mercoledì 14 giugno 2017

Questa sono io - Federico Guerri

Laura Prete - ex reginetta di bellezza, ex soubrette, ex inquilina della più famosa Villa della televisione, attuale fidanzata d'Italia e direttrice di una Scuola per lo Spettacolo - ha sparato in testa, in diretta televisiva, al più rispettato showman della nazione. Il pubblico, incollato al teleschermo, si sta chiedendo: perché? E Laura, in questo romanzo, ci dà le sue risposte. Purtroppo, però, conoscerete tre Laure e ognuna, a turno, vi consegnerà la sua verità.

Ammetto di avere dei pregiudizi sui romanzi italiani, mi aspetto sempre un po' meno di quanto potrei aspettarmi, quindi mi sorprendo quando vanno oltre. Questa sono io va oltre.

Non ha una lettura, non ha due letture. Ne ha tre, stratificate in maniera perfetta dove ogni dettaglio della storia torna a reinventarsi e mostrare quel che nasconde, come in un puzzle da ricomporre. Il puzzle è la vita di Laura Prete e della sua ascesa nel mondo dello spettacolo, non sappiamo fino alla fine se per vie ambigue o rette, la seguiamo in una parodia di un ambiente politico e dello spettacolo italiano corrotto e marcio in modo tutto speciale. Tutto nel testo è parodia, tutto è allusione e gioco, finché la parodia non diventa di colpo nera e cupa per il suo realismo.

Ci sono tre donne in scena all'inizio, che parlano a turno.
C'è la ragazza in rosso che è l'immagine pubblica, per la gente comune.
C'è la ragazza in visone che è l'immagine nel mondo dello spettacolo, l'inizio dell'inganno.
E l'è la donna in ombra che è la mente nascosta che non ci aspettavamo, quella che conclude questo carosello emotivo che ci sbatacchia da commedia a tragedia a qualcosa di ben oltre.

Internet ve lo conferma, chiunque abbia letto "Questa sono io" l'ha adorato e ne è diventato profeta. E per ottime ragioni.

lunedì 29 maggio 2017

Baby Boomers - Mario Pacchiarotti

Anni Venti del terzo millennio.
L’Italia è dominata dalla Fratellanza, un partito con pericolose tendenze assolutiste che ha ottenuto incredibili risultati elettorali. Vengono approvati provvedimenti iniqui, eppure popolari, come la legge che priva gli ultraottantenni del diritto di voto.

In questo clima autoritario e distopico, dove la corruzione è ormai pervasiva, c’è qualcuno che decide di ribellarsi. Si tratta dei Baby Boomers, sei affiatati vegliardi che decidono di sferrare un colpo al sistema di governo.
 Ho letto questo romanzo in due sessioni di lettura, metà andando verso Torino al Salone del Libro, metà tornando. E questo dovrebbe già essere un grande punto a favore, perché dal Salone si torna sempre con tante letture da fare che distraggono facilmente da quelle in corso!

Mi ha stupito molto la struttura di Baby Boomer, niente tre atti, niente archi classici, ci ho visto delle scelte molto coraggiose, quasi idealistiche quanto quelle di cui racconta.
La partenza lenta dedicata a costruire i tanti personaggi funziona perché tutti sono costruiti con cautela, dandogli il giusto spessore, trovando spesso modi di riprendere il moderno di ora come un vintage del futuro, sia nell'estetica che nei modi. Ho persino avuto il sospetto che tutto il libro fosse un lungo esperimento di caratterizzazione e sarebbe stato così fino alla fine, un personaggio dopo l'altro, ognuno con la sua storia che parla di una società futura e distopica presentandola da un punto di vista alla volta fino a esaurirla.

Invece poi la storia decolla e il puzzle di cui si sono visti i pezzi sparsi nei vari personaggi torna insieme, a volte nel modo atteso e rassicurante, a volte no.
Saltiamo rapidamente dalla mente degli ostaggi, a quella della polizia a quella dei rapitori, e stranamente empatizziamo con tutti, persino con i cattivi che forse non sono completamente cattivi, per prepararci allo scioglimento finale.

Un'ottima lettura che mi sento davvero di suggerire, andate a scaricare l'anteprima di Baby Boomers su Amazon e decidete da voi!

Uccelli di rovo - Colleen McCllough

Sì, l'ho fatto.
Ho letto Uccelli di Rovo, il libro che porta con sé più pregiudizi di qualunque altro.
Il libro presente in più e più copie polverose nella casa di ogni vecchina. Il libro con il rapporto copie stampate su copie lette più basse nella storia dell'editoria italiana.

Ed è stata un'esperienza fantastica.
Nessuna delle vecchine che l'ha comprato allegato a Gente o Novella 2000 dopo l'uscita della miniserie deve averlo mai letto, perché è un libro di grande profondità. Un'epopea familiare degna del Wilbur Smith dei tempi migliori, con più preti nudi sotto la pioggia, più dramma, più ambiguità.
Colleen McCllough ama i suoi personaggi, ma li odia anche nelle loro sfaccettature peggiori, li uccide in modo reale, crudele, inaspettato. Come nella vita vera dove un incendio devastante non salva per gentilezza i personaggi principali della tua vita, miete a caso.

Uccelli di Rovo seziona la società australiana di inizio secolo, la analizza in un dettaglio morboso appassionandoci a questioni inspiegabilmente lontane da noi. Il tutto per poi precipitarci nell'Europa della seconda guerra mondiale, così vicina a noi, negli intrighi del Vaticano, resi anch'essi umani, pieni di sangue e peccato, per l'occasione.

La famiglia Cleary non si scorda facilmente. È una famiglia di donne forti nonostante le fragilità: Mary Carson, Fee, Maggie. Gli uomini sono tanti ma ciechi alle sottiliezze della vita, del mondo. Padre Ralph de Bricassart ci avvicina a una classe di uomini diversi, ma ancora deboli nella loro ignoranza.

Non voglio parlare della storia, wikipedia la copre a sufficienza e non è quella il pregio di questo libro raffinato e delicato, che riesce a capire ed empatizzare così a fondo con epoche e luoghi lontanissimi tra loro.

martedì 25 aprile 2017

Il pifferaio magico - danza macabra in undici quadri - Michael Ende

Il pifferaio magico di Ende è un pifferaio anticapitalista. Ende scrive il libretto di questa opera pochi anni prima di morire, nel 1993.
I cattivi sono i ricchi - preti, giudici, politici -, che vendono le loro anime e il loro paese per il denaro. Adorano un ributtante idolo topo che caca monete in un calice, e per ogni moneta produce un nuovo ratto portatore di malattie e pestilenza.
Così i ratti divorano il cibo di Hamelin, costringendo i ricchi a comprarne dall'esterno e rendendoli ancora più dipendenti dall'idolo ratto, in un circolo vizioso.

Il pifferaio che può allontanare i ratti è la loro salvezza da questa impasse, ma provano comunque a ingannarlo, non disposti a rinunciare alle infinite ricchezze dell'idolo.

Il pifferaio non rapisce i bambini in questa versione della storia: li porta lontani per salvarli dagli adulti del paese, incapaci di cambiare. Dona loro il suo flauto e la capacità di difendersi dai pericoli del denaro, prima di essere ucciso dalle milizie di Hamelin.

La storia è stupenda, piena di colori, di miseria e di emozioni. La traduzione italiana mi ha stupito moltissimo, rime, metrica, suoni, tutto è estremamente naturale negli undici quadri che raccontano questa storia.

Resterà con me a lungo l'immagine dell'idolo ratto dal corpo flaccido e marcio, coperto di piaghe e pustole e impiccato alla sua stessa coda, che ruota lentamente e caca a ogni giro uno zecchino d'oro in un calice.

martedì 4 aprile 2017

Il vestito dei libri - Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri ci immerge con grande tatto nella sua vita, dall'infanzia al periodo d'oro della scrittura, usando come filo conduttore della sua storia le copertine dei libri.
Le copertine anonime e vuote dei classici, che lasciano parlare il loro contenuto senza distrarre il lettore, fino alle copertine dei suoi libri, quelle stridenti e fastidiose e quelle in perfetta armonia con il pensiero del lettore.
L'autrice conosce l'Italia, ed è interessante la sua riflessione sulle collane li libri, un fenomeno tutto nostro, in cui non si veste il libro, ma lo si integra in una grafica già stabilita e condivisa. Nelle collane straniere vivono autori morti e classici, in Italia convivono allegramente passato, presente e avanguardia, finendo per nobilitare i nuovi autori e per tenere in vita quelli antichi. È una prospettiva veramente bella e ottimista sullo stile editoriale italiano.

Il vestito dei libri è una lettura "agile", si divora in meno di un'ora e vale ogni minuto investito di questa ora.

venerdì 24 marzo 2017

Sotto la casa - Josep M. Benet i Jornet


Un piccolo paese, la facciata di una casa, una donna scomparsa, due sconosciuti che s'incontrano. Forse non per caso. Uno dei due indaga, alla ricerca di risposte che lo aiutino a ritrovare la moglie o, almeno, a capirne l'anima, a partire dagli scarsi indizi che è riuscito a racimolare. Indaga pure l'altro, scrutando i gesti, scavando nelle parole, scomponendo i segnali che possano tradire le motivazioni dell'interlocutore. Entrambi dovranno rivedere le loro aspettative, in un continuo gioco di assestamenti di un dialogo serrato che li vede impegnati, come in un ring psichico, ad aspettare l'occasione per stringere alle corde l'avversario. Come finirà l'incontro? Chi è l'uomo che abita la casa e cosa cerca veramente l'ospite inatteso? Cosa c'è mai sotto la casa? 
Un dialogo, un lungo dialogo senza indicazioni sull'interpretazione, sulla scenografia, sui movimenti.
Forse è teatro, forse no. Fatico ad immaginarmi questo pezzo interpretato davvero, potrebbe essere orrendo o stupendo, nessuna via di mezzo.

Un uomo entra in una città, cerca una casa particolare, cerca la moglie scomparsa e forse morta. Lo sconosciuto con cui parla e si apre si rivela essere molto di più di un semplice curioso, sa molto e rivela il suo coinvolgimento poco alla volta in una spirale discendente in cui i rapporti di potere si spostano da uno all'altro più volte.

In qualche modo il testo sembra antico, ha la voce del piccolo paese isolato dove nulla cambia mai. Però c'è internet, questo elemento ancora così alieno anche al teatro moderno. Le dinamiche di internet, i social network, i rapporti online vengono usati in maniera libera dando a questo dialogo un'impronta particolarissima e - al contrario delle prime impressioni - estremamente moderna.

Il cadavere rapito - Marcel Jouhandeau

Padre Divernesse è alto, magro, erudito, sprezzante. Quando non studia chiuso nella sua stanza coi libri lavora nell'orto. Le persone lo temono, temono la sua diversità, ne hanno paura.
Padre Divernesse non può tollerare la perpetua che trova nella sua canonica, è ottusa, lo disturba con questioni materiali e banali. Inventa un voto di silenzio per tenerla lontana, la porta all'esasperazione per convincerla ad andarsene. La sostituisce una fantastica Angèle, uno spirito affine a quello di padre Divernesse. Diventano complici, in una relazione intellettuale ma ambigua agli occhi del popolo.
Questa ambiguità continua fino a sfiorare l'eresia, ma padre Divernesse muore prima di superare la soglia da cui non sarebbe potuto tornare. Suo è il cadavere del titolo, portato in processione quasi fosse già santo dal popolo che prima lo odiava. La morte può trasformare odio e sospetto in adorazione.

Questo racconto forse non è un vero racconto, è uno studio di personaggio. Studia l'anima di padre Divernesse, lo scolpisce un lineamento alla volta fino a far prendere vita a un personaggio estremamente complesso, sia individualmente che nel suo rapportarsi agli altri. Un piccolo gioiello.