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mercoledì 4 marzo 2015

Il telefono senza fili - Marco Malvaldi

Finalmente ho letto l'ultima avventura del BarLume, dopo aver comprato il libro al Pisa Book Festival 2015 con la speranza di aggiungerla alla mia (miserella) collezione di libri autografati dall'autore, per rinunciare poche ore dopo, alla presentazione del libro, scontrandomi con un'Aula Fermi piena fino a rendere pericoloso entrare in un'atmosfera così priva di ossigeno.

Il telefono senza fili vuole essere un giallo classico, ma senza riuscirci completamente, la soluzione è macchinosa e troppo sporca di psicologia e tecnicismi per convincere davvero. Nessun vero assassino sceglierebbe un piano del genere, soprattutto non un assassino che da come viene presentato non è brillante e astuto.

La lettura è sempre piacevole, e sarei ben contento di comprare un libro di Malvaldi intitolato "400 pagine di Umarell al bar che si sfottono a vicenda e torturano il barrista", con un po' di vicenda umana e seguendo la vita di Massimo, magari seguendo la cronaca nera sui giornali ma senza veri delitti.

Magnifico il Giornalista del Tirreno, che avrà un significato solo per i lettori abituali del Tirreno, che ne possono apprezzare a pieno la seria e professionale (/ironia) attitudine. Proprio come nella vita reale sono i giornali che fanno abbastanza danni da creare le notizie.

lunedì 9 giugno 2014

La carta più alta - Marco Malvaldi

Torniamo nel BarLume per il quarto caso del nostro barrista (sic) Massimo e dei suoi vecchini di fiducia.

Dopo un omicidio classico ed esplicito, un omicidio mascherato da incidente, un omicidio che proprio omicidio non era, dobbiamo iniziare a spulciare la nostra raccolta di Agatha Christie per controllare quali altre strutture abbia inventato. Ah, ecco! il Cold case! Il caso da lungo archiviato che per ragioni più o meno banali viene riaperto, e grazie ad una serie di coincidenze ed intuizioni viene completamente reinterpretato!

Ancora di più in questo quarto libro, la trama si sarebbe adattata meglio ad un racconto lungo. Il tipo di struttura l'avrei visto benissimo applicato ad un racconto dei Vedovi Neri di Asimov, con un ospite che racconta il suo caso e tutti i dettagli che conosce, una successiva analisi per esclusione fatta durante il pasto e quindi il fidato Henry che ha l'idea geniale ma meno intuitiva che spiega tutto razionalmente e può essere verificata da una singola informazione, ottenuta con una telefonata. La struttura è esattamente quella, ma raccontata con molte più energie sprecate, con forzature come l'incidente di Massimo che non ha alcun ruolo a parte metterlo con una scusa in ospedale per un paio di settimane sotto le cure - toh, che caso - del medico che poteva aiutarlo con una serie di informazioni essenziali (non si fa, non si fa!)

Almeno la qualità dei dialoghi dei vecchini pisani, che esistono solo per fare ambientazione locale ed ispirare simpatia ai lettori pisani, sono migliorate di qualità. Mi immagino Malvaldi appostato con dei baffi finti e degli occhiali scuri in un angolo della Tazza d'Oro, con un taccuino su cui annotare ogni commento salace urlato con la discrezione del posto.

mercoledì 28 maggio 2014

Il re dei giochi - Marco Malvaldi

Arrivati al terzo volume della serie del BarLume, Pineta inizia a diventare una sorta di Cabot Cove della Toscana, dove inizia ad essere pericoloso vivere per l'alto tasso di mortalità tipico dei gialli. Ovviamente tutti omicidi.

Penso che quel che fa sempre tornare ai libri di Malvaldi sia anche la brevità, ci sono dei tempi morti ma sono quasi sempre giustificati, o servono ad inquadrare delle situazioni utili (seppur in questo caso siano troppo rivelatori).
Delle storie semiavvincenti di lunghezza modesta, un paio d'ore di letture, è spesso esattamente quello di cui si ha bisogno per rilassarsi senza lasciare un senso di incompiutezza per aver dovuto interrompere una storia. Ti immergi, segui Massimo, Tiziana, i vecchini toscani nell'indagine, risolvi il caso autonomamente, perché come sempre il colpevole è l'unico personaggio che sembra essere messo nella storia senza uno scopo, più volte, insistentemente. A questo punto ci si sente intelligenti ed appagati.

Non ho amato molto la lunga parentesi politico-elettorale, troppo involuta ed irrilevante, con allusioni a fatti di cronaca reale che rendono Il re dei giochi già poco leggibile dopo pochi anni, figuriamoci fra qualche lustro...

Le parentesi con le spiegazioni di probabilità fanno un po' rabbrividire, ma quando mai abbiamo visto la matematica usata propriamente in narrativa?

giovedì 22 maggio 2014

Il gioco delle tre carte - Marco Malvaldi

Seconda possibilità per Malvaldi, e se l'è giocata meglio che con il racconto precedente nella serie del BarLume, La briscola in cinque.

La lettura scorre meglio, gli influssi di pisanità si sentono molto meno e soprattutto non sono fondamentali per la vena umoristica del libro ("ahah, che ridere, lo spirito toscano" funziona solo tra toscani, per tutti gli altri è una sofferenza).

Ho apprezzato molto che, al contrario del precedente, questo fosse un giallo onesto e ben congegnato. Gli indizi utili ci sono tutti, più o meno evidenti, e non ci viene tenuto nascosto nulla di utile per lo scioglimento del mistero.

Le spiegazioni tecniche forzate per farci capire il nodo della storia sembrano un po' forzate. Non c'era davvero un modo per evitare di spiegarci il funzionamento di un computer? Penso che i lettori siano divisi tra "chi già lo sa" e "chi non lo sa e sicuramente non lo impara da questo libro", quindi sarebbe stato più sano glissare.

Continuo a trovare poco utilizzati i vecchini al bar che identificano questa serie. Sono ancora poco utili ed appena utili come spalla comica, o per dare l'imbeccata involontaria che illumina il loro barista facendogli risolvere il mistero.

domenica 23 marzo 2014

La briscola in cinque - Marco Malvaldi

Non avevo mai letto nulla di Malvaldi, ho provato ad andare per ordine, ma forse non è stata una grande scelta.

Il racconto si legge bene, è piacevole, la storia è ben strutturata ed il giallo è onesto, non nasconde nulla al lettore.

Le pecche:

Il pisano. Sento già troppo pisano nel mondo, doverlo leggere anche nei libri mi disturba un po'. Non è al livello dell'illeggibile Camilleri col siciliano, ma è comunque stonato. Non amo troppo i gialli "ambientati" ad ogni costo, mi piacciono i puzzle astratti.

L'eccessiva semplicità della storia. C'è un unico indizio, una caratteristica fisica che viene notata in maniera rimarcata in due soli personaggi. Di una di queste due si sospetta per tutto il libro, dell'altra no. Chissà dove si va a parare per il colpo di scena.

I poliziotti goffi ed un po' ingenui che senza l'aiuto dell'astuto protagonista riescono solo a fare danni e sono più interessati a nascondere la loro incapacità che a risolvere un caso? Neanche nelle peggiori soap italiane.

Però darei un'altra chance a Malvaldi, sembra aver avuto un grande successo, e non me la sento di giudicarlo solo in base al romanzo d'esordio.
L'idea di usare i vecchini al bar per sviluppare delle storie da giallo classico, senza tecnologia, mi sembra molto astuta ed azzeccata, penso ci sia molto molto potenziale.