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mercoledì 15 settembre 2021

E poi - Natsume Soseki

 


Un dandy giapponese che si trastulla con la cultura occidentale, che ripudia le tradizioni.

Un amore che disturba questa visione così solida mandandolo in crisi e in aperto contrasto con la famiglia.

Un libro confuso che ho letto spinto dal nome dell'autore di Io sono un gatto, romanzo che ho adorato ma di cui si ritrova forse lo stile, ma non certo la brillantezza e l'acutezza di osservazione della società.

Si inizia con piacere, si continua aspettando una direzione, si finisce a fatica.

mercoledì 29 maggio 2019

Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino


Un romanzo di cui ho sentito parlare molto bene e su cui avevo delle aspettative. E come spesso capita quando si hanno aspettative, mi ha deluso molto.
Parte in maniera perfetta, quattro donne che lavorano al turno di notte in una fabbrica (no, non ci sono casalinghe in questa storia e il titolo è un clickbait su carta). Quattro donne che rappresentano tipi umani della società giapponese, diversissimi tra loro. Quella che segue la moda e spende senza riguardi, quella devota alla famiglia che si consuma nel badare all'anziana suocera, quella materna ma soffocata dai debiti e alla fine quella oppressa da un marito che spende senza riguardi e non contribuisce nell'economia familiare.
Proprio quest'ultima esplode, uccide il marito e coinvolge le amiche in un rocambolesco lavoro di macellazione ed occultamento del cadavere che dà inizio alla storia e le fa sprofondare in una spirale di criminalità e sfruttamento, di altri verso le quattro donne e alla fine anche tra loro.
Purtroppo il romanzo va per le lunghe. Va troppo per le lunghe. Arrivano personaggi maschili, un proprietario di locali, un esattore di debiti, vengono forzati nella storia a rovinare queste dinamiche che da lettore mi hanno preso. Non empatizzo coi personaggi maschili, sono biglie impazzite che non si muovono con una logica, che disturbano la lettura.
Finiscono per essere centrali e monopolizzare il resto del racconto. Le quattro "casalinghe" da protagoniste diventano comparse, spariscono sempre di più, forse in una metafora di un sistema che le assorbe, una volta fatto un primo passo, una prima azione moralmente dubbia, scompaiono un giorno alla volta. Capisco il simbolismo, ma non apprezzo l'effetto globale sul romanzo.
Se dovessi dare delle stelline, darei cinque stelle alla prima metà e una stella alla seconda, che mi sono forzato a leggere perché l'autrice si era meritata questo sforzo con le premesse iniziali.

lunedì 25 luglio 2016

Il signorino - Natsume Soseki

Bocchan: così si chiama in giapponese questo celebre romanzo di Natsume Soseki, che costituisce forse l'opera più letta nel Giappone moderno. Bocchan è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio. [...] Il personaggio, che è all'opera in queste pagine, [...] diventato adulto, resta un "signorino" dall'aria svagata, dalla mancanza di rispetto per l'etichetta, dalla disarmante sincerità. Insegna matematica ad allievi chiassosi e zucconi e in mezzo a insegnanti che non sono altro che un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti. Dovrebbe rassegnarsi e capire che l'ipocrisia sta diventando norma nel Giappone moderno, ma non cessa un solo istante di difendere con impulsività e commovente ingenuità l'antico senso dell'onore. 
Questo romanzo viene paragonato al Giovane Holden, ma per la società giapponese, forse non a torto.
Per un occidentale è molto difficile da digerire, da riuscire a vivere davvero, per una terribile combinazione di spirito nipponico e di un secolo ricco di cambiamenti, guerre e sconvolgimenti sociali, ancora più drastici che per il resto del mondo.

Il Signorino del racconto è un insegnante di matematica che viene dalla città e si trova a vivere in un ambiente di provincia che disprezza e giudica, giudica sempre e comunque, troppo ingenuo, troppo diretto, troppo falso, troppo rumoroso, troppo rozzo.
Tutti i personaggi che lo circondano e a cui si riferisce senza ritegno usando solo soprannomi, Zuccacerba, Camiciarossa, Porcospino, Buffone, passano attraverso stati altanenanti di stima e disprezzo in base a nuove informazioni e comportamenti a cui il Signorino assiste.
A fare da sottofondo a questa valutazione sprezzante dei paesi di provincia, c'è la relazione tra il signorino e la sua anziana domestica lasciata a Tokyo, che Bernhard (come ho da poco imparato) definirebbe la sua Lebensmensch, la sua persona più importante, che guida le azioni del protagonista verso un tanto atteso ricongiungimento.

Il Signorino è un romanzo con uno spessore e un messaggio, ma la difficoltà a empatizzare col protagonista lo rendono davvero troppo ostico per renderlo apprezzabile a pieno fuori dal Giappone.