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domenica 3 gennaio 2021

Il violoncellista Goshu e altri scritti - Miyazawa Kenji

 


Miyazawa Kenji è stata una scoperta per me. Non l'avevo mai incrociato come autore ed ho preso un po' per caso questa piccola raccolta di racconti, direttamente dal banco di La Vita Felice al Pisa Book Festival dell'anno scorso.
I racconti giapponesi sono sempre estremamente caratterizzati, perché raccontano una società così particolare che finisce per invadere anche le storie più semplici e prive di decorazioni, la società, le restrizioni, ogni tradizione e idea finisce per permeare i personaggi.
Non sono da meno il violoncellista che da nome alla raccolta e che, da suonatore mediocre, trova sé stesso nella musica grazie a una serie di animali che vengono ad ascoltarlo mentre si esercita nella sua casa diroccata.
Apprezzo anche l'introduzione che dà un contesto all'autore, alla sta storia peculiare e alle sue bizzarre sorti letterarie.

mercoledì 29 maggio 2019

Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino


Un romanzo di cui ho sentito parlare molto bene e su cui avevo delle aspettative. E come spesso capita quando si hanno aspettative, mi ha deluso molto.
Parte in maniera perfetta, quattro donne che lavorano al turno di notte in una fabbrica (no, non ci sono casalinghe in questa storia e il titolo è un clickbait su carta). Quattro donne che rappresentano tipi umani della società giapponese, diversissimi tra loro. Quella che segue la moda e spende senza riguardi, quella devota alla famiglia che si consuma nel badare all'anziana suocera, quella materna ma soffocata dai debiti e alla fine quella oppressa da un marito che spende senza riguardi e non contribuisce nell'economia familiare.
Proprio quest'ultima esplode, uccide il marito e coinvolge le amiche in un rocambolesco lavoro di macellazione ed occultamento del cadavere che dà inizio alla storia e le fa sprofondare in una spirale di criminalità e sfruttamento, di altri verso le quattro donne e alla fine anche tra loro.
Purtroppo il romanzo va per le lunghe. Va troppo per le lunghe. Arrivano personaggi maschili, un proprietario di locali, un esattore di debiti, vengono forzati nella storia a rovinare queste dinamiche che da lettore mi hanno preso. Non empatizzo coi personaggi maschili, sono biglie impazzite che non si muovono con una logica, che disturbano la lettura.
Finiscono per essere centrali e monopolizzare il resto del racconto. Le quattro "casalinghe" da protagoniste diventano comparse, spariscono sempre di più, forse in una metafora di un sistema che le assorbe, una volta fatto un primo passo, una prima azione moralmente dubbia, scompaiono un giorno alla volta. Capisco il simbolismo, ma non apprezzo l'effetto globale sul romanzo.
Se dovessi dare delle stelline, darei cinque stelle alla prima metà e una stella alla seconda, che mi sono forzato a leggere perché l'autrice si era meritata questo sforzo con le premesse iniziali.

venerdì 30 novembre 2018

Il giovane robot - Sakumoto Yosuke

Un giovane robot dalle sembianze umane viene creato da uno scienziato con l’obiettivo di rendere felici gli uomini. Dovrà vivere tra loro, come un agente segreto, capire le loro motivazioni e intervenire per correggere i loro errori.
Ma non tutto va come dovrebbe, la complessità dei sentimenti umani lo porterà a vivere situazioni inattese.
Il «dolore» e la «dolcezza» del protagonista sono raccontate con semplicità e maestria dall’autore Sakumoto Yōsuke, da anni affetto da una forma di schizofrenia. 

Questo romanzo è particolare. È fantascienza senza essere fantascienza.
Tezaki Rei è un robot, si comporta da robot, agisce da robot, analizza il mondo con occhi da robot. Si scarica, anziché stancarsi. Raccoglie dati sulle persone anziché conoscerle. Ha solo due direttive: non farsi scoprire e rendere felici le persone attorno a lui.
Qualcosa è strano nella sua narrazione asettica e distaccata del mondo scolastico in cui deve mimetizzarsi. Ci sono eventi inspiegabili, persone che provano a contattarlo. La sua missione diventa sempre più fumosa e confusa. Ben presto ci si accorge che Rei non è che un ragazzo malato e che il suo essere robot è una maschera assegnatagli da un medico, in un gigantesco gioco di "fake it till you make it" che non ha come obiettivo la carriera ma l'inserirsi in società.
Deve affrontare la realtà, inevitabilmente, ma l'autore si sposta su altri punti di vista, delle persone che gli stanno attorno. Della ragazza a cui ha confessato la verità riguardo all'essere un robot, a cui ha mostrato il suo cuore di metallo (e le sue cicatrici). Si sposta riguardo ai rapporti umani con il club di tennis da tavolo, quelli che per primi l'hanno accettato nella sua stranezza e che continuano a supportarlo quando smette di giocare da robot e si scopre essere un fallibile essere umano.
C'è moltissimo dell'autore in questo libro. Sotto strati di metafore e immagini e illusioni, si trova una riflessione sulla schizofrenia, sulle reazioni - positive o negative - della società messa di fronte alla schizofrenia e alla diversità di un adolescente.
Seguiamo Rei fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio. Non può essere robot e tagliare fuori il mondo. Non può essere umano perché è troppo vulnerabile. In una partita di tennis da tavolo finisce per giocare non contro il suo avversario, ma contro sé stesso, robot contro umano, per raggiungere un accordo e lasciare che i suoi due animi collaborino per dargli la vita migliore possibile.

martedì 27 dicembre 2016

Una stanza chiusa a chiave - Yukio Mishima

Un racconto strano, inquietante.
Kazuo è un burattino in una Tokyo postbellica confusa e caotica, dove le vite di tutti sono instradate su binari precisi e fissati dal proprio status, dalla propria famiglia, dal governo.
Non trova se stesso nelle persone che frequenta, nel lavoro. L'unico barlume di sé lo ritrova con una donna sposata con cui ha una relazione, nella stanza chiusa a chiave del titolo. Lei chiude a chiave la stanza e la trappola simbolica in cui lo chiude diventa la sua unica liberazione. Finché lei non muore, lasciandolo a gestire una strana relazione con la figlia di nove anni verso cui sviluppa un attaccamento e un'attrazione morbosa. La figlia vuole prendere il posto della madre, attivamente, vuole essere lei a chiudere a chiave quella porta.
Questa attrazione viene sublimata in una serie di sogni, o incubi, in cui nascono in città dei Bar dei Giuramenti dove i sadici possono esplorare le proprie perversioni peggiori, descritte in un dettaglio disturbante.

Questo racconto è di una brutalita e schiettezza sconcertante. Sono sicuro di aver perso almeno un paio di livelli di lettura, sicuramente quello di critica sociale alla società giapponese (il tema di inflazione e deflazione che tornano ossessivamente ogni paio di pagine), la "decomposizione" delle persone già da vive, ma il poco che mi è arrivato è sufficiente a farmi invidiare Mishima e il suo stile.

lunedì 25 luglio 2016

Il signorino - Natsume Soseki

Bocchan: così si chiama in giapponese questo celebre romanzo di Natsume Soseki, che costituisce forse l'opera più letta nel Giappone moderno. Bocchan è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio. [...] Il personaggio, che è all'opera in queste pagine, [...] diventato adulto, resta un "signorino" dall'aria svagata, dalla mancanza di rispetto per l'etichetta, dalla disarmante sincerità. Insegna matematica ad allievi chiassosi e zucconi e in mezzo a insegnanti che non sono altro che un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti. Dovrebbe rassegnarsi e capire che l'ipocrisia sta diventando norma nel Giappone moderno, ma non cessa un solo istante di difendere con impulsività e commovente ingenuità l'antico senso dell'onore. 
Questo romanzo viene paragonato al Giovane Holden, ma per la società giapponese, forse non a torto.
Per un occidentale è molto difficile da digerire, da riuscire a vivere davvero, per una terribile combinazione di spirito nipponico e di un secolo ricco di cambiamenti, guerre e sconvolgimenti sociali, ancora più drastici che per il resto del mondo.

Il Signorino del racconto è un insegnante di matematica che viene dalla città e si trova a vivere in un ambiente di provincia che disprezza e giudica, giudica sempre e comunque, troppo ingenuo, troppo diretto, troppo falso, troppo rumoroso, troppo rozzo.
Tutti i personaggi che lo circondano e a cui si riferisce senza ritegno usando solo soprannomi, Zuccacerba, Camiciarossa, Porcospino, Buffone, passano attraverso stati altanenanti di stima e disprezzo in base a nuove informazioni e comportamenti a cui il Signorino assiste.
A fare da sottofondo a questa valutazione sprezzante dei paesi di provincia, c'è la relazione tra il signorino e la sua anziana domestica lasciata a Tokyo, che Bernhard (come ho da poco imparato) definirebbe la sua Lebensmensch, la sua persona più importante, che guida le azioni del protagonista verso un tanto atteso ricongiungimento.

Il Signorino è un romanzo con uno spessore e un messaggio, ma la difficoltà a empatizzare col protagonista lo rendono davvero troppo ostico per renderlo apprezzabile a pieno fuori dal Giappone.

mercoledì 20 luglio 2016

1q84 - Haruki Murakami

1984, Tokyo. Aomame è bloccata in un taxi nel traffico. L'autista le suggerisce, come unica soluzione per non mancare all'appuntamento che l'aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma, sibillino, aggiunge di fare attenzione: "Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola". Negli stessi giorni Tengo, un giovane aspirante scrittore dotato di buona tecnica ma povero d'ispirazione, riceve uno strano incarico: un editor senza scrupoli gli chiede di riscrivere il romanzo di un'enigmatica diciassettenne così da candidarlo a un premio letterario. Ma "La crisalide d'aria" è un romanzo fantastico tanto ricco di immaginazione quanto sottilmente inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo. L'incontro con l'autrice non farà che aumentare la sua vertigine: chi è veramente Fukada Eriko? Intanto Aomame (che pure non è certo una ragazza qualsiasi: nella borsetta ha un affilatissimo rompighiaccio con cui deve uccidere un uomo) osserva perplessa il mondo che la circonda: sembra quello di sempre, eppure piccoli, sinistri particolari divergono da quello a cui era abituata. Finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l'unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84. Ma capisce anche un'altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi.
Quella di 1Q84 è una recensione difficile.

È il libro più Murakami che abbia letto, in ogni senso. Ci sono tutti i grandi temi, le sette oppressive, il mondo parallelo e misterioso, l'amore che spinge insieme due personaggi inizialmente lontani e uniti solo da un filo sottile, la musica che lega tutto.

Però è troppo Murakami, anche se non lo credevo possibile.

Vediamo scolpire nel giro di mille pagine dei personaggi di uno spessore incredibile, Aomame, Tengo, Ushikawa. Sappiamo tutto di loro, come una grande tavola piena di piatti da portata che vengono scoperti uno alla volta, molto lentamente. Però prima di poter mangiare, quando il nostro stomaco brontola furiosamente per l'attesa, Murakami tira via la tovaglia da sotto e rovescia tutto, lasciandoci a contemplare il cibo spiaccicato a terra e domandarci se il sapore fosse davvero buono e incredibile come immaginavamo.

Restano troppi interrogativi in sospeso che il lettore fedele non si merita. Di chi è figlio Tengo? Chi è l'amante della madre? Dov'è finita Fukaeri? Chi diamine sono i Little People, cosa vogliono, perché? Ognuno leggendo svilupperà la sue ossessioni che vorrà veder chiarite per essere deluso in maniera personale.

Murakami non ci spiega nulla. Nulla. Tutte le informazioni utili arrivano in un unico capitolo in cui il leader parla per venti pagine in un unico grosso infodump in cui spiega le meccaniche delle crisalidi d'aria e della setta. Quel capitolo è un modo per orinare copiosamente su tutti i fanatici dello "show, don't tell" per poi ridere sguaiatamente del loro sgomento.

Riassumento: adorerete i personaggi, le divagazioni, le atmosfere; soffrirete vedendoli danzare e avvicinarsi a più riprese. Ma non aspettatevi soddisfazione.

domenica 9 agosto 2015

Le canzoni di Narayama - Shichiro Fukazawa

Shichirō Fukazawa ci porta in un Giappone di provincia, isolato e autosufficiente in ogni piccola comunità, per necessità e non certo per scelta.
Fukazawa ci parla di una madre preoccupata per il figlio rimasto vedovo e divista tra i due grandi doveri rimastele da adempiere nella vita, trovargli una moglie il prima possibile, cercando e contrattando con il villaggio vicino e prepararsi ad "andare sulla montagna", al compimento di settant'anni.

Andare sulla montagna, sebbene non venga mai chiarito davvero fino all'ultimo capitolo, non è che un eufemismo per riferirsi alla pratica dell'Ubasute, l'abbandono delle persone anziane in un luogo remoto in modo che possano morire e non siano un peso per la società. Una pratica che sembra eccessiva oggi, ma che era necessaria e a volte imposta dalle autorità, in un periodo di quasi carestia.

O-rin vive l'andare sulla montagna come una festa, con un banchetto da preparare, la famiglia da salutare con gioia, il sake da offrire a tutto il villaggio. Il rituale è rigoroso e positivo nel rinforzare la necessità della salita, ma anche spietato. Non si parla durante la salita, non ci si gira indietro. Ci viene anche mostrato un caso di infrazione e di Obasute forzato, ben più tragico e violento, durante la salita di O-rin, in spalle al figlio.

Non solo il tentare di sfuggire al pellegrinaggio viene punito. Sono molti nel racconto gli episodi che ci mostrano una società diversa, più brutale, dove i crimini minori rischiano di indebolire i legami tra le famiglie necessari alla sopravvivenza. Il furto è punito in maniera molto semplice spogliando i ladri di ogni loro avere e distribuendoli nel villaggio. Ogni deviazione dalla tradizione è punita.

Le canzoni del titolo sono due canzoni che accompagnano ogni evento, con un testo opportunamente adattato per descrivere o farsi beffe di persone ed eventi. I due spartiti al fondo del volume danno la splendida opportunità di suonare i motivi, imprimerseli in mente e averli come colonna sonora interna per la lettura!

mercoledì 19 novembre 2014

Vita di un falsario - Inoue Yasushi

Vita di un falsario, journal.

Un'altra raccolta di racconti di Inoue Yasushi. Il primo racconto, lungo, è quello che dà il titolo alla raccolta, e decisamente il più significativo.
Gli altri due riempiono pagine senza trasmettere molto ed hanno lunghe pagine che sembrano copiaincollate da un'enciclopedia delle leggende popolari giapponesi.

In Vita di un falsario, un letterato viene incaricato in maniera complessa di scrivere la biografia di un celebre pittore, dopo la sua morte, e nella ricerca di fonti e documenti sulla vita e sulle opere del maestro, si imbatte più volte nel lavoro e nelle tracce di Hara Hosen, un amico d'infanzia del pittore, prima diventato un abile falsario e mercante d'arte, poi un creatore di fuochi d'artificio.
Esplora poco alla volta la figura di Hara Hosen e di come la sua promettente carriera di pittore fosse stata azzoppata dal crescere all'ombra di un grande maestro, costringendolo ad una vita senza direzione.
Yasushi ci parla della delusione, della sconfitta dell'uomo. Partendo da un giudizio negativo e di accusa nei confronti del falsario, porta alla luce il lato più umano e fragile di Hara Hosen.

Amore - Inoue Yasushi

Amore, journal.

Amore è una raccolta di tre racconti legati dal tema comune, appunto, dell'amore. Nella società giapponese, dai rituali e tradizioni complesse, anche l'amore fatica ad esprimersi fuori dagli schemi accettati, e quando succede, nasce la storia.

Giardino di rocce
Una coppia di sposi visita Kyoto in viaggio di nozze; la visita ad un giardino di rocce risveglia nel marito i ricordi di un passato lontano e di un triangolo amoroso che ha segnato la sua vita.
Il suo ricordare, anche se mai esplicitato o raccontato alla moglie, finisce per influenzarla e farla a sua volta riflettere su di sé, cambiandola.

Anniversario di matrimonio
Un vedovo riflette sull'avarizia (parsimonia?) della moglie morta, e di come gli impedisca di trovare una nuova donna e risposarsi. Questa riflessione lo porta a ricordare il loro viaggio di nozze, naufragato un pezzo alla volta in una serie compulsiva di ripensamenti.

La morte, l'amore, le onde
L'unico racconto dei tre che non viva nel passato di un protagonista ma si svolge nel presente. Ci parla non dell'amore che sta finendo, dell'amore finito, ma dell'amore che riesce a nascere anche dal desiderio di morte - ben radicato - di due persone.
Questo è il più toccante dei tre racconti. Non solo per il suo essere positivo verso il futuro, anziché richiuso verso il passato, ma soprattutto per la delicatezza con cui si muovono i suoi personaggi, in questo limbo che è l'attesa del momento giusto in cui uccidersi.

martedì 18 marzo 2014

Nocturnes - Kazuo Ishiguro

Nocturnes, journal.

Non avevo mai letto nulla di Ishiguro, nonostante ne avessi sentito parlare più volte positivamente.
Mi aspettavo uno stile giapponese, frasi brevi ed incisive, personaggi che vivono rapidamente e che non devono giustificare se stessi. Ho trovato uno stile britannico che mi ha comunque soddisfatto.

Nocturnes è una raccolta di racconti, legati dal tema della musica, ma per come li ho percepiti sono più parte di una macrostoria, una analisi dell'autore. Presi singolarmente sono amari e tristi, restano incompiuti, le storie sono tronche e non soddisfano chi legge. Presi nel complesso hanno la struttura di una sinfonia (allegro, lento, minuetto, rapido, e poi ritorno al tema iniziale - letteralmente), con il grande tema della musica che domina, e tante piccole variazioni, la fama, il vendere la propria arte, la maturazione musicale che si intrecciano a piazze italiane, alberghi, ristoranti.
I personaggi tornano in diverse incarnazioni, a volte cambiando nome, a volte esplicitamente, come la moglie di Tony Gardner in luna di miele prima di essere lasciata per necessità di carriera, nel primo racconto, che ritroviamo poi in convalescenza da un intervento di chirurgia plastica per prepararsi al marito successivo.

Il racconto più toccante è quello finale, Cellists, l'incontro tra un giovane talento del violoncello, che si fa addestrare da una "virtuosa" del violoncello, che ha smesso prima ancora di imparare a suonare, per non contaminare il suo talento, preferendo non portarlo neppure alla luce per paura che maestri al di sotto delle sue abilità potessero rovinarlo.
L'ho trovato di una delicatezza e sensibilità incredibile, con uno sviluppo implicito dei personaggi, complessi, che non avrei quasi creduto possibile. Con una malinconia e dei rimpianti che vengono a galla a più riprese, senza mai essere visibili direttamente.

Gli altri racconti in sé sono tecnici, un po' scialbi, appena accettabili ed alcuni divertenti, se non si ha una grande sensibilità musicale, se non si vive jazz che costringe a sentirsi coinvolti. I drammi da musicista, drammi creativi, drammi economici, drammi sociali, difficilmente toccano il lettore.
I racconti in sequenza sono grandiosi e potenti.

Penso di aver capito per la prima volta la lezione di prima media sull'importanza del Macrotesto. Il macrotesto è quel che Kazuo Ishiguro fa in Nocturnes, quello che farà pensare a tanti "Era noioso, non succedeva nulla. Ma mi è piaciuto, anche se non so perché". Il perché è la sinfonia creata dal macrotesto.

giovedì 20 febbraio 2014

Estranei - Taichi Yamada

Hideo Harada è uno sceneggiatore televisivo non più giovanissimo, divorziato, che si trova a vivere da solo in quello che era il suo ufficio.
Di notte il palazzo si svuota quasi completamente, nonostante si trovi su una via centrale di Tokyo. Restano solo lui ed una strana ragazza di cui impara a fidarsi e con cui stabilisce un legame basato sull'isolamento delle rispettive vite.

Estranei parla della solitudine della metropoli in maniera strana, toccante ed un po' inquietante. Parla di luoghi deserti dove tante persone si incontrano per mettere insieme le proprie solitudini individuali.
Harada, alla ricerca di una via d'uscita da questa solitudine, incontra i suoi genitori morti, parla con loro e vive un riflesso della sua infanzia, risolvendo poco alla volta i problemi che lo affliggono. Ma questa guarigione ha un prezzo notevole ed inaspettato.

L'atmosfera e lo stile narrativo giapponese permeano questo romanzo, che immagino sia autobiografico, visto che lavoro e dettagli del passato del protagonista coincidono fedelmente con quelli della vita di Taichi Yamada al momento della pubblicazione. La cornice sovrannaturale serve solo a trasmettere in maniera migliore i temi del romanzo.

Se siete amanti di Murakami, ed avete apprezzato o temuto il Dolphin Hotel, vi suggerisco di leggere Estranei, pubblicato un anno prima, e fonte di ispirazione in quanto a temi ed atmosfere cupe, calde e vuote. Non vi deluderà!

venerdì 7 febbraio 2014

La voce delle onde - Yukio Mishima

La voce delle onde, journal.

Prima di tutto, mi dispiace aver rapito per così tanto tempo questo libro.

L'ho intercettato prima ancora che venisse liberato, l'ho letto quasi subito e l'ho riletto ora.

Alla prima occasione me ne procurerò una copia da conservare.

Lo stile è davvero molto giapponese, con dei tempi rilassati, una grande attenzione alla natura, che in qualche modo è sempre presente e protagonista, quasi alla pari con i personaggi umani.
La storia in sé è incredibilmente semplice e lineare, un amore giovanile, senza complicazioni e con pochissimi intoppi, ma che permette con il suo evolversi naturale di capire i protagonisti ed il loro stile di vita, ad Uta-jima un'isola del Giappone tagliata fuori dal progresso, dove viene valutato di più il valore personale del prestigio familiare, dove la routine dura del lavoro coinvolge tutti senza eccezione.

I toni di questo romanzo mi ricordano molto le Cronache di un Venditore di Sangue, per i temi affrontati, per la naturalezza con cui la storia si dipana senza fretta e senza che il confronto tra natura e uomo diventi mai ostile.

La Voce delle Onde entra sicuramente nella mia shortlist di romanzi giapponesi imperdibili :-)