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venerdì 15 novembre 2019
X-Men - Kristine K. Rusch, Dean W. Smith
Io leggo senza vergogna.
Non avevo mai letto una novellizzazione di un film o di una serie tv, se escludo un "Hook - capitan uncino" di Terry Brooks letto moltissimo tempo fa e di cui l'autore stesso è scontento e imbarazzato.
Così, mi è capitato per caso tra le mani questo libretto improbabile, e avendo apprezzato il film degli X-Men del 2000, ero curioso di vedere in che modo fosse stato adattato al testo scritto. Ancor più curioso vista la natura molto dinamica e d'azione dell'originale.
Valore letterario? Poco più di zero.
Però penso di aver imparato molto sulle scene d'azione, su come renderle coerenti e non noiose, da questa lettura. Sono curioso di riprenderlo in mano guardando il film per annotarmi la durata in minuti di ogni capitolo e capire in che modo hanno convertito il rimo su pellicola in quello su carta, in base al tipo di scene.
giovedì 7 maggio 2015
Omicidio allo specchio - Ryan David Jahn
"Omicidio allo specchio" è più vicino a una sceneggiatura che ad un romanzo classico. Leggendo si vede la scena, si vedono gli oggetti. Si costruiscono continuamente immagini che tornano in maniera prepotente quando diventano immancabilmente rilevanti.
Ci sono pochissimi elementi inutili sulla scena, oggetti, azioni dei personaggi, animali, dettagli, tutto torna in maniera incredibilmente precisa. Se fosse un film andrebbe rivisto per controllare questi particolari, ma essendo un libro è facile e piacevole andare a spulciare indietro quando si viene illuminati di colpo.
Il tema è classico, Simon viene attaccato da un aggressore incredibilmente simile a lui ed è costretto a ucciderlo per difendersi. Per scoprire chi lo manda, perché volesse ucciderlo, perché quella somiglianza, decide di affinarla sistemando i particolari stonati e di fingersi il suo misterioso aggressore, con i rischi che comporta.
L'abbiamo visto succedere in tantissimi romanzi o serie tv (pensa a Ringer, a Orphan Black, per citarne un paio di recenti a caso), ma Jahn ci aggiunge un tocco davvero particolare, inquietante e disturbante nella sua precisione.
(Penso avrebbe stufato presto, la spirale discendente e distruttiva in cui si trova invischiato protagonista, la brevità di Omicidio allo Specchio riesce a tagliare poco prima di arrivare al mio limite di tolleranza da "lettore impaziente".)
venerdì 13 febbraio 2015
La principessa Alanna - Tamora Pierce
La principessa Alanna, journal.
Questo libro di Tamora Pierce è un po' il prototipo del romanzo fantasy al femminile, una Licia Troisi con meno pretese e con uno stile più scarno e meno "sono appena uscita da un corso di scrittura creativa".
Alanna, giovane protagonista, vuole combattere e diventare un cavaliere, ma il padre non approva questa sua carriera e vuole mandarla in monastero. Il fratello meno dotato di lei nel combattimento è invece destinato ad andare a corte per addestrarsi, mentre vorrebbe solo andare in monastero ad imparare la magia. Toh, sono gemelli e quasi indistinguibili, quale piano insospettabile staranno per escogitare?
Sì, si scambiano. Del fratello ci si dimentica per quasi tutto il libro, magari torna nei 3 romanzi successivi. Alanna affronta un bullo che dovrebbe essere il cattivo della serie ma sparisce rapidamente, punito in un combattimento molto appagante per il lettore ma privo di ogni spessore. Intanto fa amicizia con il re dei ladri (sigh...) in paese, e con il principe (sigh) a cui salva la vita grazie alla sua magia da guaritrice (perché si fidano di lei, ovvio...).
Il po' di trama arriva verso la fine, quando lo zio cattivo di principe Jon lo spinge subdolamente ad andare nella città nera a scontrarsi contro forze antiche che si nascondono lì. Ci mancava uno zio cattivo che trama per salire al potere.
L'ambientazione, il mondo, le meccaniche della magia, della società e della storia, sono appena sbozzate oppure evitate completamente, creando un mondo forse un po' surreale in cui i paggi bevono limonata, i re dei ladri ancora devono imparare a radersi e i bulli vengono isolati e biasimati anziché diventare un punto di aggregazione.
La principessa Alanna è forse un ottimo romanzo per un lettore alle prime armi con il genere fantasy, ma poco più di così. Ha patito sicuramente lo smembramento in 4 volumi dell'opera originale, perché l'assenza di un arco narrativo rende molto meno credibile la lettura e restano più trame in sospeso di quanto si possa tollerare.
Questo libro di Tamora Pierce è un po' il prototipo del romanzo fantasy al femminile, una Licia Troisi con meno pretese e con uno stile più scarno e meno "sono appena uscita da un corso di scrittura creativa".
Alanna, giovane protagonista, vuole combattere e diventare un cavaliere, ma il padre non approva questa sua carriera e vuole mandarla in monastero. Il fratello meno dotato di lei nel combattimento è invece destinato ad andare a corte per addestrarsi, mentre vorrebbe solo andare in monastero ad imparare la magia. Toh, sono gemelli e quasi indistinguibili, quale piano insospettabile staranno per escogitare?
Sì, si scambiano. Del fratello ci si dimentica per quasi tutto il libro, magari torna nei 3 romanzi successivi. Alanna affronta un bullo che dovrebbe essere il cattivo della serie ma sparisce rapidamente, punito in un combattimento molto appagante per il lettore ma privo di ogni spessore. Intanto fa amicizia con il re dei ladri (sigh...) in paese, e con il principe (sigh) a cui salva la vita grazie alla sua magia da guaritrice (perché si fidano di lei, ovvio...).
Il po' di trama arriva verso la fine, quando lo zio cattivo di principe Jon lo spinge subdolamente ad andare nella città nera a scontrarsi contro forze antiche che si nascondono lì. Ci mancava uno zio cattivo che trama per salire al potere.
L'ambientazione, il mondo, le meccaniche della magia, della società e della storia, sono appena sbozzate oppure evitate completamente, creando un mondo forse un po' surreale in cui i paggi bevono limonata, i re dei ladri ancora devono imparare a radersi e i bulli vengono isolati e biasimati anziché diventare un punto di aggregazione.
La principessa Alanna è forse un ottimo romanzo per un lettore alle prime armi con il genere fantasy, ma poco più di così. Ha patito sicuramente lo smembramento in 4 volumi dell'opera originale, perché l'assenza di un arco narrativo rende molto meno credibile la lettura e restano più trame in sospeso di quanto si possa tollerare.
venerdì 14 marzo 2014
Incubo a seimila metri - Richard Matheson
Matheson è Matheson, non lo si può contestare. I suoi racconti di orrore quotidiano hanno creato un intero genere. Niente mostri lontani, miti riscoperti, orrori antichi che si risvegliano. Sono racconti che vivono nei salotti, nei supermercati, nelle scuole.
Non ho mai apprezzato molto i racconti dell'orrore, non penso sia il formato adatto ad accumulare abbastanza tensione per fare un buon effetto, ma Matheson fa eccezione, gli basta davvero poco per creare un'atmosfera perfetta, per creare un contorno credibile per i personaggi ed iniziare a distorcere la realtà.
Ambientare l'orrore nel mondo reale, che viviamo ogni giorno, è un po' la firma di Matheson, ed è stato lui a lanciare questo stile che ora domina tutto il genere. I risultati sono incredibili. Dettagli apparentemente banali, un regalo, l'odore di una moglie che cambia senza una ragione, il frinire dei grilli, dei vicini rumorosi in maniera inopportuna, ognuno di questi diventa uno spunto perfetto per innestarci l'orrore quotidiano.
L'unica pecca è il (palese) ordine cronologico dei racconti, che anche se sarebbe apprezzabile in una raccolta completa di un autore, non lo è in una raccolta estemporanea.
Va bene leggere di uno scrittore in crisi creativa che accusa la moglie della sua mancanza di idee ed impazzisce poco alla volta per ragioni sovrannaturali, ma leggere due racconti consecutivi basati sulla stessa identica idea, anche se truccata differentemente, li rende meno godibili. Un po' di attenzione al macrotesto poteva fare una grande differenza.
Leggete i racconti in ordine casuale! Ma tenete comunque gli ultimi 4-5 da parte, sono i più brevi, densi ed entusiasmanti. Non ci sono eccessi gotici, introspettivi e fronzolosi nel linguaggio per cercare di rendere più psicotica e terrificante la narrazione, solo storia pura e semplice che fa paura per quel che racconta, non per come lo racconta.
Non ho mai apprezzato molto i racconti dell'orrore, non penso sia il formato adatto ad accumulare abbastanza tensione per fare un buon effetto, ma Matheson fa eccezione, gli basta davvero poco per creare un'atmosfera perfetta, per creare un contorno credibile per i personaggi ed iniziare a distorcere la realtà.
Ambientare l'orrore nel mondo reale, che viviamo ogni giorno, è un po' la firma di Matheson, ed è stato lui a lanciare questo stile che ora domina tutto il genere. I risultati sono incredibili. Dettagli apparentemente banali, un regalo, l'odore di una moglie che cambia senza una ragione, il frinire dei grilli, dei vicini rumorosi in maniera inopportuna, ognuno di questi diventa uno spunto perfetto per innestarci l'orrore quotidiano.
L'unica pecca è il (palese) ordine cronologico dei racconti, che anche se sarebbe apprezzabile in una raccolta completa di un autore, non lo è in una raccolta estemporanea.
Va bene leggere di uno scrittore in crisi creativa che accusa la moglie della sua mancanza di idee ed impazzisce poco alla volta per ragioni sovrannaturali, ma leggere due racconti consecutivi basati sulla stessa identica idea, anche se truccata differentemente, li rende meno godibili. Un po' di attenzione al macrotesto poteva fare una grande differenza.
Leggete i racconti in ordine casuale! Ma tenete comunque gli ultimi 4-5 da parte, sono i più brevi, densi ed entusiasmanti. Non ci sono eccessi gotici, introspettivi e fronzolosi nel linguaggio per cercare di rendere più psicotica e terrificante la narrazione, solo storia pura e semplice che fa paura per quel che racconta, non per come lo racconta.
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