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giovedì 16 gennaio 2020

Katakura Gennosuke: Indagini e Dolcetti - Fosco Baiardi

Katakura Gennosuke è un pasticciere che aiuta la polizia locale a risolvere intricati omicidi.Ambientato nel Giappone del XIX secolo, tra umorismo e suspense, in Gennosuke convivono insieme l’anima di Sherlock Holmes e la simpatia di Po di Kung Fu Panda
Gennosuke è un pasticciere, è colto e raffinato, risolve casi che la polizia non sa come affrontare perché è accecata dalla superstizione.
Ovviamente Gennosuke, come tutti i protagonisti di storie ambientate nel passato, è progressista, razionale e sono sicuro che se indagassimo sarebbe anche femminista e vagamente di sinistra. Ma è un male necessario per simpatizzare, quindi lo accettiamo.
Lo stile dei gialli vuole essere quello delle Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone, dove la chiave dei casi è un elemento culturale ignoto o secondario, ma spesso questo meccanismo viene perso in favore di una soluzione più alla Scooby Doo. Strappiamo la maschera al cattivo, non era un demone ma un umano con cattive intenzioni.

La particolarità di questo fix-up di racconti è lo stile da finta traduzione del giapponese, con abbondanza di termini lasciati non tradotti nel testo e note.
Particolarità divertente all'inizio, ma che in alcuni punti sfiora la parodia. Delle tante traduzioni che ho letto, ben poche lasciavano così tanto di non tradotto e annotato, perché rovina il gusto della lettura e perché non tutto ha bisogno di essere spiegato. Una sedia può essere tradotta come sedia, anziché come una sedia tipica del periodo Edo intrecciata secondo lo stile eidon del maestro Kawagata. Davvero.
Altro punto debole di questo stile sono i dialoghi, che restano tremendamente italiani, con frasi in sospeso come in giapponese non si avrebbero mai, per via della struttura delle frasi che ha portato a dialoghi in cui interrompersi è raro, non solo a livello tecnico ma anche culturale, dovendo aspettare la fine delle frasi altrui per poterle interpretare.
Sarebbe un dettaglio da poco, ma vista la cura in ogni altro aspetto, dubito sia stato trascurato volontariamente, probabilmente quelle stonature venivano percepite e mai completamente individuate.

In tutto questo, i racconti sono ben scritti e quando ingranano si leggono con grande piacere.
La storia migliore del fix-up è quella che lega inizio e fine del libro, che è appunto quella dove pesa di meno lo stile mimetico, dove c'è azione. Siccome l'autore sembra saper gestire molto bene le scene d'azione, dinamiche, che di solito sono confuse, quelle cinque o sei pagine in cui si libera del fardello dei calici roteanti di Giappone da esibire, sono davvero un piacere.

Leggerò con piacere un romanzo di Fosco Baiardi scritto col suo stile e senza nascondersi dietro a uno scudo di cultura.

sabato 17 dicembre 2016

La lettrice scomparsa - Fabio Stassi

Sul catalogo Sellerio.

Ah, le premesse di questo romanzo sono fantastiche.
Come ripiego, Vince, letterato per vocazione, decide di aprire un piccolo studio di biblioterapia. Ascolta i problemi delle persone che hanno bisogno di supporto e aiuto e consiglia loro cosa leggere per superare questi problemi.
Il cuore del libro è la biblioterapia, ogni capitolo con una cliente particolare il cui problema viene analizzato e (forse) curato in maniera letteraria, è in sé una piccola gemma che meriterebbe di essere estrapolata e letta individualmente.

C'è anche il giallo, ovviamente, la lettrice scomparsa del titolo. La vicina di sotto di Vince non si trova e forse è morta. L'unica cosa che resta è una lista dei libri che aveva in prestito e che finisce in mano al nostro protagonista.
Il giallo è pieno di simbolismi e cultura, ma non si regge, purtroppo. La linea di indagine è incredibilmente labile e guidata da intuizioni, casualità e una certa dose di confusione romana. Chiarisco, è splendido da leggere, ma come un racconto surreale in cui scopriamo nuovi dettagli, il portiere e il suo coinvolgimento con la santeria, il passato della vicina scomparsa, ma sempre in maniera non logica, non rigorosa, non "da giallo".
Spesso gli eventi sembrano un contenitore per le riflessioni dell'autore. Le riflessioni guidano gli eventi e non il viceversa. È scorretto? Forse, ma è bello da leggere.

domenica 5 giugno 2016

Il caso con nove soluzioni -- J. J. Connington

In una nebbiosa serata d’inverno il dottor Ringwood è costretto a mettersi in macchina per andare a visitare una donna che si è sentita male. Quando arriva faticosamente a destinazione, una casa con giardino alla periferia della città, nessuno risponde al suono del campanello anche se all’interno le luci sono accese. Dato che la porta è aperta, decide di entrare e nel salottino trova, accasciato su un divano, un giovane in un lago di sangue. Questi riesce a sussurrargli qualche parola prima di morire. Il dottore, scoprendo che nell’abitazione non c’è telefono, si reca alla casa accanto per chiamare la polizia. Qui viene accolto dalla cuoca, che lo informa di essere stata lei a convocarlo perché la cameriera non sta bene e in casa non c’è nessun altro. Dopo aver telefonato a Sir Clinton Driffield, il capo della polizia, aver prestato le prime cure alla malata e aver raccolto qualche informazione, Ringwood torna sul luogo del delitto per attendere l’arrivo degli investigatori. Più tardi, prima di rincasare, decide di passare dalla paziente insieme a Sir Clinton, ma quando suona alla porta nessuno risponde. I due riescono a entrare e salgono al primo piano dove, davanti ai loro occhi… Così comincia il romanzo (1928), uno dei più intricati e intriganti mystery dell’epoca d’oro del giallo.
Titolo originale: The Case with Nine Solutions
Traduzione: Francesca Stignani
Il caso con nove soluzioni, sul sito della Polillo Editore.

Il caso con nove soluzioni è un piccolo capolavoro di incastri, tempistiche, personaggi elaborati al punto giusto da essere complessi ma non complicati.

Sir Clinton è l'investigatore che tutti ci immaginiamo, con un approccio in equilibrio tra il calcolatore e scientifico e l'umano. Cerca prove quando servono, mette sotto pressione i suoi sospetti quando è il momento. E' un equilibrio raggiunto di rado nel giallo, dove ogni personaggio propende nettamente per uno dei due approcci.

Come bonus, anziché la tipica riunione in una stanza di tutti i sospetti in cui si svela l'enigma e si spiega il mistero (troppi morti per poterlo fare davvero) abbiamo gli "appunti dell'investigazione" a fondo volume, ad arresti fatti. Possiamo quindi ripercorrere insieme al protagonista capitolo per capitolo, cadavere per cadavere, i processi deduttivi che giustificano le sue azioni, le indagini e i sotterfugi.

Penso sia un romanzo fantastico per chi vuole capire davvero come si costruisce un libro giallo e non solo esserne intrattenuto!

giovedì 7 aprile 2016

Giallo pisano 2. Racconti gialli e noir - AA. VV.

Una raccolta di racconti legati dalle ambientazioni pisane della defunta Felici Editore.

E ora mi è chiaro perché sia defunta.

Non avevo grandi aspettative per questa raccolta, mi è capitata un po' per caso fra le mani, ma mai esempio migliore dell'utilità di un editor ha visto la stampa.
Punteggiatura usata in maniera casuale, spaziata prima, dopo, prima e dopo.
Dialoghi maltrattati, aperti e chiusi in maniera caotica.
Ortografia e accenti? Non ne parliamo.
Coerenza delle storie? I personaggi che cambiano nome a metà racconto non devono stupirvi.

Trame? Si va avanti nella lettura nella mezza convinzione che potrebbe trattarsi di parodie, tranne in poche eccezioni, chiaramente finite nel volume per caso.

Se era questa l'etica della casa editrice, non mi stupisce affatto che non abbia creato un seguito, anche se aveva la possibilità di radicarsi sul territorio grazie alle pubblicazioni a tema locale. Sembra che non ci sia stata alcuna selezione sui racconti e che nessuno si sia preso neanche il fastidio di rileggerli. Copiaincolla in un unico file e direttamente in stampa.

Che imbarazzo.

Spero che la Istos Edizioni, che ha acquisito il catalogo della Felici, ne sia consapevole e abbia preso le distanze.

venerdì 1 aprile 2016

Un matrimonio d'amore - Dashiell Hammett

Un matrimonio d'amore è un racconto lungo che dovrebbe più lungo.
C'è un caso da risolvere per il detective Alec Rush, una donna da proteggere, due committenti che la vogliono morta, un killer che non ha intenzione di ucciderla.
Il realismo di Hammett c'è, maturo ed evidente. Chi lo conosce e apprezza sa esattamente cosa aspettarsi, gli lo disprezza... probabilmente non gli concede una seconda possibilità comunque.
I colpi di scena arrivano ad ogni pagina dispari e non c'è mai un punto morto, mai una pausa nella narrazione, il che è bene, se non fosse per il costante ingresso di nuovi personaggi, nuove informazioni. Troppe per questo formato. Voglio leggere un giallo, non dover prendere appunti per seguire completamente la trama.

Ho quasi la sensazione che non si tratti di un'opera compiuta, ma di uno scheletro da espandere in un romanzo in un secondo momento, ipotesi non del tutto implausibile vista la tendenza di Hammett ad abbandonare i suoi progetti.

venerdì 25 dicembre 2015

La pelle dell'orso - Francis Moore

Ci sono dei libri che promettono tanta bruttezza, tanto orrore, che non ci si può rifiutare di leggerli, se non altro per capire quale perverso mercato editoriale abbia permesso di stampare la serie "I gialli dello schedario F.B.I." per oltre 200 uscite.

La pelle dell'orso è un capolavoro dell'orrore. Scene e dialoghi lunghissimi senza uno scopo, con personaggi introdotti apposta per allungare il brodo nei capitoli scarni. Personaggi con tentativi di caratterizzazione basata su una catchphrase ricorrente. Un protagonista che arrossisce per un totale di 24 volte nel giro di 120 pagine. Personaggi che si muovono in branco, tutta una famiglia estesa che ogni manciata di pagine entra, una persona alla volta, in una stanza, in modo che tutti possano dire la propria opinione sugli ultimi avvenimenti. Ordinatamente.


Passando alla trama... Mulligan Junior è stato minacciato di morte, è il figlio di Mulligan Senior (sì, Senior è il suo nome di battesimo), magnate degli insaccati. L'FBI lo vuole proteggere e gli manda un singolo agente che si finge il suo segretario. Ma il "biondino" viene sedotto dalla moglie del fratello giudice di Junior, dalla sorella minore, dalla matrigna. Tutte le donne di casa lo vogliono e se lo contendono in maniera peccaminosamente ridicola. Per fortuna basterà uscire per locali ad ubriacarsi e giocare d'azzardo per un paio di sere, per trovare il bandolo della matassa.

La pelle dell'orso è un libro per pompare l'autostima nelle proprie capacità di scrittura.

sabato 17 ottobre 2015

Il mostro della montagna - Alfred Hitchcock

Il giallo dei ragazzi #89

Ah, che bello rivisitare i miti letterari d'infanzia.

Spero di aver iniziato dal caso peggiore dei Tre Investigatori, perché ci ho ritrovato ben poco dell'arguzia geniale che ricordo, anzi, ad essere buoni sembrano essere sotto la media in quanto a capacità investigative.

Hans e Konrad vanno a trovare con i tre investigatori la cugina Anna che non vedono da molti anni.
Anna si è sposata, di colpo. Anziché essere felice di vederli è agitata. Non vuole parlare in tedesco con loro. Non trova la chiave dalla sua cassetta di sicurezza. Si allena a firmare col suo nome. Vedete bene dove si va a parare.
E tutto questo insospettisce appena i nostri protagonisti, distratti da un mostro della montagna e da un improbabile piano per prenderlo.

Ah, il mostro, altro punto dolente. Il mostro torna a mettere KO personaggi vari, è un orso, non è un orso, non c'azzecca con la trama ma torna sempre, ci si aspetta una grande rivelazione. Essendo le storie in stile Scooby Doo, tutti gli elementi paranormali o inspiegabili alla fine si rivelano essere logici e razionali. Invece no, il mostro della montagna è proprio un mostro della montagna, misterioso, che alla fine viene fatto fuggire nonostante l'ovvio interesse scientifico che poteva avere un grande mammifero bipede ed intelligente sconosciuto.

Non è sicuramente la migliore delle avventure, la prossima sarà più fortunata.

giovedì 7 maggio 2015

Omicidio allo specchio - Ryan David Jahn


"Omicidio allo specchio" è più vicino a una sceneggiatura che ad un romanzo classico. Leggendo si vede la scena, si vedono gli oggetti. Si costruiscono continuamente immagini che tornano in maniera prepotente quando diventano immancabilmente rilevanti.

Ci sono pochissimi elementi inutili sulla scena, oggetti, azioni dei personaggi, animali, dettagli, tutto torna in maniera incredibilmente precisa. Se fosse un film andrebbe rivisto per controllare questi particolari, ma essendo un libro è facile e piacevole andare a spulciare indietro quando si viene illuminati di colpo.

Il tema è classico, Simon viene attaccato da un aggressore incredibilmente simile a lui ed è costretto a ucciderlo per difendersi. Per scoprire chi lo manda, perché volesse ucciderlo, perché quella somiglianza, decide di affinarla sistemando i particolari stonati e di fingersi il suo misterioso aggressore, con i rischi che comporta.
L'abbiamo visto succedere in tantissimi romanzi o serie tv (pensa a Ringer, a Orphan Black, per citarne un paio di recenti a caso), ma Jahn ci aggiunge un tocco davvero particolare, inquietante e disturbante nella sua precisione.

(Penso avrebbe stufato presto, la spirale discendente e distruttiva in cui si trova invischiato protagonista, la brevità di Omicidio allo Specchio riesce a tagliare poco prima di arrivare al mio limite di tolleranza da "lettore impaziente".)

domenica 26 aprile 2015

L'isola proibita - Fiona Kelly

 Mystery Club #3

Ignorando la promettente ambientazione scolastica iniziale, il nostro trio investigativo viene mandato in vacanza, da una zia agente immobiliare sulla costa.

C'è un'isola il cui accesso è proibito per via di contaminazioni biologiche in tempo di guerra, ci sono segnali luminosi tra l'isola e la riva, ci sono contrabbandieri di droga ("spinelli, spinelli di marijuana"), ci sono personaggi sospetti che si comportano in maniera sospetta e ostile. Quello che non c'è, è una storia avvincente, non completamente lineare e rinocerontesca.

Più che una ricerca di indizi e idee, L'isola Proibita è una ricerca di prova per dimostrare fatti noti sin da principio a cui nessuno crede per principio.

Da buttare.

lunedì 23 marzo 2015

Doppio pericolo - Fiona Kelly

Mystery Club #2

Holly assiste ad un incidente d'auto, un ricco rampollo viziato che distrugge in un burrone la sua costosissima auto. Ma ci sono delle incongruenze!

L'unica spiegazione è che stia cercando di truffare l'assicurazione, ma perché se è ricco e viziato? Che ci siano segeti in famiglia? Ma certo che ci sono!

Ricchi magnati del giornalismo, imperi costruiti dal nulla, eredi viziati, figli segreti, eredità contese, cani feroci sguinzagliati, scagnozzi dall'aria losca incaricati di uccidere giovani ficcanaso.

Il tutto in una quasi parodia del giallo classico, un intrecci alla Agatha Christie in cui nessuno muore, con un terzo dei personaggi e in cui il cattivo è così palesemente cattivo da far sanguinare le retine di chiunque lo incroci.

La morale casuale è che "gli adulti possono essere cattivi ingiustificatamente, e nessuno potrà fare nulla per impedirglielo". Se succede diversamente è solo per caso e solo per ragioni narrative, non perché sia credibile.

Fiona Kelly spezza fin dal secondo volume la struttura che presentava come rigida della serie, quella del club scolastico che investiga su misteri scolastici, cambiando drasticamente l'ambientazione e scordandosi interamente dell'origine del Mystery Club. Una scelta che forse più avanti nella serie, una volta fidelizzati i lettori, sarebbe sembrata più appropriata.

mercoledì 18 marzo 2015

La lama del rasoio - Massimo Lugli

La lama del rasoio, journal.

Un librino ad un euro, preso al Mediaworld durante una lunga attesa in coda (ma la connessione non funzionava, cos'altro avrei potuto fare?) e comprato perché per quando la coda era finita ero già arrivato a metà, e non potevo abbandonarlo!

La lama del rasoio è un giallo onesto e godibile, con tutti gli elementi delle indagini classiche, diversi casi apparentemente scorrelati che si uniscono in un'unica linea narrativa, indizi sparsi (e utili), cattivi che si fingono buoni e vengono presentati con largo anticipo sulla rivelazione finale.

Combattimenti clandestini di cani ed un killer che uccide con un rasoio, in una Roma poco romana, poco caratterizzata localmente, che me la fa apprezzare molto di più in questo periodo in cui si tende ad esagerare con i regionalismi e con l'uso del (finto) dialetto, specie nei gialli. Camilleri ha fatto danni seri.

Mastrantonio non è un investigatore con così tanto carattere da essere ricordato. Il suo punto di forza sembrano essere le arti marziali, passione che condivide con l'autore, che vengono più volte proposte ma non giocano un ruolo fondamentale nel racconto, spiazzando chi si aspettava diversamente.

domenica 15 marzo 2015

Indizi segreti - Fiona Kelly

Mystery Club #1

Se ci fosse stato ancora il Giallo per Ragazzi Mondadori, Il Mystery Club sarebbe stata una delle sue serie di punta.

Il Mystery Club è come i Tre Investigatori di Hitchcock, ma al femminile, con tutti gli elementi del giallo classico, indizi, segreti, ricerche fatte in sotterranei polverosi, cattivi un po' ingenui e adulti superficiali.

Indizi Segreti è il romanzo con cui si apre questa serie per ragazzi, le dinamiche di gruppo sono ancora un po' stiracchiate, ma Holly, Tracy e Belinda si trovano subito coinvolte in un mistero riguardante un quadro nascosto un secolo prima, la Dama Bianca e in una mappa fatta di indizi nascosti in un'altra tela della scuola - la copia della Dama Bianca, appunto - le cui differenze punteranno inevitabilmente al ritrovamento.
Le motivazioni che spingono i cattivi a muoversi sono un po' inconsistenti e poco credibili, ma sufficienti per far crescere la suspance man mano che si arriva al gran finale.

La soluzione del mistero è elementare per chi non è a digiuno di gialli, classica se vogliamo, ma è uno delle migliori serie gialle per ragazzi che mi sia capitato di leggere.

mercoledì 4 marzo 2015

Il telefono senza fili - Marco Malvaldi

Finalmente ho letto l'ultima avventura del BarLume, dopo aver comprato il libro al Pisa Book Festival 2015 con la speranza di aggiungerla alla mia (miserella) collezione di libri autografati dall'autore, per rinunciare poche ore dopo, alla presentazione del libro, scontrandomi con un'Aula Fermi piena fino a rendere pericoloso entrare in un'atmosfera così priva di ossigeno.

Il telefono senza fili vuole essere un giallo classico, ma senza riuscirci completamente, la soluzione è macchinosa e troppo sporca di psicologia e tecnicismi per convincere davvero. Nessun vero assassino sceglierebbe un piano del genere, soprattutto non un assassino che da come viene presentato non è brillante e astuto.

La lettura è sempre piacevole, e sarei ben contento di comprare un libro di Malvaldi intitolato "400 pagine di Umarell al bar che si sfottono a vicenda e torturano il barrista", con un po' di vicenda umana e seguendo la vita di Massimo, magari seguendo la cronaca nera sui giornali ma senza veri delitti.

Magnifico il Giornalista del Tirreno, che avrà un significato solo per i lettori abituali del Tirreno, che ne possono apprezzare a pieno la seria e professionale (/ironia) attitudine. Proprio come nella vita reale sono i giornali che fanno abbastanza danni da creare le notizie.

domenica 1 marzo 2015

Edgar Wallace - I quattro giusti

I quattro giusti, journal.

I quattro giusti è il romanzo d'esordio di Wallace, che non ci mette molto ad ingranare nei meccanismi del giallo.

Non ci sono vittime da in partenza, solo una minaccia di morte, un ricatto al primo ministro inglese per forzarlo a ritirare una proposta di legge controversa.

Le atmosfere alla Lupen vedono i Quattro Giusti che pianificano l'omicidio, sempre con onore e rispetto per le regole che loro stessi hanno dettato, contrapposti alle forze dell'ordine, che fanno della forza bruta e dei grandi numeri il loro punto di forza, più che dell'astuzia.

I quattro giusti ingrana lentamente, ma una volta creata la giusta atmosfera, la giusta tensione, si è costantemente divisi tra lo sperare che tutto vada per il meglio per i Giusti, così intelligenti e superiori, oppure per le forze dell'ordine così fiduciose nella loro legalità.

La soluzione all'occhio moderno sembra un po' banale, un pessimo errore da parte della polizia, una grossa ingenuità, ma per la conoscenza scientifica del 1905, non dubito che fosse un colpo di scena di grande impatto!

martedì 17 febbraio 2015

Il Natale di Poirot - Agatha Christie

Il Natale di Poirot, journal.

Poirot #17.

Un giallo anomalo, che ho letto per osservare coscientemente come Agatha Christie usa i suoi strumenti di giallista per sviare il lettore, restandone un po' deluso per alcune trovate.

La situazione è incredibilmente classica, un patriarca di famiglia, una riunione per Natale con i suoi figli, quelli vicini, quelli lontani da molte tempo, una nipote che non ha mai visto prima, il figlio di un amico di avventura.

Ovviamente muore, ed ognuno ha un suo buon movente per l'omicidio. Avidità per un furto avvenuto contestualmente all'omicidio, vendetta, rancore.

Il mistero della camera chiusa, che da subito sembra molto rilevante, viene risolto in poche righe, e nessuno sembra trovar strana questa camera chiusa dall'esterno dall'assassino, con delle pinzette, "creando" letteralmente una situazione inspiegabile per chi investiga, senza possibilità di accusare qualcun altro e senza tentare di inscenare un suicidio.
La camera chiusa riacquista un senso più tardi, ma che il brillante Poirot decida opportunamente di non scavare più a fondo è una grossa debolezza della storia.

Un cambiamento nel racconto di una dei protagonisti esclude tutti, lasciando il lettore senza colpevoli da additare, fino alla presentazione della soluzione, dovuta a somiglianze fisiche tra dei personaggi e dettagli visuali molto più adatti ad un film che ad un romanzo, che guastano un po' lo scioglimento finale e la rivelazione del colpevole...

lunedì 1 settembre 2014

Capodanno in giallo - AAVV

Capodanno in giallo, journal.

Mi piacciono molto i racconti gialli, specialmente le raccolte a tema, quindi ero felice di questo tema festivo.

Purtroppo costringere gli autori della scuderia Sellerio a scrivere anziché raccogliere racconti già pronti, non si è rivelata una grande idea, con risultati meno che soddisfacenti.

Camilleri l'ho appena provato, le due pagine necessarie a ricordarmi perché l'avevo trovato intollerabile. Se mai lo tradurranno in italiano ci riproverò, per ora non mi vanno letture etniche in lingue diverse dall'italiano e dall'inglese.

Recami mi era nuovo come autore, ed è stata una delle due scoperte della raccolta. Non scrive propriamente un giallo, ma di una sfortunata serie di eventi che si incastrano in una complicata notte di festa nella Casa di Ringhiera che intuisco essere l'ambientazione usuale per le sue storie.

Manzini scrive l'unico vero giallo, in senso classico, di questa raccolta. Morto, testimoni, indagini, scoperte, piste false e piste reali con colpo di scena. Sarà anche incredibilmente tecnico e meno umano degli altri, ma scrive bene e appassiona.

Aykol. Non ho parole, non c'è mistero, non c'è storia. C'è un vagare confuso in un susseguirsi senza speranza di pagine riempite senza sapere dove andare a parare.

Costa è come Camilleri, ma scrive in italiano. Purtroppo scrive di temi e dinamiche che mi sono completamente ignote e che vengono date per scontate (la Sicilia andrà vissuta in prima persona, per capirla). Una volta superato l'impatto iniziale, la storia è divertente, i personaggi hanno un grande spessore e Costa riesce a creare molto rapidamente un passato a tutti gli attori coinvolti, per giustificarne le azioni in scena.

Malvaldi lo apprezzo sempre di più. Nonostante la storia di (simil)goliardia pisana, il racconto sul capodanno pisano è molto godibile e divertente. L'omicidio e la sua soluzione sono di un banale disarmante, quel banale che ti fa pensare "perché non si sono guardati attorno capendo subito chi era il copevole?", ma lo si perdona facilmente, a Malvaldi e alla Loggia del Cinghiale (di cui - non ne sono orgoglioso - avevo sentito parlare e ne avevo letto lo statuto online, diversi anni fa).
Il racconto di Malvaldi sta in fondo alla raccolta per lasciare un buon ricordo globale e lasciare l'impulso a leggere anche la prossima Pasqua in Giallo, o Compleanno in Giallo, quale che sia!

Per riassumere.
Malvaldi: sempre ottimo, anzi, nei racconti si esprime meglio che nei romanzi.
Recami: cercherò dei sui romanzi, ha vinto un nuovo lettore.
Costa e Manzini: medi, probabilmente erano inibiti dal dover scrivere a tema, ma se la sono cavata dignitosamente.
Aykol: anche no.
Camilleri: disapprovo la sua diffusione come scrittore.

giovedì 7 agosto 2014

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte - Mark Haddon

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, journal.

La particolarita di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è il narratore, Christopher, un ragazzo autistico che vive con suo padre.

Trovo incredibilmente difficile leggere e restare concentrato sui flussi di coscienza, inizio a divagare e a non seguire più cosa sta effettivamente succedendo, ma in questo romanzo è invece molto facile.

Christopher ha un'attenzione al dettaglio che lo porta a distrarsi, notare piccoli particolari, divagare cercando pattern e risolvendo problemi. Le divagazioni del narratore stesso aiutano a seguirlo nella sua avventura.

Christopher inizia a scrivere il suo libro come diario di indagine, mentre cerca di scoprire usando il metodo scientifico tipico di Sherlock Holmes, chi abbia ucciso il cane della vicina di casa. Questa indagine è atipica, perché filtrata e spogliata da ogni aspetto emozionale. Spesso commenti o fatti molto significativi, sebbene presentati in maniera onesta, perdono ogni significato una volta "appiattiti" dal filtro emozionale di Christopher.

Questa difficoltà aggiuntiva, che permette di svelare solo molto lentamente la verità e le menzogne che vengono alla luce, rende il racconto davvero avvincente.

È più malinconico invece vedere dal lato opposto il padre di Christopher e la sua battaglia quotidiana per il benessere del figlio, la frustrazione e le difficoltà raramente ricompensate. Una vita fatta di sacrifici ed in cui anche un solo errore può compromettere in maniera grave un rapporto.

L'autore ha davvero fatto un grande lavoro immedesimandosi così a fondo nella mente di un ragazzo autistico, seguendone i guizzi e le deviazioni dalle normali aspettative. Mi spiace sia stato (troppo) criticato per gli excursus in campo matematico, che ho trovato leggeri e piacevoli, mai invadenti. La matematica è la passione del protagonista, era solo giusto che tornasse nei suoi pensieri e nel suo flusso di coscienza!

lunedì 9 giugno 2014

La carta più alta - Marco Malvaldi

Torniamo nel BarLume per il quarto caso del nostro barrista (sic) Massimo e dei suoi vecchini di fiducia.

Dopo un omicidio classico ed esplicito, un omicidio mascherato da incidente, un omicidio che proprio omicidio non era, dobbiamo iniziare a spulciare la nostra raccolta di Agatha Christie per controllare quali altre strutture abbia inventato. Ah, ecco! il Cold case! Il caso da lungo archiviato che per ragioni più o meno banali viene riaperto, e grazie ad una serie di coincidenze ed intuizioni viene completamente reinterpretato!

Ancora di più in questo quarto libro, la trama si sarebbe adattata meglio ad un racconto lungo. Il tipo di struttura l'avrei visto benissimo applicato ad un racconto dei Vedovi Neri di Asimov, con un ospite che racconta il suo caso e tutti i dettagli che conosce, una successiva analisi per esclusione fatta durante il pasto e quindi il fidato Henry che ha l'idea geniale ma meno intuitiva che spiega tutto razionalmente e può essere verificata da una singola informazione, ottenuta con una telefonata. La struttura è esattamente quella, ma raccontata con molte più energie sprecate, con forzature come l'incidente di Massimo che non ha alcun ruolo a parte metterlo con una scusa in ospedale per un paio di settimane sotto le cure - toh, che caso - del medico che poteva aiutarlo con una serie di informazioni essenziali (non si fa, non si fa!)

Almeno la qualità dei dialoghi dei vecchini pisani, che esistono solo per fare ambientazione locale ed ispirare simpatia ai lettori pisani, sono migliorate di qualità. Mi immagino Malvaldi appostato con dei baffi finti e degli occhiali scuri in un angolo della Tazza d'Oro, con un taccuino su cui annotare ogni commento salace urlato con la discrezione del posto.

mercoledì 28 maggio 2014

Il re dei giochi - Marco Malvaldi

Arrivati al terzo volume della serie del BarLume, Pineta inizia a diventare una sorta di Cabot Cove della Toscana, dove inizia ad essere pericoloso vivere per l'alto tasso di mortalità tipico dei gialli. Ovviamente tutti omicidi.

Penso che quel che fa sempre tornare ai libri di Malvaldi sia anche la brevità, ci sono dei tempi morti ma sono quasi sempre giustificati, o servono ad inquadrare delle situazioni utili (seppur in questo caso siano troppo rivelatori).
Delle storie semiavvincenti di lunghezza modesta, un paio d'ore di letture, è spesso esattamente quello di cui si ha bisogno per rilassarsi senza lasciare un senso di incompiutezza per aver dovuto interrompere una storia. Ti immergi, segui Massimo, Tiziana, i vecchini toscani nell'indagine, risolvi il caso autonomamente, perché come sempre il colpevole è l'unico personaggio che sembra essere messo nella storia senza uno scopo, più volte, insistentemente. A questo punto ci si sente intelligenti ed appagati.

Non ho amato molto la lunga parentesi politico-elettorale, troppo involuta ed irrilevante, con allusioni a fatti di cronaca reale che rendono Il re dei giochi già poco leggibile dopo pochi anni, figuriamoci fra qualche lustro...

Le parentesi con le spiegazioni di probabilità fanno un po' rabbrividire, ma quando mai abbiamo visto la matematica usata propriamente in narrativa?

giovedì 22 maggio 2014

Il gioco delle tre carte - Marco Malvaldi

Seconda possibilità per Malvaldi, e se l'è giocata meglio che con il racconto precedente nella serie del BarLume, La briscola in cinque.

La lettura scorre meglio, gli influssi di pisanità si sentono molto meno e soprattutto non sono fondamentali per la vena umoristica del libro ("ahah, che ridere, lo spirito toscano" funziona solo tra toscani, per tutti gli altri è una sofferenza).

Ho apprezzato molto che, al contrario del precedente, questo fosse un giallo onesto e ben congegnato. Gli indizi utili ci sono tutti, più o meno evidenti, e non ci viene tenuto nascosto nulla di utile per lo scioglimento del mistero.

Le spiegazioni tecniche forzate per farci capire il nodo della storia sembrano un po' forzate. Non c'era davvero un modo per evitare di spiegarci il funzionamento di un computer? Penso che i lettori siano divisi tra "chi già lo sa" e "chi non lo sa e sicuramente non lo impara da questo libro", quindi sarebbe stato più sano glissare.

Continuo a trovare poco utilizzati i vecchini al bar che identificano questa serie. Sono ancora poco utili ed appena utili come spalla comica, o per dare l'imbeccata involontaria che illumina il loro barista facendogli risolvere il mistero.