Piccoli Brividi #17
Dalle prime letture d'infanzia non ricordavo ci fossero storie nei Piccoli Brividi con dei buchi di trama così grossi come in questo caso. In tutte le altre riletture, anche se ci sono delle forzature, adulti irragionevoli oltre misura, comportamenti inspiegabili ed esasperati, non c'erano dei veri e propri problemi.
Qua la storia non si regge.
Il protagonista ha paura delle api ed è bullizzato. Trova un volantino in cui gli offrono uno scambio di corpo. Lui va nel corpo di un ragazzo popolare per fargli dei test di matematica e in cambio si gode il momento. Accetta.
Ovviamente finisce nel corpo di un'ape e inizia un'ordalia in cui deve lottare contro al gatto, al vicino apicultore. Contatta la responsabile per lo scambio, riesce persino a parlarle grazie a un microfono. Cosa fa lei? Gli dice "peccato, all'altro tizio piace il tuo corpo, se lo tiene". E lo abbandona. Senza neanche metterlo in una scatola. Senza neanche offrirgli uno scambio per metterlo nel corpo dell'altro ragazzo, a cui già era destinato e che ora se ne va in giro con un cervello da ape a sniffare i fiori.
Torna nel suo corpo e non ci viene spiegato perché. Perde i sensi e tutto è tornato normale. Pensavo si giocasse la carta "era tutto un sogno e ora ha imparato che la sua vita era bella, aveva una fantastica famiglia e avere paura delle api era stupido", e invece no! Reincontra il ragazzo dello scambio, parlano dell'accaduto e lui si scusa. Tutto era successo davvero e non sappiamo come si sia risolto il problema su cui si regge la storia.
Terribile.
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sabato 22 settembre 2018
giovedì 17 marzo 2016
Terrore dagli abissi - R. L. Stine
Piccoli Brividi #19
Billy e la sorella Sheena, uno zio biologo marino, Dr Deep, una barriera corallina, una sirena da catturare.
Terrore dagli abissi fa parte di quel filone di Piccoli Brividi dove non c'è minaccia sovrannaturale, ma i cattivi sono persone qualsiasi con intenti immorali o criminali. Nel caso catturare e lucrare sulla sirena di turno.
C'è un mostro sì, ma con un ruolo non centrale, per creare malintesi e aggiungere qualche cliffhanger qua e là e per riproporlo sul finale con la promessa di un seguito. Fa quasi più spavento l'attacco di uno squalo (che gentilmente si limita a "mordicchiare", senza fare danni).
Uno dei libri meno classificabili come horror di tutta la serie.
Billy e la sorella Sheena, uno zio biologo marino, Dr Deep, una barriera corallina, una sirena da catturare.
Terrore dagli abissi fa parte di quel filone di Piccoli Brividi dove non c'è minaccia sovrannaturale, ma i cattivi sono persone qualsiasi con intenti immorali o criminali. Nel caso catturare e lucrare sulla sirena di turno.
C'è un mostro sì, ma con un ruolo non centrale, per creare malintesi e aggiungere qualche cliffhanger qua e là e per riproporlo sul finale con la promessa di un seguito. Fa quasi più spavento l'attacco di uno squalo (che gentilmente si limita a "mordicchiare", senza fare danni).
Uno dei libri meno classificabili come horror di tutta la serie.
martedì 28 luglio 2015
Il Licantropo - R. L. Stine
Piccoli Brividi #79
Aaron ha un padre psicopatico, che tra tutti i lupi e mostri del libro è il personaggio più spaventoso.
Il padre è uno sceriffo con la fissazione dei lupi mannari, è convinto che esistano ed è ossessionato dal catturarne uno.
Porta il figlio con se in spedizioni pericolose nei boschi, in Bratvia - est Europa generico - lontano dalla civiltà. Lo mette in pericolo lasciandolo regolarmente solo a dormire nella sua tenda con della fauna aggressiva nei dintorni, spesso e volentieri si allontana dal campo durante la notte.
Ma Aaron lo considera normale e ragionevole, neppure quando abusa del suo potere per chiudere un omino dall'aria innocente in una gabbia, riuscendo addirittura a convincere i doganieri della XX che si tratti di un assassino (gli accordi di estradizione tra XX e Stati Uniti devono essere oscenamente svantaggiosi), non si insospettisce.
Due volte gli scappa un lupo mannaro, una volta riportato a casa, ma in entrambi i casi riesce a convincere i suoi sottoposti (col terrore?) a lasciargli gestire personalmente la situazione. Per quale ragione? Cereali brandizzati Lupo Mannaro, pupazzi, gadget, show televisivi, fama.
Aaron non tradisce il suo sangue, ovviamente, e non brilla in intelligenza. In un terzo dei capitoli ha sogni molto chiari ed espliciti e si "risveglia". Si risveglia da un risveglio. Ha un grosso morso di lupo mannaro sul collo! Perché preoccuparsene? Perché sospettare che qualcosa non va se il lupo a cui dai la caccia ti regala un ciondolo a forma di dente? Perché sospettare qualcosa se ti cresce del pelo addosso, perdi la memoria e persone muoiono?
Stupido Aaron.
Questo libro non ha morale. Credo ai lupi mannari. I lupi mannari ci sono. Ne catturo uno. Scappa. Fine. Scooby Doo, paladino del razionalismo, sarebbe profondamente deluso da questa storia.
Aaron ha un padre psicopatico, che tra tutti i lupi e mostri del libro è il personaggio più spaventoso.
Il padre è uno sceriffo con la fissazione dei lupi mannari, è convinto che esistano ed è ossessionato dal catturarne uno.
Porta il figlio con se in spedizioni pericolose nei boschi, in Bratvia - est Europa generico - lontano dalla civiltà. Lo mette in pericolo lasciandolo regolarmente solo a dormire nella sua tenda con della fauna aggressiva nei dintorni, spesso e volentieri si allontana dal campo durante la notte.
Ma Aaron lo considera normale e ragionevole, neppure quando abusa del suo potere per chiudere un omino dall'aria innocente in una gabbia, riuscendo addirittura a convincere i doganieri della XX che si tratti di un assassino (gli accordi di estradizione tra XX e Stati Uniti devono essere oscenamente svantaggiosi), non si insospettisce.
Due volte gli scappa un lupo mannaro, una volta riportato a casa, ma in entrambi i casi riesce a convincere i suoi sottoposti (col terrore?) a lasciargli gestire personalmente la situazione. Per quale ragione? Cereali brandizzati Lupo Mannaro, pupazzi, gadget, show televisivi, fama.
Aaron non tradisce il suo sangue, ovviamente, e non brilla in intelligenza. In un terzo dei capitoli ha sogni molto chiari ed espliciti e si "risveglia". Si risveglia da un risveglio. Ha un grosso morso di lupo mannaro sul collo! Perché preoccuparsene? Perché sospettare che qualcosa non va se il lupo a cui dai la caccia ti regala un ciondolo a forma di dente? Perché sospettare qualcosa se ti cresce del pelo addosso, perdi la memoria e persone muoiono?
Stupido Aaron.
Questo libro non ha morale. Credo ai lupi mannari. I lupi mannari ci sono. Ne catturo uno. Scappa. Fine. Scooby Doo, paladino del razionalismo, sarebbe profondamente deluso da questa storia.
lunedì 14 luglio 2014
Il lupo della palude - R. L. Stine
Piccoli Brividi #14
Perché a volte ti trovi in mano un libro dei Piccoli Brividi e l'infanzia ti colpisce a tradimento costringendoti a leggerlo per controllare se è appassionante come lo ricordi!
Non proprio, ma sono comunque una lettura per ragazzi dignitosa.
Continuano a non fare paura (vorrei ben vedere!), ed ora apprezzo molto di più l'effetto dei colpi di scena alla fine di ogni capitolo che vengono risolti in maniera comica anziché in maniera terrificante, lasciandoti sempre con un tiro di dado "paura o risate?" che costringe ad andare avanti.
È una struttura molto rigida che da bambino non riuscivo a generalizzare ed apprezzare a pieno.
La storia in sé è banalotta, famiglia con ragazzino di età giusta per sentirsi coinvolti, una palude che i genitori lo invitano ad esplorare (davvero?), un eremita dall'aria cattiva che è palesemente lo specchietto per le allodole che dobbiamo credere cattivo, un unico nuovo giovane amico conosciuto sul posto di cui non ci viene svelato nulla e che sbuca nei momenti meno opportuni, che sembra amichevole sebbene molto insistente durante le esplorazioni della palude.
Chissà chi sarà il lupo mannaro del titolo. L'ovvio eremita pazzo della palude che insegue il protagonista urlando "sono il lupo mannaro!" o l'innocuo insospettabile amico?
Perché a volte ti trovi in mano un libro dei Piccoli Brividi e l'infanzia ti colpisce a tradimento costringendoti a leggerlo per controllare se è appassionante come lo ricordi!
Non proprio, ma sono comunque una lettura per ragazzi dignitosa.
Continuano a non fare paura (vorrei ben vedere!), ed ora apprezzo molto di più l'effetto dei colpi di scena alla fine di ogni capitolo che vengono risolti in maniera comica anziché in maniera terrificante, lasciandoti sempre con un tiro di dado "paura o risate?" che costringe ad andare avanti.
È una struttura molto rigida che da bambino non riuscivo a generalizzare ed apprezzare a pieno.
La storia in sé è banalotta, famiglia con ragazzino di età giusta per sentirsi coinvolti, una palude che i genitori lo invitano ad esplorare (davvero?), un eremita dall'aria cattiva che è palesemente lo specchietto per le allodole che dobbiamo credere cattivo, un unico nuovo giovane amico conosciuto sul posto di cui non ci viene svelato nulla e che sbuca nei momenti meno opportuni, che sembra amichevole sebbene molto insistente durante le esplorazioni della palude.
Chissà chi sarà il lupo mannaro del titolo. L'ovvio eremita pazzo della palude che insegue il protagonista urlando "sono il lupo mannaro!" o l'innocuo insospettabile amico?
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