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lunedì 1 novembre 2021

L'uomo che uccise Getulio Vargas - Jô Soares

 


Di Jô Soares avevo già letto Un Samba per Sherlock Holmes e sono stato felice di trovare un altro suo romanzo tradotto.

L'umorismo e lo stile sono sempre gli stessi. Una conoscenza intima del mondo e della storia, un occhio critico verso la società e un protagonista surreale che salta costantemente tra realtà e finzione, facendo danni, creando la storia tra una capriola e un incidente.

Un libro da leggere con wikipedia aperto di fianco per le cento volte in cui ci si domanda se quel che sta succedendo sia storia o sia finzione, perché più si prosegue con la lettura e con le avventure del nostro assassino con due indici (utili per premere meglio il grilletto, teoricamente) più i dubbi aumentano.

Molto azzeccato e divertente anche lo stile di finto reportage, con foto d'epoca opportunamente reinterpretate (o truccate?) per mostrare il coinvolgimento del protagonista nella storia, nel suo peregrinare alla ricerca di un dittatore da assassinare per coronare la sua missione.

venerdì 5 febbraio 2021

Il racconto dell'isola sconosciuta - José Saramago

 


Premesse da fiaba classica, con un re, delle procedure di corte, una struttura gerarchica e protocollare vagamente comica e da affrontare. Molto divertenti e piacevoli.
Purtroppo finiscono in una lunga discesa nelle riflessioni filosofiche che perdono completamente di vista la storia iniziale che sembrava semplice e ingenuamente infantile, come piace a me.
Sul formato del racconto breve poi, i dialoghi non spezzati di Saramago diventano un pantano da leggere. Normalmente ci si abitua nelle prime trenta pagine e poi diventano sopportabili, qua c'è solo la fatica.
Meh.

martedì 7 luglio 2020

Lo stadio di Wimbledon - Daniele del Giudice


Italo Calvino lesse questo libro e lo definì "insolito".
Posso solo confermare questa impressione.
Lo stadio di Wimbledon racconta di un viaggio di esplorazione, alla ricerca di memorie e storie di Bobi Bazlen, un letterato triestino, critico letterario e frequentatore dei circoli letterari più importanti. Il protagonista lo segue esplorando Trieste e cercando le persone che lo conoscevano più intimamente, ascoltando storie e mettendo lentamente insieme i pezzi di questa figura, facendo emergere uno scrittore che non scrive, uno scritto di persone e non di testi, a cui tutti fanno riferimento ma che evita per tutta la vita i riflettori.
Siamo in un'epoca pre-internet, pre-informazione, dove la ricerca è fatta di attese, appuntamenti, campanelli e case sconosciute. Metà dell'esperienza sono le persone che si incontrano, i salotti in cui ci si accomoda, i bar in cui si aspetta, e Simone del Giudice non ce ne risparmia neanche uno, non molliamo il suo alter ego neanche per un passo. Così vicini eppure così distaccati grazie allo stile quasi asettico dell'autore.
La lettura (o meglio, l'ascolto su Ad Alta Voce), mi ha lasciato un certo amaro in bocca, un senso di incompiutezza. Non c'è un punto di arrivo, solo una lenta consapevolezza che non tutto ha un senso, che le persone sono complicate, che i rapporti umani sono una matassa fuori controllo che qualcuno riesce a gestire meglio di altri, ma mai completamente.
Buona parte del colore del libro sono i luoghi, Trieste, Londra. Descritti in maniera così analitica e razionale da poter seguire su una mappa ogni spostamento. Penso che leggere Lo stadio di Wimbledon conoscendo i luoghi di cui parla sia un'esperienza completamente diversa.

giovedì 14 dicembre 2017

La strana biblioteca - Haruki Murakami




Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.

Siamo in campo commerciale, Murakami va di moda? Seguamo il "modello Vitali", iniziamo a fargli sfornare racconti pubblicandoli singolarmente, tanto il nome vende.
Neanche le ottime illustraizoni di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, riescono a salvare questo librino.
Ci sono le atmosfere di Murakami, le fanciulle oniriche che salvano il protagonista, l'uomo pecora, dei cattivi dalle motivazioni vaghe quanto minacciose, ma la storia? No, non c'è neanche un tentativo di dare un senso a quel che succede. Possiamo metterci tutti i simbolismi e significati nascosti che vogliamo, ma sarebbe mentire a noi stessi pur di giustificare il nostro autore beniamino.
Ragazzino va in biblioteca a chiedere della raccolta nelle imposte nell'impero bizantino, ragazzino viene chiuso in una cella a leggere sull'argomento, il cattivo berrà il suo cervello, l'uomo pecora gli porta ciambelle, la ragazza misteriosa cibo di lusso. Scappano tutti insieme, trovano il cattivo, un incubo d'infanzia e la ragazza-merlo che lo salva. Fine.
Un paragafo finale ambiguo, non è chiaro se sia parte della storia o una dedica, ci fa pensare che sia dedicato alla memoria della madre di Murakami, magari c'è un'esperienza personale o qualcosa di ermetico che ci sfugge, ma no, aspetterò i romanzi dove almeno posso fingere che ci sia un senso dietro alle storie di Murakami e bearmi nelle speculazioni.

sabato 3 settembre 2016

Valentino - Natalia Ginzburg

«Parte dal trito, dal logoro della vita quotidiana; e, mentre ne sottolinea l'assenza, vi costruisce sopra una stilizzata ed ironica favola. Ma codesta professione di ingenuità surreale non obbedisce, nelle sue intenzioni, a un partito preso dell'intelligenza. Ricorrendo alle sue dolci e incantate macchiette, la Ginzburg vuol identificarsi con il senso stesso, assurdo e doloroso, della vita».

Natalia Ginzburg affronta dei temi delicati in questo romanzo breve.

Valentino è la storia di una famiglia, come è caro all'autrice. Un padre devoto, due figlie e il figlio maggiore, Valentino appunto.

Valentino è destinato a grandi cose, a una brillante carriera di medico, e tutte le risorse familiari finiscono investite sul suo futuro, a costo di privare tutti anche dei beni di prima necessità.
Valentino è bello, biondo, vanesio, ama i begli abiti, la bella vita, le ragazzette giovani e superficiali, ma decide di sposare Maddalena, una donna ricca e brutta che si prodiga per lui e la sua famiglia.

Da qui la storia vira su temi insoliti, si allude a Kit, un suo amico intimo di lunga frequentazione, all'insoddisfazione della moglie Maddalena. La sorella minore Caterina, la voce narrante, viene fortemente spinta verso un matrimonio verso questo amico, per tenerlo legato alla famiglia, ma la promessa viene spezzata e Kit si suicida disperato.

L'omosessualità di Valentino, fonte del suo disagio, non viene mai affrontata apertamente, né discussa. E' sepolta in profondità nel racconto, così come è sepolta in profondità nella società di cui si parla.

Tutto torna insieme nella triste battuta finale di Maddalena, ormai separata: "Avrei sopportato qualunque cosa, qualunque storia con una donna. Ma non questa cosa qui", che svela il cuore del conflitto coniugale.

Valentino è uno dei racconti più anonimi di Natalia Ginzburg e allo stesso tempo tra i più significativi per il messaggio che prova a portare in un'epoca in cui pochi scrittori si esponevano così platealmente nel parlare dell'omosessualità nei suoi aspetti di dramma personale da vivere.

sabato 27 agosto 2016

Le piccole virtù - Natalia Ginzburg


Undici testi tra autobiografia e saggio. Undici modi di «sentire» fatti, cose, gesti, voci.
Tutti i romanzi di Natalia Ginzburg sono in qualche modo autobiografici, Le piccole virtù è il primo che incontro a esserlo esplicitamente.

Gli undici capitoli, slegati tra loro, dipingono una vita intera grazie a dettagli e piccoli aneddoti, persone importanti della sua vita, riflessioni sulla società e sull'educazione.

Ho trovato speciale e toccante il brano dedicato al Ritratto di un amico, in cui crea questa immagine di uno scrittore solo e in lotta con il mondo. Solo la (celebre) morte in una camera d'albergo di fronte alla stazione di Porta Nuova, a Torino, mi ha fatto unire tutti i puntini identificandolo come Cesare Pavese. Sarebbe un brano da leggere, studiando Pavese, per lo spessore umano che aggiunge allo Scrittore, visto come entità da sezionale in temi e periodi e stile e influenze.

Natalia Ginzburg sfocia quasi nel comico, un pezzo di stand-up comedy di grande impatto, Io e lui, con un confronto spietato tra lei e il marito, con interessi, obiettivi, passioni, approcci radicalmente diversi e spesso contrapposti. Quasi nel comico e non completamente, perché c'è un pronfodo affetto nascosto sotto le scene improbabili che racconta.

Un grande tema che attraversa tutti i brani di questa raccolta è quella della passione, del seguire le passioni, del coltivarle, di come si riflettono su chi ci sta attorno facendolo reagire diversamente alla nostra presenza.

mercoledì 10 agosto 2016

Le voci della sera - Natalia Ginzburg

In questo romanzo, scritto durante il soggiorno di Natalia Ginzburg a Londra e uscito per la prima volta nel 1961, è racchiuso il senso delle storie di famiglia: la presenza degli anziani e il venir su dei giovani, quel loro crescere diversi da quanto ci si sarebbe aspettato, l'allacciarsi e il mutare degli amori, delle amicizie e delle antipatie, tutte cose che l'autrice esprime con un ardore senza uguali e un'assorta caparbietà, quasi per sottrarle alla devastazione e alla perdita. Come in una lunga saga familiare i personaggi e le vicende si svelano con uno stile spoglio. Della taciturna ragazza che scrive in prima persona soffriamo le speranze e le delusioni senza una riga di commento o giudizio o introspezione. È il modo di raccontare della Ginzburg, fedele al rigore delle notazioni oggettive, attento a riportare le battute di un dialogo, la cadenza di una frase.
Le voci della sera ha uno stile ancora più spoglio di quanto non associassi alla penna di Natalia Ginzburg. In questa piccola saga familiare i personaggi ci vengono presentati uno a uno, ordinatamente, e altrettanto ordinatamente ognuno trova un suo posto preciso, in un equilibrio perfettamente giustificato da tutto il suo passato, le sue aspirazioni e le sue relazioni.

Gli uomini che sembrano prendere le grandi decisioni, sono personaggi molto vuoti, che si lasciano trascinare dagli eventi, ma è ben nascosto questo fenomeno. Le donne hanno uno spessore maggiore, soprattutto quelle giovani e con una buona prospettiva sul mondo, spesso contrapposte a madri o zie dai discorsi vuoti, che evocano lo spirito delle chiacchiere da salotto piemontese.

C'è una grande pacatezza in questo romanzo, mai confusa con la rassegnazione.

mercoledì 20 luglio 2016

1q84 - Haruki Murakami

1984, Tokyo. Aomame è bloccata in un taxi nel traffico. L'autista le suggerisce, come unica soluzione per non mancare all'appuntamento che l'aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma, sibillino, aggiunge di fare attenzione: "Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola". Negli stessi giorni Tengo, un giovane aspirante scrittore dotato di buona tecnica ma povero d'ispirazione, riceve uno strano incarico: un editor senza scrupoli gli chiede di riscrivere il romanzo di un'enigmatica diciassettenne così da candidarlo a un premio letterario. Ma "La crisalide d'aria" è un romanzo fantastico tanto ricco di immaginazione quanto sottilmente inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo. L'incontro con l'autrice non farà che aumentare la sua vertigine: chi è veramente Fukada Eriko? Intanto Aomame (che pure non è certo una ragazza qualsiasi: nella borsetta ha un affilatissimo rompighiaccio con cui deve uccidere un uomo) osserva perplessa il mondo che la circonda: sembra quello di sempre, eppure piccoli, sinistri particolari divergono da quello a cui era abituata. Finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l'unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84. Ma capisce anche un'altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi.
Quella di 1Q84 è una recensione difficile.

È il libro più Murakami che abbia letto, in ogni senso. Ci sono tutti i grandi temi, le sette oppressive, il mondo parallelo e misterioso, l'amore che spinge insieme due personaggi inizialmente lontani e uniti solo da un filo sottile, la musica che lega tutto.

Però è troppo Murakami, anche se non lo credevo possibile.

Vediamo scolpire nel giro di mille pagine dei personaggi di uno spessore incredibile, Aomame, Tengo, Ushikawa. Sappiamo tutto di loro, come una grande tavola piena di piatti da portata che vengono scoperti uno alla volta, molto lentamente. Però prima di poter mangiare, quando il nostro stomaco brontola furiosamente per l'attesa, Murakami tira via la tovaglia da sotto e rovescia tutto, lasciandoci a contemplare il cibo spiaccicato a terra e domandarci se il sapore fosse davvero buono e incredibile come immaginavamo.

Restano troppi interrogativi in sospeso che il lettore fedele non si merita. Di chi è figlio Tengo? Chi è l'amante della madre? Dov'è finita Fukaeri? Chi diamine sono i Little People, cosa vogliono, perché? Ognuno leggendo svilupperà la sue ossessioni che vorrà veder chiarite per essere deluso in maniera personale.

Murakami non ci spiega nulla. Nulla. Tutte le informazioni utili arrivano in un unico capitolo in cui il leader parla per venti pagine in un unico grosso infodump in cui spiega le meccaniche delle crisalidi d'aria e della setta. Quel capitolo è un modo per orinare copiosamente su tutti i fanatici dello "show, don't tell" per poi ridere sguaiatamente del loro sgomento.

Riassumento: adorerete i personaggi, le divagazioni, le atmosfere; soffrirete vedendoli danzare e avvicinarsi a più riprese. Ma non aspettatevi soddisfazione.

domenica 29 maggio 2016

Althénopis - Fabrizia Ramondino

Althénopis è una scelta insolita per "Ad alta voce". Un romanzo con molta poca storia, pochi eventi, che si presta apparentemente male al formato di audiolibro, soprattutto se spezzato in molte parti. Nonostante questo, la sua struttura "destrutturata", con scene svincolate tra loro, salti inspiegabili temporali e di luoghi descritti, salvano la situazione.

Althénopis non è un romanzo vero è proprio, è un'ambientazione familiare lunga duecento pagine, in cui si presentano una quantità abnorme di personaggi vivi, colorati, rumorosi, che fanno il loro ingresso pieni di dettagli e stravaganze per sparire appena chiuso il loro paragrafo.

Il filo conduttore è il rapporto tra la protagonista, alterego di Fabrizia Ramondino, e la madre. Un rapporto che si sviluppa nel dopoguerra della provincia di Napoli (l'Althénopis del titolo), in una famiglia di piccola nobilità decaduta che poco alla volta si adatta alla nuova condizione sociale, taglia tutto il possibile, finisce in rovina, soccorsa dalla famiglia allargata.

Tramite il rapporto con la madre viviamo questo cambiamento sociale in cui le nuove generazioni sempre meno si sentono davvero separate da un popolo più rozzo e meno dignitoso, si mischiano come fanno tutti i bambini ma non vivono mai la fase di distacco come la generazione precedente.

Non avrei mai letto questo libro spontaneamente, intimorito dal tema intimo e dalla "napoletanità" dell'autrice (che in realtà non traspare mai nello scritto), ma non mi pento del tempo passato ad ascoltarlo. E' una piccola gemma della letteratura italiana.

lunedì 28 marzo 2016

Un artista del mondo fluttuante - Kazuo Ishiguro

È possibile scrivere in inglese un libro tipicamente intrinsecamente giapponese? Sì, se sei Kazuo Ishiguro.

L'artista del mondo fluttuante del titolo è l'Ukiyo-e, una lettura alternativa può essere un molto meno poetico "uno stampatore". Questo confronto può dare una vaga idea di quanto complicata sia l'immagine dell'artista nella cultura giapponese.

Un artista del mondo fluttuante è una riflessione sul Giappone del dopoguerra e sul significato sociale della reputazione di un individuo, declinata in ogni sua sfumatura sociale.

Masuji Ono è un pittore ormai in pensione che ripercorre le varie tappe della sua vita, gli anni trascorsi col suo maestro, gli impegni politici, l'acquisto della casa in cui vive, fino alla storia recente con le trattative di matrimonio per le figlie. In oguno di questi passi la sua reputazione immacolata ha giocato un ruolo chiave, in positivo o in negativo, costringendo a riflettere sugli effetti imprevisti che ha avuto sulle persone che lo circondano, quando non era consapevole di quanto fosse influente sull'ambiente colto che lo aveva accettato.

Ono fatica a riconciliarsi con la sua reputazione in calo, a come il suo lavoro in origine patriottico venga visto con occhio negativo e il mondo in generale lo veda con occhi diversi e più critici, fino ad andare a toccare le trattative di matrimonio della figlia. Questa scoperta lo costringe a cercare persone del suo passato, alcune cadute in disgrazia indirettamente a causa sua, portandolo infine ad accettare la sua vita nella sua interezza, senza rimpianti.

Complice una traduzione stupenda di Laura Lovisetti Fuà, che ricrea ancor di più lo stile dei romanzi classici giapponesi, immergendoci in un'atmosfera perfetta, Ishiguro spiega un Giappone sempre oscuro a chi non l'ha vissuto, mostrando una consapevolezza incredibile dei suoi meccanismi, per un autore che se ne è allontanato sin dall'infanzia.

Un artista del mondo fluttuante non si legge agevolmente, non succede molto e l'attenzione cala. Penso vada affrontato come un saggio più che come un libro di narrativa, dosandolo accuratamente per riuscire ad apprezzarlo.

domenica 9 agosto 2015

Le canzoni di Narayama - Shichiro Fukazawa

Shichirō Fukazawa ci porta in un Giappone di provincia, isolato e autosufficiente in ogni piccola comunità, per necessità e non certo per scelta.
Fukazawa ci parla di una madre preoccupata per il figlio rimasto vedovo e divista tra i due grandi doveri rimastele da adempiere nella vita, trovargli una moglie il prima possibile, cercando e contrattando con il villaggio vicino e prepararsi ad "andare sulla montagna", al compimento di settant'anni.

Andare sulla montagna, sebbene non venga mai chiarito davvero fino all'ultimo capitolo, non è che un eufemismo per riferirsi alla pratica dell'Ubasute, l'abbandono delle persone anziane in un luogo remoto in modo che possano morire e non siano un peso per la società. Una pratica che sembra eccessiva oggi, ma che era necessaria e a volte imposta dalle autorità, in un periodo di quasi carestia.

O-rin vive l'andare sulla montagna come una festa, con un banchetto da preparare, la famiglia da salutare con gioia, il sake da offrire a tutto il villaggio. Il rituale è rigoroso e positivo nel rinforzare la necessità della salita, ma anche spietato. Non si parla durante la salita, non ci si gira indietro. Ci viene anche mostrato un caso di infrazione e di Obasute forzato, ben più tragico e violento, durante la salita di O-rin, in spalle al figlio.

Non solo il tentare di sfuggire al pellegrinaggio viene punito. Sono molti nel racconto gli episodi che ci mostrano una società diversa, più brutale, dove i crimini minori rischiano di indebolire i legami tra le famiglie necessari alla sopravvivenza. Il furto è punito in maniera molto semplice spogliando i ladri di ogni loro avere e distribuendoli nel villaggio. Ogni deviazione dalla tradizione è punita.

Le canzoni del titolo sono due canzoni che accompagnano ogni evento, con un testo opportunamente adattato per descrivere o farsi beffe di persone ed eventi. I due spartiti al fondo del volume danno la splendida opportunità di suonare i motivi, imprimerseli in mente e averli come colonna sonora interna per la lettura!

sabato 11 luglio 2015

3012. L'anno del profeta - Sebastiano Vassalli

3012 è un testo sacro, un finto testo sacro.

Ci parla di Antalo, il profeta di una nuova religione che sta per nascere, e la sua presa di coscienza sui cambiamenti che servono nel mondo.

Tutto il pianeta è in pace da secoli, si usa una forma di energia pulita distillata dalle frustrazioni e dall'odio tra le persone (sigh), e proprio questo dettaglio trasforma questo futuro in una distopia in cui le persone vengono raccolte in enormi città-centrale, dove possono essere stressate in maniera sistematica e ottimizzata.

Lo stile di Vassalli è impeccabile, struttura bellissima, una dedizione incredibile alla sospensione dell'incredulità, ogni idea balorda, aneddoto storico improbabile, tutto viene accolto una grande serenità che può derivare solo da secoli di analisi storica.

Chiudendo 3012 si rimpiange Antalo, gigolò virtuale, fuggiasco, venduto per organi, poeta, preda di un cacciatore, spia fraintesa, ma non si rimpiange il suo mondo troppo vicino al nostro per farci immaginare il peggio, per non pungolarci con le questioni etiche che solleva.

Non è un classico della fantascienza italiana? Dovrebbe esserlo, ma forse è troppo di qualità per etichettarlo come letteratura di genere escludendo tanti lettori non disposti a patteggiare con della fantascienza che mai si sognerebbero di prendere in mano.

mercoledì 13 maggio 2015

Il momento è delicato - Niccolò Ammaniti

"Il momento è delicato" è la risposta dell'editore di Ammaniti alla periodica richiesta di pubblicare una raccolta di racconti, perché i racconti non vendono, perché i lettori vogliono romanzi. Scoperto questo dettaglio nell'introduzione, ho potuto mettere da parte alcuni pregiudizi che avevo su Ammaniti e godermi davvero le sue storie!

I racconti sono di lunghezza e maturità variabile, dalle miniature delicate (come l'ultima lettera in tempo di apocalisse) fino a sfiorare il racconto lungo.
I racconti di giovinezza, in parte su commissione intuisco dalle note dell'autore, non sono all'altezza, ma sono nascosti a metà del volume con un titolo collettivo, quindi ci si trova già presi dalla lettura e si va avanti con fiducia.

Forse per la prima volta trovo piacevole l'ambientazione romana, la "romanità" dei personaggi non è mai calcata, caricaturale, ricca di rozzo orgoglio popolare, ma più delicata e consapevole. La prospettiva sull'ambiente romano degli anni '90 è insolita e piena di scoperte.

Tutti si lamentano che Ammaniti è uno scrittore serio e dovrebbe scrivere nella maniera che ci si aspetta, mentre i racconti sono spesso al limite del comico, del macabro, del paradossale, del ridicolo usato per rappresentare la tristezza dei personaggi. Ho apprezzato esattamente questo.

lunedì 30 marzo 2015

Il mondo di Boscodirovo - Jill Barklem

Il mondo di Boscodirovo, journal.

The Secret Staircase (1983)
The High Hills (1986)
Sea Story (1990)
Poppy's Babies (1994)

Boscodirovo è una serie di racconti dalla semplicità toccante.

La produzione dell'autrice è di soli otto racconti, di cui quattro raccolti in questo volume. Le ci sono voluti cinque anni a scriverlie illustrarli, possono sembrare tanto tempo ma il risultato è eccezionale.

Il linguaggio è semplice, essenziale, tutto contribuisce a creare l'atmosfera di Boscodirovo, nulla è sbagliato o fuori posto. Ci sono tante piccole pennellate di colore che quasi per caso formano un quadro complesso.

I racconti sono storie di vita semplice di questa comunità di topi, le ultime quattro della serie. La scoperta durante l'inverno di una scala segreta che porta a delle stanze chiuse da molto tempo, una missione umanitaria per portare le coperte necessarie ai topi di montagna (e caccia all'oro), un viaggio in barca per acquistare del sale dai topi che vivono sulla riva del mare (e relativo scambio di abitudini, giochi e costumi) e alla fine la nascita di una nidiata di topolini e la preparazione di una nuova casa per la famiglia.

Questi piccoli spaccati di vita di Boscodirovo sono accompagnati dalle illustrazioni incredibilmente dettagliate dell'autrice, con un occhio ai particolari ancora più notavole che nella scrittura. Dai dettagli delle azioni dei personaggi fino agli emblematici "spaccati" di ambienti, abitazioni, navi, con ogni stanza interna e nascosta esplorata nel dettaglio. Meriterebbero una edizione in grande formato e stampata su carta lucida, per essere apprezzate a pieno.

lunedì 23 febbraio 2015

Pony express - Gianfranco Spinato

Pony express, journal.

Un giovane perduto e senza ambizioni, chiuso in casa a vivere senza uno scopo giorno dopo giorno, riceve una telefonata che lo smuove dalla sua apatia, viene scambiato per un vecchio inquilino del suo appartamento, un pony express, e decide di stare al gioco, mettersi sulla strada e fingersi quel fantomatico Delta Uno che tutti cercano.

Poco dopo iniziano a succedergli cose sempre più strane e surreali, viene seguito, la sua immondizia frugata, il suo appartamento perquisitito. Il Delta Uno originale (omonimo/alterego dell'autore) lo contatta e lo mette in guardia.

Con la scusa di una sorta di indagine psicologica sullo sfondo di una Milano fredda e inospitale, il romanzo diventa sempre più sconnesso e psicotico, aumentano le uscite grafomani del protagonista, senza scopo alcuno oltre a fare atmosfera, I personaggi si confondono e diventa sempre più improbabile la narrazione.

Solo nelle ultime pagine Spinato torna di colpo ad uno stile asciutto da documentari, spiegando in maniera concisa e precisa cosa fosse successo e il perché di tutti i problemi affrontati nel racconto. Forse si è accorto che Pony Express diventava sempre più illeggibile e che anche se qualcuno fosse riuscito a vedere dietro a tre veli di psicosi, non avrebbe capito la "soluzione" al mistero senza un aiuto esplicito da parte dell'autore. Forse lasciar sfumare il racconto nell'oblio e nella confusione sarebbe stato un requiem più appropriato.

lunedì 8 dicembre 2014

Troppo buoni con le donne - Raymond Queneau

Troppo buoni con le donne, journal.

Il libro è ambientato a Dublino, nel 1916, durante la Rivolta di Pasqua in cui gli indipendentisti occuparono punti chiave di Dublino dichiarando l'indipendenza dal Regno Unito.

Non conoscendo se non molto superficialmente la storia Irlandese, un piccolo ripasso su wikipedia mi ha aiutato a capire qualcosa di più del racconto, che altrimenti avrebbe avuto molto meno senso.

Troppo buoni con le donne segue il gruppo di indipendentisti che occupa l'ufficio postale centrale di Dublino, ma lo fa con il tono classico di Queneau. Un po' scanzonato, con caratterizzazioni molto forti, quasi parodie.

Seguiamo allo stesso tempo i ribelli, Gertie, una ragazza rimasta intrappolata in un bagno dell'ufficio postale e troppo spaventata per uscirne, dopo aver sentito uccidere i suoi colleghi, ed infine il fidanzato di Gertie, all'esterno dell'ufficio postale e con l'incarico di bombardarlo per riprendere controllo dell'insurrezione.

Gertie fraternizza col nemico. Parla con loro, confronta la sua posizione di agnostica militante con i protestanti che la considerano cattolica in quanto inglese. Forse la coerenza del personaggio-Gertie non è fenomenale, o forse di evolve troppo rapidamente nel corso del libro (miracoli di una situazione ad alto stress), lasciando il lettore un po' smarrito.

L'umorismo classico di Queneau viene mediato in maniera molto piacevole dai tre stili molto diversi tra loro, i base a chi viene seguito nel racconto. Questi cambiamenti di stile rendono più varia (e meno pesante) la lettura.

La traduzione è un po' dannosa, ma era inevitabile. Tanti neologismi e allusioni lessicali che spesso si perdono per quanto sono sottili o difficili da rendere. Si intuisce che dev'esserci di più, ma che i dialoghi in francese infarciti di anglicismi ed irlandesismi (?), usati liberamente da Queneau, solo conoscendo il francese si riuscirebbero davvero ad apprezzare.

Dio salvi il Re.

giovedì 7 agosto 2014

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte - Mark Haddon

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, journal.

La particolarita di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è il narratore, Christopher, un ragazzo autistico che vive con suo padre.

Trovo incredibilmente difficile leggere e restare concentrato sui flussi di coscienza, inizio a divagare e a non seguire più cosa sta effettivamente succedendo, ma in questo romanzo è invece molto facile.

Christopher ha un'attenzione al dettaglio che lo porta a distrarsi, notare piccoli particolari, divagare cercando pattern e risolvendo problemi. Le divagazioni del narratore stesso aiutano a seguirlo nella sua avventura.

Christopher inizia a scrivere il suo libro come diario di indagine, mentre cerca di scoprire usando il metodo scientifico tipico di Sherlock Holmes, chi abbia ucciso il cane della vicina di casa. Questa indagine è atipica, perché filtrata e spogliata da ogni aspetto emozionale. Spesso commenti o fatti molto significativi, sebbene presentati in maniera onesta, perdono ogni significato una volta "appiattiti" dal filtro emozionale di Christopher.

Questa difficoltà aggiuntiva, che permette di svelare solo molto lentamente la verità e le menzogne che vengono alla luce, rende il racconto davvero avvincente.

È più malinconico invece vedere dal lato opposto il padre di Christopher e la sua battaglia quotidiana per il benessere del figlio, la frustrazione e le difficoltà raramente ricompensate. Una vita fatta di sacrifici ed in cui anche un solo errore può compromettere in maniera grave un rapporto.

L'autore ha davvero fatto un grande lavoro immedesimandosi così a fondo nella mente di un ragazzo autistico, seguendone i guizzi e le deviazioni dalle normali aspettative. Mi spiace sia stato (troppo) criticato per gli excursus in campo matematico, che ho trovato leggeri e piacevoli, mai invadenti. La matematica è la passione del protagonista, era solo giusto che tornasse nei suoi pensieri e nel suo flusso di coscienza!

sabato 19 luglio 2014

Fiori per Algernon - Daniel Keyes

Charlie è un ritardato, ha un quoziente intellettivo molto basso ma ha un grande desiderio di imparare e migliorare se stesso. Frequenta una scuola ed ha imparato a leggere e scrivere nonostante le difficoltà.

Quando si presenta l'occasione di fare da cavia per un'operazione sperimentale in grado di renderlo più intelligente, si offre volontario senza ripensamenti.

Fiori per Algernon è il diario di Charlie, in cui annota come sta vivendo il periodo di crescita intellettuale successivo all'intervento.
Lo seguiamo migliorare il suo stile di scrittura ed aprire gli occhi sul mondo.
Le persone che non riusciva a capire ed interpretare in precedenza iniziano a sembrargli sempre più chiare, crudeli ed ostili nei suoi confronti, tante memorie felici vengono reinterpretate come prese in giro e cattiverie.
Charlie analizza alla luce della sua nuova intelligenza il suo passato, rendendosi conto per la prima volta delle discriminazioni subite, nonostante "fosse anche lui un essere umano", ed inizia a combattere per questo diritto, per non essere più una semplice cavia.

Nei vari momenti di crescita dell'intelligenza Charlie passa ciclicamente da fasi in cui pensa di sapere tutto, di capire ogni cosa, a fasi in cui gli si illumina una macrostruttura su quel che ha appreso, permettendogli di salire di un nuovo livello. La descrizione di queste crescite cicliche e del disagio che creano, allontanandolo dalle persone che gli stanno attorno, che ha avuto appena il tempo si sfiorare come intelligenze alla pari, sono forse i momenti più toccanti.

L'altro grande tema del romanzo è il rapporto di Charlie con le donne.
Dapprima questa attrazione viene mediata dal suo rapporto affettivo con il topolino Algernon, anche lui sottoposto all'esperimento, che Charlie rapisce e salva dal laboratorio, vedendo in lui un miraggio del suo futuro.
La crescita di questo legame viene specchiata da una apertura ai rapporti umani, alle donne che frequenta, in laboratorio o nella vita personale. La sua attrazione ed i suoi istinti sono repressi a causa della madre e risalgono prepotentemente quando si trova ad affrontarli anziché canalizzarli in Algernon.
Solo quando riuscirà a superare questi blocchi e a vivere per un breve periodo una vita sentimentale onesta e aperta, avrà il coraggio di affrontare la madre e la sorella che non vede da quando era bambino.

Fiori per Algernon è toccante, struggente a volte. Viviamo con Charlie il dramma della stupidità e poi dell'intelligenza. Il primo distruttivo in maniera passiva, il secondo in maniera attiva, perché solo l'alcol e lo stordimento conseguente permettono a Charlie di rapportarsi serenamente alle persone che frequenta, a liberarsi del senso di dissociazione tra il sé attuale ed il vecchio Charlie.

Daniel Keyes è uno psicologo come formazione e si sente molto nella narrazione.
Apprezzo che abbia scritto un romanzo di fantascienza non parlando di antimateria, motori a singhiozzo ionico e cose di cui non capisse davvero la logica, ma basandosi sul lato umano delle storie, sul lato psicologico ancora più spesso. Essendo il suo elemento, il risultato è coerente ed avvincente, senza pecche (se non quelle dovute al tempo, dato che molti assiomi della psicologia di 60 anni fa sono stati dismessi).
Gli si perdonano persino i tentativi di educare i lettori sui meccanismi della psiche umana spacciati qua e là per ragionamenti di Charlie. Purtroppo spiccano molto perché in tutto il resto della storia viene usato uno stile asciutto ed essenziale, in cui non viene raccontato nulla di superfluo, mettendo eccessivamente in evidenza l'Angolo delle Curiosità.

La traduzione in italiano penso faccia perdere molto al romanzo. La scrittura frammentata e piena di errori di Charli ad inizio libro non è credibile ed è molto disturbante. Gli errori non sono quelli comuni che ci si può aspettare da chi non sappia scrivere bene, a volte sembrano non essere stati "pensati" con attenzione. L'uso di termini colti o di un vocabolario complesso "sotto" agli errori, li rende ancora più ridicoli. Il Charlie che ci viene descritto avrebbe usato parole più semplici.
Lo stile "sotto" agli errori cambia in maniera troppo lieve con l'esplodere delle sue capacità, dopo l'apprendimento di dozzine di lingue e l'assorbimento di tutta la letteratura a cui avesse accesso. Questo non è ragionevole.
 
Fiori per Algernon ha vinto uno Hugo Award sotto forma di racconto, poi espanso alla dimensione di romanzo, premio Nebula questa volta. Penso che il tipo di storia raccontato fosse molto più adatto ad un racconto, più rapido e con meno spazio per l'intrusività dell'autore sotto forma di informazioni forzate di psicologia.
Il romanzo censura anche diverse scene più esplicite riferite alla pubertà di Charlie che avevano causato un certo scandalo al momento della pubblicazione. Purtroppo senza quelle scene perde di senso la relazione tra Charlie, la madre e la sorella, e diventa meno comprensibile la ragione per cui hanno voluto allontanarlo da casa perché lo consideravano un pericolo. Le ragioni alternative sono deboli e decisamente l'anello logico debole di tutto il romanzo.
Vale la pena iniziare la lettura dal racconto, a costo di qualche spoiler sugli sviluppi della trama.
In italiano lo potete trovare nell'antologia di racconti Le meraviglie del possibile, una delle poche incursioni Einaudi nel mondo della fantascienza, insieme ad un buon numero dei migliori racconti classici, oppure nei Classici Urania 201 I premi Hugo 1955-1962, del Dicembre 1993.

martedì 1 luglio 2014

Tre atti e due tempi - Giorgio Faletti

Tre atti e due tempi, journal.

Una storia vagamente improbabile, che sembra un po' a quelle trame dei film per bambini degli anni '90, con adulti ingenui ed un po' creduloni e con i piani del buono che se incontrano un intoppo è solo per farlo sembrare ancora più intelligente. Sembra quasi che le scelte che sciolgono i problemi dei personaggi siano state dettate da una mancanza di idee originali, creando un grande pastone di cliché comico-cinematografici da commedia dell'equivoco, molto poco adatti al pubblico che ha imparato ad apprezzare Faletti ed il suo stile.

Silvano è un ex pugile con una carriera rovinata a causa di uno scandalo per delle scommesse su un incontro truccato, che vuole evitare che il figlio calciatore commetta lo stesso errore, trascinato dagli stessi cattivi soggetti che avevano incastrato lui.

Faletti per sua stessa ammissione, scrive questo romanzo ad ambientazione calcistica senza saperne troppo di calcio. Non pensavo fosse davvero un problema per uno scrittore arrangiarsi, inventare e scrivere di un argomento estraneo, fin'ora, ma si sente davvero molto in Tre atti e due tempi.
I capitoli ambientati nel passato, che raccontano la vita di Silvano, il suo avvicinarsi al pugilato e la sua carriera, sono appassionanti, delicati e profondi. Faletti sembra molto più legato a questo ambiente, come se desiderasse parlarne di più ma si fosse intestardito su una ambientazione che gli è ostile. Questi capitoli finiscono per sottolineare ancora di più la storia un po' grottesca ed improbabile che ci presenta la storia, nel presente.

In molti commenti che ho letto, Silvano-Silver viene definito un antieroe, ma penso si sbaglino. Silvano entra in scena già redento, già legale, già perfettamente a suo agio e pronto a "tradire" il figlio pur di non fargli commettere un reato. Posso concedere al massimo un antieroe dal punto di vista famigliare, ma anche lì cerca sempre di muoversi alla ricerca di un'espiazione.

mercoledì 14 maggio 2014

Nei mari del sud - William Somerset Maugham

Nei mari del sud, journal.

Nei mari del sud è una miniraccolta di due racconti, Mackintosh e Honolulu.
L'ambientazione sono le Hawaii degli anni '20, prima dell'annessione agli Stati Uniti, quando ancora ogni isola era governata come un piccolo regno indipendente, e un governatore illuminato o dispotico potevano fare una grande differenza per la vita degli isolani.

Mackintosh ci parla del rapporto ambiguo tra un vecchio amministratore (Walker, il Mackintosh del titolo è il suo assistente e narratore) e la sua isola. Il desiderio di migliorare la vita degli indigeni, di costruire strade, di renderla più produttiva ed attraente, ma senza riuscire a spiegare questa sua passione a chi gli sta attorno. Apparendo dispotico e crudele ai suoi "figli" morali, che non hanno bisogno di spiegazioni ma di disciplina.
Il racconto è un crescendo di tensione tra l'amministratore sempre più odiato e costantamente ignaro dei cambiamenti sociali in corso dovuti al contatto con le altre isole, fino ad arrivare alla rivelazione e redenzione finale, per evitare il sacrificio e la punizione dei figli ribelli che l'hanno attaccato, ma senza capirne le conseguenze.

Honolulu ci parla della città, invece. Moderna, aperta al mondo, all'immigrazione da ogni angolo del mondo, ma ancora ricca del suo passato e delle sue tradizioni. Ci viene mostrata l'apertura con cui si sono fuse culture asiatiche, europee, locali, senza l'oppressione tipica e senza lotte per imporne una come dominante.
La superstizione che muove i personaggi è basata sul folklore locale, ma questo non impedisce a tutti di esserne influenzati ed intimoriti.
Honolulu non ha la presa del primo racconto, sembra un po' un lato B della raccolta, ma Maugham ha uno stile davvero piacevole, vive con molta intensità l'atmosfera delle Hawaii, anche se non mi spiego perché, non sembra averci vissuto per un periodo di tempo rilevante o avere dei legami speciali, a giudicare dalle sue biografie.