martedì 4 aprile 2017

Il vestito dei libri - Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri ci immerge con grande tatto nella sua vita, dall'infanzia al periodo d'oro della scrittura, usando come filo conduttore della sua storia le copertine dei libri.
Le copertine anonime e vuote dei classici, che lasciano parlare il loro contenuto senza distrarre il lettore, fino alle copertine dei suoi libri, quelle stridenti e fastidiose e quelle in perfetta armonia con il pensiero del lettore.
L'autrice conosce l'Italia, ed è interessante la sua riflessione sulle collane li libri, un fenomeno tutto nostro, in cui non si veste il libro, ma lo si integra in una grafica già stabilita e condivisa. Nelle collane straniere vivono autori morti e classici, in Italia convivono allegramente passato, presente e avanguardia, finendo per nobilitare i nuovi autori e per tenere in vita quelli antichi. È una prospettiva veramente bella e ottimista sullo stile editoriale italiano.

Il vestito dei libri è una lettura "agile", si divora in meno di un'ora e vale ogni minuto investito di questa ora.

venerdì 24 marzo 2017

Sotto la casa - Josep M. Benet i Jornet


Un piccolo paese, la facciata di una casa, una donna scomparsa, due sconosciuti che s'incontrano. Forse non per caso. Uno dei due indaga, alla ricerca di risposte che lo aiutino a ritrovare la moglie o, almeno, a capirne l'anima, a partire dagli scarsi indizi che è riuscito a racimolare. Indaga pure l'altro, scrutando i gesti, scavando nelle parole, scomponendo i segnali che possano tradire le motivazioni dell'interlocutore. Entrambi dovranno rivedere le loro aspettative, in un continuo gioco di assestamenti di un dialogo serrato che li vede impegnati, come in un ring psichico, ad aspettare l'occasione per stringere alle corde l'avversario. Come finirà l'incontro? Chi è l'uomo che abita la casa e cosa cerca veramente l'ospite inatteso? Cosa c'è mai sotto la casa? 
Un dialogo, un lungo dialogo senza indicazioni sull'interpretazione, sulla scenografia, sui movimenti.
Forse è teatro, forse no. Fatico ad immaginarmi questo pezzo interpretato davvero, potrebbe essere orrendo o stupendo, nessuna via di mezzo.

Un uomo entra in una città, cerca una casa particolare, cerca la moglie scomparsa e forse morta. Lo sconosciuto con cui parla e si apre si rivela essere molto di più di un semplice curioso, sa molto e rivela il suo coinvolgimento poco alla volta in una spirale discendente in cui i rapporti di potere si spostano da uno all'altro più volte.

In qualche modo il testo sembra antico, ha la voce del piccolo paese isolato dove nulla cambia mai. Però c'è internet, questo elemento ancora così alieno anche al teatro moderno. Le dinamiche di internet, i social network, i rapporti online vengono usati in maniera libera dando a questo dialogo un'impronta particolarissima e - al contrario delle prime impressioni - estremamente moderna.

Il cadavere rapito - Marcel Jouhandeau

Padre Divernesse è alto, magro, erudito, sprezzante. Quando non studia chiuso nella sua stanza coi libri lavora nell'orto. Le persone lo temono, temono la sua diversità, ne hanno paura.
Padre Divernesse non può tollerare la perpetua che trova nella sua canonica, è ottusa, lo disturba con questioni materiali e banali. Inventa un voto di silenzio per tenerla lontana, la porta all'esasperazione per convincerla ad andarsene. La sostituisce una fantastica Angèle, uno spirito affine a quello di padre Divernesse. Diventano complici, in una relazione intellettuale ma ambigua agli occhi del popolo.
Questa ambiguità continua fino a sfiorare l'eresia, ma padre Divernesse muore prima di superare la soglia da cui non sarebbe potuto tornare. Suo è il cadavere del titolo, portato in processione quasi fosse già santo dal popolo che prima lo odiava. La morte può trasformare odio e sospetto in adorazione.

Questo racconto forse non è un vero racconto, è uno studio di personaggio. Studia l'anima di padre Divernesse, lo scolpisce un lineamento alla volta fino a far prendere vita a un personaggio estremamente complesso, sia individualmente che nel suo rapportarsi agli altri. Un piccolo gioiello.

lunedì 30 gennaio 2017

Harry Potter e la maledizione dell'erede - J. K. Rowling

Ho letto così tante critiche a questo "ottavo capitolo" della saga di Harry Potter, che l'ho preso in mano con una buona dose di scetticismo, pronto a schifarmi.
In realtà è adorabile, un piccolo puzzle che non si incastra completamente ma ti intrattiene.

I viaggi nel tempo sono pericolosi per la logica e la solidità delle storie, ma vengono gestiti in modo ragionevole. Basta un minimo di sospensione dell'incredulità per accettare le versioni alternative del futuro, perché il futuro della saga di Harry Potter, da lettori, non lo conosciamo e possiamo adattarlo molto bene, senza doverci schiodare da un canone già stabilito!

Ho visto criticare i personaggi che non sono fedeli a ciò che erano... io trovo stupendo che si siano evoluti! Un ragazzino quindicenne in un mondo nuovo e stupefacente non può essere uguale a un quarantenne con dei figli adolescenti e un lavoro che lo frustra. Sarebbe insensato.

Ho visto criticare la mancanza dei dettagli tipici dello stile della Rowling... beh, è una sceneggiatura teatrale, mi sembra ovvio che manchi la parte descrittiva. È un mezzo diverso che trasmette la storia a modo suo.

Ho visto criticare la non aderenza al canone delle magie creato durante la saga. Le giratempo erano limitate e qui i loro poteri sono aumentati. Beh, ci è stato spiegato più volte che la magia viene studiata, si evolve, si inventano nuovi incantesimi. È così improbabile che si provi sempre a spingere oltre i confini del possibile, inventando nuove tecniche e strumenti magici, prima impossibili?

La maledizione dell'erede è una grande storia che non vuole oscurare né essere oscurata dalla saga classica. Chi critica perché si sente tradito fa un dispiacere a se stesso.

domenica 29 gennaio 2017

Animorphs #24, The suspicion - K. A. Applegate

Animorphs #24, L'astronave

Gli Helmacrons sono degli alieni minuscoli, dimensione formica, e hanno una tecnologia superiore a quella degli Yeerk.
Sono a caccia dei cubi che donano il potere di morphing e incredibilmente aggressivi nonostante la loro taglia.

Questo volume è un rifacimento in chiave quasi comica dei viaggi straordinari più classici della fantascienza, in cui tutti vengono ridotti a proporzioni microscopiche e affrontano minacce improbabili dovute alla loro taglia. Queste avversità portano persino a una improbabile alleanza temporanea tra Visser One e gli Animorphs per affrontare il nemico comune e tornare a dimensione reale.

Malus: l'improbabilità fisica del rimpicciolimento, il poter ancora respirare liberamente e interagire con la materia anche quando i singoli atomi diventano visibili.
Bonus: l'incredibile carica comica di questo racconto, perfetto per spezzare la tensione crescente e i problemi morali affrontati negli ultimi volumi.

mercoledì 28 dicembre 2016

Conversazione in Sicilia - Elio Vittorini

Un romanzo spiazzante, stilisticamente, come contenuti, come logica.
Inizia come una storia di viaggio e di osservazione, realistica. Letteralmente un viaggio in treno con interazioni dettagliate con gli altri viaggiatori. Silvestro torna nella natia Sicilia senza un piano preciso e con pochi soldi in tasca e decide di andare in visita dalla madre che non vede da quindici anni, rimasta sola dopo che il padre se n'è andato.

Dal racconto di viaggio passa a una descrizione accurata e metodica della povertà locale, presente e passata, grazie ai ricordi di giovinezza e agli aneddoti sulla vita del padre e del nonno, quasi confusi in un'unica entità mitica del passato.

Lo spiazzamento inizia con l'apparizione del fratello morto, forse allucinazione etilica, forse reale, che fa scendere a spirale la narrazione fino alla baraonda finale in cui tutti i personaggi del romanzo, presenti o meno, fanno sentire la loro voce e parlano, commentano, ridono.

Sono andato a cercarmi i commenti autorevoli su questo romanzo, e ci ho trovato di tutto. Dal semplice racconto onirico fino alla complessa metafora antifascista per aggirare la censura. Io ci ho visto principalmente il desiderio di raccontare una Sicilia dai toni epici, colti e profondi, nonostante la situazione economica precaria. Il desiderio di mostrare come ogni suo abitante vivesse con dignità e calore la sua povertà, senza lottare ma neppure arrendersi.

La versione in audiolibro di Ad Alta Voce, per quanto ben narrata, si adatta male alla storia, già difficile da seguire così com'è, senza poter sfogliare avanti e indietro le pagine per ritrovare personaggi, espressioni ripetute e martellanti.

Gioie e sapori - Sergio Oricci

Gioie e Sapori è un racconto lungo con grandi potenzialità, ma che si schianta molto rapidamente perdendo ogni fascino, forse anche per colpa della quarta di copertina che promette molto più splatter e orrore di quanto possa offrire davvero.

L'idea di partenza è classica e molto apprezzabile. Nel piccolo paese di Boccamare di Sotto apre una nuova pasticceria, con un cuoco inquietante che soddisfa i bisogni di ogni suo cliente, specialmente i bambini. Adesca gli abitanti uno a uno, li attira coinvolgendoli in un progetto globale in cui lui, carnefice, userò ognuno di essi e i suoi sentimenti e memorie in una ricetta epica.
Purtroppo lo sviluppo è troppo rapido, non c'è tempo di vivere l'avvicinamento del pasticcere al cuore del paese, non c'è modo di vederne i tentacoli allargarsi poco alla volta. I tempi del racconto sono troppo stretti per essere credibili.

I bambini poi, voce principale nella storia, non si comportano né parlano da bambini. Hanno otto anni ma scrivono lettere complesse ed elaborate sui loro sentimenti. Quando sono in pericolo non reagiscono da bambini. Se un loro compagno è ferito, non piangono in un angolo, gli danno degli antibiotici. Sono una parodia malriuscita degli adulti che potrebbero essere.
Se fossero bambini che agiscono da bambini, l'orrore sarebbe ancora più grande. Così rendono la narrazione così irreale da rendere persino lo splatter delle scene finali insulso.

Peccato, ci sono tante belle idee, ma servirebbe una riscrittura completa per renderle godibili e leggibili da un pubblico avvezzo al genere.