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mercoledì 14 giugno 2017

Questa sono io - Federico Guerri

Laura Prete - ex reginetta di bellezza, ex soubrette, ex inquilina della più famosa Villa della televisione, attuale fidanzata d'Italia e direttrice di una Scuola per lo Spettacolo - ha sparato in testa, in diretta televisiva, al più rispettato showman della nazione. Il pubblico, incollato al teleschermo, si sta chiedendo: perché? E Laura, in questo romanzo, ci dà le sue risposte. Purtroppo, però, conoscerete tre Laure e ognuna, a turno, vi consegnerà la sua verità.

Ammetto di avere dei pregiudizi sui romanzi italiani, mi aspetto sempre un po' meno di quanto potrei aspettarmi, quindi mi sorprendo quando vanno oltre. Questa sono io va oltre.

Non ha una lettura, non ha due letture. Ne ha tre, stratificate in maniera perfetta dove ogni dettaglio della storia torna a reinventarsi e mostrare quel che nasconde, come in un puzzle da ricomporre. Il puzzle è la vita di Laura Prete e della sua ascesa nel mondo dello spettacolo, non sappiamo fino alla fine se per vie ambigue o rette, la seguiamo in una parodia di un ambiente politico e dello spettacolo italiano corrotto e marcio in modo tutto speciale. Tutto nel testo è parodia, tutto è allusione e gioco, finché la parodia non diventa di colpo nera e cupa per il suo realismo.

Ci sono tre donne in scena all'inizio, che parlano a turno.
C'è la ragazza in rosso che è l'immagine pubblica, per la gente comune.
C'è la ragazza in visone che è l'immagine nel mondo dello spettacolo, l'inizio dell'inganno.
E l'è la donna in ombra che è la mente nascosta che non ci aspettavamo, quella che conclude questo carosello emotivo che ci sbatacchia da commedia a tragedia a qualcosa di ben oltre.

Internet ve lo conferma, chiunque abbia letto "Questa sono io" l'ha adorato e ne è diventato profeta. E per ottime ragioni.

mercoledì 28 dicembre 2016

Conversazione in Sicilia - Elio Vittorini

Un romanzo spiazzante, stilisticamente, come contenuti, come logica.
Inizia come una storia di viaggio e di osservazione, realistica. Letteralmente un viaggio in treno con interazioni dettagliate con gli altri viaggiatori. Silvestro torna nella natia Sicilia senza un piano preciso e con pochi soldi in tasca e decide di andare in visita dalla madre che non vede da quindici anni, rimasta sola dopo che il padre se n'è andato.

Dal racconto di viaggio passa a una descrizione accurata e metodica della povertà locale, presente e passata, grazie ai ricordi di giovinezza e agli aneddoti sulla vita del padre e del nonno, quasi confusi in un'unica entità mitica del passato.

Lo spiazzamento inizia con l'apparizione del fratello morto, forse allucinazione etilica, forse reale, che fa scendere a spirale la narrazione fino alla baraonda finale in cui tutti i personaggi del romanzo, presenti o meno, fanno sentire la loro voce e parlano, commentano, ridono.

Sono andato a cercarmi i commenti autorevoli su questo romanzo, e ci ho trovato di tutto. Dal semplice racconto onirico fino alla complessa metafora antifascista per aggirare la censura. Io ci ho visto principalmente il desiderio di raccontare una Sicilia dai toni epici, colti e profondi, nonostante la situazione economica precaria. Il desiderio di mostrare come ogni suo abitante vivesse con dignità e calore la sua povertà, senza lottare ma neppure arrendersi.

La versione in audiolibro di Ad Alta Voce, per quanto ben narrata, si adatta male alla storia, già difficile da seguire così com'è, senza poter sfogliare avanti e indietro le pagine per ritrovare personaggi, espressioni ripetute e martellanti.

sabato 3 settembre 2016

Valentino - Natalia Ginzburg

«Parte dal trito, dal logoro della vita quotidiana; e, mentre ne sottolinea l'assenza, vi costruisce sopra una stilizzata ed ironica favola. Ma codesta professione di ingenuità surreale non obbedisce, nelle sue intenzioni, a un partito preso dell'intelligenza. Ricorrendo alle sue dolci e incantate macchiette, la Ginzburg vuol identificarsi con il senso stesso, assurdo e doloroso, della vita».

Natalia Ginzburg affronta dei temi delicati in questo romanzo breve.

Valentino è la storia di una famiglia, come è caro all'autrice. Un padre devoto, due figlie e il figlio maggiore, Valentino appunto.

Valentino è destinato a grandi cose, a una brillante carriera di medico, e tutte le risorse familiari finiscono investite sul suo futuro, a costo di privare tutti anche dei beni di prima necessità.
Valentino è bello, biondo, vanesio, ama i begli abiti, la bella vita, le ragazzette giovani e superficiali, ma decide di sposare Maddalena, una donna ricca e brutta che si prodiga per lui e la sua famiglia.

Da qui la storia vira su temi insoliti, si allude a Kit, un suo amico intimo di lunga frequentazione, all'insoddisfazione della moglie Maddalena. La sorella minore Caterina, la voce narrante, viene fortemente spinta verso un matrimonio verso questo amico, per tenerlo legato alla famiglia, ma la promessa viene spezzata e Kit si suicida disperato.

L'omosessualità di Valentino, fonte del suo disagio, non viene mai affrontata apertamente, né discussa. E' sepolta in profondità nel racconto, così come è sepolta in profondità nella società di cui si parla.

Tutto torna insieme nella triste battuta finale di Maddalena, ormai separata: "Avrei sopportato qualunque cosa, qualunque storia con una donna. Ma non questa cosa qui", che svela il cuore del conflitto coniugale.

Valentino è uno dei racconti più anonimi di Natalia Ginzburg e allo stesso tempo tra i più significativi per il messaggio che prova a portare in un'epoca in cui pochi scrittori si esponevano così platealmente nel parlare dell'omosessualità nei suoi aspetti di dramma personale da vivere.

sabato 27 agosto 2016

Le piccole virtù - Natalia Ginzburg


Undici testi tra autobiografia e saggio. Undici modi di «sentire» fatti, cose, gesti, voci.
Tutti i romanzi di Natalia Ginzburg sono in qualche modo autobiografici, Le piccole virtù è il primo che incontro a esserlo esplicitamente.

Gli undici capitoli, slegati tra loro, dipingono una vita intera grazie a dettagli e piccoli aneddoti, persone importanti della sua vita, riflessioni sulla società e sull'educazione.

Ho trovato speciale e toccante il brano dedicato al Ritratto di un amico, in cui crea questa immagine di uno scrittore solo e in lotta con il mondo. Solo la (celebre) morte in una camera d'albergo di fronte alla stazione di Porta Nuova, a Torino, mi ha fatto unire tutti i puntini identificandolo come Cesare Pavese. Sarebbe un brano da leggere, studiando Pavese, per lo spessore umano che aggiunge allo Scrittore, visto come entità da sezionale in temi e periodi e stile e influenze.

Natalia Ginzburg sfocia quasi nel comico, un pezzo di stand-up comedy di grande impatto, Io e lui, con un confronto spietato tra lei e il marito, con interessi, obiettivi, passioni, approcci radicalmente diversi e spesso contrapposti. Quasi nel comico e non completamente, perché c'è un pronfodo affetto nascosto sotto le scene improbabili che racconta.

Un grande tema che attraversa tutti i brani di questa raccolta è quella della passione, del seguire le passioni, del coltivarle, di come si riflettono su chi ci sta attorno facendolo reagire diversamente alla nostra presenza.

mercoledì 10 agosto 2016

Le voci della sera - Natalia Ginzburg

In questo romanzo, scritto durante il soggiorno di Natalia Ginzburg a Londra e uscito per la prima volta nel 1961, è racchiuso il senso delle storie di famiglia: la presenza degli anziani e il venir su dei giovani, quel loro crescere diversi da quanto ci si sarebbe aspettato, l'allacciarsi e il mutare degli amori, delle amicizie e delle antipatie, tutte cose che l'autrice esprime con un ardore senza uguali e un'assorta caparbietà, quasi per sottrarle alla devastazione e alla perdita. Come in una lunga saga familiare i personaggi e le vicende si svelano con uno stile spoglio. Della taciturna ragazza che scrive in prima persona soffriamo le speranze e le delusioni senza una riga di commento o giudizio o introspezione. È il modo di raccontare della Ginzburg, fedele al rigore delle notazioni oggettive, attento a riportare le battute di un dialogo, la cadenza di una frase.
Le voci della sera ha uno stile ancora più spoglio di quanto non associassi alla penna di Natalia Ginzburg. In questa piccola saga familiare i personaggi ci vengono presentati uno a uno, ordinatamente, e altrettanto ordinatamente ognuno trova un suo posto preciso, in un equilibrio perfettamente giustificato da tutto il suo passato, le sue aspirazioni e le sue relazioni.

Gli uomini che sembrano prendere le grandi decisioni, sono personaggi molto vuoti, che si lasciano trascinare dagli eventi, ma è ben nascosto questo fenomeno. Le donne hanno uno spessore maggiore, soprattutto quelle giovani e con una buona prospettiva sul mondo, spesso contrapposte a madri o zie dai discorsi vuoti, che evocano lo spirito delle chiacchiere da salotto piemontese.

C'è una grande pacatezza in questo romanzo, mai confusa con la rassegnazione.

mercoledì 4 marzo 2015

Il telefono senza fili - Marco Malvaldi

Finalmente ho letto l'ultima avventura del BarLume, dopo aver comprato il libro al Pisa Book Festival 2015 con la speranza di aggiungerla alla mia (miserella) collezione di libri autografati dall'autore, per rinunciare poche ore dopo, alla presentazione del libro, scontrandomi con un'Aula Fermi piena fino a rendere pericoloso entrare in un'atmosfera così priva di ossigeno.

Il telefono senza fili vuole essere un giallo classico, ma senza riuscirci completamente, la soluzione è macchinosa e troppo sporca di psicologia e tecnicismi per convincere davvero. Nessun vero assassino sceglierebbe un piano del genere, soprattutto non un assassino che da come viene presentato non è brillante e astuto.

La lettura è sempre piacevole, e sarei ben contento di comprare un libro di Malvaldi intitolato "400 pagine di Umarell al bar che si sfottono a vicenda e torturano il barrista", con un po' di vicenda umana e seguendo la vita di Massimo, magari seguendo la cronaca nera sui giornali ma senza veri delitti.

Magnifico il Giornalista del Tirreno, che avrà un significato solo per i lettori abituali del Tirreno, che ne possono apprezzare a pieno la seria e professionale (/ironia) attitudine. Proprio come nella vita reale sono i giornali che fanno abbastanza danni da creare le notizie.

lunedì 23 febbraio 2015

Pony express - Gianfranco Spinato

Pony express, journal.

Un giovane perduto e senza ambizioni, chiuso in casa a vivere senza uno scopo giorno dopo giorno, riceve una telefonata che lo smuove dalla sua apatia, viene scambiato per un vecchio inquilino del suo appartamento, un pony express, e decide di stare al gioco, mettersi sulla strada e fingersi quel fantomatico Delta Uno che tutti cercano.

Poco dopo iniziano a succedergli cose sempre più strane e surreali, viene seguito, la sua immondizia frugata, il suo appartamento perquisitito. Il Delta Uno originale (omonimo/alterego dell'autore) lo contatta e lo mette in guardia.

Con la scusa di una sorta di indagine psicologica sullo sfondo di una Milano fredda e inospitale, il romanzo diventa sempre più sconnesso e psicotico, aumentano le uscite grafomani del protagonista, senza scopo alcuno oltre a fare atmosfera, I personaggi si confondono e diventa sempre più improbabile la narrazione.

Solo nelle ultime pagine Spinato torna di colpo ad uno stile asciutto da documentari, spiegando in maniera concisa e precisa cosa fosse successo e il perché di tutti i problemi affrontati nel racconto. Forse si è accorto che Pony Express diventava sempre più illeggibile e che anche se qualcuno fosse riuscito a vedere dietro a tre veli di psicosi, non avrebbe capito la "soluzione" al mistero senza un aiuto esplicito da parte dell'autore. Forse lasciar sfumare il racconto nell'oblio e nella confusione sarebbe stato un requiem più appropriato.

sabato 3 gennaio 2015

Blues in sedici - Stefano Benni

Blues in sedici: ballata della città dolente, journal.

Questo libro è completamente diverso da qualsiasi Benni abbia letto fin'ora.

Senza la (utile, per una volta) introduzione che spiega il contesto da cui nasce - un delitto in sala giochi in cui un padre si sacrifica per salvare il figlio durante una sparatoria in cui viene coinvolto per caso - penso sarebbe stato impossibile capire il contesto e seguire anche solo alla lontana le otto voci narranti.

L'Indovino cieco, il Padre, la Madre, il Figlio, Lisa, la Città, il Killer, il Teschio. Qualcuno ha un ruolo nella storia che ispira Blues in Sedici, qualcuno meno. Ognuno torna due volte a raccontare il suo ruolo nel delitto. Ci sono emozioni, tristezza, ma soprattutto un grande senso di sconfitta e rassegnazione.

Non è il mio genere di lettura, ne intravedo la profondità ma non riesco ad immergermici davvero. Un po' mi dispiace, un po' ne sono sollevato.

sabato 20 dicembre 2014

Smith & Wesson - Alessandro Baricco

Smith & Wesson, journal.

Siamo nel 1902, sulle cascate del Niagara, luogo popolare, oltre che per i turisti, per gli aspiranti suicidi.

Smith è un inventore sgangherato con la passione per la metereologia storica. Viaggia chiedendo a chiunque incontri quale fosse il clima nei momenti topici della propria vita.

Wesson conosce il fiume e le cascate meglio di chiunque altro. Recupera i cadaveri dei suicidi.

Rachel Green è una aspirante giornalista, alla ricerca della grande notizia per essere finalmente presa sul serio in un mondo di uomini, e che ha deciso che l'unico modo per riuscirci sia diventare lei stessa la notizia, diventando la prima persona a lanciarsi dalle cascate del Niagara sopravvivendo.

E può riuscirci solo con l'aiuto di un inventore capace di costruirle tutto l'occorrente per il salto e di un grande conoscitore delle correnti e del fiume, per ripescarla indenne.

Smith & Wesson è una scenografia teatrale, molto libera ed interpretabile, e l'essere basato quasi completamente sui dialoghi, vagamente surreali, tra i personaggi, lo rende molto più spigliato e leggibile del previsto.
La storia è semplice, lineare. I personaggi sono altrettanto semplici, nella loro stravaganza, ma questo non toglie nulla alla loro interazione.
Mi ricorda molto il primissimo Baricco, senza pretese e senza l'aria e il tono dello "scrittore arrivato che può atteggiarsi".
Chi ha invece amato gli ultimi libri di Baricco probabilmente lo troverà un'aberrazione senza speranza e senza scopo di essere stampata, ma non si possono accontentare tutti i lettori.

mercoledì 17 dicembre 2014

L'allevatore di dinosauri - Yambo (aka Enrico Novelli)

o "L'uovo di pterodattilo"
o "Uno pterodattilo a Montecitorio"

Ebook su liberliber.

Romeo Gualandi, sindaco di un paesello toscano riceve la visita inaspettata di un vecchio amico, con al seguito un fedele servitore, una scimmia ed una storia incredibile con principesse, esplorazioni e scoperte esotiche.

Gli viene lasciato in custodia un cuore mummificato trovato nello stomaco di un dinosauro (che non avrà più alcuna rilevanza nella storia, disgrazie dei romanzi a puntate) e un uovo di pterodattilo.

L'animo di scienziato di Romeo non gli lascia altra scelta che mettersi al lavoro nella sua cantina-laboratorio per tentare di far nascere il piccolo pterodattilo, costruendo un'incubatrice capace di simulare le condizioni climatiche del Giurassico e preparandosi ad ogni eventualità.

Nato il piccolo dinosauro, Piri-Piri, iniziano le fughe, le cacce, gli incidenti diplomatici, in un inseguimento turbinoso attorno al modno, che sconvolge la politica internazionale che non può ignorare il nuovo fenomeno.

I capitoli a Montecitorio sono i più interessanti. Il tentativo di Romeo di far riconoscere a Mussolini i suoi successi scientifici, e il tentativo di Mussolini di non farsi ridicolizzare dall'opposizione (1923, c'era un'opposizione) con la storia dei dinosauri redivivi.
Epica la scena del Duce che ordina di liberare lo pterodattilo a Montecitorio.
Siamo nel 1926 quando viene stampato L'allevatore di dinosauri. C'è stata la marcia su Roma, Mussolini era Presidente del Consiglio con poteri dittatoriali da circa un anno.
Yambo di mostra un Mussolini ancora non compromesso da anni di storia e di interpretazioni storiche, strano, pericoloso, duro ma innocuo, quasi una parodia di se stesso, che non vive all'altezza del Mito di Mussolini che ha già creato e diffuso, dimenticandosi della mitologia al momento meno opportuno.
Sarà solo alla fine del 1926 che verranno promulgate le "Leggi Fascistissime" che tra le altre cose sopprimono tutti i giornali antifascisti sciolgono i partiti, creano il concetto di confino e fanno decadere tutti i parlamentari dell'opposizione.

mercoledì 23 luglio 2014

Una fra tante - Emma

Audiolibro su LiberLiber
Testo su LiberLiber

Una fra tante è un libro di critica sociale di fine '800, forse non adattissimo ad essere ascoltato come audiolibro, perché alcuni capitoli meno narrativi meritano di essere letti con una certa calma, per poter riflettere.

L'autrice racconta la storia di Barberina, appunto, una ragazza fra tante, che si trasferisce dalla campagna alla città in cerca di lavoro e viene presa a servizio in una famiglia di commercianti.
Perso il lavoro si trova senza appoggio in una città ostile, finendo a sua insaputa in un bordello, costretta ad accettare abiti, vitto, alloggio, e trovandosi indebitata e costretta ad accettare quella vita.

Dopo abusi e pressioni finisce in ospedale, dove riesce a fuggire e tornare al suo paese natale grazie all'intervento e complicità delle monache che assistono i malati e di un prete.
La critica è al Regolamento Cavour, che regolamentava le case chiuse in una sorta di trappola a senso unico. Qualsiasi ragazza vi entrasse era schedata a vita e si trovava in condizione di schiavitù virtuale, senza speranze concrete di cambiare vita.
Anche in casi come quello raccontato, in cui Barberina riesce a fuggire, resta per sempre lo stigma di aver vissuto in una casa chiusa e il pericolo di venir rintracciata per riscuotere il " debito" che da subito era stato usato per vincolarla.
La prostituzione come libera scelta non viene mai criticata o sostenuta esplicitamente, l'autrice è molto attenta a non prendere mai posizione, pur presentando le visioni maschili (un po' generalizzate, ma si sopporta), cristiane, legali, morali.

Apprezzo molto la critica di naturale sociale e umana, mai eccessivamente religiosa, nonostante l'epoca. I religiosi che intervengono nella vita di Barberina non sono mai mossi dal loro ruolo ufficiale, che anzi imporrebbe loro di restare nella legalità, riportando Barberina alla sua schiavitù.
Il distaccarsi delle idee femministe da quelle cattoliche permette una critica molto più dura, tagliente e più adatta a fare presa.

domenica 22 giugno 2014

Ameni inganni - Giuseppe Culicchia

Ameni inganni, journal.

Giuseppe Culicchia è appena entrato nella mia lista di autori da esplorare. Ho letto Ameni Inganni in una notte, in albergo al caldo e dell'umore sbagliato per questo racconto, ma nonostante questo è finito in un attimo.

Alberto ha quarant'anni, non lavora, vive nella soffitta della casa della madre e divide il suo tempo tra le sue uniche due passioni, costruire e collezionare modelli di astronavi e le riviste pornografiche americane.

La morte della madre che apre il romanzo sconvolge questo suo mondo di solitudine costringendolo ad affrontare la vita, ad imparare a cucinare, a prendersi cura di sé, a fare dei piani a lungo termine per sopravvivere.

A questo punto pensavo "Ah, beh, è un racconto ottimistico, di rinascita e riscoperta delle proprie potenzialità, niente di nuovo", in realtà è tutt'altro, è brutalmente reale nella sua discesa nella paranoia e nell'ossessione. I tentativi di uscire nel mondo si trasformano in goffi espedienti destinati a fallire. Un rapporto riallacciato per caso con una fidanzata del liceo degenera rapidamente in stalking. Le menzogne si moltiplicano. I piani vanno a pezzi.

Lo stile è "a la Chuck Palahniuk", seguendo il flusso di pensieri, più o meno frammentati e caotici in base alla situazione. La ripetizione fa un grande lavoro nel creare l'atmosfera giusta, le ricette dei sofficini, i nomi delle playmate, lunghi elenchi.

È un libro che fa paura per quanto sia vicino a molte realtà che vedo e vivo. Forse arriva più come un monito che come una storia di cui sorridere amaramente, ma è questo che lo rende così avvincente.

martedì 17 giugno 2014

Premiata ditta Sorelle Ficcadenti - Andrea Vitali

Siamo nel 1915, a Bellano, un paesino che potrebbe stare in qualsiasi zona di provincia italiana, ma che per caso si trova in Lombardia. La Stampina - lo stereotipo della pia donna che non perde mai una messa delle 6 del mattino - si confida con il parroco. Il suo figlio Geremia, un bamboccione da definizione, si è innamorato della classica femme fatale, Giovenca Ficcadenti, da poco piombata nel tranquillo paese, ed è convinto di volerla sposare, ad ogni costo.

La bellissima Giovenca e la brutta sorella Zemia hanno aperto una merceria in paese, la Premiata ditta Sorelle Ficcadenti del titolo. Perché è premiata? E da chi?
Da queste domande partono una serie di indagini, pettegolezzi, voci. Da parte del prete, della Stampina, della perpetua che non riesce mai a saperne abbastanza, dei carabinieri.
Ognuno di questi attori è soggetto ai limiti della sua condizione. Il prete ha i limiti morali che gli impediscono di mentire per avere informazioni, le forze dell'ordine hanno vincoli legali, la perpetua ha la sua immagine di riservatezza da mantenere.
L'atmosfera di paese è resa perfettamente, mentre si seguono voci e scoperte che rimbalzano e passano da bocca ad orecchio, sempre confidenziali, sempre destinati a smorzarsi ma senza che succeda davvero.

In parallelo ci viene raccontata la storia di Giovenca, a partire dal suo primo matrimonio, seguendola per tutta la serie di vicende che la portano ad aprire la merceria, e da ultimo ad accettare le attenzioni di un Geremia molto al di sotto delle sue possibilità.

C'è una grande ironia ed un ancor più grande simbolismo in queste pagine, che si divorano letteralmente per il desiderio di sapere di più, sempre di più, perché non c'è capitolo che non lasci qualche dettaglio importante in sospeso (che spesso non viene riproposto direttamente mai più, lasciando al lettore il compito di ricostruirlo da eventi successivi).

Il finale sembra un po' affrettato, non all'altezza del dipinto di passato e presente sovrapposti che si è creato una scena alla volta. Forse non all'altezza di personaggi che sono davvero vivi, nella loro innocua banalità di paese, che permette a tutti di associar loro un volto che risponde perfettamente all'immagine proposta.

lunedì 9 giugno 2014

La carta più alta - Marco Malvaldi

Torniamo nel BarLume per il quarto caso del nostro barrista (sic) Massimo e dei suoi vecchini di fiducia.

Dopo un omicidio classico ed esplicito, un omicidio mascherato da incidente, un omicidio che proprio omicidio non era, dobbiamo iniziare a spulciare la nostra raccolta di Agatha Christie per controllare quali altre strutture abbia inventato. Ah, ecco! il Cold case! Il caso da lungo archiviato che per ragioni più o meno banali viene riaperto, e grazie ad una serie di coincidenze ed intuizioni viene completamente reinterpretato!

Ancora di più in questo quarto libro, la trama si sarebbe adattata meglio ad un racconto lungo. Il tipo di struttura l'avrei visto benissimo applicato ad un racconto dei Vedovi Neri di Asimov, con un ospite che racconta il suo caso e tutti i dettagli che conosce, una successiva analisi per esclusione fatta durante il pasto e quindi il fidato Henry che ha l'idea geniale ma meno intuitiva che spiega tutto razionalmente e può essere verificata da una singola informazione, ottenuta con una telefonata. La struttura è esattamente quella, ma raccontata con molte più energie sprecate, con forzature come l'incidente di Massimo che non ha alcun ruolo a parte metterlo con una scusa in ospedale per un paio di settimane sotto le cure - toh, che caso - del medico che poteva aiutarlo con una serie di informazioni essenziali (non si fa, non si fa!)

Almeno la qualità dei dialoghi dei vecchini pisani, che esistono solo per fare ambientazione locale ed ispirare simpatia ai lettori pisani, sono migliorate di qualità. Mi immagino Malvaldi appostato con dei baffi finti e degli occhiali scuri in un angolo della Tazza d'Oro, con un taccuino su cui annotare ogni commento salace urlato con la discrezione del posto.

mercoledì 28 maggio 2014

Il re dei giochi - Marco Malvaldi

Arrivati al terzo volume della serie del BarLume, Pineta inizia a diventare una sorta di Cabot Cove della Toscana, dove inizia ad essere pericoloso vivere per l'alto tasso di mortalità tipico dei gialli. Ovviamente tutti omicidi.

Penso che quel che fa sempre tornare ai libri di Malvaldi sia anche la brevità, ci sono dei tempi morti ma sono quasi sempre giustificati, o servono ad inquadrare delle situazioni utili (seppur in questo caso siano troppo rivelatori).
Delle storie semiavvincenti di lunghezza modesta, un paio d'ore di letture, è spesso esattamente quello di cui si ha bisogno per rilassarsi senza lasciare un senso di incompiutezza per aver dovuto interrompere una storia. Ti immergi, segui Massimo, Tiziana, i vecchini toscani nell'indagine, risolvi il caso autonomamente, perché come sempre il colpevole è l'unico personaggio che sembra essere messo nella storia senza uno scopo, più volte, insistentemente. A questo punto ci si sente intelligenti ed appagati.

Non ho amato molto la lunga parentesi politico-elettorale, troppo involuta ed irrilevante, con allusioni a fatti di cronaca reale che rendono Il re dei giochi già poco leggibile dopo pochi anni, figuriamoci fra qualche lustro...

Le parentesi con le spiegazioni di probabilità fanno un po' rabbrividire, ma quando mai abbiamo visto la matematica usata propriamente in narrativa?

giovedì 22 maggio 2014

Il gioco delle tre carte - Marco Malvaldi

Seconda possibilità per Malvaldi, e se l'è giocata meglio che con il racconto precedente nella serie del BarLume, La briscola in cinque.

La lettura scorre meglio, gli influssi di pisanità si sentono molto meno e soprattutto non sono fondamentali per la vena umoristica del libro ("ahah, che ridere, lo spirito toscano" funziona solo tra toscani, per tutti gli altri è una sofferenza).

Ho apprezzato molto che, al contrario del precedente, questo fosse un giallo onesto e ben congegnato. Gli indizi utili ci sono tutti, più o meno evidenti, e non ci viene tenuto nascosto nulla di utile per lo scioglimento del mistero.

Le spiegazioni tecniche forzate per farci capire il nodo della storia sembrano un po' forzate. Non c'era davvero un modo per evitare di spiegarci il funzionamento di un computer? Penso che i lettori siano divisi tra "chi già lo sa" e "chi non lo sa e sicuramente non lo impara da questo libro", quindi sarebbe stato più sano glissare.

Continuo a trovare poco utilizzati i vecchini al bar che identificano questa serie. Sono ancora poco utili ed appena utili come spalla comica, o per dare l'imbeccata involontaria che illumina il loro barista facendogli risolvere il mistero.

martedì 22 aprile 2014

Una peccatrice - Giovanni Verga

Non sono un fan di Verga, ma ogni tanto ti capita in mano un libro e non puoi fare a meno di leggerlo, per qualche ragione.

La storia di Una peccatrice è classica e semplice, Pietro si innamora di Narcisa, Narcisa non lo vuole, è sposata, lo rifiuta sdegnosamente. Pietro scrive un dramma dal successo esplosivo, Narcisa lo vuole. Pietro smette di amarla, Narcisa si uccide, lui diventa mediocre senza ispirazione.

Ora, non ci sarebbe niente di male in questa storia, i personaggi sono scolpiti molto bene nel primo terzo di libro (compreso un amico di Pietro col suo ruolo, seppur sparisca senza preavviso ad un certo punto), ognuno con le sue passioni, fissazioni, famiglie. Ma Verga (avevo dimenticato) ha un terribile feticcio per "i vinti", quindi anche se i brani di storia positiva, di evoluzione dei personaggi, di crescita, sono spigliati, piacevoli, scritti in maniera incredibile, tutto si dimentica alle 5 pagine di precisa descrizione della depressione, lacrime e angoscia di vivere, descritte in ogni scricchiolio del pavimento o ronzare di mosca, che a saperlo fare bene magari si diventa maestri di genere, ma in questo caso è solo sofferenza per il lettore...

Lo stile vorrebbe essere impersonale, e ci riesce quasi fino alla fine, ma poi no, Verga crolla. "Non posso descrivere abbastanza bene le sofferenze, con questa prosa impersonale!" ed ecco arrivare una lettera lunga un terzo dell'intero romanzo in cui Narcisa in prima persona ed in maniera oscenamente poco realistica per una lettera, spiega quanto soffra perché Pietro si allontana da lei e descrive in ogni dettaglio (che neanche le amiche in un flick chick l'avrebbero tollerata) cosa è successo, l'inflessione della sua voce, come abbia voluto uscire di casa quel giorno e delle ragioni nascoste per cui forse ha voluto uscire.

Le opere giovanili forse le chiamano così per una ragione, dovrebbero avere il bollino rosso con le indicazioni d'uso!

venerdì 28 marzo 2014

Né con te né senza di te - Paola Calvetti

Né con te né senza di te, journal.

La storia è semplice, lineare. Vera e Luca vengono trovati morti all'inizio del libro. Un omicidio suicidio senza una causa apparente, e noi ripercorriamo la loro relazione raccontata nel passato dalla stessa Vera, nel presente da Francesco, un suo amico che segue le indagini nel doppio ruolo di testimone e di giornalista.

Il romanzo non sarebbe neanche male, mi piace la narrazione in tempi diversi contemporaneamente, il fatto che sia contaminata da verbali, email, scritti dei personaggi. Fa molto atmosfera.

Il problema vero è che il vero protagonista non è uno dei personaggi. Il vero protagonista è l'autrice, Paola Calvetti (da ora, in breve, MestessaIoMe).

MestessaIoMe non perde occasione per far pesare la sua presenza. Stai per essere coinvolto in una scena? Ecco una mitragliata di ardite metafore.
Stai per farti delle domande, per capire davvero lo stato d'animo di un personaggio? MestessaIoMe ci propina proprio ora mezza pagina di riflessioni su come la luce della luna si rifletta sul budino alle pesche.

In uno qualsiasi degli articoli "6 suggerimenti per scrivere decentemente" o variazioni sul tema, uno dei consigli di base è "lascia che il lettore capisca spontaneamente quel che succede, non forzarlo ad assimilare pagine e pagine di dati e background in maniera innaturale".

MestessaIoMe ha un ego ed un bisogno di protagonismo che D'Annunzio sarebbe stato fiero di lei e forse un po' invidioso. Il suo editor deve aver avuto una gran paura di lei, per non tagliare metà del testo, per salvarlo!

domenica 23 marzo 2014

La briscola in cinque - Marco Malvaldi

Non avevo mai letto nulla di Malvaldi, ho provato ad andare per ordine, ma forse non è stata una grande scelta.

Il racconto si legge bene, è piacevole, la storia è ben strutturata ed il giallo è onesto, non nasconde nulla al lettore.

Le pecche:

Il pisano. Sento già troppo pisano nel mondo, doverlo leggere anche nei libri mi disturba un po'. Non è al livello dell'illeggibile Camilleri col siciliano, ma è comunque stonato. Non amo troppo i gialli "ambientati" ad ogni costo, mi piacciono i puzzle astratti.

L'eccessiva semplicità della storia. C'è un unico indizio, una caratteristica fisica che viene notata in maniera rimarcata in due soli personaggi. Di una di queste due si sospetta per tutto il libro, dell'altra no. Chissà dove si va a parare per il colpo di scena.

I poliziotti goffi ed un po' ingenui che senza l'aiuto dell'astuto protagonista riescono solo a fare danni e sono più interessati a nascondere la loro incapacità che a risolvere un caso? Neanche nelle peggiori soap italiane.

Però darei un'altra chance a Malvaldi, sembra aver avuto un grande successo, e non me la sento di giudicarlo solo in base al romanzo d'esordio.
L'idea di usare i vecchini al bar per sviluppare delle storie da giallo classico, senza tecnologia, mi sembra molto astuta ed azzeccata, penso ci sia molto molto potenziale.

domenica 2 marzo 2014

Il palio delle contrade morte - Fruttero & Lucentini

Il palio delle contrade morte, journal.

Stimo molto Fruttero e Lucentini, ma Il palio delle contrade morte è una grande enorme delusione.
Questo libro è poco inquadrabile, lo stile è onirico e confuso, ma la storia si rivela essere una via di mezzo tra una guida turistica per il palio di Siena ed un giallo.
L'idea della trama è notevole e promettente: a Siena esistono sei contrade morte, la cui area urbana è stata smembrata qualche secolo fa e divisa tra le 17 contrade sopravvissute. Queste contrade morte sono tradizionalmente rappresentate durante il palio da sei cavalieri a volto coperto.

In questo romanzo, la coppia di protagonisti, corrotta e manipolata da sei personaggi ambigui ed impenetrabili, è spettatrice - in una casa isolata di campagna - dell'uccisione di un fantino del palio, [[[che i rappresentanti delle contrade morte vogliono che corra per loro, perché anche se invisibili hanno continuato a correre insieme a tutti gli altri partecipanti, anno dopo anno.]]]

Questa idea, di base, mi sembra veramente bella e potente, ma è stata sviluppata con uno stile terrificante. Il racconto salta tra lo svolgimento della corsa e gli avvenimenti di qualche giorno prima nella villa in campagna, ma tutta la parte della corsa sembra un copiaincolla da wikipedia, se ci fosse stata wikipedia all'epoca, con lunghe spiegazioni tecniche e fronzolose, annotazioni storiche, dettagli che appesantiscono la storia. Letteralmente in questa linea temporale, non succede niente di niente, mentre l'altra è solo incredibilmente prolissa. Circa due terzi del libro un buon editor li taglierebbe senza pietà, a maggior ragione quindi mi stupisco che Fruttero e Lucentini non se ne siano resi conto!

Altra nota dolente: abuso di parentesi, parentesi ovunque, ossessivamente, nei lunghi monologhi interiori ripetitivi, una riga nei momenti fortunati. Come se già la narrazione non fosse lenta e straziante, parentesi che la rallentano ulteriormente, che complicano lunghi ed intricati paragrafi senza uno scopo preciso.

Non leggete questo libro. Solo se siete grandi fan degli autori e volete poter dire di aver letto tutto quel che hanno prodotto, ma anche in quel caso, sappiate che ci resterete molto molto male!