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martedì 8 maggio 2018

È ricca, la sposo e l'ammazzo - Jack Ritchie

Non conoscevo Jack Ritchie e non mi spiego perché. Nella presentazione c'è una sua citazione, in cui dice che se avesse scritto lui Guerra e Pace, sarebbe entrato sul retro di una cartolina senza perdere nulla del contenuto. Mi sembrava un'esagerazione. Dopo aver finito questa raccolta potrei quasi credergli.
Ogni racconto si regge su una singola semplice idea. Un meccanismo semplice, qualcuno che scappa, qualcuno che pianifica un crimine. A volte il protagonista è un criminale, a volte un truffatore, a volte una vittima, ma è sempre una persona intelligente oltre ogni limite, un passo avanti in astuzia e pianificazione rispetto a tutti quelli che lo circondano, incluso il lettore in gran parte dei casi.
Non ci sono sbavature, i piani funzionano e quando non funzionano è una scelta deliberata, un cambimento in corso d'opera per assecondare delle nuove priorità (come succede nel racconto che dà il nome alla raccolta, forse il più famoso per via dell'adattamento cinematografico).
Non guasta che in questi piccoli rompicapo perfetti, ci dipinga un'America vintage che va a pescare in quel nostro immaginario complesso dei film degli anni '50 e '60, un'America fatta di paesini, lavoratori, piccole aziende a conduzione familiare in cui il sogno americano è ancora vivo, tutti si vogliono far strada nella vita con intelligenza, fatica e lavoro. Qualcuno ci riesce a discapito degli altri, e in questi fallimenti, in queste crepe nel sogno si infilano i personaggi di Ritchie per trarne il massimo beneficio con il minimo rischio.
Non ci sono racconti sottotono, non ci sono un Racconto e una coda di qualità inferiore. Forse perché c'è stata a monte una selezione feroce su una produzione vasta, forse perché Ritchie riesce a garantire questa qualità costante, non lo so e non mi importa, visto il risultato finale.

sabato 6 febbraio 2016

Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone - Dale Furutani

Il dottor Watanabe ospita uno strano viaggiatore, Sigerson, un esploratore norvegese con modi da londinese e dagli strani interessi.
Sherlock Holmes c'è tutto, anche se in una versione strana di se stesso. Risolvere casi in una cultura aliena come quella giapponese - peggio, la cultura giapponese dell'epoca Meiji - lo mette alla prova, lo costringe a capire usanze diverse e (a volte) illogiche.
Gli enigmi con cui ha a che fare sono molto più semplici di quelli classici a cui Sherlock Holmes ci ha abituati, spesso il lettore scopre con gioia la soluzione ancor prima che i nodi vengano sciolti completamente, grazie alla prospettiva giapponese del narratore, il dottor Watanabe.

Lo stile di Dale Furutani c'è tutto. L'ho apprezzato più in questa raccolta di racconti che nei romanzi, perché gli hanno permesso di saltare liberamente dagli ambienti europei a quelli giapponesi, dai bassifondi alle botteghe alle case nobiliari, senza mai doversi fermare.

Una parola di lode va spesa per la traduzione, meravigliosa, opera degli "allievi della scuola di Specializzazione in traduzione editoriale Tuttoeuropa, Torino", coordinati da Paola Mazzarelli.
Cosa conservare a cosa tradurre della terminologia giapponese non era facile, e il risultato è eccellente, non fa mai sentire spaesati ma non si perde una virgola dell'atmosfera.
Per la prima volta poi, una partita a go viene descritta con un lessico appropriato e senza gaffe nel parlare di pietre, di handicap, di gradi.

sabato 8 novembre 2014

La storia fantastica - William Goldman

Ripubblicato come La principessa sposa - William Goldman, da Marcos y Marcos.

Quel che mi ha stupito di questo romanzo è la incredibile e totale fedeltà del film omonimo. Deve essere uno dei pochi e rari casi in cui si eguagliano le due versioni.

Il narratore è il bambino che ascolta la storia, ormai adulto e scrittore di professione, che cerca per suo figlio il libro che lo faceva sognare da bambino.
Trovato il tomo, raro e semisconosciuto a gran parte dei librai, si scontra con la terribile realtà, che si trattava di un grosso tomo di storia Fiorinese e satira politica, da cui il padre estraeva sapientemente le poche parti avventurose ed entusiasmanti.

Così ci ri-racconta la storia, guidandoci con le sue note nel corso della riduzione, facendo meta-ironia sulle parti ironiche che non ci racconta e che fanno da simpatico siparietto per sdrammatizzare e spezzare la tensione nei momenti cruciali del'avventura.

Per chi ha amato La storia infinita, questo romanzo (pubblicato sei anni prima) è una lettura obbligata. Ci sono molti spunti e idee che Ende riprende e con cui gioca liberamente, restando in dei confini molto simili a quelli autoimposti da Goldman; quelli di una fiaba ricca di problemi reali che non sfociano mai in un fantasy esplicito.