domenica 28 febbraio 2016

L'orrenda invasione / Il giorno dei trifidi - John Wyndham

Urania 3, 10 Novembre 1952
Urania Classici 44, Novembre 1980

"L'ora dei Trifidi" scrive un illustre critico che lesse questo primo romanzo di Wyndham in manoscritto "è un libro del tipo di quelli che assicurarono la celebrità al giovane H. G. Wells, e che da allora sono sempre stati imitati senza successo. Il fallimento degli imitatori fu determinato da errori che John Wyndham è riuscito ad evitare." La storia che Wyndham ci racconta è, si, fantastica e immaginosa come tutte quelle che fanno parte del repertorio di Wells; il suo pregio però deriva non solo dal vivido potere di immaginazione dell'autore, ma soprattutto dalle sue alte doti di scrittore, dall'abilità con cui è riuscito a rendere scientificamente credibili le stranezze della sua storia e a popolare di caratteri vivi e reali l'assurdo sfondo su cui essa si svolge. I trifidi, strane piante malaugurate, originariamente sviluppate per le loro possibilità di fornire oli di prima qualità, erano un prezioso patrimonio per il genere umano; e tali rimasero fintanto che le condizioni permisero all'uomo di esercitare il loro primato. Ma quando un improvviso disastro privò gli esseri umani del solo dono che assicurava loro questo primato, la vista, i trifidi, in tenace agguato, divennero una vera e spaventosa minaccia. Quel che accadde allora è raccontato qui da uno dei pochi fortunati che scamparono al disastro. La sua storia è fantastica e paurosa, ma assolutamente plausibile e affascinante come solo una vera opera di immaginazione può essere. Benché l'autore abbia pubblicato un certo numero di racconti sotto vari pseudonimi, questa è la prima opera che compaia sotto il nome di John Wyndham e siamo sicuri che produrrà una viva impressione.

Il giorno dei trifidi è il prototipo di romanzo del What If nella fantascienza, una delle prime dissezioni analitiche di una situazione improbabile esplorata con tutto il realismo possibile, scientifico, sociale e psicologico.

Wyndham parte da premesse molto semplici. Supponiamo che quasi tutta l'umanità diventi cieca all'improvviso a parte pochissime eccezioni. Supponiamo che siano diffuse a livello globale coltivazioni di una pianta mobile, aggressiva e intelligente capace di predare questi uomini ciechi.
Come si evolverebbe la società a partire da questa situazione? Come crollerebbero le città, come si strutturerebbero le nuove comunità dopo al declino? Si riuscirebbe a non tornare a uno stato preindustrale?

Wyndham grazie al suo protagonista testimone, William Masen, che viene sballottato qua e là per una Londra cadente, alla ricerca della sua anima gemella incontrata proprio grazie alla crisi, ci parla di tutte queste ipotesi. Dell'attesa di soccorsi destinati a non arrivare in città, del tentativo di gruppi idealisti di salvare più ciechi possibili, delle inevitabili epidemie.

Il giorno dei trifidi è un romanzo datato, ma non è invecchiato. Poco cambierebbe se il What If fosse ambientato nel nostro decennio. I nemici della ricostruzione sono sempre e comune altre persone con ideali fuorviati e i primordiali e implacabili trifidi.

L'archepito degli zombie non era ancora diffuso quando Wyndham scrisse questo romanzo, ma penso che con un po' di elasticità mentale possa rientrare nel genere. I trifidi sono instancabili, attaccano gli umani uccidendoli in modo rapido e doloroso per nutrirsi del loro corpo. Costringono i sopravvissuti a vivere in piccole comunità rurali, fattorie, isolate e fortificate per impedire l'accesso ai trifidi attirati dai rumori e dalla presenza di persone. Molte delle conseguenze naturali di questo stile di vita sono esattamente quelle che abbiamo esplorato più e più volte nelle più classiche apocalissi zombie.

mercoledì 17 febbraio 2016

Mutazioni - Stefano Fantelli, Michael Laimo





Mutazioni è una miniraccolta di due racconti della Nero Press, a tema, appunto, Mutazioni.

E' la seconda raccolta della serie che leggo, dopo Zombie History, anche se questa volta è l'autore americano, Michael Laimo, ad avermi convinto di più e di cui cercherò sicuramente qualche romanzo o raccolta di racconti per approfondirlo.
Lo stile di Stefano Fantelli, per quanto pulito e piacevole, ha dei ritmi davvero troppo lenti per un racconto basato su suspance e rivelazioni.

Cinque minuti di video racconta una storia molto semplice e d'impatto, un fotografo con un sito particolare in cui pubblica e "vende" l'accesso ai suoi clienti. Gira l'America alla ricerca di soggetti adatti (adatti a cosa? Purtroppo il titolo della raccolta è un grosso spoiler, ma non guasta troppo l'atmosfera), e un giorno finisce in una città dove i soggetti adatti alla sua arte proliferano e sono presenti in percentuali molto superiori al normale.
Il visto/non visto di questo racconto viene usato in maniera abile per assetare il lettore di dettagli cruciali e sommergerlo di immagini sbagliate e disturbanti. Sono invidioso di questa capacità di aprire e chiudere i rubinetti dell'immaginario e usarli per torturare il lettore!

Incantevole, dopo un inizio lento e difficile da seguire, è una classica storia di Justice Porn. Con mostro aggiunto. Se ci fosse stata solo quella scena, con un protagonista più abbozzato e meno psicanalizzato, sarei stato molto più convinto.

Segnalo anche questo divertente blog dedicato alla versione LibroGame di Mutazioni! Personalmente vi consiglio di giocarci quando avrete già letto i racconti, per non rovinarvi l'effetto, ma se non potete aspettare...

martedì 9 febbraio 2016

La divina spigolatura - Andrea Partiti

Un racconto scritto per Minuti Contati, primo classificato nella Tarenzi Edition di Gennaio 2016.
La divina spigolatura - Andrea Partiti

— Le zanzare, certo, come ho fatto a scordarle fin’ora? Poi l’odore della benzina. I formaggini che restano sempre un po’ attaccati alla loro carta…
— Per quello non si può fare nulla, a livello di creazione. È tutta colpa vostra.
— …i denti del giudizio e il rumore dei gessi sulla lavagna.
— È tutto?
— Sì, penso che il mio elenco sia finito. Non c’è niente altro di cui mi posso lamentare.
— Che fatica, quanto ci è voluto?
— Qualche ora, penso. Quando mi hai chiesto una lista esaustiva, non avrei mai immaginato che avrei trovato così tanti problemi nel mondo! Niente di personale, sia chiaro.
— Figurati, le ho già sentite tutte.
— Anzi, sono stato credente in vita. Un grande sostenitore del tuo lavoro.
— Grazie, suppongo? Ormai non seguo quasi più quel che succede sulla Terra, questa burocrazia delle anime mi lascia ben poco tempo libero. Vogliamo procedere con la prossima fase?
— Decidere se mandarmi all’inferno o in paradiso? Ci pensavo da un po’, mi ha sempre preoccupato l’idea del giudizio divino. Ma arrivato qua, anziché trono d’oro e tribunale degli angeli, hai voluto sentire i problemi della creazione!
— Non preoccuparti, niente giudizio divino. La prossima fase è quella di consegnarti un tuo universo. Con tutti i cambiamenti che hai deciso.
— Un mio universo?
— Sì, il tuo mondo ideale in cui nulla può darti fastidio, da vivere ed esplorare a piacere.
— Posso andarci a vivere?
— Sì, io l’ho fatto un paio di volte, in luoghi ed epoche diverse, per provare a cambiare un po’ la gente. Non ha funzionato granché bene. Magari a te andrà meglio.
— E qual è la fregatura? Non può essere tutto lì.
— Pensavo l’avessi capito, ormai. Ogni volta che qualcuno morirà, dovrai ascoltarlo elencare nel dettaglio tutto ciò che non gli è piaciuto nella tua creazione, che avrebbe fatto diversamente o che non ci avrebbe messo. E creare quel mondo per ognuno di essi.
— Come tu ora, con me?
— Come io ora.
— Per ogni persona, tutte?
— Esatto.
— Miliardi di persone, miliardi di ore di critiche, senza mai una pausa?
— Ci si fa l’abitudine, e magari i tuoi umani avranno più buon senso demografico. A posteriori, come primo comandamento avrei dovuto mettere “Non avrai più di due o tre figli”. E poi non sono tutti sistematici come te nella critica.
— No?
— Figurati. C’è chi arriva con gran spocchia e se ne esce con “Odio tutto di questo mondo!”
— Poveracci…
— Gli tocca un universo vuoto. Per sempre. L’essere troppo critici è un po’ l’ottavo peccato capitale. Il peggiore.
— E chi non ha lamentele?
— A chi è soddisfatto faccio fare un altro giro sulla Terra. Ma si contano sulle dita di una mano e la seconda volta qualcosa che non va la trovano. Gli umani sono difficili da accontentare!
— Penso che tu mi abbia fregato.
— Io ero come te. Non sono mie le regole. Però se ci pensi, vivere nel tuo mondo ideale, anche se solo nelle pause da queste sessioni di critica, è a suo modo un paradiso, no?
— Sarà, ma questa idea di paradiso mi sembra decisamente infernale.

domenica 7 febbraio 2016

Infinite domeniche - Andrea Partiti

Racconto per il concorso di scheletri.com "300 Parole Per Un Incubo", 2015 - edizione 14.
Lo trovate anche nell'ebook Vermi contenente una selezione dei racconti in gara!

Infinite domeniche - Andrea Partiti

Ding Dong.
Il campanello? Che mal di testa. Ieri devo aver bevuto troppo.
Mi alzo dal divano. Stropiccio gli occhi e mi sistemo i capelli con una mano. Può bastare per rispondere al campanello la domenica mattina alle... alle otto? Ma stiamo scherzando? Fuori è ancora buio!
Avvicino l'occhio allo spioncino.
Due ragazzi, giovani. Camicia bianca, faccia pallida, pulita e ingenua. Uno zainetto sulle spalle.
«Truffatori. Oppure vogliono convertirmi...» Penso.
Uno dei due suona di nuovo.
Apro stizzito.
«Sì? È domenica mattina, vi sembra il caso di…»
«Buongiorno! Possiamo chiederle qualche minuto per parlarle della vita eterna?» Attacca il primo.
«Lei ha mai desiderato ricevere la vita eterna?» Si aggancia il secondo.
«Accomodatevi, deve far freddo fuori.» Vediamo se mi vogliono come pecorella!
«La ringrazio.» Dice il primo.
«Lei è molto gentile.» Continua il secondo.
«Posso offrirvi qualcosa? Una birra?»
«Non beviamo.» Risponde il primo.
«Non birra, almeno.» Specifica il secondo.
Indico le sedie attorno al tavolo, prendo una lattina dal frigorifero e la apro in maniera ostentata.
«Siete giovani, dovreste godervi la vita, non disturbare la gente per bene.» O me, aggiungo mentalmente. «Non voglio mentirvi. Sono una pessima persona, bevo, bestemmio, fumo, vado a donne.»
«Ne è orgoglioso?» Mi domanda il primo.
«Perché ce lo dice?» Si stupisce il secondo.
«Volete convertirmi, no? Ora tirerete fuori volantini, la retta via for dummies, un corso di Bibbia a fumetti… Quante anime dovete salvare al mese, per far contenti i vostri capi?»
«Lei ha frainteso, signore.» Dice il primo.
«Non abbiamo mai parlato di salvezza.» Annuisce il secondo.
Li guardo con aria perplessa.
«Non siete qui per convertirmi?»
«Come le dicevamo all'ingresso, siamo qui per offrirle la vita eterna.» Sorride il primo.
«E abbiamo una quota da rispettare.» Conclude il secondo, mettendo in mostra i suoi canini affilati.

sabato 6 febbraio 2016

Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone - Dale Furutani

Il dottor Watanabe ospita uno strano viaggiatore, Sigerson, un esploratore norvegese con modi da londinese e dagli strani interessi.
Sherlock Holmes c'è tutto, anche se in una versione strana di se stesso. Risolvere casi in una cultura aliena come quella giapponese - peggio, la cultura giapponese dell'epoca Meiji - lo mette alla prova, lo costringe a capire usanze diverse e (a volte) illogiche.
Gli enigmi con cui ha a che fare sono molto più semplici di quelli classici a cui Sherlock Holmes ci ha abituati, spesso il lettore scopre con gioia la soluzione ancor prima che i nodi vengano sciolti completamente, grazie alla prospettiva giapponese del narratore, il dottor Watanabe.

Lo stile di Dale Furutani c'è tutto. L'ho apprezzato più in questa raccolta di racconti che nei romanzi, perché gli hanno permesso di saltare liberamente dagli ambienti europei a quelli giapponesi, dai bassifondi alle botteghe alle case nobiliari, senza mai doversi fermare.

Una parola di lode va spesa per la traduzione, meravigliosa, opera degli "allievi della scuola di Specializzazione in traduzione editoriale Tuttoeuropa, Torino", coordinati da Paola Mazzarelli.
Cosa conservare a cosa tradurre della terminologia giapponese non era facile, e il risultato è eccellente, non fa mai sentire spaesati ma non si perde una virgola dell'atmosfera.
Per la prima volta poi, una partita a go viene descritta con un lessico appropriato e senza gaffe nel parlare di pietre, di handicap, di gradi.