sabato 30 aprile 2016

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: il ladro di fulmini - Rick Riordan

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo #1

Ero diffidente verso questa saga, al principio. L'ho vista nascere, crescere, cinematizzarsi, espodere, sempre restandone alla larga, ma prima o poi dovevo cascarci e provare a indagare su questo successo.

Beh. nonostante le premesse di potenziale banalità, mi ha stupito e lanciato subito in un mondo credibile e ben costruito, con dei, mostri, leggende dell'antica Grecia ancora in circolazione nel nostro mondo (e meno reinventate di tanti esperimenti letterari simili).

La storia è molto semplice, pensata soprattutto per introdurre l'ambientazione e tutti i "big player" dell'universo, dei, semidei e aiutanti sparsi. Percy è un semidio, per sopravvivere alle inspiegabili aggressioni di mostri finisce in un campeggio/campo di addestramento per semidei, dove gli viene affidata una missione, recuperare la folgore di Zeus rubata (quella del titolo). Ovviamente c'è un complotto, dei cattivi maneggioni, dei cattivi ancora più maneggioni di secondo livello, ma tutto ben orchestrato.

Funziona molto bene anche la struttura a microarchi narrativi, in cui ogni capitolo presenta un sottoostacolo da superare, una prova, una tappa specifica del viaggio. Capisco perché abbia avuto successo come formato per il giovane lettore medio e dallo span di attenzione di un pesce rosso (e in parte mi rispecchio in questa descrizione).

lunedì 11 aprile 2016

La cena della biodiversità - Andrea Partiti

Un racconto scritto per Minuti Contati, secondo classificato nella Seven Special Edition di Marzo 2016.

La cena della biodiversità - Andrea Partiti

— Ad aprire questo evento straordinario, questa Cena della Biodiversità resa possibile dalla collaborazione e il supporto di moltissimi sponsor e istituzioni, voglio presentarvi l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese. Facciamogli un applauso!
— Grazie. E grazie anche a nome del mio paese per la vostra presenza e il vostro interesse. Oggi è un giorno dolce e amaro per uno dei grandi simboli della Cina nel mondo. Da decenni ci battiamo per la conservazione del panda gigante, ne preserviamo l’habitat grazie agli sforzi di associazioni internazionali e all’assistenza di centri naturalistici finanziati dalle fonti più disparate. Il panda gigante ha inoltre giocato un ruolo chiave nella diplomazia internazionale della Repubblica Popolare Cinese. Tutti voi sapete bene che nel secolo scorso era nostra usanza donare coppie di animali come dono diplomatico in occasione delle visite governative all’estero e dei principali scambi culturali, ma sul lungo periodo questa pratica si è rivelata un grave problema per la variabilità genetica della specie, così dispersa e frammentata. Negli ultimi decenni nessun panda è stato donato come se fosse un oggetto. La nuova politica di limitarci a prestare gli esemplari, un decennio alla volta, ai vari giardini zoologici del mondo, mantenendo la proprietà della prole, si è rivelata vincente, permettendo di reinvestire le generose offerte ricevute in cambio del prestito in progetti di conservazione a tutto tondo. Questo evento rappresenta il culmine ideale di questa nuova linea di gestione in cui il panda gigante non è più solo una specie da salvare ciecamente, ma un simbolo, un olocausto alla salvaguardia ambientale!
— Grazie, ambasciatore. I presenti che lo desiderano possono accomodarsi nella sala a fianco per un breve rinfresco prima dell’inizio dell’asta. Buon divertimento!

— Credi davvero che sia stata una buona idea spendere tutti quei soldi per essere qua?
— Ma certo cara, è l’evento di beneficenza dell’anno! Non potevamo mancare.
— Hai ragione, lo so, al circolo non si parla d’altro da mesi! Chi non è riuscito a farsi invitare non avrà coraggio di mostrarsi in società per un pezzo.
— Vedilo come un sacrificio per il buon nome di famiglia.
— Però avremmo potuto venire direttamente alla cena… Mi sembra così macabro macellarli così, in pubblico.
— Era l’unico modo per scegliere il nostro piatto. A chi non assiste all’asta macellazione resteranno solo i panda vecchi e stopposi o i tagli peggiori che non hanno attirato grandi offerte.
— Sarà, ma io preferisco non vedere da vivo il cibo che mangio.

— Io sono qua per una pelliccia. Un capo davvero esclusivo e da portare a lungo, non come la carne, che dura solo un attimo!
— Bianco e nero? Per me non è così originale e poi è troppo Crudelia. C’è anche il rischio che sembri solo ermellino invecchiato male.
— Ma quale Crudelia! E nessuno, spero, sarà disposto a spendere abbastanza da disporre di un intero cappotto. Io mi accontento di un berrettino in cui si riconosca la testa di panda, con le sue orecchie tonde, o ancora meglio un paio di muffole con sei piccole dita in cima, inconfondibili!
— Sono sicura che troverai una soluzione, qualsiasi lotto ti aggiudichi.
— E ricordati che non è per moda che siamo qua. È per una buona causa. Sarà la mia prima pelliccia che nessun vigliacco animalista avrà coraggio di macchiare con la vernice rossa!

— Dicono che la dieta a base di bambù doni alla carne un aroma davvero unico.
— Lo scopriremo presto. Lei che ricetta ha scelto?
— Ho vinto l’asta per un muscolo molto magro, il mio chef ha insistito per un filet mignon servito con una salsa di radice di loto in vino liquoroso.
— Sembra convinto!
— Oh, no, non lo è affatto. È pur sempre un sapore nuovo da esplorare! Ovviamente potrà assaggiarne un pezzetto, durante la preparazione. Piccolo, sia chiaro. Altrimenti come potrebbe analizzarne le note più sottili per scegliere l’abbinamento perfetto?
— Il mio cuoco invece non ha programmi, è un improvvisatore. Gli ho lasciato piena libertà di scegliere sul momento… figurati che si è portato decine di chili di ingredienti freschi da usare all’occorrenza e non parliamo poi di tutti quei vini!

— Mi raccomando, si assicuri che non vengano congelati né raffreddati. Appena finita la macellazione voglio che tutti i peni raccolti vengano immediatamente lavati in acqua tiepida e messi in un essiccatore.
— Signora, mi permette una domanda, una curiosità?
— Mi dica.
— Capisco che fossero tra i lotti più economici dell’asta, ma cosa vuole farne, una volta essiccati?
— Non li ho certo scelti per il prezzo, sciocco. È molto semplice. Li farò tritare finemente mischiati al sale, per la conservazione. Si tratta di un ingrediente tradizionale della medicina cinese. Molto raro, difficile da procurare. Ne avrò più che a sufficienza.
— Un afrodisiaco? Strano, si parla molto dei corni di rinoceronte, dei peni di tigre, della bile di orso. Mai sentito parlare del pene di panda. Anzi, a pensarci bene, i panda non sono certo noti per le loro prodezze riproduttive, il contrario semmai!
— Appunto, appunto. Il pene di panda ha l’effetto opposto e, a sentire il mio medico, permanente. Mio marito è vecchio e non certo piacente. Quando smetterà di avere pretese su di me, sarò finalmente libera di dedicarmi a qualcuno alla mia altezza!

— Signore, si alzi e ci segua, prego.
— Perché? Non ho ancora finito il mio pasto e non intendo…
— Posi forchetta e coltello e si allontani dal tavolo. Subito.
— Pretendo una spiegazione! Come osate trattarmi così in pubblico?
— I controlli sui vincitori dell’asta l’hanno segnalata come ecoterrorista. Sappiamo che in passato ha tentato di prelevare campioni di DNA di specie animali nel programma di estinzione programmata.
— Che assurdità! Ho pagato come tutti, e ho diritto di restare al mio posto fino al termine dell’evento!
— Vedo qua sul suo modulo che la sua carne è stata preparata “alla tartara senza alcun condimento”. Vuole davvero insistere sulla sua innocenza?

— Un commento per la stampa? Cosa ci può dire della serata?
— Il panda è delizioso, semplicemente delizioso. La carne ha un sapore unico, così esclusivo, elitario. E sapere che le nostre offerte serviranno a preservare decine, se non centinaia di altre specie, mi fa sentire davvero bene con me stesso.
— Cosa spera per il futuro?
— Spero che la prossima volta tocchi a una specie di balena. Sa, ne hanno proibito la caccia da prima che nascessi, e non vedo l’ora di provare la coda di balena… pare sia il taglio più pregiato!

sabato 9 aprile 2016

Polis41 - Andrea Partiti

Un racconto scritto per Minuti Contati, per la Lorenzo Marone edition di Marzo 2016.


Polis41 - Andrea Partiti

— Sono preoccupata, papà.
— Non devi, Alice. Abbiamo visto insieme i video, abbiamo parlato a chi ha già fatto l'upload. Non è doloroso e dopo tutto sarà migliore. — La sala d’attesa attorno a loro era silenziosa. Uno schermo mostrava i nomi delle famiglie chiamate.
— Vorrei che Baffo potesse venire con noi. Gli mancherò.
— Avremo un nuovo gatto, a Polis41. Lo potrai scegliere una volta lì, ti piacerà. — “E i tecnici pensano sia importante per i bambini mantenere le abitudini…” — A Polis41 potrai tornare a scuola. La scuola ti piaceva! — Continuò.
— Sì, era divertente, — annuì Alice. — Potevamo giocare. Sotto una cupola ma era quasi come essere fuori.
— E c’era la mensa.
Alice sorrise. Il cibo era stato davvero scarso negli ultimi mesi. Anche se non si lamentava, non sapeva nascondere la fame.
— Vorrei che avessero aperto le Polis prima che la mamma se ne andasse. Insieme…
— Lo so, Alice. Vorrei anche io che fossimo tutti insieme.
Alice non lo sapeva, ma il padre aveva fatto di tutto per scalare le liste di attesa, aveva contattato ogni conoscenza, aveva corrotto, comprato, scritto, aveva persino considerato la violenza, se solo avesse capito verso chi. Era stato inutile. Lei era morta, una vittima tra tante di un’umanità irresponsabile. Le Polis erano l’ultimo tentativo di risollevare una Terra allo stremo.
— Ecco, è il nostro turno! — I nomi di Bruno e Alice lampeggiavano sul monitor. Bruno prese per mano la figlia e la guidò verso la sala upload.
Attraversarono un breve corridoio, avvolti dal brusio persistente di Polis41 che penetrava ogni superficie, fin dentro a polmoni e ossa. Sarebbe tutto scomparso una volta caricati.
Sbucarono in una stanza piccola e alta, dominata una poltrona dall’aria incongrua in un ambiente tanto tecnologico, con un gran numero di sensori disposti radialmente attorno al poggiatesta, a salire fino a collegarsi a grandi cavi in fibra ottica lanciati verso un soffitto lontano. Deboli segnali di luce lampeggiavano nei cavi scollegati. Il resto della stanza era spoglio, arredato in maniera essenziale da tavoli in metallo e alte cassettiere da farmaci.
— Chi va per primo? — chiese un tecnico dall’aria pulita, accogliendoli. Alle sue spalle due infermieri erano immobili.
Dopo uno sguardo tra padre e figlia, Alice annuì, facendosi avanti.
— Vi sveglierete comunque contemporaneamente, su Polis41, — spiegò il tecnico, sorridendo alla bambina.
Alice sprofondò nella poltrona, troppo grande per lei.
Il trasferimento fu rapido, un balenare di luci, perse verso l’alto nel cuore dell’elaboratore.
Il corpo della bambina si accasciò, subito sostenuto dai due infermieri pronti a deporlo su un tavolo.
Bruno sapeva che sarebbe successo, sapeva che non era permanente, ma non potè controllare un gemito di dolore.
— Potete… — iniziò a domandare con voce spezzata.
— Prima di caricarvi su Polis41, elimineremo questo ricordo dalla sua copia. Non si preoccupi.
Bruno annuì e si sedette sulla poltrona, evitando con lo sguardo il corpo della figlia.

giovedì 7 aprile 2016

Giallo pisano 2. Racconti gialli e noir - AA. VV.

Una raccolta di racconti legati dalle ambientazioni pisane della defunta Felici Editore.

E ora mi è chiaro perché sia defunta.

Non avevo grandi aspettative per questa raccolta, mi è capitata un po' per caso fra le mani, ma mai esempio migliore dell'utilità di un editor ha visto la stampa.
Punteggiatura usata in maniera casuale, spaziata prima, dopo, prima e dopo.
Dialoghi maltrattati, aperti e chiusi in maniera caotica.
Ortografia e accenti? Non ne parliamo.
Coerenza delle storie? I personaggi che cambiano nome a metà racconto non devono stupirvi.

Trame? Si va avanti nella lettura nella mezza convinzione che potrebbe trattarsi di parodie, tranne in poche eccezioni, chiaramente finite nel volume per caso.

Se era questa l'etica della casa editrice, non mi stupisce affatto che non abbia creato un seguito, anche se aveva la possibilità di radicarsi sul territorio grazie alle pubblicazioni a tema locale. Sembra che non ci sia stata alcuna selezione sui racconti e che nessuno si sia preso neanche il fastidio di rileggerli. Copiaincolla in un unico file e direttamente in stampa.

Che imbarazzo.

Spero che la Istos Edizioni, che ha acquisito il catalogo della Felici, ne sia consapevole e abbia preso le distanze.

lunedì 4 aprile 2016

La storia intricata - Lewis Carroll

In La storia intricata, nella miglior tradizione dei giochi matematici, Carroll escogita dieci round (Nodi) di gioco e problemi, di difficoltà molto sparse, e li ambienta nella sua Inghilterra. Ci sono treni, cavalieri, professori e vecchie zie col pallino per la matematica, tutti con un gran senso dell'umorismo.

Riuscire a estrapolare da questi racconti il problema puro e pulito non è sempre immediato, non aiuta certo lo stile di Carroll fiorito di giochi di parole e ammiccamenti, l'inferno e gioia di qualsiasi traduttore, comunque costretto a lasciare per strada molto, troppo.

I racconti, pubblicati su The Monthly Packet con regolarità sparsa, chiedevano l'interazione coi lettori, invitati a spedire le loro soluzioni. In una seconda parte del libro sono raccolti i commenti, spesso caustici, raramente ammirati, alle soluzioni arrivate, tutte firmati con pseudonimi degni della tradizione enigmistica.

(Leggi online A tangled tale, o tienilo a portata di mano per goderti lo stile originale di Carroll durante la lettura!)

domenica 3 aprile 2016

Imbalance (Imbalance Saga Vol. 1) - Maria Luisa Scrofani, Valeria Diurno

Imbalance Saga #1

Il primo volume di Imbalance era in offerta su amazon, ero sconsolatamente alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere, quindi l'affare è stato presto concluso.

Sono stato indeciso a lungo, scrivere una rencesione negativa a due autrici che si impegnano oppure non scriverla direttamente. Per onestà penso di dovermi esporre, magari senza esagerare nella cattiveria.

Storia.
Ayleen è una mezzosangue Nephilim/Seraphim, allevata dagli umani per via del suo potere imprevedibile, ha due amiche sorelle fra loro e un Seraphim stalker col compito di nasconderla ai Nephilim che non sanno della sua esistenza.

Contro.
Tutti i personaggi sono delle Mary Sue. TUTTI. Bellissimi, perfetti, carriera perfetta, case perfette, partner perfetti, famiglie perfette, solo problemi da primo mondo. Impossibile sentire empatia o trovarli credibili.
 L'unico personaggio con una maschera da antagonista ha delle motivazioni così meschine e flebili da diventare una macchietta tollerata con malagrazia da tutti. Manca un conflitto.

I dialoghi sono il peggior esempio di "doppiese" mai visto, completamente innaturali. Provate a leggerli ad alta voce fingendo una conversazione reale, l'effetto sarà ilare. (Esempi emblematici che mi sono appuntato: Chi userebbe in una conversazione con un amico l'esepressione "la serie tv American Horror Story", come se dovesse spiegargli di cosa si tratta quando ovviamente ne avete parlato in passato? Chi dice "prendere un analgesico"?)
Paradossalmente ci sono battute che sembrano le classiche battute adattate male da film. Un personaggio con una semi per una situazione conturbante con la sua partner, un altro si avvicina e commenta "è dura, eh?" (traduzione brutta della battuta, comprensibile in inglese "It's hard, eh?"). Non mi spiego come sia possibile assorbire così tanto doppiese da iniziare ad usarlo in maniera così completa e convinta. L'unica ipotesi che posso avere è un serio abuso di serie tv senza il salto di qualità ai sottotitoli, che ha causato una percezione distorta di come parlino le persone reali.
Sempre sui dialoghi, vengono usati regolarmente per nascondere l'infodump. Tante conversazioni troppo lunga su argomenti banali (e da saltare senza scrupoli nella narrazione), inframezzata da considerazioni che ci "spiegano" letteralmente personaggi ed eventi. Non si fa.
Un uso sotto la media a cui siamo abituati dei nomi del personaggi. Ripeterli non fa male. Esempio casuale, in una conversazione tra due Seraphim, usare "disse il Seraphim" è inutile e stupido. Ripetimi il nome se non è chiaro chi sta parlando.

La mancanza di direzione nella storia. I personaggi fanno cose, interagiscono tra loro, fanno scoperte. La protagonista è quasi completamente passiva in questo carosello, non ha degli obiettivi, galleggia ignara per tutto il libro.

Pro.
Se siete in crisi d'astinenza da Lisa J. Smith, lo stile è ragionevolmente simile e con dei problemi analoghi, solo lievemente più verboso e con una struttura invertita. Anziché avere dei segreti di pulcinella che vengono svelati come grandi rivelazioni troppo tardi per esserlo, qua ci viene svelato tutto preventivamente.

Conclusione.
Per ora è solo una fanfiction glorificata da un buon editing. Leggerò il seguito? Probabilmente, per vedere se l'esercizio e i feedback del mondo hanno fatto la differenza. Lo leggerò fino alla fine? Maybe.

venerdì 1 aprile 2016

Un matrimonio d'amore - Dashiell Hammett

Un matrimonio d'amore è un racconto lungo che dovrebbe più lungo.
C'è un caso da risolvere per il detective Alec Rush, una donna da proteggere, due committenti che la vogliono morta, un killer che non ha intenzione di ucciderla.
Il realismo di Hammett c'è, maturo ed evidente. Chi lo conosce e apprezza sa esattamente cosa aspettarsi, gli lo disprezza... probabilmente non gli concede una seconda possibilità comunque.
I colpi di scena arrivano ad ogni pagina dispari e non c'è mai un punto morto, mai una pausa nella narrazione, il che è bene, se non fosse per il costante ingresso di nuovi personaggi, nuove informazioni. Troppe per questo formato. Voglio leggere un giallo, non dover prendere appunti per seguire completamente la trama.

Ho quasi la sensazione che non si tratti di un'opera compiuta, ma di uno scheletro da espandere in un romanzo in un secondo momento, ipotesi non del tutto implausibile vista la tendenza di Hammett ad abbandonare i suoi progetti.