Visualizzazione post con etichetta Nero Press. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nero Press. Mostra tutti i post

venerdì 15 gennaio 2021

Le leggende del castello nero - Iginio Ugo Tarchetti

 

Una raccolta di racconti che è rimasta a guardarmi in libreria a guardarmi per molti anni, perché Tarchetti è uno dei miei autori preferiti e avevo paura ad affrontare i suoi racconti, che potevano deludermi o esaltarmi.

Sono invece piombato in una via di mezzo. Ho apprezzato le atmosfere, parlano di una società ricca, elegante e composta travolta da eventi surreali, sovrannaturali o semplicemente psicologici. Come se Gozzano avesse iniziato a scrivere un suo tipico racconto di amori tra cugini in ville di campagna ma a quattro mani con Stoker.

Non apprezzo l'aprire le raccolte di racconti con il racconto più forbito e raffinato, come per dare tono al tutto. Preferirei di gran lunga avere ad aprire il racconto più semplice e accessibile, quello che mi fa venir voglia di leggere ancora, non quello che mi scoraggia con la sua ostilità e mi fa mettere da parte il volume ogni volta.

Il cuore della raccolta è Storia di una gamba, una storia d'amore tra due uomini e una donna, un ammiccamento a una relazione poli antesignana in cui l'amore (fraterno?) tra i due uomini muta lentamente in gelosia e sospetto, fino a scendere nella paranoia e nella malattia mentale del protagonista, incapace di accettare la perdita di una gamba e che può solo peggiorare coi goffi tentativi di aiutarlo nel distacco. Una storia davvero cupa, vista da una prospettiva moderna in cui tutti i problemi per personaggi sono ben inquadrabili come malattie mentali affrontabili e gestibili, ma all'epoca erano degne di un racconto gotico.

giovedì 16 gennaio 2020

Katakura Gennosuke: Indagini e Dolcetti - Fosco Baiardi

Katakura Gennosuke è un pasticciere che aiuta la polizia locale a risolvere intricati omicidi.Ambientato nel Giappone del XIX secolo, tra umorismo e suspense, in Gennosuke convivono insieme l’anima di Sherlock Holmes e la simpatia di Po di Kung Fu Panda
Gennosuke è un pasticciere, è colto e raffinato, risolve casi che la polizia non sa come affrontare perché è accecata dalla superstizione.
Ovviamente Gennosuke, come tutti i protagonisti di storie ambientate nel passato, è progressista, razionale e sono sicuro che se indagassimo sarebbe anche femminista e vagamente di sinistra. Ma è un male necessario per simpatizzare, quindi lo accettiamo.
Lo stile dei gialli vuole essere quello delle Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone, dove la chiave dei casi è un elemento culturale ignoto o secondario, ma spesso questo meccanismo viene perso in favore di una soluzione più alla Scooby Doo. Strappiamo la maschera al cattivo, non era un demone ma un umano con cattive intenzioni.

La particolarità di questo fix-up di racconti è lo stile da finta traduzione del giapponese, con abbondanza di termini lasciati non tradotti nel testo e note.
Particolarità divertente all'inizio, ma che in alcuni punti sfiora la parodia. Delle tante traduzioni che ho letto, ben poche lasciavano così tanto di non tradotto e annotato, perché rovina il gusto della lettura e perché non tutto ha bisogno di essere spiegato. Una sedia può essere tradotta come sedia, anziché come una sedia tipica del periodo Edo intrecciata secondo lo stile eidon del maestro Kawagata. Davvero.
Altro punto debole di questo stile sono i dialoghi, che restano tremendamente italiani, con frasi in sospeso come in giapponese non si avrebbero mai, per via della struttura delle frasi che ha portato a dialoghi in cui interrompersi è raro, non solo a livello tecnico ma anche culturale, dovendo aspettare la fine delle frasi altrui per poterle interpretare.
Sarebbe un dettaglio da poco, ma vista la cura in ogni altro aspetto, dubito sia stato trascurato volontariamente, probabilmente quelle stonature venivano percepite e mai completamente individuate.

In tutto questo, i racconti sono ben scritti e quando ingranano si leggono con grande piacere.
La storia migliore del fix-up è quella che lega inizio e fine del libro, che è appunto quella dove pesa di meno lo stile mimetico, dove c'è azione. Siccome l'autore sembra saper gestire molto bene le scene d'azione, dinamiche, che di solito sono confuse, quelle cinque o sei pagine in cui si libera del fardello dei calici roteanti di Giappone da esibire, sono davvero un piacere.

Leggerò con piacere un romanzo di Fosco Baiardi scritto col suo stile e senza nascondersi dietro a uno scudo di cultura.

lunedì 6 giugno 2016

Rin Tin Tin Tabasco (Vol. 1) – Si muore soli a Meow York City - Manuel Crispo

Meow York City, 1920. I ratti tramano, i cani vivono reclusi in un quartiere-ghetto, i felini sonnecchiano. Il Detective Privato Rin Tin Tin Tabasco è un gatto color carbone che si guadagna da vivere ficcando il naso nei loschi affari di una città lasciva e sonnolenta, tra una sbronza al bancone dell’Hell’s Kitten e uno spuntino a base di pesce. Una gattina calico verrà a scuoterlo dal suo cinico torpore, trascinandolo in una vicenda di sangue e cemento. Tabasco si lascerà coinvolgere, nonostante sappia bene che “le calico portano solo guai”.
Rin Tin Tin Tabasco (Vol. 1) – Si muore soli a Meow York City nello store della Nero Press.

Rin Tin Tin Tabasco è un racconto che va letto tutto lentamente, con voce roca per il fumo e l'alcol, con una musica di pianobar in sottofondo. E va letto rigorosamente in bianco e nero.

I personaggi della serie (cinque racconti di questo è la prima uscita) sono animali antropomorfi che abitano questa New York riadattata. Citazioni e riferimenti si sprecano, da un Howard il papero che forse ci ho visto solo perché già me l'aspettavo, passando dai Looney Tunes, per finire con il gran numero di riferimenti disneyani tra i personaggi e le parodie nei media e nella società. Anche se il buon PK può saltare alla mente, vedo ben più affinità con il Mickey Mouse Mistery Magazine di Tito Faraci, periodico dalla vita breve ma intensa, con un ambiente disneyano sì, ma cupo e violento.
A volte quasi avrei voluto tirare il freno sulle citazioni e allusioni. Rallenta, tienine da parte un po' per i seguiti, non te le bruciare tutte!

Gli amanti dell'hard boiled, letterario o cinematografico, saranno estasiati da questo racconto.

La storia in sé è molto lineare. Deep Silver il boss mafioso, il suo vice ucciso sul tetto di un suo palazzo, la sua compagna che cerca il detective Tabasco per scagionarlo, invischiandolo nel più classico dei complotti. Tutto funziona benissimo. Non è un giallo "onesto", perché vengono tenuti nascosti molti elementi al lettore, per preparare un finale a sorpresa, ma ammettiamolo, nessun hard boiled, in nessun formato, è onesto come un giallo classico, non ci aspettiamo che lo sia.

Resta qualche filo in sospeso, la storia finale di Spotty, come a introdurlo come personaggio importante per il resto della saga. Un impermeabile parlante (perché?) che fa capolino in un paio di scene, senza una motivazione o una funzione precisa.
Non mi perderò i seguiti!

sabato 21 maggio 2016

Progetto Cassandra - Giovanni Cattaneo

L'idea di questo racconto è ottima. Il Progetto Cassandra è uno studio genetico che permette di determinare con precisione la data e le modalità di morte del soggetto. L'autore si diverte a "sezionare" reazioni di persone diverse, con caratteri, motivazioni e ambienti familiari differenti, immaginando le possibili interazioni, conseguenze e abusi, sia in positivo che in negativo.

Non mi convince completamente come viene sviluppata. Mi aspettavo più fantascienza e meno umanità. Inevitabilmente una buona metà del racconto è passato a sviluppare la psicologia dei personaggi, a mostrarcene le varie sfaccettature. Dopo un po' diventa pesante, si è capito il formato e si vorrebbe vedere più interazione e meno introspezione.

Lo stile non è dei più leggeri. Io stesso apprezzo le frasi senza verbo, lasciate in sospeso.
Frasi. Senza verbo. Creano una certa atmosfera. Spezzata. Quanto a lungo possono continuare, prima di essere pesanti? Il capitolo successivo. Uguale anche lì.
Ecco, di tanto in tanto va bene, eccedere no, perché porta a scorrere l'occhio sulla pagina "saltando" la fuffa nel testo anziché restare concentrati.

(Il racconto è scomparso dallo store della Nero Press un'ora dopo averlo scaricato, deve essere un messaggio del mondo che fatico a capire!)

martedì 17 maggio 2016

L’eroe delle terre morenti - Alberto Büchi

Uno degli acquisti con cui sono tornato dal Salone del Libro di Torino di quest'anno. La Neropress (L'eroe delle terre morenti nello store) pubblica sempre qualcosa di ottimo poco prima della fiera, un po' mi sono fidato, un po' mi ispirava la storia.

Intanto per fugare i dubbi, l'ambientazione ha ben poco in comune con la Terra Morente di Vance. C'è il sole rosso e la terra sta morendo, sì, ma la somiglianza di ferma lì.

Hansio, una sorta di Solomon Kane disilluso, combatte contro un'inarrestabile invasione degli zombie che scendono dal freddo nord. Gli Hastur, i sacerdoti che l'hanno nominato eroe affidandogli una spada che si illumina vicino agli zombie (chiamiamola Pungolo per comodità), non hanno pensato alla comodità di costruire una Barriera per difendersi, quindi c'è una resistenza, battaglie, tutto l'ambaradan per la sopravvivenza.
Ovviamente ci sono anche i sacerdoti cattivi mangiapersone che controllano gli zombie, che in orda, uniti a intelligenza e strategia, rischiano di diventare pericolosi.
Hansio riceve una missione, salvare una ragazzina preziosa per i destini del mondo. Non vuole perché ha i patemi, ma gli promettono di sollevarlo dal suo voto da Eroe. Sapete dove si va a parare da qua.

Scherzi e reinterpretazioni a parte, il romanzo è scritto bene, l'idea di base è solida e ben sviluppata. Mi direte che è normale per un romanzo fantasy, ma vi garantisco che non è così. Vedere come tutto si spiega in maniera ragionevole alla fine della storia, non resta nulla in sospeso né per il lettore né per il protagonista, è qualcosa di davvero raro.

Se dovessi trovare delle pecche, citerei l'abbondanza di scene di azione che renderebbero meglio in video che raccontate. C'è un limite al numero di teste mozzate, crani scoperchiati e arti volanti che si possono descrivere prima che smettano di essere interessanti. Avrei quasi visto meglio L'eroe delle terre morenti come racconto lungo, spogliandolo di tante scene cosmetiche e concentrando l'azione.

Globalmente una lettura che mi sento di consigliare, fa sempre piacere avere nuovi scrittori fantasy di qualità in italiano.
E poi zombie, che volete di più?

mercoledì 17 febbraio 2016

Mutazioni - Stefano Fantelli, Michael Laimo





Mutazioni è una miniraccolta di due racconti della Nero Press, a tema, appunto, Mutazioni.

E' la seconda raccolta della serie che leggo, dopo Zombie History, anche se questa volta è l'autore americano, Michael Laimo, ad avermi convinto di più e di cui cercherò sicuramente qualche romanzo o raccolta di racconti per approfondirlo.
Lo stile di Stefano Fantelli, per quanto pulito e piacevole, ha dei ritmi davvero troppo lenti per un racconto basato su suspance e rivelazioni.

Cinque minuti di video racconta una storia molto semplice e d'impatto, un fotografo con un sito particolare in cui pubblica e "vende" l'accesso ai suoi clienti. Gira l'America alla ricerca di soggetti adatti (adatti a cosa? Purtroppo il titolo della raccolta è un grosso spoiler, ma non guasta troppo l'atmosfera), e un giorno finisce in una città dove i soggetti adatti alla sua arte proliferano e sono presenti in percentuali molto superiori al normale.
Il visto/non visto di questo racconto viene usato in maniera abile per assetare il lettore di dettagli cruciali e sommergerlo di immagini sbagliate e disturbanti. Sono invidioso di questa capacità di aprire e chiudere i rubinetti dell'immaginario e usarli per torturare il lettore!

Incantevole, dopo un inizio lento e difficile da seguire, è una classica storia di Justice Porn. Con mostro aggiunto. Se ci fosse stata solo quella scena, con un protagonista più abbozzato e meno psicanalizzato, sarei stato molto più convinto.

Segnalo anche questo divertente blog dedicato alla versione LibroGame di Mutazioni! Personalmente vi consiglio di giocarci quando avrete già letto i racconti, per non rovinarvi l'effetto, ma se non potete aspettare...

mercoledì 11 novembre 2015

Zombie History - Livio Gambarini, Scott Kenemore

Zombie History è una mini raccolta di racconti a tema edita dalla Nero Press. Il tema è molto particolare e specifico: epidemie zombie "nella storia".
La Nero Press è sempre una garanzia.

Contiene due racconti.

Il primo racconto è dell'italico Livio Gambarini, di gran moda di recente, "La grande moria". Ci presenta una insolita epidemia zombie nella Firenze del 1300, vista da un (giovane) Boccaccio che si rifugia in un campanile per nascondersi e sopravvivere.
Ammetto che è la prima volta che vedo la peste bubbonica reinterpretata in chiave zombie, ed è un accostamento davvero affascinante per l'affinità naturale tra le due epidemie.
Buttiamoci in mezzo riferimenti letterari e reinterpretazzioni della storia boccacesca, ed il risultato è un racconto che merita di essere letto e consigliato.

Il secondo racconto, dell'americano Kenemore, "La battaglia di Harlem Heights", piazza invece i nostri zombie durante la guerra di indipendenza americana. Il generale Washington incontra in segreto il generale delle truppe inglesi per discutere di strane creature incontrate in una caverna nei boschi di Harlem. Indiani morti da tempo risorti per difendere il loro territorio.
Purtroppo la mia mente non può fare a meno di saltare alle trame di Sleepy Hollow e il suo approccio per cui "tutto ciò che riguarda i padri fondatori in realtà è una copertura per trame sovrannaturali", che un po' mi guasta il racconto.
Kenemore insiste molto sul citare casualmente i luoghi attorno ad Harlem con i nomi del tempo, indiani e olandesi, per il piacere intellettuale di dirci "guarda come somigliano ai nomi attuali dei quartieri di New York", che sarebbe divertente come gioco, se non fosse ripetuto davvero troppe volte.

Gambarini, ottimo, anche per via dell'ambientazione nostrana che è piacevole da leggere e ritrovare nei nostri ricordi di letteratura.
Kenemore, divertente ma molto più forzato, con solo il finale profetico a salvare il racconto.