Questor Thews, il mago a metà del titolo, pensa di aver trovato il modo per far tornare umano Abernathy. Una magia sperimentale e in cui Abernathy deve indossare il medaglione dell'Alto Signore.
Ovviamente non funziona e viene mandato sulla terra, scambiato con una bottiglia contenente un demonietto che inizia a fare danni.
Il resto della storia è una parabola la cui morale è "non dividere il party", perché se una parte è sulla terra e una parte è a Landover, nulla di buono può succedere.
Il darkling (l'abitante della bottiglia) viene passato di mano in mano, gli gnomi, il Signore del Fiume, finendo poi alla Strega del Crepuscolo.
Sulla terra ben Holiday insegue le tracce di un cane umanoide, non troppo difficile da rintracciare, e si trova a combattere contro il passato signore di Landover, ora ricco possidente annoiato, isolato nel suo castello.
Questo libro della saga segna il distacco completo dalla vita passata di Ben, viene archiviato il ricordo della moglie, senza rimpianti, per accettare completamente Willow e la sua natura fatata. Le meccaniche stesse di Landover e della magia diventano più facili da accettare, il Paladino una seconda natura. Anche se la storia è minima e spesso simplicistica, tutti i personaggi subiscono una forte evoluzione, primo tra tutti Questor Thews che per la prima volta troviamo a suo agio nell'usare la magia, per combattere con Strabo e convincerlo a irrompere nel nostro mondo e salvare il gruppetto sperduto. Anche lui esce dall'ombra del fratello trovando la sua identità.
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sabato 6 agosto 2016
domenica 5 aprile 2015
L'unicorno nero - Terry Brooks
Continuo la rilettura della saga di Landover, da tempo dimenticata e rispolverata nella memoria solo per rimpiangere il film mai concretizzato che le case cinematografiche continuano a rimpallarsi a vicenda...
Inizio a rendermi conto che forse c'è una ragione per cui si rimpallano la sceneggiatura di Landover e rifiutano di convertirlo ad una serie, nonostante il caso eclatante di A Song of Ice and Fire che dovrebbe trascinare gli ascolti di qualsiasi serie con una spada e dei draghi.
Forse la mancanza intrinseca di una storia è uno svantaggio.
Se Il magico regno di Landover aveva dei problemi, L'unicorno nero è tragico. Il motore della vicenda sono tre sogni molto sospetti che arrivano tutti contemporaneamente, che separano i protagonisti in tre diverse missioni. Ben torna sulla terra ad aiutare il suo amico/collega Miles. Questor sogna il nascondiglio dei libri di magia perduti di Landover, Willow sogna di dover cercare delle briglie d'oro che possono domare un unicorno.
Sembrava una trappola, sembrava che Meeks avesse un piano, e guardacaso è proprio così, e da quando lo mette in moto tutti perdono la testa e smettono di comportarsi in maniera razionale e coerente con il proprio personaggio. Non una volta mettono in discussione quel che sta succedendo al regno, nonostante la moralità diffusa e incrollabile dimostrata in passato. Non una volta considerano che potrebbe trattarsi davvero di un trucco di Meeks, nonostante lo sospettassero ad inizio racconto e nonostante tutto stia andando a rotoli.
I "cattivi" vengono ancora una volta sprecati usandoli per una frazione di quanto potrebbero. Far entrare in scena Strabo e la Strega del Crepuscolo solo per una disputa sul possesso delle briglie, quando sono stati presentati come le creature più potenti in gioco, è meschino.
L'epilogo spiega tutto quel che resta in sospeso e che non avevamo modo di intuire. Edgewood Dirk, il gatto prismatico, unico faro di luce e fantasia nel romanzo, non riesce purtroppo a dare abbastanza indizi da far giocare in maniera equa il lettore nel risolvere l'enigma.
Inizio a rendermi conto che forse c'è una ragione per cui si rimpallano la sceneggiatura di Landover e rifiutano di convertirlo ad una serie, nonostante il caso eclatante di A Song of Ice and Fire che dovrebbe trascinare gli ascolti di qualsiasi serie con una spada e dei draghi.
Forse la mancanza intrinseca di una storia è uno svantaggio.
Se Il magico regno di Landover aveva dei problemi, L'unicorno nero è tragico. Il motore della vicenda sono tre sogni molto sospetti che arrivano tutti contemporaneamente, che separano i protagonisti in tre diverse missioni. Ben torna sulla terra ad aiutare il suo amico/collega Miles. Questor sogna il nascondiglio dei libri di magia perduti di Landover, Willow sogna di dover cercare delle briglie d'oro che possono domare un unicorno.
Sembrava una trappola, sembrava che Meeks avesse un piano, e guardacaso è proprio così, e da quando lo mette in moto tutti perdono la testa e smettono di comportarsi in maniera razionale e coerente con il proprio personaggio. Non una volta mettono in discussione quel che sta succedendo al regno, nonostante la moralità diffusa e incrollabile dimostrata in passato. Non una volta considerano che potrebbe trattarsi davvero di un trucco di Meeks, nonostante lo sospettassero ad inizio racconto e nonostante tutto stia andando a rotoli.
I "cattivi" vengono ancora una volta sprecati usandoli per una frazione di quanto potrebbero. Far entrare in scena Strabo e la Strega del Crepuscolo solo per una disputa sul possesso delle briglie, quando sono stati presentati come le creature più potenti in gioco, è meschino.
L'epilogo spiega tutto quel che resta in sospeso e che non avevamo modo di intuire. Edgewood Dirk, il gatto prismatico, unico faro di luce e fantasia nel romanzo, non riesce purtroppo a dare abbastanza indizi da far giocare in maniera equa il lettore nel risolvere l'enigma.
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domenica 10 agosto 2014
Il magico regno di Landover - Terry Brooks
Penso che la saga più innovativa interessante ed appassionante di Terry Brooks non sia quella di Shannara (eredi, Jerle, prequel e sequel), né Verbo e Vuoto.
Penso che la saga più autentica sia quella di Landover, forse perché l'autore è davvero vicino al protagonista, è una parte di lui.
Un avvocato che compra un regno magico e si trova a gestirne i problemi. Di fedeltà, di stabilità, di rapporti tra gli abitanti di razze e costumi differentissimi tra loro.
Il magico regno di Landover affronta in maniera delicata ed intelligente quello che i romanzi fantasy non ci raccontano mai, tutti gli aspetti pratici e concreti della gestione politica nei regni fantasy, mostrandoci come davvero un sovrano sia più vincolato alla legge e alle tradizioni di ogni singolo suddito.
L'unica nota che avevo trovato sgradevole durante la prima lettura ed ho ritrovato altrettanto sgradevole ora, sono le motivazioni che spingono Ben Holiday, il neosovrano, a lasciare il nostro mondo per Landover. Il lutto per la moglie incinta morta in un incidente e la depressione conseguente. Tutto questo dolore ripetuto troppo ossessivamente per convincerci di quanto sia reale e che viene altrettanto rapidamente dimenticato quando arriva il momento di far maturare il personaggio. Troppo comodo.
Penso che la saga più autentica sia quella di Landover, forse perché l'autore è davvero vicino al protagonista, è una parte di lui.
Un avvocato che compra un regno magico e si trova a gestirne i problemi. Di fedeltà, di stabilità, di rapporti tra gli abitanti di razze e costumi differentissimi tra loro.
Il magico regno di Landover affronta in maniera delicata ed intelligente quello che i romanzi fantasy non ci raccontano mai, tutti gli aspetti pratici e concreti della gestione politica nei regni fantasy, mostrandoci come davvero un sovrano sia più vincolato alla legge e alle tradizioni di ogni singolo suddito.
L'unica nota che avevo trovato sgradevole durante la prima lettura ed ho ritrovato altrettanto sgradevole ora, sono le motivazioni che spingono Ben Holiday, il neosovrano, a lasciare il nostro mondo per Landover. Il lutto per la moglie incinta morta in un incidente e la depressione conseguente. Tutto questo dolore ripetuto troppo ossessivamente per convincerci di quanto sia reale e che viene altrettanto rapidamente dimenticato quando arriva il momento di far maturare il personaggio. Troppo comodo.
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