martedì 8 settembre 2015

La coperta sugli occhi

Il mio primo racconto su Minuti Contati, terzo classificato nella Summer Edition di Agosto 2015!
Perché no, in fondo.


La coperta sugli occhi - Andrea Partiti.

Era sempre stato con me, in modo discreto e gentile. Un tassello del mio mondo, banale come una tazza di latte caldo alla mattina.
Non ricordo neppure la prima volta che notai un suo intervento. Giocattoli che tornavano al loro posto, i vestiti tolti alla sera che trovavo impilati su una sedia, un compito dimenticato sulla scrivania che compariva opportunamente ripiegato nel mio diario.
Se mi muovevo distrattamente in mezzo ai miei giochi, capitava che uno di questi, ai margini del campo visivo, facesse un piccolo scatto poco prima che lo calpestassi in modo doloroso.
Una volta avevo perso il mio trenino di legno al parco. L’avevo cercato ovunque e mi ero ormai rassegnato. Invece, appena tornato in camera, eccolo lì, appoggiato sul letto come se non l’avessi mai avuto con me.
La mia famiglia era religiosa, ogni sera prima di dormire recitavamo le preghiere, tutti insieme nella mia stanza. La mia mente di bambino aveva concluso in maniera spontanea che doveva trattarsi dell’angelo custode che pregavamo. In fondo, a cosa serve pregare, se non si spera davvero in un effetto concreto?
Avevo otto anni quando decisi che ero speciale e nessun mio coetaneo mi capiva. Sapevano solo deridermi quando provavo a essere sincero. Avevo imparato presto che nessuno voleva credere a quello che avevo soprannominato l’Invisibile.
I piccoli gesti dell’Invisibile mi rendevano la vita più semplice e felice, senza essere mai invadenti.
Due settimane fa io e i miei genitori ci siamo trasferiti. Nuova scuola per me, nuovo lavoro per mio padre.
L’Invisibile sarebbe venuto con me? Mi aveva seguito durante le rare vacanze, ma mai così lontano.
La prima notte nel nuovo appartamento non dormii. Sentivo tremori, graffi e soffi provenire dal corridoio fuori dalla mia porta. Ero spaventato.
Ne parlai il mattino dopo a colazione, ma i miei genitori non avevano sentito nulla. Era davvero un sogno come sostenevano?
La notte successiva fu ancora più violento e rumoroso, ma in qualche minuto tornò la calma e una coperta salì a coprirmi la testa. La porta non si era aperta e sapevo che si trattava dell’Invisibile. Per la prima volta interagiva direttamente con me. Mi addormentai felice che fosse con me.
Il copione si ripetè identico per un’intera settimana, mentre le lotte aumentavano di intensità e segnavano la casa. Graffi sottili sulla carta da parati e sugli scatoloni impilati qua e là, oggetti spostati e ribaltati. Purtroppo nulla che i miei genitori notassero nel caos del trasloco.
L’ottavo giorno la lotta non iniziò. Aspettai un’ora, poi un’altra, guardando i minuti luminosi cambiare sulla piccola sveglia sul comodino. Mi domandavo se avrei dovuto alzarmi, ma per cercare cosa?
La porta della stanza si apre con un gemito leggero.
Un soffio aspirato sulla soglia.
Mamma? Non è lei, non è silenziosa quando cammina.
L’Invisibile? Non aveva mai avuto bisogno di aprire la porta per venire da me.
Aspetto nel letto, immobile.
Sono inciampato su un’automobilina, questa mattina.
Non mi era mai successo prima.

L'amuleto di Samarcanda - Jonathan Stroud

Trilogia di Bartimeus #1

Il mondo di Bartimeus è una piccola gemma del fantasy. Spesso la grande pecca delle ambientazioni fantastiche è il funzionamento della magia, troppo elaborato, troppo poco elaborato, ridicolo, surreale, casuale ed inconsistente.
In questo universo la magia funziona in maniera molto lineare. I maghi non hanno potere, ma possono evocare demoni di varia forza da un universo parallelo e asservirli. I demoni in questione sono generalmente invisibili all'occhio umano e quel che fanno viene interpretato come magia dai non iniziati.
L'ambientazione è moderna, ma in un mondo distopico in cui tutta la storia è stata cambiata e manipolata dall'intervento dei maghi. Siamo in una Londra non completamente democratica, con un governo di soli maghi e tutti gli umani normali sono sottoposti al loro potere e alle loro angherie.

La narrazione alterna i due punti di vista di Bartimeus, un demone antico e potente evocato per una questione dall'apparenza futile, il furto dell'Amuleto di Samarcanda del titolo, e di Nathaniel, giovane apprendista mago che lo evoca per una sua vendetta personale.

La storia è abbastanza prevedibile, Nathaniel non ha il controllo completo della situazione, l'equilibro degenera, commette degli errori, si trova invischiato in un complotto troppo grande per lui e deve riuscire a risolvere tutto in un tempo limitato, aiutato solo da Bartimeus che appena lo tollera. Il finale è molto telefonato e si riduce a "il cattivo è stupido e poco incisivo nelle sue azioni".
Nonostante questa debolezza nella storia, lo stile è incredibilmente accattivante e costringe a continuare la lettura, capitolo dopo capitolo, svelando la congiura.

Per introdurci nell'ambientazione in maniera leggera, Stroud sceglie uno stratagemma azzeccatissimo nei capitoli narrati da Bartimeus. Note a pié di pagina con cui il demone commenta il mondo e le usanze umane confrontandole con quelle molto più "logiche" da demone. Si evitano così pesanti paragrafi di info-dump mascherandoli da buffe note comiche che si leggono con grande piacere.

giovedì 3 settembre 2015

Shenzhen - Guy Delisle

Shenzhen è il primo reportage a fumetti di Delisle. Lo stile è ancora abbozzato e la struttura delle opere successive deve ancora emergere. Non c'è una divisione in piccoli episodi significativi e le piccole trame si confondono tra loro, anche complice una Cina dall'aria molto standardizzata e grigia (come le matite dell'autore) e dai volti quasi deformi delle folle onnipresenti.

Non essendo libero di girare per il paese come nei viaggi al seguito di una ONG, Delisle forse visita meno luoghi interessanti e rilevanti, ma è comunque molto piacevole leggere della vera e propria divisione in caste territoriale, con al vertice le grandi città commerciali, seguite dalle città per gli stranieri, come Shenzhen appunto, quelle per il popolo e le campagne. Un ambiente in cui è difficilissimo risalire verso gli ambienti più benestanti e cambiare di status.

Delisle sembra allo stesso tempo inorridito e affascinato dalla Cina. Sorpreso dall'ospitalità coatta a cui viene sottoposto ovunque vada, dagli sforzi di tutti per comunicare con lui (senza grande successo) e soprattutto dalla completa indifferenza di tutte le persone verso la politica, a parte un brevissimo commento poco prima della sua partenza.

Non è la Cina che ci immaginiamo, è una Cina fatta di persone e di società, più che si storia e tradizioni.