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lunedì 25 gennaio 2016

I diari delle streghe - L'iniziazione - Lisa J. Smith

A volte non mi voglio bene e decido di superare la repulsione per l'aspetto di una serie e leggere comunque il primo volume, per carpirne i segreti.
Non c'erano segreti.
Il primo volume de I Diari delle Streghe è brutto e deludente quanto promette dall'esterno, la storia è superficiale, i personaggi sono superficiali, l'ambientazione è superficiale.

La classica adolescente con cui immedesimarsi si trasferisce a casa della nonna, che vive in un apposito quartiere delle streghe di New Salem, con 12 abitazioni, una per ognuna delle famiglie originali. 12 abitazioni come le 12 streghe di una congrega. E toh, si è appena liberato un posto.

In parallelo abbiamo l'arrivo in questo nuovo liceo con "il club" (le streghe) che fanno danni e si comportano da bulli, con altri studenti, coi professori, con chiunque. E tutti tollerano in silenzio. Il tentativo di far passare da personaggi positivi una parte dei bulli riesce solo a metà.

Non manca la storia d'amore proibita, con un ragazzo della congrega incontrato "per caso" prima del trasferimento a New Salem e che, per caso, è proprio il ragazzo, promesso, per sempre, destino, etc, all'unica del gruppo ad aver accolto la protagonista. Conflitto!

Cassie Blake, la protagonista, è il primo personaggio più lento e ottuso di Bella di Twilight. Non riesce a mettere insieme i pezzi di quel che succede attorno a lei neppure con delle insegne al neon lampeggianti a indicarle la soluzione.

Depressione.

martedì 29 dicembre 2015

Il ballo - Irene Nemirovsky

Il mondo dice che si tratta del "racconto perfetto", e forse il mondo non ha torto.
Si legge tutto d'un fiato, saltando tra i punti di vista di madre e figlia, i due mondi contrapposti della tarda ascesa e della lotta contro un declino prossimo e del desiderio di lanciarsi nel mondo, senza ostacoli.

La società parigina che "Il ballo" ci presenta è involuta e persa in se stessa. Non c'è onesta, non c'è schiettezza, e Antoinette, la figlia, soffre per questa imposizione. Vive da arricchita ma, paradossalmente, le ristrettezze imposte dalla ricchezza la fanno soffrire più della precedente povertà.

Il suo gesto di ribellione verso la madre, gettare nel fiume gli inviti al ballo che sta organizzando, ci fa soffrire con lei in attesa di una grande catastrofe e con la madre mentre la seguiamo precipitare nel suo personale inferno.

Non conoscevo questa autrice e mi stupisco che - almeno questo suo racconto - non sia tra le letture classiche da propinare nelle scuole. C'è ribellione giovanile, differenze generazionali E buona letteratura. Lo stimolo perfetto.

mercoledì 18 marzo 2015

La lama del rasoio - Massimo Lugli

La lama del rasoio, journal.

Un librino ad un euro, preso al Mediaworld durante una lunga attesa in coda (ma la connessione non funzionava, cos'altro avrei potuto fare?) e comprato perché per quando la coda era finita ero già arrivato a metà, e non potevo abbandonarlo!

La lama del rasoio è un giallo onesto e godibile, con tutti gli elementi delle indagini classiche, diversi casi apparentemente scorrelati che si uniscono in un'unica linea narrativa, indizi sparsi (e utili), cattivi che si fingono buoni e vengono presentati con largo anticipo sulla rivelazione finale.

Combattimenti clandestini di cani ed un killer che uccide con un rasoio, in una Roma poco romana, poco caratterizzata localmente, che me la fa apprezzare molto di più in questo periodo in cui si tende ad esagerare con i regionalismi e con l'uso del (finto) dialetto, specie nei gialli. Camilleri ha fatto danni seri.

Mastrantonio non è un investigatore con così tanto carattere da essere ricordato. Il suo punto di forza sembrano essere le arti marziali, passione che condivide con l'autore, che vengono più volte proposte ma non giocano un ruolo fondamentale nel racconto, spiazzando chi si aspettava diversamente.

lunedì 10 febbraio 2014

Tre uomini a zonzo - Jerome K. Jerome

Ho adorato "Tre uomini in barca", un umorismo davvero raffinato e piacevole, che colpisce ancora in maniera molto attuale nonostante i suoi 125 anni d'età, in una specie di lezione sull'umanità che ci mostra come i difetti e le particolarità delle persone e della società, resistono indenni al cambiare della situazione sociale e della tecnologia.

"Tre uomini a zonzo" non è all'altezza, non tanto per la qualità, ma per il semplice fatto di essere invecchiato molto peggio. Il libro racconta di un viaggio (un Bummel) in bicicletta, attraverso la Germania, questa volta, ed i popoli tedeschi sono stati toccati molto più pronfondamente dalle guerre mondiali, rispetto agli inglesi di cui Jerome ci raccontava nel suo primo romanzo.

Si sente la mancanza del Tamigi, a rendere coesa la storia, anziché una raccolta più o meno sconnessa di aneddoti di viaggio, che però brillano comunque individualmente. Il pezzo sulle modernità delle biciclette, che non fanno altro che renderle più complicate e scomode e pericolose, è così terribilmente attuale, che fa supporre una ciclicità delle innovazioni destinate a fallire in campo ciclistico!

Gli ultimi capitoli non sono di stampo prettamente umoristico, si concentrano su una analisi (prima solo abbozzata durante la narrazione) del popolo tedesco, delle sue abitudini più o meno formali, sul sistema scolastico di stampo militare, sul rapporto tra le persone e le autorità e sulla radicata abitudine al seguire compulsivamente ogni legge, per quanto illogica, ed al punire ogni infrazione alla legge in maniera inflessibile, pur rischiando di sfociare nel ridicolo.

"Il cittadino tedesco è un soldato, che ha per ufficiale un poliziotto", ed il cittadino tedesco non ha aspirazione più grande che quella di essere controllato e guidato dall'autorità.
Jerome teme questa caratteristica del popolo tedesco, e vede con terrore questa mancanza di individualità, che sfocia in militarismo, con tutti i suoi pregi e difetti.
Le sue paure sono quasi profetiche delle guerre mondiali che incombevano sull'Europa e si sarebbero concretizzate in meno di quindici anni.

"Finora il tedesco ha avuto la grande fortuna d'esser eccezionalmente ben governato; se continua così, andrà a gonfie vele. Il guaio comincerà quando, per un motivo qualunque, qualcosa si incepperà nella macchina del governo. Ma forse il metodo ha il vantaggio di produrre una serie continua di buoni governanti."
O forse no.