmente), i suoi progressi solitari si spingono fino all'addomesticamento, prima di Hinni, la puledra figlia della sua prima preda nella valle; fino a Piccolo, un cucciolo leone delle caverne che salva da una brutta morte, cura, nutre e con cui poi impara a convivere e cacciare.
Intanto nei capitoli dispari leggiamo la storia di due tizi di cui (per ora) non ci importa nulla, Giondalar e il fratello, che viaggiano verso est, incontrano tribù, fanno cose, e si rendono mediamente antipatici al lettore che vuole solo sapere di Ayla. Sapendo benissimo che sono destinati ad incrociarla prima della fine del romanzo, ci si sfinisce un po' a vederli tentennare, perdere tempo e rimandare le partenze, per qualcosa come tre anni di narrazione troppo dettagliata.
Arrivati all'incontro fatidico, uno dei due per fortuna muore, mentre l'altro si assume il compito di preparare Ayla in maniera non traumatica al rientro nella società Cro-Magnon, le insegna a parlare, a liberarsi delle sue abitudini da testapiatta, la prepara anche agli aspetti della società negativi e razzisti che la aspettano in quanto adottata dai testapiatta (il clan) e addirittura madre di un figlio mezzosangue.
Il romanzo è piacevole, non tanto a sé ma come preludio a qualcosa di più grande che per ora viene solo promesso. Come rullo di tamburi per la presentazione di tante meraviglie, innovazioni, idee, tutte incarnate da un'unica protagonista che il lettore supporta incondizionatamente.
sabato 28 giugno 2014
Ayla figlia della terra - Jean M. Auel
Ho riletto Ayla figlia della terra dopo aver visto (con ampio ritardo) l'ultima del sesto ed ultimo volume della saga.
Per quanto strano, era stato un libro importante nel formare la mia visione del mondo, quando l'avevo letto da bambino, mi ha insegnato che "tutto può andare male, e poi peggio, ma se ti impegni puoi tirare a fondo con te le persone che ti fanno del male". Quindi ero un po' timoroso ed un po' curioso di rileggerlo, per vedere quanto di quel che ricordavo fosse frutto di una elaborazione e quanto vero. Sono felice che fosse tutto incredibilmente accurato!
Non c'è realismo nel ciclo de I figli della terra, l'intera saga è un romanzo di formazione in cui una (poi due) persone letteralmente inventano ogni tecnologia scoperta dall'uomo nell'arco di qualche millennio. Non c'è neppure una grande inaccuratezza, anzi, a volte si è sopraffatti dalla mole di dettagli botanici, geologici, quant'altro l'autrice avesse studiato come materiale per i romanzi per poi decidere di condividerlo a forza.
L'essenza del libro sono i suoi personaggi, squadrati e netti. Ayla è il prototipo di estraneo in un ambiente socialmente poco ospitale; Creb è l'uomo sacro al di sopra di chiunque altro della sua razza, l'"intelligente"; Brun il prototipo del leader buono con un grande senso del bene comune e delle conseguenze a lungo termine di ogni sua decisione; Brud è il prototipo del bullo, il cattivo non lungimirante e destinato a fallire per sua stessa incapacità. Ognuno si comporta strettamente secondo le regole personali dell'archetipo che rappresenta.
Questo primo volume è forse quello che fa più infuriare e stare male con il lettore, si empatizza con l'unico personaggio simile a noi e si soffre ogni pagina per le angherie ed i soprusi. Sapere che le sue sorti miglioreranno in un crescendo di positività nel corso della serie è l'unica promessa che aiuta a sopportare!
Per quanto strano, era stato un libro importante nel formare la mia visione del mondo, quando l'avevo letto da bambino, mi ha insegnato che "tutto può andare male, e poi peggio, ma se ti impegni puoi tirare a fondo con te le persone che ti fanno del male". Quindi ero un po' timoroso ed un po' curioso di rileggerlo, per vedere quanto di quel che ricordavo fosse frutto di una elaborazione e quanto vero. Sono felice che fosse tutto incredibilmente accurato!
Non c'è realismo nel ciclo de I figli della terra, l'intera saga è un romanzo di formazione in cui una (poi due) persone letteralmente inventano ogni tecnologia scoperta dall'uomo nell'arco di qualche millennio. Non c'è neppure una grande inaccuratezza, anzi, a volte si è sopraffatti dalla mole di dettagli botanici, geologici, quant'altro l'autrice avesse studiato come materiale per i romanzi per poi decidere di condividerlo a forza.
L'essenza del libro sono i suoi personaggi, squadrati e netti. Ayla è il prototipo di estraneo in un ambiente socialmente poco ospitale; Creb è l'uomo sacro al di sopra di chiunque altro della sua razza, l'"intelligente"; Brun il prototipo del leader buono con un grande senso del bene comune e delle conseguenze a lungo termine di ogni sua decisione; Brud è il prototipo del bullo, il cattivo non lungimirante e destinato a fallire per sua stessa incapacità. Ognuno si comporta strettamente secondo le regole personali dell'archetipo che rappresenta.
Questo primo volume è forse quello che fa più infuriare e stare male con il lettore, si empatizza con l'unico personaggio simile a noi e si soffre ogni pagina per le angherie ed i soprusi. Sapere che le sue sorti miglioreranno in un crescendo di positività nel corso della serie è l'unica promessa che aiuta a sopportare!
Iscriviti a:
Post (Atom)





