Dopo qualche volume un po' fiacco la serie si riprende.
Il bisnonno Fae diventa rilevante e si spiegano una serie di conflitti e di problemi mostrati in precedenza con le sue interazioni con Jason.
I mutaforme fanno outing, ma non ci sono troppi problemi, sembra più un espediente narrativo per confondere le acque sull'omicidio di Crystal, la pantera mannara, attorno a cui si struttura la storia di questo romanzo.
La macrostoria non avanza molto, Sookie ancora offesa con Bill per averla spiata, Sookie sposata con Erik, Quinn Alcide e Sam si vedono ma restano in pausa. I pretendenti sono troppi per farli muovere tutti in ogni libro.
Per fortuna si scava molto nel passato, si scopre la verità sulla morte dei genitori di Sookie e si tirano le fila di diverse trame rimaste aperte dalla grande catastrofe dell'uragano Katrina e dell'attentato in cui era morta la regina Sophie-Anne.
Un libro di transizione ma molto solido, con dei colpi di scena ragionevoli e logici, per cambiare.
lunedì 30 novembre 2015
sabato 28 novembre 2015
L'occhio del Golem - Jonathan Stroud
Lo stile di Stroud c'è sempre, potente.
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.
Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.
Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.
Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.
Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.
Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.
Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?
mercoledì 18 novembre 2015
Come diventare uno scrittore di successo - Marco Visinoni
Un libro che non avrei mai neppure preso in mano, se non fosse capitato a una cena del Bookcrossing.
Avete presente quegli "scrittori" molesti, che ti aggiungono su facebook, ti aggiungono ciclicamente su twitter sperando in un followback, ti scrivono messaggi insistenti chiedendoti di comprare il loro libro, di recensirli, di dargli una possibilità. Di solito convincendoti nel processo che mai mai mai toccherai un loro libro anche se diventassero la nuova stella della letteratura italiana?
Ecco, questo manuale vi insegna a diventare molesti in questa maniera, e come extra vi insulta e tratta male ogni paio di righe.
Vi mette sulla strada delle case editrici a pagamento (o delle autopubblicazioni, ma meno), vi convince che sia una buona idea avere una montagna di copie del vostro libro stampato e mai passato dalle mani di un editor, vi convince che sia una buona idea molestare le librerie una a una, anziché aspettare di trovare un editore serio, con un editor vero e un sistema di distribuzione.
Carta da tritare per farci il substrato dell'asfalto autostradale.
Avete presente quegli "scrittori" molesti, che ti aggiungono su facebook, ti aggiungono ciclicamente su twitter sperando in un followback, ti scrivono messaggi insistenti chiedendoti di comprare il loro libro, di recensirli, di dargli una possibilità. Di solito convincendoti nel processo che mai mai mai toccherai un loro libro anche se diventassero la nuova stella della letteratura italiana?
Ecco, questo manuale vi insegna a diventare molesti in questa maniera, e come extra vi insulta e tratta male ogni paio di righe.
Vi mette sulla strada delle case editrici a pagamento (o delle autopubblicazioni, ma meno), vi convince che sia una buona idea avere una montagna di copie del vostro libro stampato e mai passato dalle mani di un editor, vi convince che sia una buona idea molestare le librerie una a una, anziché aspettare di trovare un editore serio, con un editor vero e un sistema di distribuzione.
Carta da tritare per farci il substrato dell'asfalto autostradale.
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mercoledì 11 novembre 2015
Zombie History - Livio Gambarini, Scott Kenemore
Zombie History è una mini raccolta di racconti a tema edita dalla Nero Press. Il tema è molto particolare e specifico: epidemie zombie "nella storia".
La Nero Press è sempre una garanzia.
Contiene due racconti.
Il primo racconto è dell'italico Livio Gambarini, di gran moda di recente, "La grande moria". Ci presenta una insolita epidemia zombie nella Firenze del 1300, vista da un (giovane) Boccaccio che si rifugia in un campanile per nascondersi e sopravvivere.
Ammetto che è la prima volta che vedo la peste bubbonica reinterpretata in chiave zombie, ed è un accostamento davvero affascinante per l'affinità naturale tra le due epidemie.
Buttiamoci in mezzo riferimenti letterari e reinterpretazzioni della storia boccacesca, ed il risultato è un racconto che merita di essere letto e consigliato.
Il secondo racconto, dell'americano Kenemore, "La battaglia di Harlem Heights", piazza invece i nostri zombie durante la guerra di indipendenza americana. Il generale Washington incontra in segreto il generale delle truppe inglesi per discutere di strane creature incontrate in una caverna nei boschi di Harlem. Indiani morti da tempo risorti per difendere il loro territorio.
Purtroppo la mia mente non può fare a meno di saltare alle trame di Sleepy Hollow e il suo approccio per cui "tutto ciò che riguarda i padri fondatori in realtà è una copertura per trame sovrannaturali", che un po' mi guasta il racconto.
Kenemore insiste molto sul citare casualmente i luoghi attorno ad Harlem con i nomi del tempo, indiani e olandesi, per il piacere intellettuale di dirci "guarda come somigliano ai nomi attuali dei quartieri di New York", che sarebbe divertente come gioco, se non fosse ripetuto davvero troppe volte.
Gambarini, ottimo, anche per via dell'ambientazione nostrana che è piacevole da leggere e ritrovare nei nostri ricordi di letteratura.
Kenemore, divertente ma molto più forzato, con solo il finale profetico a salvare il racconto.
La Nero Press è sempre una garanzia.
Contiene due racconti.
Il primo racconto è dell'italico Livio Gambarini, di gran moda di recente, "La grande moria". Ci presenta una insolita epidemia zombie nella Firenze del 1300, vista da un (giovane) Boccaccio che si rifugia in un campanile per nascondersi e sopravvivere.
Ammetto che è la prima volta che vedo la peste bubbonica reinterpretata in chiave zombie, ed è un accostamento davvero affascinante per l'affinità naturale tra le due epidemie.
Buttiamoci in mezzo riferimenti letterari e reinterpretazzioni della storia boccacesca, ed il risultato è un racconto che merita di essere letto e consigliato.
Il secondo racconto, dell'americano Kenemore, "La battaglia di Harlem Heights", piazza invece i nostri zombie durante la guerra di indipendenza americana. Il generale Washington incontra in segreto il generale delle truppe inglesi per discutere di strane creature incontrate in una caverna nei boschi di Harlem. Indiani morti da tempo risorti per difendere il loro territorio.
Purtroppo la mia mente non può fare a meno di saltare alle trame di Sleepy Hollow e il suo approccio per cui "tutto ciò che riguarda i padri fondatori in realtà è una copertura per trame sovrannaturali", che un po' mi guasta il racconto.
Kenemore insiste molto sul citare casualmente i luoghi attorno ad Harlem con i nomi del tempo, indiani e olandesi, per il piacere intellettuale di dirci "guarda come somigliano ai nomi attuali dei quartieri di New York", che sarebbe divertente come gioco, se non fosse ripetuto davvero troppe volte.
Gambarini, ottimo, anche per via dell'ambientazione nostrana che è piacevole da leggere e ritrovare nei nostri ricordi di letteratura.
Kenemore, divertente ma molto più forzato, con solo il finale profetico a salvare il racconto.
martedì 20 ottobre 2015
Il ponte spezzato - Philip Pullman
Philip Pullman rende al meglio nelle ambientazioni fantastiche, di qualsiasi genere. Il suo stile stride con la modernità, specie se prova disperatamente a trasmettere un messaggio in maniera diretta e non metaforica.
Il ponte spezzato è stato un successo? Forse, o forse i critici si sentono in dovere di recensire positivamente un libro che affronta temi moderni e scottanti, come il razzismo, l'integrazione, etc. Sono felice che Pullman li abbia affrontati e in maniera così positiva e diretta, ma il risultato non è un buon libro.
Si parla di Ginny, di una ragazza nera che vive col padre bianco. La madre di Ginny è morta quando era molto piccola lasciandoli soli. Con loro va a vivere Robert, il fratellastro bianco di Ginny, di cui il padre non aveva mai neppure parlato finché sua madre non è morta lasciandoglielo.
I tempi sono pessimi, i capitoli sono pieni di fuffa, non succede nulla per pagine e pagine e pagine. C'è un mistero nella vita passata del padre a cui si allude nel corso della storia, dandoci spizzichi e bocconi, Ginny indaga ma non scopre mai nulla di sostanziale e utile, si limita a fare fantasie su un episodio (circa mitico) riguardante il ponte spezzato del titolo, ma completamente scorrelato dalla realtà. Certo, è realistico che una ragazzina non riesca a portare avanti delle indagini complesse, ma da lettore non mi soddisfa. Tutto viene rivelato di colpo in un capitolo finale "a la Conan Doyle" in cui si racconta tutto il passato e come si sono create le circostanze attuali. Meglio di niente.
Un Pullman non al suo meglio, probabilmente da evitare se già non si sono affrontati i suoi cicli più celebri. Purtroppo il mischione di perbenismo, sociale, sovrannaturale, giallo, thriller, è troppo da digerire in un'unica storia.
Il ponte spezzato è stato un successo? Forse, o forse i critici si sentono in dovere di recensire positivamente un libro che affronta temi moderni e scottanti, come il razzismo, l'integrazione, etc. Sono felice che Pullman li abbia affrontati e in maniera così positiva e diretta, ma il risultato non è un buon libro.
Si parla di Ginny, di una ragazza nera che vive col padre bianco. La madre di Ginny è morta quando era molto piccola lasciandoli soli. Con loro va a vivere Robert, il fratellastro bianco di Ginny, di cui il padre non aveva mai neppure parlato finché sua madre non è morta lasciandoglielo.
I tempi sono pessimi, i capitoli sono pieni di fuffa, non succede nulla per pagine e pagine e pagine. C'è un mistero nella vita passata del padre a cui si allude nel corso della storia, dandoci spizzichi e bocconi, Ginny indaga ma non scopre mai nulla di sostanziale e utile, si limita a fare fantasie su un episodio (circa mitico) riguardante il ponte spezzato del titolo, ma completamente scorrelato dalla realtà. Certo, è realistico che una ragazzina non riesca a portare avanti delle indagini complesse, ma da lettore non mi soddisfa. Tutto viene rivelato di colpo in un capitolo finale "a la Conan Doyle" in cui si racconta tutto il passato e come si sono create le circostanze attuali. Meglio di niente.
Un Pullman non al suo meglio, probabilmente da evitare se già non si sono affrontati i suoi cicli più celebri. Purtroppo il mischione di perbenismo, sociale, sovrannaturale, giallo, thriller, è troppo da digerire in un'unica storia.
sabato 17 ottobre 2015
Il mostro della montagna - Alfred Hitchcock
Il giallo dei ragazzi #89
Ah, che bello rivisitare i miti letterari d'infanzia.
Spero di aver iniziato dal caso peggiore dei Tre Investigatori, perché ci ho ritrovato ben poco dell'arguzia geniale che ricordo, anzi, ad essere buoni sembrano essere sotto la media in quanto a capacità investigative.
Hans e Konrad vanno a trovare con i tre investigatori la cugina Anna che non vedono da molti anni.
Anna si è sposata, di colpo. Anziché essere felice di vederli è agitata. Non vuole parlare in tedesco con loro. Non trova la chiave dalla sua cassetta di sicurezza. Si allena a firmare col suo nome. Vedete bene dove si va a parare.
E tutto questo insospettisce appena i nostri protagonisti, distratti da un mostro della montagna e da un improbabile piano per prenderlo.
Ah, il mostro, altro punto dolente. Il mostro torna a mettere KO personaggi vari, è un orso, non è un orso, non c'azzecca con la trama ma torna sempre, ci si aspetta una grande rivelazione. Essendo le storie in stile Scooby Doo, tutti gli elementi paranormali o inspiegabili alla fine si rivelano essere logici e razionali. Invece no, il mostro della montagna è proprio un mostro della montagna, misterioso, che alla fine viene fatto fuggire nonostante l'ovvio interesse scientifico che poteva avere un grande mammifero bipede ed intelligente sconosciuto.
Non è sicuramente la migliore delle avventure, la prossima sarà più fortunata.
Ah, che bello rivisitare i miti letterari d'infanzia.
Spero di aver iniziato dal caso peggiore dei Tre Investigatori, perché ci ho ritrovato ben poco dell'arguzia geniale che ricordo, anzi, ad essere buoni sembrano essere sotto la media in quanto a capacità investigative.
Hans e Konrad vanno a trovare con i tre investigatori la cugina Anna che non vedono da molti anni.
Anna si è sposata, di colpo. Anziché essere felice di vederli è agitata. Non vuole parlare in tedesco con loro. Non trova la chiave dalla sua cassetta di sicurezza. Si allena a firmare col suo nome. Vedete bene dove si va a parare.
E tutto questo insospettisce appena i nostri protagonisti, distratti da un mostro della montagna e da un improbabile piano per prenderlo.
Ah, il mostro, altro punto dolente. Il mostro torna a mettere KO personaggi vari, è un orso, non è un orso, non c'azzecca con la trama ma torna sempre, ci si aspetta una grande rivelazione. Essendo le storie in stile Scooby Doo, tutti gli elementi paranormali o inspiegabili alla fine si rivelano essere logici e razionali. Invece no, il mostro della montagna è proprio un mostro della montagna, misterioso, che alla fine viene fatto fuggire nonostante l'ovvio interesse scientifico che poteva avere un grande mammifero bipede ed intelligente sconosciuto.
Non è sicuramente la migliore delle avventure, la prossima sarà più fortunata.
mercoledì 7 ottobre 2015
Animorphs #18, The decision - K. A. Applegate
Animorphs #18, La decisione
Questo volume segna la prima interazione diretta Umani-Andaliti in un contesto ragionevole!
La scusa è un po' tirata, mentre i corpi degli Animorphs sono nello spazio Z durante una trasformazione, viene trascinato via da una nave Andalita di passaggio (fenomeno di cui si era già parlato considerandolo molto improbabile), e ancora per caso la nave è proprio diretta verso il pianeta dei telepatici Leeran che abbiamo conosciuto da poco come nuovo obiettivo Yeerk.
La trama terrestre si risolve frettolosamente in un paio di pagine a fine libro, improvvisamente irrilevante.
Del volume ho apprezzato molto il crollo definitivo dell'aria perfettina Andalite, non più paladini incorruttibili e ineccepibili, ma anche loro disponibili a tradire, essere meschini, spaventati e in definitiva più "umani". Aggiunge delle dinamiche più interessanti e meno stereotipate.
Questo volume segna la prima interazione diretta Umani-Andaliti in un contesto ragionevole!
La scusa è un po' tirata, mentre i corpi degli Animorphs sono nello spazio Z durante una trasformazione, viene trascinato via da una nave Andalita di passaggio (fenomeno di cui si era già parlato considerandolo molto improbabile), e ancora per caso la nave è proprio diretta verso il pianeta dei telepatici Leeran che abbiamo conosciuto da poco come nuovo obiettivo Yeerk.
La trama terrestre si risolve frettolosamente in un paio di pagine a fine libro, improvvisamente irrilevante.
Del volume ho apprezzato molto il crollo definitivo dell'aria perfettina Andalite, non più paladini incorruttibili e ineccepibili, ma anche loro disponibili a tradire, essere meschini, spaventati e in definitiva più "umani". Aggiunge delle dinamiche più interessanti e meno stereotipate.
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