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domenica 16 maggio 2021

Quoziente 1000 - Paul Anderson

 

Urania 108, 8 dicembre 1955

Urania 677, 17 agosto 1975


Un concept splendido: cosa succederebbe alla società se il quoziente intellettivo di tutti sulla terra, persone e animali, si alzasse improvvisamente? (Non per tutti alla stessa maniera come suggerisce la quarta di copertina, ma proporzionalmente all'intelligenza originale).

Un concept splendido che viene però affrontato in maniera poco soddisfacente e frammentata. Mi sono distratto molte volte leggendo per via di sottostorie aperte e dimenticate, personaggi abbandonati, situazioni che non vedevo l'ora di veder esplorate che si perdevano in una matassa indefinita.

Invece non esploriamo il lato umano delle fattorie gestite con l'aiuto degli animali stessi e i dilemmi etici che si portano, non esploriamo il lato spaziale delle nuove frontiere della scienza che analizza il fenomeno che aveva fin'ora inibito l'intelligenza sulla terra, non esploriamo tutte quelle nuove forme di comunicazione e interazione ad alta intelligenza che in mano a un autore più focalizzato sulla costruzione di mondi avrebbero potuto essere grandiose.


Mi aspettavo molto di più da quello che penso sia stato un grande successo degli Urania, per via della ristampa e perché è un ritrovamento regolare sulle bancarelle.


lunedì 25 gennaio 2021

Miliardi di tappeti di capelli - Andreas Eschbach

 


Questo è il libro che avrei voluto scrivere, che tutti avremmo voluto scrivere.
Parte da un'idea semplice, una cultura planetaria basata sulla tessitura di tappeti coi capelli umani, un sistema di caste, il culto di un imperatore lontano a cui vengono mandati questi tappeti.
Poi come un puzzle la storia si svolge, racconto dopo racconto, allontanandoci sempre di più dal pianeta originale, seguendo il viaggio dei tappeti, della ribellione, raggiungendo l'imperatore e immergendoci nella storia dell'impero.
Non c'è niente di banale in questi racconti brevi, sono tutti piccole gemme cristallizzate che mostrano uno spiraglio su questo universo enorme, antico e senza confini, tirandoci sempre più dentro fino a un finale che non è un finale, ma è solo una corona simbolica in cima a questa costruzione.

Vorrei leggerne mille altri di questi racconti, vorrei vedere film, serie tv, giochi, fumetti. Vorrei che fosse un universo esplorato e adorato, e non mi spiego come non lo sia già diventato.

giovedì 24 settembre 2020

Vittime a premio - Robert Sheckley

 

Urania 1041, 1 febbraio 1987

Urania Classici 277, Aprile 2000

L'anno è il 2092, e l'ecologia mondiale è davvero conciata piuttosto male a causa di una serie di carestie e siccità di cui solo il genere umano è diretto responsabile. Harold Erdman lascia allora Keene Valley, nello Stato di New York, con un solo scopo: raggiungere Esmeralda, una isoletta dei Caraibi, e uccidere abbastanza gente per consentire alla sua città natale di sopravvivere agli inverni che verranno. Esmeralda è infatti il paradiso degli assassini, e dei turisti interessati a osservarne le mosse, perchè qui la morte violenta è diventata finalmente uno sport legalizzato fra partecipanti consenzienti, e i premi in palio possono mettere a tacere ogni considerazione di ordine morale. L'importante, come scoprirà Harold, è imbattersi subito in un Battitore esperto e magari bisognoso di clienti, e saper tenere duro fino all'estrazione per l'evento più atteso della stagione di caccia, il Grande Duello. Ma prima ancora, l'importante è sopravvivere.

Un romanzo incredibilmente poco soddisfacente per Sheckley, che promette molto ma si chiude in un tentativo semiabortito in cui è chiaro che neppure l'autore crede più.

Il concept è bello, un'isola con una sorta di reality show per un mondo annoiato, con persone che si uccidono in modi sempre più brutali e fantasiosi in un costante gioco adrenalinico, in cambio di denaro e fama.

Ovviamente questa ambientazione distopica funziona a metà, con regole e leggi buffe (come gli obbligi di guida pericolosa) che la avvicinano più a una parodia che a una vera ambientazione.

Harold, il protagonista è un campagnolo che va sull'isola spinto esclusamente dal bisogno economico e si trova subito arruolato da un battitore veterano sul punto della rovina che lo prende come protetto, viene coinvolto in magheggi fuori dal suo controllo, un altro cacciatore se lo fa assegnare in modo da poterne prevedere l'arrivo e ucciderlo in maniera particolare per ripristinare il suo status. Non ci riesce, si trovano arruolati per il match più importante dell'anno e tutto finisce come deve finire.

Niente si conclude, non sappiamo nulla di quel che ottiene il protagonista, se il suo battitore riesce ad avere quel che desidera, se la giovane prostituta che veniva dal suo stesso paese e che lo ospitava riesce a riavvicinarsi a lui, nulla. Ci sciogliamo nelle venti pagine finali che descrivono le bizzarrie dei giochi, clown suicidi, labirinti con automobilisti e pedoni, sfide tra gladiatori in auto. Un circo fenomenale e pieno di immagini e idee incredibili, ma che non aggiungono nulla alla storia, sono solo lo sviluppo nel dettagli di tante pagine di appunti dell'autore, presi nell'entusiasmo iniziale per l'idea in attesa di trovarne un uso e buttati tutti lì una volta capito che non c'era una buona direzione per la storia.


Come inizio di una saga? Lo accetterei.
Come romanzo a sé? No.
Urania Classici mi sembra eccessivo.
A posteriori l'avrei abbandonato dopo il viaggio iniziale e l'arrivo sull'isola.

lunedì 24 agosto 2020

L'orrore di Gow Island - Murray Leinster

Urania 425, 27 Febbraio 1966
Urania 782, 6 Maggio 1979
Un'isola di pochi chilometri quadrati. Una stretta pista di atterraggio e di decollo. Alcune baracche per l'alloggio del personale, un capannone a uso di magazzino, la stazione radio e radar. Un aereo schiantato in mezzo alla pista. La semplicità di questo impianto scenico contrasta violentemente con la macchinosità di certi romanzi dai mille e uno personaggi; ma trattandosi di Leinster, il lettore sa bene che la semplicità non andrà a scapito dell'interesse, anzi. E' proprio quando, con la distruzione del generatore elettrico, i pochi elementi visibili scompaiono, che l'orrore di Gow Island assume tutta la sua potenza di suggestione.

Un'isola, ultimo avamposto prima dell'artico. Isolata, una pista di atterraggio, una stazione di ricerca, condizioni difficili.

Atterra un aereo con tutti morti o scoparsi a bordo, di ritorno da una zona inesplorata con a bordo campioni vegetali. E' successo qualcosa ma non è chiaro cosa.

Una creatura misteriosa inizia a cacciare sull'isola, persone, uccelli, cani. E' inarrestabile e misteriosa, nessuno riesce a vederla, pensano che sia invisibile.

Ora, siccome abbiamo letto molti libri di fantascienza, sappiamo bene che le creature invisibili non sono mai davvero invisibili, e le creature misteriose in realtà sono normali creature con delle caratteristiche scientificamente ragionevoli ancora da spiegare grazie a indizi nella storia. La creatura misteriosa, viste le scomparse sull'aereo, può solo essere uno dei passeggeri mutato oppure una creatura mimetica, quasi sempre una pianta semovente e molto affamata.

Arrivano inaspettatamente delle piccole creature aggressive, lunghe un palmo e attirate dalla carne. Coincidenza? Non credo proprio, ma i protagonisti credono nelle coincidenze e non collegano i due fenomeni.

Il romanzo è una storia estremamente trascinata, con relazioni umane quasi caricaturali. L'esaltato complottista, la storia d'amore clandestina tra il capitano e una giovane sottoposta, l'amore non corrisposto. Se non ci fosse una storia simil-horror alle spalle, questa impalcatura sarebbe estremamente traballante, mi avrebbe fatto ridere al primo capitolo, sorridere al secondo e rinunciare la terzo. Se per caso fossi arrivato al fondo, sarei stato deluso dal finale estremamente blando in cui tutti se ne vanno dall'isola e "ci penserà il governo a sistemare tutto, visto che non hanno creduto ai nostri rapporti".

L'autore è uno dei grandi nomi della fantascienza americana, ma questo non è uno dei suoi romanzi migliori.


giovedì 13 febbraio 2020

Festa di primavera - Xia Jia

Tradotta per la prima volta in italiano, l’antologia “Festa di primavera” rappresenta un’ottima occasione per scoprire una delle migliori autrici di fantascienza contemporanea cinese.
Nella raccolta sono contenuti "L’estate di Tongtong", incentrato su una questione di grande attualità: l’uso di androidi come supporto a una popolazione che invecchia rapidamente; "Festa di primavera" che racconta spaccati di vita quotidiana del popolo cinese in un futuro prossimo; "Stanotte sfilano cento fantasmi", ambientato nel contesto della mitologia cinese, dove una specie di Pinocchio al contrario – unico ragazzo vero in mezzo a tanti fantasmi – deve confrontarsi con le regole di una città popolata da esseri immaginari. Completano l’antologia i racconti, "Anna", storia di un amore travagliato ai tempi dei social network, "Paradiso", delicata favola fantascientifica su un’isola che sta sprofondando e il saggio "Allegoria nazionale dell’era della globalizzazione" sulla fantascienza cinese e le politiche culturali dagli anni ’90.

L'autrice era al Pisa Book Festival di Novembre 2019, le letture precedenti proposte da Future Fiction non mi hanno deluso, gli incontri sono sempre interessanti, quindi è stato uno dei libri con cui me ne sono tornato a casa sconfitto (nonostante lo sciopero dei bancomat che non ha aiutato la fiera).

Xia Jia è effettivamente una brava autrice, ma lo svantaggio di una raccolta così breve è che vuole spaziare in tutto il suo range creativo, mostrare un po' di questo e un po' di quello senza mai andare completamente a fondo. Quindi finisce per mischiare stili diversissimi, da "L'estate di Tongtong", un racconto familiare toccante e sentito dall'autrice, quasi intimo, in cui parla di nonni che si curano a vicenda grazie a corpi robotici, riscoprendo il piacere di vivere e il contatto umano in tarda età, a "Sfilano cento fantasmi", una fiaba intrisa di leggende e folklore su cui mi sono schiantato senza riuscire ad andare avanti, per quanto era terribile da leggere. È fantascienza? Sì, tecnicamente, ci arriva, ma quelle quindici pagine di non senso, bizzarrie sconnesse e caos mi hanno fatto posare il libro più e più e più volte.
Sono felice di aver superato lo scoglio, per leggere quell'ultimo "Festa di primavera" da cui giustamente la raccolta prende il titolo, che è un piccolo capolavoro composto da microracconti, in cui parla con delicatezza di una Cina proiettata al futuro reinventando a ogni passo la sua storia e le sue tradizioni, che non si perdono mai ma si fondono sempre di più con tecnologia, mezzi di comunicazione e i problemi dell'era digitale.

Cercherò altri romanzi di Xia Jia per leggere qualcosa di più articolato, facendo ben attenzione ad evitare quel filone di racconti fanta-popolari per cui non sono proprio portato come lettore.

Nella raccolta sono contenuti "L’estate di Tongtong", incentrato su una questione di grande attualità: l’uso di androidi come supporto a una popolazione che invecchia rapidamente; "Festa di primavera" che racconta spaccati di vita quotidiana del popolo cinese in un futuro prossimo; "Stanotte sfilano cento fantasmi", ambientato nel contesto della mitologia cinese, dove una specie di Pinocchio al contrario – unico ragazzo vero in mezzo a tanti fantasmi – deve confrontarsi con le regole di una città popolata da esseri immaginari. Completano l’antologia i racconti, "Anna", storia di un amore travagliato ai tempi dei social network, "Paradiso", delicata favola fantascientifica su un’isola che sta sprofondando e il saggio "Allegoria nazionale dell’era della globalizzazione" sulla fantascienza cinese e le politiche culturali dagli anni ’90.

mercoledì 8 gennaio 2020

Su la testa - John Scalzi

“Su la testa” (Head On, 2018) è ambientato nello stesso universo di “Chiusi dentro” (Lock In, 2014, Urania n. 1632), un futuro prossimo venturo in cui le vittime del morbo di Haden sono rimaste paralizzate e possono interagire con il mondo esterno solo tramite degli androidi soprannominati threep.
La struttura del romanzo è simile a quella di Chiusi Dentro. Un omicidio, un mistero, la chiave è nelle dinamiche particolari dell'ambientazione, basata su una società in cui parte della popolazione è affetta dal morbo di Haden, paralizzati nel loro corpo e che interagiscono tramite dei corpi robotici.
Siamo in uno stadio più avanzato, in cui i threep sono già la normalità e gli Haden iniziano a reclamare i loro diritti, non solo virtuali nell'agorà in cui si ritrovano, ma sempre più nel mondo reale. Allo stesso modo si inizia a considerarli una fonte di incassi, di denaro, di potere. E' nato uno sport brutale e di grande impatto mediatico in cui gli haden combattono con i loro corpi robotici per staccarsi la testa e usarla per segnare punti. Poco meno violento del calcio fiorentino, ma senza rischi per i giocatori. Proprio uno di questi giocatori muore, spingendo il protagonista in un'indagine che tocca interessi e speculazioni di ogni genere.
Scalzi ci cala sempre in un'umanità molto gretta e molto concreta, dove tutto è guadagno. Dove la vita umana vale poco, dove tutti sono le pedine sacrificabili di qualcun altro.
Si toccano anche temi caldi, come la sessualità dei disabili, un altro dei diritti reclamati dagli Haden e e che rispecchia le analoghe battaglie che si combattono in questi anni. Nel romanzo, come nella realtà, la sessualità dei disabili viene vista con sospetto, con una vena di disgusto e pena. O all'estremo opposto, come un'ulteriore fonte di speculazione per le potenzialità di poter scegliere il proprio corpo liberamente.

Mentirei se apprezzassi a pieno questo romanzo. Al contrario di Chiusi Dentro, il lato investigativo ed economico è preponderante e un po' soffocante. Troppi dettagli e intrighi che si accavallano fino a confondersi in una massa di personaggi dalla morale grigia.
Mancava quella vena umana e ottimista, manca il gioco tra Haden, Integratori e Threep, manca la lotta tra virtuale e reale che dominavano così prepotentemente la società haden.

mercoledì 20 novembre 2019

Ventimila leghe sotto i mari - Jules Verne


Una rilettura che è in realtà un riascolto, grazie all'audiolibro di Ad Alta Voce.
Sono passati quasi vent'anni dal mio primo approccio alla trilogia del Capitano Nemo. L'isola misteriosa era uno dei miei libri preferiti d'infanzia e l'ho letto molte volte, Ventimila leghe sotto ai mari invece no, e ora che sono più consapevole dei miei gusti ho anche capito perché.
Inizia come il classico romanzo d'avventura dell'ottocento, lento, con fatti di cronaca. Quasi ci si immagina l'autore ritagliare articoli di giornale, incollarli al suo quaderno mentre si documenta e mette insieme i pezzi della vicenda prima di presentarli al suo lettore.
C'è un mostro marino, grande, medio, piccolo. Di carne o di acciaio. balena o narvalo.
Un naturalista si imbarca su una nave partita per dargli la caccia, conosce un fiociniere canadese e combinazione proprio loro finiscono naufraghi, imbarcati contro la loro volontà a bordo della creatura, rivelatasi essere il Nautilus, una nave prodigiosa che può fare di tutto grazie al potere prodigioso dell'elettricità.
Qua il romanzo cambia radicalmente. Da finto reportage diventa quasi un susseguirsi di racconti, di piccole scene isolate di bizzarrie e viaggi e scoperte che il Capitano Nemo concede ai suoi viaggiatori nel corso del viaggio.
Ora apprezzo di più questa struttura, mi piacciono questi piccoli sipari che si aprono e chiudono, in cui i protagonisti virano sempre di più verso la frustrazione, la fuga, l'ammutinamento.
Ammutinamento e fuga che non arriveranno mai, perché tutto si chiude con un gorgo provvidenziale che libera i protagonisti, risucchia il Nautilus (spedendolo direttamente nell'isola misteriosa) e conclude la storia in maniera meno che soddisfacente per il me giovinetto alla ricerca di chiusura e soddisfazione per quei personaggi rapiti e vessati, mentre ora capisco che non era il loro arco a doversi concludere, ma erano più importanti la scoperta, le meraviglie scientifiche, i selvaggi da combattere, Atlantide da visitare.

venerdì 15 novembre 2019

X-Men - Kristine K. Rusch, Dean W. Smith


Io leggo senza vergogna.
Non avevo mai letto una novellizzazione di un film o di una serie tv, se escludo un "Hook - capitan uncino" di Terry Brooks letto moltissimo tempo fa e di cui l'autore stesso è scontento e imbarazzato.
Così, mi è capitato per caso tra le mani questo libretto improbabile, e avendo apprezzato il film degli X-Men del 2000, ero curioso di vedere in che modo fosse stato adattato al testo scritto. Ancor più curioso vista la natura molto dinamica e d'azione dell'originale.
Valore letterario? Poco più di zero.
Però penso di aver imparato molto sulle scene d'azione, su come renderle coerenti e non noiose, da questa lettura. Sono curioso di riprenderlo in mano guardando il film per annotarmi la durata in minuti di ogni capitolo e capire in che modo hanno convertito il rimo su pellicola in quello su carta, in base al tipo di scene.

domenica 15 settembre 2019

Guida galattica per gli autostoppisti - Douglas Adams

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati sulle carte del limite estremo e poco à la page della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitargli intorno, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde. Quel pianeta sta per essere distrutto, per lasciare il posto a una gigantesca circonvallazione iperspaziale...

Quando "Ad alta voce" ti propone la Guida Galattica, tu ascolti la Guida Galattica, perché è un chiaro segno che devi provare ancora una volta a prendere in mano la saga comica più celebrata della fantascienza e darle una speranza.
Ho letto almeno due volte il primo volume della saga, una volta il secondo e, mia terribile lacuna e vergogna, non sono mai riuscito ad andare oltre. L'umorismo di Adams stucca, riempie, satura. Il primo libro fa ridere piano, il secondo fa sorridere appena, il terzo è troppo, troppo.

In audiolibro l'effetto è forse migliore, la recitazione aiuta, i personaggi si separano meglio l'uno dall'altro grazie alla voce di Valerio Aprea, che ho trovato una scelta perfetta per questo testo (ma ammetto di apprezzare quasi sempre i casting di Ad alta voce).
L'umorismo è sempre stucchevole, ma mezz'ora al giorno di ascolto permette di diluirlo meglio.

Mi ha quasi fatto tornare voglia di riprovare questa lettura, magari con dei paletti personali: costringermi a leggere un solo capitolo alla volta e poi passare ad altre letture, mettere un timer e rispettarlo in maniera rigorosa.
Non amo l'idea di forzare la lettura in questa maniera, mi piace immergermi e andare avanti, sempre avanti, ma se serve per potermi godere qualcosa che, in definitiva, mi sembra bello e apprezzabile e mi permetterebbe di capire meglio le citazioni e la cultura pop che si è creata attorno, al di là dell'ovvio, sono più che aperto all'idea.

mercoledì 13 marzo 2019

La casa sulle sabbie mobili - Carlton Mellick III

Tick e Polly non hanno mai incontrato i loro genitori. Sono confinati nell’appartamento dei bambini dove crescono sotto le cure dell’anziana Tata Warbourogh, nell’attesa di poter incontrare mamma e papà e andare a vivere nel resto della casa. Dopo anni di attesa ormai Polly è diventata troppo grande per i vestiti che ha nell’armadio e dei genitori non c’è ancora nessuna traccia.

CMIII non delude.
In questo romando breve ci sono così tante idee e novità che sembrano quasi sprecate, compresse come dettagli di un mondo così complesso e da usare una sola volta. Sono sicuro che altri autori meno generosi avrebbero munto questa vacca per saghe intere, prima di lasciarla andare, e ammetto che sarei stati tra quelli desiderosi di bersi ogni singola goccia.
Siamo in un mondo futuro, lontano. Non tanto per la tecnologia ma per i costumi e le norme sociali. Gli adulti non si curano più dei bambini, li schifano e lasciano che siano droidi, macchine e ologrammi a crescerli e istruirli. I bambini di conseguenza hanno perso le loro caratteristiche neoteniche, sono piccole sanguisughe che si nutrono del sangue dei fratelli e sorelle maggiori, unici altri umani con cui hanno contatti.
Tick e Polly aspettano i loro genitori, hanno sempre vissuto nella loro attesa, chiusi nei loro alloggi e assediati a creature misteriose. Ovviamente dovranno uscire e scoprire un mondo cadente e in rovina, rimasto in funzione ma abbandonato. Dovranno sopravvivere in una casa-metropoli popolata di fantasmi reali e metaforici.

Non importa se non avete mai letto bizarro fiction. Questa non è *solo* bizarro fiction, è fantascienza delle migliori che abbia mai letto. What if mai sentiti né pensati, situazioni estreme, personaggi complessi nonostante la loro distanza.

martedì 19 febbraio 2019

The 100 - Kass Morgan

Sono secoli che gli uomini vivono nello spazio senza tornare sulla Terra. In seguito a una devastante guerra atomica i sopravvissuti si sono imbarcati su tre navi spaziali e i loro discendenti sono ancora chiusi lì dentro. Tuttavia pare giunto il momento di andare in ricognizione. A essere spediti sulla Terra per capire se sia di nuovo vivibile sono in cento: ragazzi considerati delinquenti dal regime poliziesco che vige sotto la guida del Cancelliere. Alle prese con una natura magnifica e selvaggia e tormentati dai segreti che si annidano nel loro passato, i 100 sulla Terra devono lottare per sopravvivere. Non sono eroi, ma potrebbero essere l'unica speranza rimasta al genere umano.

Volevo leggere The 100 prima di vedere la serie tv, che mi ispirava molta fiducia.
Alla fine del primo volume della saga, ho deciso di abbandonarla senza rimpianti e senza paura di perdermi grandi sfumature e dettagli iniziando da un adattamento.

L'idea di fondo è bella: terra radioattiva, gli umani vanno a vivere in orbita per aspettare che si riprenda e si crea una società distopica. Mandano un centinaio di giovani criminali a terra per controllare che sia tornata abitabile, ognuno con la sua storia più o meno drammatica, più o meno intrecciata alle sorti delle navi e del mondo.

Purtroppo, complice anche una formattazione pessima dell'ebook che non separa presente e flashback, creando fastidiose ambiguità e rendendo molto poco scorrevole la lettura, i personaggi sono tanti e decisamente troppo piatti per una narrazione corale di questo genere. Ci si affeziona a poche delle storie, quelle più imprevedibili, mentre altre sono così lineari e scontate da diventare quasi un peso da tollerare per arrivare a qualcosa di nuovo.

Essendo così concentrata sui flashback, lo sviluppo della società sul pianeta procede estremamente a rilento, dopo averci promesso che la storia si sarebbe concentrata su quegli eventi, e in più si concentra più che sul lato pratico della sopravvivenza, sul lato emotivo, sulle relazioni, su problemi adolescenziali che vengono innaturalmente glorificati a discapito di problemi più concreti. Mancano cibo, medicine e ripari? Scriviamo dieci pagine sul primo bacio nel bosco, perché quello sì che è un problema vero.

Non credo neppure di essere il target sbagliato di questo romanzo, perché leggo con piacere romanzi YA. Ma un romanzo YA non deve essere irrealistico e focalizzato solo su problemi adolescenziali. Mi aspetto invece che li integri nella storia in maniera naturale, senza soffocarla né sminuirla.

venerdì 30 novembre 2018

Il giovane robot - Sakumoto Yosuke

Un giovane robot dalle sembianze umane viene creato da uno scienziato con l’obiettivo di rendere felici gli uomini. Dovrà vivere tra loro, come un agente segreto, capire le loro motivazioni e intervenire per correggere i loro errori.
Ma non tutto va come dovrebbe, la complessità dei sentimenti umani lo porterà a vivere situazioni inattese.
Il «dolore» e la «dolcezza» del protagonista sono raccontate con semplicità e maestria dall’autore Sakumoto Yōsuke, da anni affetto da una forma di schizofrenia. 

Questo romanzo è particolare. È fantascienza senza essere fantascienza.
Tezaki Rei è un robot, si comporta da robot, agisce da robot, analizza il mondo con occhi da robot. Si scarica, anziché stancarsi. Raccoglie dati sulle persone anziché conoscerle. Ha solo due direttive: non farsi scoprire e rendere felici le persone attorno a lui.
Qualcosa è strano nella sua narrazione asettica e distaccata del mondo scolastico in cui deve mimetizzarsi. Ci sono eventi inspiegabili, persone che provano a contattarlo. La sua missione diventa sempre più fumosa e confusa. Ben presto ci si accorge che Rei non è che un ragazzo malato e che il suo essere robot è una maschera assegnatagli da un medico, in un gigantesco gioco di "fake it till you make it" che non ha come obiettivo la carriera ma l'inserirsi in società.
Deve affrontare la realtà, inevitabilmente, ma l'autore si sposta su altri punti di vista, delle persone che gli stanno attorno. Della ragazza a cui ha confessato la verità riguardo all'essere un robot, a cui ha mostrato il suo cuore di metallo (e le sue cicatrici). Si sposta riguardo ai rapporti umani con il club di tennis da tavolo, quelli che per primi l'hanno accettato nella sua stranezza e che continuano a supportarlo quando smette di giocare da robot e si scopre essere un fallibile essere umano.
C'è moltissimo dell'autore in questo libro. Sotto strati di metafore e immagini e illusioni, si trova una riflessione sulla schizofrenia, sulle reazioni - positive o negative - della società messa di fronte alla schizofrenia e alla diversità di un adolescente.
Seguiamo Rei fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio. Non può essere robot e tagliare fuori il mondo. Non può essere umano perché è troppo vulnerabile. In una partita di tennis da tavolo finisce per giocare non contro il suo avversario, ma contro sé stesso, robot contro umano, per raggiungere un accordo e lasciare che i suoi due animi collaborino per dargli la vita migliore possibile.

domenica 28 ottobre 2018

Astroincendio doloso - Harry Harrison, Gordon R. Dickson

Esplosione. Incendio. Il transatlantico spaziale è in fiamme. Sull'astroscialuppa di salvataggio duecento uomini di bassa casta e una dozzina di Nareth dell'equipaggio "vogano verso la terraferma". Ma il punto non è di sapere se il carburante sarà sufficiente, se i viveri basteranno, se la rotta è quella giusta... Il punto è di sapere se - come pare - l'incendio che ha distrutto l'astronave è stato provocato intenzionalmente da qualcuno, e se questo "qualcuno" è tra i superstiti... Il thriller che segue porta due firme prestigiose che ci garantiscono uno scioglimento all'altezza della... catastrofe iniziale.
 Urania 727, 17 luglio 1977

Nonostante sia tra i miei autori preferiti, una garanzia sempre, Astroincendio doloso è un Harry Harrison deludente. Forse essendo una collaborazione il suo stile eclettico si è diluito e perso, forse il suo nome è primo, ma ha avuto un ruolo secondario o solo di consulto nella collaborazione.
L'ambientazione è graziosa, i Narith sono una specie aliena la cui religione li spinge a volare nello spazio, a cercare la morte nello spazio in maniera eroica. Viaggiano quindi in navi obsolescenti e pericolose, non cercando attivamente la morte ma non fanno molto per prevenirla.
I Narith hanno trovato negli umani un alleato potente che permette loro di viaggiare di più, di esplorare lo spazio grazie alla manodopera umana in cambio della loro tecnologia avanzata.
Allo stesso tempo la civiltà umana si è divisa in tre caste, i blasonati che sono la nobiltà dirigente, i lavoratori e una sottoclasse ingegnerizzata per essere meno intelligente, da usare per i lavori duri, spesso sulle colonie.
Una nave Narith esplode e su una scialuppa di salvataggio si trovano un Narith e otto umani, di cui uno solo blasonato, che si trova in un ruolo chiave, ad interagire con un membro della polizia galattica, membri della resistenza tra i lavoratori (che lui stesso aveva contribuito a creare in gioventù) e uno degli umani ingegnerizzati che si rivela più sensibile e umano del previsto.

Il romanzo è una palese metafora della civiltà umana, anche i Narith così distanti dal pensare comune hanno un loro equivalente nell'elite della scienza che fatica così tanto a comunicare con la popolazione ed è alienata e incompresa nel suo progredire. Non brilla, non ci sono grossi colpi di scena, non c'è molta tensione. Astroincendio doloso è un'operetta morale ambientata nello spazio in cui tutti i tasselli si muovono nel modo giusto per ottenere l'insegnamento previsto.

domenica 21 ottobre 2018

La pietra sincronica - Jonathan Fast




Una signora stava raccontando a C. G. Jung, il grande psicologo dell'inconscio, di aver sognato uno scarabeo d'oro; nello stesso momento un grande scarabeo dorato venne a sbattere contro i vetri della finestra. Su questa e altre manifestazioni di misteriosa "sincronicità" Jung fonda una sua astrusa (astrusa?) teoria, connessa per un verso con lo Yoga e le filosofie orientali, per un altro con la "pietra filosofale" degli alchimisti, e per un altro ancora con le idee di un suo illustre paziente ed amico, il Premio Nobel per la fisica Wolfgang Pauli. Jonathan Fast - un astro nascente della FS americana - ha ristudiato per conto suo i fenomeni della "sincronicità" e ne ha tratto un romanzo sorprendente, tutto spettacolare e d'azione, che porta la teoria di Jung alle sue ultime e fantastiche (fantastiche?) conseguenze.


Urania 742, 12 febbraio 1978

Premetto che Jung non c'entra molto con questo romanzo, e come sempre le quarte di copertina di Urania si dimostrano solo vagamente attinenti al contenuto.
La storia si legge bene, scorre, le avventure sono tante e molto variegate nello stile di una fantascienza decisamente più vecchia e che apprezzo, dove appena uscito da un problema il protagonista si trova calato in una complicazione completamente diversa, con esperienza, equipaggiamento e amicizie che aumentano e si accumulano col passare delle pagine. Fast ci aggiunge una linea conduttrice che però non fa completamente il suo dovere.
Il protagonista, auto-vendutosi in schiavitù su un asteroide minerario dove deve ripagarsi la libertà fugge, e il suo primo scalo nella fuga è un pianeta di alieni-serpente che hanno scelto la spiritualità alla tecnologia. Sono stati ovviamente schiacciati e distrutti dall'ordine economico che regge la galassia, l'ultracapitalismo. Da quel momento una mano invisibile del destino lo spinge verso la realizzazione di una profezia, guidandolo verso un'antica religione di cui lui è il profeta. Questo destino riesce a legare insieme tutte le avventure dall'aria sconnessa, ma è comunque un modo per barare e non creare una storia coesa. Tutto può succedere, e quel che non ha senso in realtà ha senso perché era destino, perché era stato predetto.
Il messaggio è buono, la tecnologia schiaccia l'animo umano, viaggiate per il cosmo su scale d'oro, ma alla fine del libro resta una brutta sensazione per come ogni pezzo del puzzle torna insieme non perché si incastra graziosamente ma perché viene martellato al suo posto.

domenica 22 aprile 2018

I cacciatori - Burt Wetanson e Thomas Hoobler

Gli Ufo sono "buoni" o "cattivi"? Non ne abbiamo idea, ma è un fatto che in FS la scontata bontà, saggezza e lungimiranza degli inviati extraterrestri sul nostro pianeta ha cominciato tremendamente a stufare. Pace e bene! proclamano invariabilmente i nobili alieni prima ancora di mettere piede a terra. Dopodiché la storia si risolve in una gran predica e gli alieni si rivelano per ciò che sono in realtà: non degli esseri viventi ma una pura astrazione, un'incarnazione edificante dell'ONU o dello "stato assistenziale". Gli autori di questo realistico e sconvolgente romanzo in cui un Ufo atterra in una sperduta località del Montana, hanno finalmente provveduto a rimettere a posto le cose. Pace e bene! proclamano anche qui gli alieni al loro arrivo, ben sapendo che gli Umani ci cascheranno in pieno. Ma la mattina dopo...
Urania 911, 7 febbraio 1982.

 I Cacciatori è la storia di Alien. Quasi alla lettera.
Una razza aliena si diverte a cacciare specie intelligenti ma non troppo, come i terrestri. Capaci di mettere su un po' di sana resistenza, una sfida, ma non abbastanza sviluppati da essere minacciosi.
Ovviamente, prima liberano "i cani da caccia" per raccoglierli, nella forma di miraggi che arruolano una varietà di personaggi in un paesino, facendo leva sugli istinti e desideri più disparati. Si mostrano agli anziani come uomini distinti e rassicuranti, all'unico nero del paese come neri africani tradizionali, alle persone religiose come uomini di fede. A tutti promettono redenzione, un futuro, grandi gioie, li portano sul terreno di caccia.
Purtroppo gli scout del gruppo di cacciatori, turisti incapaci di qualsiasi discipina, hanno commesso un errore e hanno sottovalutato le capacità dei terrestri, se messi alle strette.
Il romanzo è una lotta su due livelli. La lotta esplicita tra alieni e umani, dove i ruoli di cacciatore e preda si invertono più volte, e la lotta tra umano e bestia, dove gli umani lottano con loro stessi per riuscire dapprima ad accettare il loro ruolo di creatura inferiore, poi per fare la scelta nobile e non agire per pura vendetta.
La storia è decente, ma il libro si legge malissimo. Ci sono davvero tanti personaggi nel cast, e solo una parte sono caratterizzati in maniera incisiva. Gli altri si confondono in una nebulosità generica. Ricordo l'indiano, ricordo l'ubriacone, ricordo la famigliola con la fissazione del salvareil figlio, ma tutti gli altri si mischiano in un unico calderone, visto che non hanno obiettivi diversi e riconoscibili, ma tutti vengono mossi dalla stessa motivazione: salvare la pelle.

lunedì 26 marzo 2018

La città e il deserto - Alan Barclay

Se non sei cittadino cosciente, obbediente e benpensante, la Città a un certo punto ti richiama benevolmente all'ordine. Ma anche se tu ti ostini con impudenza nel tuo errore, la Città non ti punisce. La pena di morte è abolita, il carcere è un'istituzione crudele, barbara e superata. Perciò la Città si limita a indicarti cortesemente la porta: "Tanti saluti e stia bene, caro signore. Auguri." Dunque di che ti lamenti? E' vero che dietro la porta d'è il deserto di un pianeta sconosciuto. E' vero che dal deserto nessuno è mai tornato. Ma questi sono fatti tuoi, amico. La Città cosa c'entra?

Urania 721, 24 aprile 1977

Hart è un polimatematico.
Non sappiamo da dove viene, non sappiamo nulla di lui, se non che viene cacciato dalla Città. L'unica città umana su un pianeta antico e spento, antichissimo, consumato dal tempo, un gigantesco deserto con pochissime oasi rimaste sugli antichi letti dei fiumi dove vivono pochi reietti umani insieme alla popolazione locale, i Khun, piccole creature simili a cani dall'intelligenza limitata.
Il libro racconta il lungo piano di Hart per creare una società sostenibile nel deserto, facendo lavorare insieme uomini e Khun usando le risorse del pianeta, e solo quelle, in modo da renderli indipendenti dai rifornimenti via astronave.
Hart introduce invenzioni e innovazioni, poco alla volta. Navi per veleggiare nel deserto e permettere una cooperazione tra oasi, armi costruite col legno delle piante locali, sistemi di irrigazione. Gli umani hanno idee e progettano, i Khun hanno le tecniche e la manualità necessarie per metterle in pratica. In parallelo la città inizia una crociata per distruggerli, simbolo di un'eresia che non può accettare. L'esilio nel deserto è la punizione tradizionale per ogni crimine, una condanna a morte, o peggio, a una vita di stenti, ma una società prosperosa nel deserto rischia di minare il suo intero sistema giudiziario.
Su grande scala, è una lotta tra una società religiosa e decadente, ostile al cambiamento, e una società razionale e aperta all'integrazione, perché è solo la cooperazione tra razze che permette di prosperare nel deserto.
La città e il deserto è un romanzo molto semplice, con lunghe digressioni filosofiche o riflessive, su quali sono i limiti morali da imporsi per sopravvivere, per difendersi, con un assortimento di personaggi diversi tra loro come ideali e potenzialità, che si scontrano e sfruttano queste loro divergenze per avere la meglio contro avversità umane e naturali.
Barclay ha scritto pochi romanzi e forse non ha avuto un grande impatto sulla fantascienza, ma sono contento di questa lettura, che racconta una storia solida con grandi messaggi ecologici e sociali ben intessuti nella sua narrativa.

mercoledì 9 agosto 2017

Sfera orbitale - Bob Shaw

Ho sempre ammirato Bob Shaw per il suo lavoro sui personaggi, e Sfera orbitale non delude su questo aspetto.
Vance Garamond è il capitano di una nave spaziale, parte di una grande flotta dedita all'esplorazione della Galassia. L'umanità è alla disperata ricerca di nuovi pianeti abitabili su cui espandersi, ma fin'ora ne ha trovato soltanto uno, finito nelle mani di una grande azienda privata che trae profitto dal controllo dell'immigrazione.
Vance si inimica proprio la presidentessa/imperatrice di questa azienda, quando muore suo figlio sotto la sua tutela, costringendolo a fuggire verso lo spazio inesplorato.
Qui, seguendo indizi lasciati da un'antica civiltà, trova una sfera di Dyson, cava e abitabile. Uno spazio più grande e vasto delle capacità umane di astrazione, che risolverebbe ogni problema di spazi dell'umanità. Ovviamente ci sono dei problemi, è impossibile esplorare e controllare un'area così enorme (miliardi di volte la superficie terrestre) e si scoprono altre civiltà attirate in tempi remoti, pericoli, tracce di guerre passate.
Questa scoperta lo riabilita ufficialmente agli occhi della presidentessa, che aspetta il giusto tempo prima di mettere in atto la sua vendetta, portando a uno scontro morale sulla gestione di Orbitsville.

Lo studio dei personagi di Shaw è ancora più incisivo in questo romanzo perché vengono messi di fronte all'immensità. Un mondo vasto e monotono, dove si trova di tutto, ma così tante volte da essere comunque ripetitivo. Orbitsville è quanto di più impersonale e anonimo si possa immaginare nella galassia, dando ancora più importanza all'individualità dei suoi abitanti.

sabato 22 luglio 2017

Occhi nello spazio - Robert J. Sawyer

Ogni tanto torna di moda l’enigma dei dinosauri, esseri giganteschi dei quali fino a due secoli fa non si conosceva nemmeno l’esistenza (e dove la parte enigmatica riguarda la loro estinzione, avvenuta nel Cretaceo). Ma se non fossero scomparsi e si fossero semplicemente trasferiti su un altro pianeta? Non grazie alla loro limitata intelligenza, certo, ma aiutati e trasportati da una razza più sensibile ed evoluta… Ridotta la massa corporea e potenziata la mente, i tirannosauri avrebbero finito per sviluppare la paziente e sofisticata civiltà descritta in questo stupefacente romanzo. Nel quale un brillante scienziato – quello che potremmo considerare l’equivalente sauro di Galileo – deve convincere i suoi concittadini delle verità contenute negli ultimi sviluppi dell’astronomia. Anche perché ignorarle metterebbe in serio pericolo il mondo dei Quintaglio, rettili pensanti ma non senza pregiudizi.
Urania 1664, Luglio 2017

Letteralmente "La storia di Galileo. Se fosse un dinosauro. E su un pianeta alieno".
Sawyer è stupendo nel creare mondi alieni, alieni non solo come estetica e abitanti, ma come tradizioni, religioni, costumi, struttura sociale e politica.
Dopo averlo visto all'opera nella trilogia dei Neanderthal nel creare una società Neanderthal-moderna di grande impatto, coerente e diversa da tutto quel che potessi immaginare, non credevo ci sarebbe riuscito, e invece mi ha stupito.
Mette in gioco dinamiche represse da predatore, i forti istinti territoriali di questi T-rex evoluti e costretti a vivere in città, sulle navi, in palazzi. Un istinto che viene represso solo grazie a rigidissime convenzioni sociali e alla religione. L'istinto aggressivo ha plasmato tutto sul pianeta dei Quintaglio, dai riti di maturità al sistema di governo, al controllo della popolazione.

Il romanzo parla di un "risveglio scientifico/astronomico" avuto da un giovane apprendista che, dotato di un prototipo di telescopio, si rende conto che la Dea che tutti adorano altro non è che un pianeta attorno a cui ruota il mondo dei Quintaglio, una semplice luna. Dover proporre un modello alternativo e contrario alla religione lo mette in una posizione scomoda, e la mano gli viene forzata quando l'antica religione basata sulla caccia lo riconosce come l'eletto di turno, il profeta che era stato annunciato.

La trama è notevole, il pellegrinaggio sull'altro lato della luna, la caccia, la storia personale di Afsan, la sua crescita man mano che si addentra nelle tradizioni della sua gente, ma è comunque un grande libro preparatorio alle storie che devono venire. Getta le basi per un'ambientazione più vasta e promettente.
Sawyer non racconta di un singolo personaggio. Sawyer racconta attraverso gli occhi del - pur attivo - protagonista, la storia di un'intera specie, di un intera società.

lunedì 29 maggio 2017

Baby Boomers - Mario Pacchiarotti

Anni Venti del terzo millennio.
L’Italia è dominata dalla Fratellanza, un partito con pericolose tendenze assolutiste che ha ottenuto incredibili risultati elettorali. Vengono approvati provvedimenti iniqui, eppure popolari, come la legge che priva gli ultraottantenni del diritto di voto.

In questo clima autoritario e distopico, dove la corruzione è ormai pervasiva, c’è qualcuno che decide di ribellarsi. Si tratta dei Baby Boomers, sei affiatati vegliardi che decidono di sferrare un colpo al sistema di governo.
 Ho letto questo romanzo in due sessioni di lettura, metà andando verso Torino al Salone del Libro, metà tornando. E questo dovrebbe già essere un grande punto a favore, perché dal Salone si torna sempre con tante letture da fare che distraggono facilmente da quelle in corso!

Mi ha stupito molto la struttura di Baby Boomer, niente tre atti, niente archi classici, ci ho visto delle scelte molto coraggiose, quasi idealistiche quanto quelle di cui racconta.
La partenza lenta dedicata a costruire i tanti personaggi funziona perché tutti sono costruiti con cautela, dandogli il giusto spessore, trovando spesso modi di riprendere il moderno di ora come un vintage del futuro, sia nell'estetica che nei modi. Ho persino avuto il sospetto che tutto il libro fosse un lungo esperimento di caratterizzazione e sarebbe stato così fino alla fine, un personaggio dopo l'altro, ognuno con la sua storia che parla di una società futura e distopica presentandola da un punto di vista alla volta fino a esaurirla.

Invece poi la storia decolla e il puzzle di cui si sono visti i pezzi sparsi nei vari personaggi torna insieme, a volte nel modo atteso e rassicurante, a volte no.
Saltiamo rapidamente dalla mente degli ostaggi, a quella della polizia a quella dei rapitori, e stranamente empatizziamo con tutti, persino con i cattivi che forse non sono completamente cattivi, per prepararci allo scioglimento finale.

Un'ottima lettura che mi sento davvero di suggerire, andate a scaricare l'anteprima di Baby Boomers su Amazon e decidete da voi!

mercoledì 9 novembre 2016

I prigionieri del caduceo - Ward Moore

Se il SSN (Servizio sanitario nazionale) non funziona, ci rivolgiamo alla ASL (Azienda sanitaria locale) per chiederne ragione, e, in caso di controversie, facciamo intervenire il TAR (Tribunale amministrativo regionale) affinché siano rispettati i nostri diritti di pazienti. Ma nel futuro immaginato in questo romanzo i pazienti non hanno alcun diritto, perché la classe medica ha preso il potere e i cittadini si sono trasformati nei prigionieri del Caduceo. Per fortuna la rivolta fermenta sotto le lenzuola e tre ribelli, tre Anormali, prenderanno nelle mani le sorti dell'umanità per vendicarla... Un libro ricco d'azione e paradossi, l'ultimo inedito di Ward Moore sul mercato italiano, insieme al quale "Urania" ripropone due romanzi brevi ormai classici: Lot e La figlia di Lot.
Urania 1618, Maggio 2015

Un romanzo dalle premesse fantastiche ma che delude senza possibilità di recupero.
L'ambientazione, il "what if" della storia è stupenda. Una società governata dai medici, dove tutto ruota attorno alla sanità, al controllo ossessivo della salute della popolazione, dove ognuno deve portare sempre con sé la propria cartella clinica, pronto a sottoporsi a controlli, pronto a essere "tanatizzato" in caso non fosse curabile.

Purtroppo la storia montata sopra a questa ambientazione è lenta, incerta, senza una direzione precisa. Una famiglia che fugge dalla Mediarchia per rifugiarsi nel Regno Unito, ultimo baluardo di libertà. Succedono inconvenienti, incontrano persone, si nascondono in posti. Tutto molto poco entusiasmante.
Si aprono alcune storie laterali promettenti, la presentazione di una religione basata sulla medicina, tollerata dal governo, che alimenta una frangia ancora più integralista di pazienti, ma anche queste vengono abbandonate molto rapidamente in favore di una semplice storia di viaggio/fuga alquanto piatta.

I prigionieri del caduceo sarebbe un fantastico racconto lungo, ma è un terribile romanzo. Davvero difficile da digerire per intero.