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domenica 11 luglio 2021

La chiave a stella - Primo Levi

 

Cosa si può dire su un libro così famoso?

Che mi spiace non averlo mai letto prima, perché è qualcosa di completamente diverso e fresco. Vorrei dire che ha spaccato ed è stato infinita fonte di ispirazione per gli autori a venire, ma non credo sia vero, perché è così distante dal mondo della scrittura e degli scrittori da essere alieno e inavvicinabile. Non mi stupisce che si sia sviluppata una corrente di letteratura industriale in una sua piccola bolla isolata.
Avrei mai pensato di leggere con interesse del montaggio di macchine industriali, di procedimenti chimici e saldature? No. Ma come giustamente ci fa notare Primo Levi, se ho sopportato pagine e pagine di tecnicismi sulla navigazione nel 1800 (Melville, sto guardando te!) posso ben sopportare i tecnicismi sulle vernici, e anzi, appassionarmici.

Il linguaggio piemontese intessuto nel testo è meraviglioso e difficilmente un non nativo può apprezzarlo a pieno. Ci sono costruzioni, espressioni, modi di dire che possono facilmente passare inosservati, ma che quando ci passi sopra con gli occhi, di colpo la voce di Faussone diventa quella dei vecchi al bar che raccontano le loro storie, lentamente e con la cadenza giusta. C'è un lavoro immane dietro all'affilatura di quel linguaggio e merita ogni ammirazione.

sabato 3 gennaio 2015

Blues in sedici - Stefano Benni

Blues in sedici: ballata della città dolente, journal.

Questo libro è completamente diverso da qualsiasi Benni abbia letto fin'ora.

Senza la (utile, per una volta) introduzione che spiega il contesto da cui nasce - un delitto in sala giochi in cui un padre si sacrifica per salvare il figlio durante una sparatoria in cui viene coinvolto per caso - penso sarebbe stato impossibile capire il contesto e seguire anche solo alla lontana le otto voci narranti.

L'Indovino cieco, il Padre, la Madre, il Figlio, Lisa, la Città, il Killer, il Teschio. Qualcuno ha un ruolo nella storia che ispira Blues in Sedici, qualcuno meno. Ognuno torna due volte a raccontare il suo ruolo nel delitto. Ci sono emozioni, tristezza, ma soprattutto un grande senso di sconfitta e rassegnazione.

Non è il mio genere di lettura, ne intravedo la profondità ma non riesco ad immergermici davvero. Un po' mi dispiace, un po' ne sono sollevato.

sabato 20 dicembre 2014

Smith & Wesson - Alessandro Baricco

Smith & Wesson, journal.

Siamo nel 1902, sulle cascate del Niagara, luogo popolare, oltre che per i turisti, per gli aspiranti suicidi.

Smith è un inventore sgangherato con la passione per la metereologia storica. Viaggia chiedendo a chiunque incontri quale fosse il clima nei momenti topici della propria vita.

Wesson conosce il fiume e le cascate meglio di chiunque altro. Recupera i cadaveri dei suicidi.

Rachel Green è una aspirante giornalista, alla ricerca della grande notizia per essere finalmente presa sul serio in un mondo di uomini, e che ha deciso che l'unico modo per riuscirci sia diventare lei stessa la notizia, diventando la prima persona a lanciarsi dalle cascate del Niagara sopravvivendo.

E può riuscirci solo con l'aiuto di un inventore capace di costruirle tutto l'occorrente per il salto e di un grande conoscitore delle correnti e del fiume, per ripescarla indenne.

Smith & Wesson è una scenografia teatrale, molto libera ed interpretabile, e l'essere basato quasi completamente sui dialoghi, vagamente surreali, tra i personaggi, lo rende molto più spigliato e leggibile del previsto.
La storia è semplice, lineare. I personaggi sono altrettanto semplici, nella loro stravaganza, ma questo non toglie nulla alla loro interazione.
Mi ricorda molto il primissimo Baricco, senza pretese e senza l'aria e il tono dello "scrittore arrivato che può atteggiarsi".
Chi ha invece amato gli ultimi libri di Baricco probabilmente lo troverà un'aberrazione senza speranza e senza scopo di essere stampata, ma non si possono accontentare tutti i lettori.

venerdì 7 febbraio 2014

La voce delle onde - Yukio Mishima

La voce delle onde, journal.

Prima di tutto, mi dispiace aver rapito per così tanto tempo questo libro.

L'ho intercettato prima ancora che venisse liberato, l'ho letto quasi subito e l'ho riletto ora.

Alla prima occasione me ne procurerò una copia da conservare.

Lo stile è davvero molto giapponese, con dei tempi rilassati, una grande attenzione alla natura, che in qualche modo è sempre presente e protagonista, quasi alla pari con i personaggi umani.
La storia in sé è incredibilmente semplice e lineare, un amore giovanile, senza complicazioni e con pochissimi intoppi, ma che permette con il suo evolversi naturale di capire i protagonisti ed il loro stile di vita, ad Uta-jima un'isola del Giappone tagliata fuori dal progresso, dove viene valutato di più il valore personale del prestigio familiare, dove la routine dura del lavoro coinvolge tutti senza eccezione.

I toni di questo romanzo mi ricordano molto le Cronache di un Venditore di Sangue, per i temi affrontati, per la naturalezza con cui la storia si dipana senza fretta e senza che il confronto tra natura e uomo diventi mai ostile.

La Voce delle Onde entra sicuramente nella mia shortlist di romanzi giapponesi imperdibili :-)