Un ascolto, questo, non una lettura. Ad Alta Voce mi delude raramente e la mia prima lettura del mago di Oz era molto datata, quindi era un'ottima occasione.
Ho apprezzato la nuova traduzione di Sara Sollors. Rispetto a quelle tradizionali il libro sembra molto svecchiato, non richiama più alla mente immagini in bianco e nero di Judy Garland che saltella su una strada di mattoni gialli costruita in uno studios. È più reale e vivida. Buttiamo via alcuni dei nomi tradizionali e che magari abbiamo già impiantati in mente anche senza aver mai letto il romanzo, ma il senso di straniamento passa in fretta mentre ci si cala nel mondo di Oz.
Penso che si recuperi la dimensione infantile del racconto, badando meno a simbolismi, interpretazioni, messaggi nascosti e da mantenere, in favore della leggibilità e della leggerezza. La trovo più in linea con lo spirito originale di Baum, spogliato di tutto uno strato di critica accumulata nell'ultimo secolo.
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mercoledì 3 aprile 2019
venerdì 29 dicembre 2017
Apocalisse Peluche - Carlton Mellick III
La guerra tra i giocattoli e gli umani è giunta al termine.Se mi avessero detto a inizio 2017 che il miglio romanzo (breve) che avrei letto durante l'anno sarebbe stata una storia ambientato in un futuro postapocalittico dove la società è crollata per via di peluche intelligenti, non gli avrei creduto.
E hanno vinto i giocattoli.
Peluche, bambole e soldatini dotati di intelligenza artificiale non ne potevano più di venire maltrattati da bambini viziati e distrutti al minimo accenno di ribellione. Senza libertà, senza diritti, senza una speranza per il futuro, la loro unica possibilità di salvezza era di sterminare gli umani. Iniziò la rivolta. [...]
Invece Apocalisse Peluche si legge senza interruzioni, la storia di Julie, trasformata in panda con la chirurgia per infiltrarsi nella società dei peluche, avvince davvero e mi sono trovato a leggere di un un peluche coniglio ninja che bacia in una scena strappalacrime un orso stupratore dai denti d'acciaio, suo amante segreto, mi sono trovato a tremare per degli orsetti del cuore così feroci da far paura ai giocattoli stessi, mi sono trovato completamente calato in una ambientazione coerentemente bizzarra.
Bizzarra come la Bizzarro Fiction che ho scoperto nel saggio "Introduzione alla Bizarro Fiction" di Chiara Gamberetta aggiunto in fondo all'ebook e molto apprezzato, che mi ha fornito una buona lista di classici Bizzarro da cercare e leggere per riempire questa mia lacuna che necessita di essere colmata.
giovedì 14 dicembre 2017
La strana biblioteca - Haruki Murakami
Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.
Siamo in campo commerciale, Murakami va di moda? Seguamo il "modello Vitali", iniziamo a fargli sfornare racconti pubblicandoli singolarmente, tanto il nome vende.
Neanche le ottime illustraizoni di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, riescono a salvare questo librino.
Ci sono le atmosfere di Murakami, le fanciulle oniriche che salvano il protagonista, l'uomo pecora, dei cattivi dalle motivazioni vaghe quanto minacciose, ma la storia? No, non c'è neanche un tentativo di dare un senso a quel che succede. Possiamo metterci tutti i simbolismi e significati nascosti che vogliamo, ma sarebbe mentire a noi stessi pur di giustificare il nostro autore beniamino.
Ragazzino va in biblioteca a chiedere della raccolta nelle imposte nell'impero bizantino, ragazzino viene chiuso in una cella a leggere sull'argomento, il cattivo berrà il suo cervello, l'uomo pecora gli porta ciambelle, la ragazza misteriosa cibo di lusso. Scappano tutti insieme, trovano il cattivo, un incubo d'infanzia e la ragazza-merlo che lo salva. Fine.
Un paragafo finale ambiguo, non è chiaro se sia parte della storia o una dedica, ci fa pensare che sia dedicato alla memoria della madre di Murakami, magari c'è un'esperienza personale o qualcosa di ermetico che ci sfugge, ma no, aspetterò i romanzi dove almeno posso fingere che ci sia un senso dietro alle storie di Murakami e bearmi nelle speculazioni.
mercoledì 25 ottobre 2017
Il segreto dei maghi - Trudi Canavan
Da quando ha assistito alla morte di un uomo per mano del Sommo Lord, Sonea vive giorni di angoscia. E non le è certo di consolazione aver finalmente conquistato la fiducia e il rispetto degli altri novizi grazie alle sue eccezionali capacità magiche. Infatti Akkarin non solo le ha rivelato che una minaccia mortale aleggia sulla Corporazione e sulla città di Imardin, ma le ha anche mostrato alcuni antichi tomi, in cui viene chiarito il motivo per cui la magia nera è stata bandita: molto tempo addietro, uno dei novizi l'aveva usata contro gli altri maghi della Corporazione, e l'esito era stato drammatico. Sonea è confusa; il Sommo Lord l'ha resa partecipe di quei segreti perché è in ansia per il destino della regione di Kyralia o perché vuole servirsi di lei per i suoi oscuri piani? Poi uno schiavo della vicina Sachaka confessa alla ragazza di essere una spia, incaricata di scoprire i punti deboli della Corporazione, e allora Sonea, abbandonato ogni indugio, comprende che, se dovesse succedere qualcosa ad Akkarin, nessun altro potrebbe contrastare i maghi di Sachaka. A meno che pure lei non venga iniziata ai misteri della magia nera...Il terzo volume della trilogia è probabilmente il peggiore, tutti i difetti precedenti tornano insieme in concerto per roviare un'esperienza che poteva essere davvero grandiosa.
Le trame secondarie che prima servivano da supporto alla storia di Sonea, svelando retroscena sui viaggi e le scoperte del Sommo Lord, ora vengono portate avanti senza una ragione, perché ormai hai i personaggi in giro e non li puoi abbandonare. La storia gay di Dannyl ha stancato, abbiamo capito che i maghi sono omofobi e diventa un po' trita. Lo vediamo tornare al momento opportuno per la battaglia finale, ma neppure lì le due storie riescono a riconnettersi davvero.
Ceryni che aveva un suo ruolo nel primo volume, era quasi sparito nel secondo, ora torna importante. Purtroppo non sa nulla, non è stato integrato nella trama principale, e la soluzione è assegnargli Savara, un personaggio Tinca, una maga nemica prima di spessore e motivazioni che vuole aiutarli a combattere e il cui unico scopo è fornire informazioni quando serve senza doverle motivare in modo complesso. Non interagirà mai con nessuno degli attori principali venendo dimenticata nel finale.
Le cotte di Sonea. Si poteva evitare di farla innamorare di Akkarim? Forse sì, è cliché, rovina la preparazione e il distacco con il figlio di Rothen, preparato con tanta cura. Serve per rendere più interessanti i capitoli dell'esilio dandoci qualcosa di più di sassi sabbia rocce e fughe a cui badare, e per drammatizzare il finale in cui sono tutti in pericolo di vita.
Wordbuilding. Era stata tanto accurata la costruzione sociale e storica di Imardin, che per contrasto i nemici sono piatti. Sono cattivi, usano la magia ma non tutta, ci sono sabbia, deserto e schiavitù. Sono dei cattivi bidimensionali e un po' ottusi sia nel raccogliere informazioni (mandando assassini nella città nemica? Niente di più vistoso?) sia nel pianificare le battaglie.
Deludente. Non abbastanza da non farmi proseguire la saga con prequel e trilogia successiva, però. Poteva essere molto peggio ma poteva anche essere molto meglio.
venerdì 13 ottobre 2017
La scuola dei maghi - Trudi Canavan
Sonea ha finalmente accettato di entrare nella Corporazione dei Maghi, iniziando così il suo percorso di studi. Ma la strada davanti a lei è irta di pericoli, a cominciare dal fatto che numerosi Maghi disprezzano le sue umili origini e la giudicano indegna di quel privilegio. Il più spietato è Regin, un novizio che sembra avere come unico scopo quello d'istigare i compagni e gli insegnanti contro la ragazza, umiliandola ripetutamente e arrivando persino ad accusarla di essere una ladra. L'unica speranza per lei è rappresentata da Lord Dorrien, sensibile e intelligente figlio del potente Lord Rothen: il ragazzo, giunto alla scuola per far visita al padre, prende subito le parti di Sonea e si spinge addirittura a rivelarle alcuni segreti che la rendono più potente del perfido Regin. In tal modo, però, Sonea scopre pure che il Lord Supremo, Akkarin, fa uso della proibitissima Magia Nera, riuscendo a trarre forza da qualsiasi essere vivente, uomo o animale, e questo rischia di costarle la vita...Sonea è nella corporazione, ora la corporazione ci è simpatica, ci sono maghi buoni e gentili e disponibili. Da lettori sappiamo che Sonea è un "super" e non vediamo l'ora che faccia il botto impressionando finamente tutti (e ci riesce in grande stile durante la sfida nell'Arena, che è il picco narrativo di questo secondo volume della trilogia).
Mentre siamo assetati di seguire quel che succede nella scuola, anche quando le cose vanno male, quando Regin è cattivo, quando il Sommo Lord la strappa alle sue abitudini a fatica conquistate gettandola di nuovo in pasto ai leoni dell'invidia degli altri novizi, la storia ci costringe anche a seguire Dannyl nel suo viaggio di indagine sul passato del Sommo Lord e su come sia finito in contatto con la magia nera.
La trama di Dannyl è un disastro. È un tentativo maldestro di scrivere una storia omoerotica inseriendola in maniera naturale per mostrare "quanto è tollerante il mio fantasy", ma in realtà ne escono un gran numero di scene lentissime che non arrivano mai al dunque (sì, le voci su Dannyl gay su cui torni ogni 20 righe sono vere, l'abbiamo capito!) e che provocano estremo imbarazzo per empatia in me-lettore, per l'ingenuità con cui sono progettate. Rendere tutti i maghi di Imardin intolleranti va bene, è una scelta, la società è di stampo abbastanza antico quindi è credibile. Però poi mostrami anche dei maghi intolleranti, non mostrarmi questo mondo SOLO dal punto di vista di maghi progressisti e tolleranti e aperti (o gay nascosti), altrimenti diventa una parodia fatta solo per infilarmi a forza in gola la tolleranza di te-autore che vuoi essere proprio proprio sicuro di non passare per omofobo. Ma se non sei omofobo sarai capace di metterci personaggi ugualmente gay e omofobi senza problemi, per rappresentare un universo credibile. Non solo confetti e arcobaleni, grazie.
Ho invece apprezzato moltissimo lo sviluppo del cattivo, il sommo lord Hakkarin, che in modo naturale e graduale diventa sempre più cupo, triste, depresso e si percepisce il suo trovarsi in un impasse da cui non riesce a uscire, si capisce che il suo usare la magia nera non è per forza qualcosa di cattivo come appariva all'inizio, ma ce dell'altro che non sappiamo e ci verrà svelato più avanti insieme alle ragioni per cui è segretamente buono e con buone intenzioni verso Sonea, pur non potendole mostrare. È il miglior personaggio della saga e non mi ha mai deluso fin'ora.
mercoledì 6 settembre 2017
La corporazione dei maghi - Trudi Canavan
A Imardin è il giorno dell'Epurazione, l'appuntamento annuale durante il quale, su ordine del re, la Corporazione dei maghi scaccia dalla città vagabondi, mendicanti e tutti coloro che sono sospettati di procurarsi da vivere in modo criminoso. E, come ogni anno, gli abitanti dei quartieri poveri si radunano nella piazza del Nord per protestare contro l'iniquo provvedimento, lanciando sassi contro i maghi, i quali, però, essendo protetti da una barriera magica, ignorano altezzosamente la rivolta. Ma, ad un tratto, una pietra manda in frantumi la protezione e ferisce un mago. L'autrice dell'incredibile gesto è Sonea, una giovane orfana che fugge spaventata. Ma la Corporazione non può permettere che qualcuno dotato di un simile potere sfugga al suo controllo...A soli dieci anni dall'uscita, mi è capitata in mano la trilogia di Trudi Canavan e ho pensato fosse un buon momento per recuperare questa lacuna nel fantasy commerciale (dove commerciale non vuole essere denigratorio).
La storia è molto tradizionale. Protagonista povera, casta ricca di maghi, toh ha dei poteri e deve nascondersi facendosi aiutare da popolani, ladri, chiunque possa, alla fine i maghi riescono a raggiungerla e a farsi ascoltare, capisce che non sono così cattivi, ma qualcuno sì, e alla fine accetta il suo potere.
Il fatto che tutto il romanzo sia una lunga scusa per presentarci il mondo della trilogia, facendo muovere Sonea per la città e facendola interagire con i personaggi più disparati, non toglie alla graziosità del quadro che compone. La trama è molto lineare ma solida e getta delle ottime basi per i libri successivi. Semina le scene giuste a metà del romanzo e le spiega nel finale creando un vero cattivo, non solo il cattivo fuffa di comodo e chiaramente indirizzato verso l'insuccesso sin da quando entra in scena.
L'ambientazione è ben riuscita, con un equilibrio non banale tra dwell (i poveri), ricchi, ladri, maghi e il re sopra a tutto. Le dinamiche non sono ovvie e gerarchiche come appaiono da principio e lasciano ampio spazio di approfondimento.
lunedì 30 gennaio 2017
Harry Potter e la maledizione dell'erede - J. K. Rowling
Ho letto così tante critiche a questo "ottavo capitolo" della saga di Harry Potter, che l'ho preso in mano con una buona dose di scetticismo, pronto a schifarmi.
In realtà è adorabile, un piccolo puzzle che non si incastra completamente ma ti intrattiene.
I viaggi nel tempo sono pericolosi per la logica e la solidità delle storie, ma vengono gestiti in modo ragionevole. Basta un minimo di sospensione dell'incredulità per accettare le versioni alternative del futuro, perché il futuro della saga di Harry Potter, da lettori, non lo conosciamo e possiamo adattarlo molto bene, senza doverci schiodare da un canone già stabilito!
Ho visto criticare i personaggi che non sono fedeli a ciò che erano... io trovo stupendo che si siano evoluti! Un ragazzino quindicenne in un mondo nuovo e stupefacente non può essere uguale a un quarantenne con dei figli adolescenti e un lavoro che lo frustra. Sarebbe insensato.
Ho visto criticare la mancanza dei dettagli tipici dello stile della Rowling... beh, è una sceneggiatura teatrale, mi sembra ovvio che manchi la parte descrittiva. È un mezzo diverso che trasmette la storia a modo suo.
Ho visto criticare la non aderenza al canone delle magie creato durante la saga. Le giratempo erano limitate e qui i loro poteri sono aumentati. Beh, ci è stato spiegato più volte che la magia viene studiata, si evolve, si inventano nuovi incantesimi. È così improbabile che si provi sempre a spingere oltre i confini del possibile, inventando nuove tecniche e strumenti magici, prima impossibili?
La maledizione dell'erede è una grande storia che non vuole oscurare né essere oscurata dalla saga classica. Chi critica perché si sente tradito fa un dispiacere a se stesso.
In realtà è adorabile, un piccolo puzzle che non si incastra completamente ma ti intrattiene.
I viaggi nel tempo sono pericolosi per la logica e la solidità delle storie, ma vengono gestiti in modo ragionevole. Basta un minimo di sospensione dell'incredulità per accettare le versioni alternative del futuro, perché il futuro della saga di Harry Potter, da lettori, non lo conosciamo e possiamo adattarlo molto bene, senza doverci schiodare da un canone già stabilito!
Ho visto criticare i personaggi che non sono fedeli a ciò che erano... io trovo stupendo che si siano evoluti! Un ragazzino quindicenne in un mondo nuovo e stupefacente non può essere uguale a un quarantenne con dei figli adolescenti e un lavoro che lo frustra. Sarebbe insensato.
Ho visto criticare la mancanza dei dettagli tipici dello stile della Rowling... beh, è una sceneggiatura teatrale, mi sembra ovvio che manchi la parte descrittiva. È un mezzo diverso che trasmette la storia a modo suo.
Ho visto criticare la non aderenza al canone delle magie creato durante la saga. Le giratempo erano limitate e qui i loro poteri sono aumentati. Beh, ci è stato spiegato più volte che la magia viene studiata, si evolve, si inventano nuovi incantesimi. È così improbabile che si provi sempre a spingere oltre i confini del possibile, inventando nuove tecniche e strumenti magici, prima impossibili?
La maledizione dell'erede è una grande storia che non vuole oscurare né essere oscurata dalla saga classica. Chi critica perché si sente tradito fa un dispiacere a se stesso.
mercoledì 14 dicembre 2016
La figlia di Medusa - Priscilla Galloway
La protagonista, Dusa, è un'adolescente americana che viene rapita da due sorelle greche e portata in un'isola dell'Egeo, custodita da un giovane bellissimo di nome Perse. Là Dusa vivrà un'incredibile avventura, scoprendo di essere una "figlia" dell'antica, mitica Medusa, che le sue sorelle Gorgoni vogliono riportare in vita, riunendo la testa dai capelli serpentini al corpo dal quale è stata spiccata.Nel mondo sono sparse le Sognatrici di Serpenti. Sognano serpenti, li ascoltano, ne sono spaventate al punto di ammalarsi. Da sempre compaiono, ignorate o dimenticate dalla scienza ufficiale.
Dusa è una di loro, vive con sua madre ed è entusiasta di trovare due studiose, Teno e Yali, che riconoscono la sua malattia come reale e promettono una cura. Una cura lenta, difficile, che comporta un lungo isolamento in una clinica in Grecia, ma pur sempre una cura.
Dusa si trova a vivere in una Grecia ancora popolata da miti antichi, nascosti appena sotto la superficie.
Come abbiamo (facilmente) intuito, le sognatrici di serpenti sono mandate da Medusa stessa, sono i suoi serpenti che parlano nei sogni, mandando messaggi nel tentativo di farsi riportare in vita ricongiungendo la sua testa perduta al corpo sepolto sull'isola delle sorelle.
Dusa aiuta con il ricongiungimento, essendo molto più potente di tutte le ragazze venute prima di lei, e inizia a comunicare sempre più direttamente con Medusa, che la mette in guardia dai pericoli delle due sorelle che vogliono ancora una volta approfittare del potere per scopi personali.
La reinterpretazione del mito, con Medusa creatura pacifica che viene tormentata per abusare del suo potere di pietrificare (da Perseo, da Atena, dalle sorelle), è ben studiata e regge tutta la storia. Purtroppo i personaggi sono molto piatti, soprattutto quelli negativi, e spesso si comportano in maniera illogica e incoerente per far proseguire la trama.
Poteva essere un ottimo romanzo, con più pianificazione. Si ferma a mediocre.
domenica 20 novembre 2016
Blackgate - Michael Tangherlini
Miles Ferguson non è un essere umano. E' una Pelliccia, un animale il cui corpo e la cui mente sono stati modificati dalle potenze celesti per dare ai Figli d'Adamo la possibilità di ripensare al modo in cui si sono da sempre relazionati gli uni con gli altri. Ciò nonostante, deve pur guadagnarsi da vivere, e, per uno come lui, dopo una Guerra Mondiale i lavori onesti possibili sono pochi. La sua scelta cade su quello di investigatore privato: un lavoro onesto ma duro, con più frustrazioni che soddisfazioni.Blackgate su amazon.
Dopo un periodo di magra, finalmente qualcuno bussa alla porta del suo ufficio. Un nuovo caso si affaccia, una nuova possibilità che si rivelerà ben più bizzarra, inquietante e complicata di quanto non si aspetti.
L'ambientazione è fantastica. Una storia alternativa in cui degli esseri che si proclamano Arcangeli sono scesi sulla terra e hanno dato coscienza a un gran numero di animali di ogni specie. Ovviamente il razzismo colpisce anche loro, che diventano la nuova casta bassa della società, chiusi in ghetti, usati in ogni modo possibile, anche come soldati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Se vogliamo trovare un significato o un messaggio profondo, non serve cercare lontano. Muovendoci in maniera verticale in questa strana società società, tra bianchi, neri e pellicce, è facile trovare la critica in chiave hard boiled alla società classista americana.
Il protagonista è un cane di quelli risvegliati dagli arcangeli che, reduce di guerra, lavora come detective e si trova invischiato in un caso di omicidio. L'omicidio di un nero, che in quanto a importanza sociale sta appena sopra a quello delle pellicce.
Le atmosfere da noir sono ottime, ci sono locali fumosi, cantanti seducenti, poliziotti vecchio stile e ricchi corrotti. Tutto incredibilmente armonioso, come stile e come sensazioni.
Ammetto di aver rischiato l'abbandono di questo romanzo almeno un paio di volte, la prima perché gli stacchi nella metanarrativa di quel che legge il protagonista spezzano molto, soprattutto quando inseriti dove c'è già poca tensione; la seconda quando mi sono reso conto che i draghi - citati di sfuggita come "armi" usate dai nazisti - avrebbero avuto un ruolo e una mitologia ben sviluppate, ma sono stati introdotti così tardi e in maniera così fumosa da rischiare di far crollare il puzzle del caso da risolvere.
martedì 25 ottobre 2016
Oltre la soglia - Tito Faraci
Anno sconosciuto, città sconosciuta. Un terribile virus ha colpito gli uomini: tutti gli adulti diventano velocemente “adulterati”, esseri violenti, spinti dalle emozioni più animalesche. Ad aggirarsi per la città ormai abbandonata e distrutta, restano solo gruppi di ragazzi in cerca di cibo, acqua e un posto sicuro dove vivere. Uno dei gruppi è guidato da Jaco, che ha visto il padre trasformarsi e uccidere la madre e la sorella.Un Tito Faraci anomalo nella veste di scrittore anziché di sceneggiatore, che mi convince solo in parte. Abbastanza da convincermi a leggere altro, non abbastanza da avere qualche critica.
Jaco e Anna, la ragazza di cui è innamorato, dovranno trovare un modo per sopravvivere in un mondo ormai terribilmente mutato. E intanto imparare a combattere il terrore più grande: svegliarsi e rendersi conto di essere diventati adulti ormai completamente fuori controllo...
Intanto l'ambientazione zombie-anomala è apprezzabilissima. Ci si zombifica diventando adulti, crescendo, maturando. Gli zombificati diventano violenti in maniera progressivamente più irrazionale.
Questo crea una società di sopravvissuti diversa e dalle dinamiche inesplorate, con solo adolescenti che si trovano a doversi difendere a vicenda e interagire tra loro facendo scendere a patti la propria immaturità e impulsi giovanili con i bisogni primari.
Essendo passato poco tempo dall'Evento, la società non è ancora regredita a una maturazione rapida dei sopravvissuti, figli a 14 anni, spera di farcela, tutto in funzione della sopravvivenza, ma persistono le vecchie abitudini, vizi e bisogni.
Il (grande?) difetto dei Oltre la soglia, è la preponderanza di scene d'azione, che stonano e un po' rovinano la bella idea di fondo. Rallentano una storia godibile che poteva essere perfetta per un racconto lungo, ma nel formato romanzo sembra di leggere un mare di dettagli di combattimenti e spostamenti che aggiungono davvero poco alla caratterizzazione dei personaggi, al loro evolversi, alle loro relazioni.
Il gruppo di protagonisti viene creato con il giusto spessore mostrandoci pochi specifici eventi del loro passato che istantaneamente li portano in vita lasciandoci aggiungere tutti i dettagli meno significativi. Questo lavoro di caratterizzazione rapida di tanti, davvero tanti, personaggi, è quel che m ha sorpreso di più, in positivo.
sabato 24 settembre 2016
Lo scontro dell'aura nera - Jennifer L. Barnes
Mi sono approcciato a questo romanzo per ragazzi (ragazze?) con un certo pregiudizio. Scritto da un'autrice diciannovenne, mi fa un po' storcere il naso per il timore di cliché triti mai incontrati prima di mettersi a scrivere.
Mi ha sorpreso positivamente per una certa freschezza di linguaggio e di temi. C'è il romance soprannaturale ma non è dominante. La sensazione che si ha leggendo è quella delle lunghe saghe per ragazzi, molto più brevi come mole, che svelano un mondo ampio un volume alla volta, creando dipendenza. Penso sia un effetto casuale, ma che unito a un'ambientazione relativamente innovativa, lasciano un'ottima sensazione dopo la lettura.
Lissy, sua sorella, sua madre e sua nonna si trasferiscono in un paesino dell'Oklahoma, fuggendo dalla California dove la madre non riesce più a vivere per non essere riuscita a salvare un ragazzo rapito. Tutte le donne della famiglia hanno dei poteri, eredità di un'antenata vaga. Lissy vede l'aura delle persone, e nel corso della storia impara a vedere molto di più, le connessioni, amicizie, amori, impara a modellarle e manipolarle.
Nel romanzo abbiamo una peculiare descrizione e visione del mondo, mediata quasi interamente da queste aure colorate, in continuo movimento, con forme, vibrazioni, movimenti, tutti indicativi di stati d'animo e umori. Queste informazioni alternative rendono unico questo libro.
Ovviamente ci sono i cattivi. Il colore dei cattivi è un non-colore, il garn, e ovviamente si presenta un personaggio interamente color garn, su cui indagare e da smascherare nella sua cattiveria.
Il titolo è pessimo e non ha nulla a che vedere col racconto. Non ci sono aure nere. Il titolo originale Golden, dorato, ha molto più senso (è il nome dei "ragazzi fichi" della scuola, reso con Super in italiano), è più d'impatto e non inganna il lettore.
Spero verranno pubblicati anche i seguiti, con poche speranze visto che sono passati dieci anni dal primo volume, ma in inglese saranno ancora in circolazione!
Mi ha sorpreso positivamente per una certa freschezza di linguaggio e di temi. C'è il romance soprannaturale ma non è dominante. La sensazione che si ha leggendo è quella delle lunghe saghe per ragazzi, molto più brevi come mole, che svelano un mondo ampio un volume alla volta, creando dipendenza. Penso sia un effetto casuale, ma che unito a un'ambientazione relativamente innovativa, lasciano un'ottima sensazione dopo la lettura.
Lissy, sua sorella, sua madre e sua nonna si trasferiscono in un paesino dell'Oklahoma, fuggendo dalla California dove la madre non riesce più a vivere per non essere riuscita a salvare un ragazzo rapito. Tutte le donne della famiglia hanno dei poteri, eredità di un'antenata vaga. Lissy vede l'aura delle persone, e nel corso della storia impara a vedere molto di più, le connessioni, amicizie, amori, impara a modellarle e manipolarle.
Nel romanzo abbiamo una peculiare descrizione e visione del mondo, mediata quasi interamente da queste aure colorate, in continuo movimento, con forme, vibrazioni, movimenti, tutti indicativi di stati d'animo e umori. Queste informazioni alternative rendono unico questo libro.
Ovviamente ci sono i cattivi. Il colore dei cattivi è un non-colore, il garn, e ovviamente si presenta un personaggio interamente color garn, su cui indagare e da smascherare nella sua cattiveria.
Il titolo è pessimo e non ha nulla a che vedere col racconto. Non ci sono aure nere. Il titolo originale Golden, dorato, ha molto più senso (è il nome dei "ragazzi fichi" della scuola, reso con Super in italiano), è più d'impatto e non inganna il lettore.
Spero verranno pubblicati anche i seguiti, con poche speranze visto che sono passati dieci anni dal primo volume, ma in inglese saranno ancora in circolazione!
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sabato 6 agosto 2016
Mago a metà - Terry Brooks
Questor Thews, il mago a metà del titolo, pensa di aver trovato il modo per far tornare umano Abernathy. Una magia sperimentale e in cui Abernathy deve indossare il medaglione dell'Alto Signore.
Ovviamente non funziona e viene mandato sulla terra, scambiato con una bottiglia contenente un demonietto che inizia a fare danni.
Il resto della storia è una parabola la cui morale è "non dividere il party", perché se una parte è sulla terra e una parte è a Landover, nulla di buono può succedere.
Il darkling (l'abitante della bottiglia) viene passato di mano in mano, gli gnomi, il Signore del Fiume, finendo poi alla Strega del Crepuscolo.
Sulla terra ben Holiday insegue le tracce di un cane umanoide, non troppo difficile da rintracciare, e si trova a combattere contro il passato signore di Landover, ora ricco possidente annoiato, isolato nel suo castello.
Questo libro della saga segna il distacco completo dalla vita passata di Ben, viene archiviato il ricordo della moglie, senza rimpianti, per accettare completamente Willow e la sua natura fatata. Le meccaniche stesse di Landover e della magia diventano più facili da accettare, il Paladino una seconda natura. Anche se la storia è minima e spesso simplicistica, tutti i personaggi subiscono una forte evoluzione, primo tra tutti Questor Thews che per la prima volta troviamo a suo agio nell'usare la magia, per combattere con Strabo e convincerlo a irrompere nel nostro mondo e salvare il gruppetto sperduto. Anche lui esce dall'ombra del fratello trovando la sua identità.
Ovviamente non funziona e viene mandato sulla terra, scambiato con una bottiglia contenente un demonietto che inizia a fare danni.
Il resto della storia è una parabola la cui morale è "non dividere il party", perché se una parte è sulla terra e una parte è a Landover, nulla di buono può succedere.
Il darkling (l'abitante della bottiglia) viene passato di mano in mano, gli gnomi, il Signore del Fiume, finendo poi alla Strega del Crepuscolo.
Sulla terra ben Holiday insegue le tracce di un cane umanoide, non troppo difficile da rintracciare, e si trova a combattere contro il passato signore di Landover, ora ricco possidente annoiato, isolato nel suo castello.
Questo libro della saga segna il distacco completo dalla vita passata di Ben, viene archiviato il ricordo della moglie, senza rimpianti, per accettare completamente Willow e la sua natura fatata. Le meccaniche stesse di Landover e della magia diventano più facili da accettare, il Paladino una seconda natura. Anche se la storia è minima e spesso simplicistica, tutti i personaggi subiscono una forte evoluzione, primo tra tutti Questor Thews che per la prima volta troviamo a suo agio nell'usare la magia, per combattere con Strabo e convincerlo a irrompere nel nostro mondo e salvare il gruppetto sperduto. Anche lui esce dall'ombra del fratello trovando la sua identità.
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mercoledì 20 luglio 2016
1q84 - Haruki Murakami
1984, Tokyo. Aomame è bloccata in un taxi nel traffico. L'autista le suggerisce, come unica soluzione per non mancare all'appuntamento che l'aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma, sibillino, aggiunge di fare attenzione: "Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola". Negli stessi giorni Tengo, un giovane aspirante scrittore dotato di buona tecnica ma povero d'ispirazione, riceve uno strano incarico: un editor senza scrupoli gli chiede di riscrivere il romanzo di un'enigmatica diciassettenne così da candidarlo a un premio letterario. Ma "La crisalide d'aria" è un romanzo fantastico tanto ricco di immaginazione quanto sottilmente inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo. L'incontro con l'autrice non farà che aumentare la sua vertigine: chi è veramente Fukada Eriko? Intanto Aomame (che pure non è certo una ragazza qualsiasi: nella borsetta ha un affilatissimo rompighiaccio con cui deve uccidere un uomo) osserva perplessa il mondo che la circonda: sembra quello di sempre, eppure piccoli, sinistri particolari divergono da quello a cui era abituata. Finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l'unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84. Ma capisce anche un'altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi.Quella di 1Q84 è una recensione difficile.
È il libro più Murakami che abbia letto, in ogni senso. Ci sono tutti i grandi temi, le sette oppressive, il mondo parallelo e misterioso, l'amore che spinge insieme due personaggi inizialmente lontani e uniti solo da un filo sottile, la musica che lega tutto.
Però è troppo Murakami, anche se non lo credevo possibile.
Vediamo scolpire nel giro di mille pagine dei personaggi di uno spessore incredibile, Aomame, Tengo, Ushikawa. Sappiamo tutto di loro, come una grande tavola piena di piatti da portata che vengono scoperti uno alla volta, molto lentamente. Però prima di poter mangiare, quando il nostro stomaco brontola furiosamente per l'attesa, Murakami tira via la tovaglia da sotto e rovescia tutto, lasciandoci a contemplare il cibo spiaccicato a terra e domandarci se il sapore fosse davvero buono e incredibile come immaginavamo.
Restano troppi interrogativi in sospeso che il lettore fedele non si merita. Di chi è figlio Tengo? Chi è l'amante della madre? Dov'è finita Fukaeri? Chi diamine sono i Little People, cosa vogliono, perché? Ognuno leggendo svilupperà la sue ossessioni che vorrà veder chiarite per essere deluso in maniera personale.
Murakami non ci spiega nulla. Nulla. Tutte le informazioni utili arrivano in un unico capitolo in cui il leader parla per venti pagine in un unico grosso infodump in cui spiega le meccaniche delle crisalidi d'aria e della setta. Quel capitolo è un modo per orinare copiosamente su tutti i fanatici dello "show, don't tell" per poi ridere sguaiatamente del loro sgomento.
Riassumento: adorerete i personaggi, le divagazioni, le atmosfere; soffrirete vedendoli danzare e avvicinarsi a più riprese. Ma non aspettatevi soddisfazione.
sabato 18 giugno 2016
La bambina dell'oceano - Lorenzo Crescentini
La bambina dell'oceano su amazon.
Il racconto è godibile, si legge bene. Le interazioni tra Ricardo, sulla sua spiaggia, e Perla, la bambina misteriosa che sa manipolare i sogni, sono accattivanti e riescono a prendere il lettore. Purtroppo tutto salta quando ci si rende conto che non si avranno mai delle spiegazioni. Non sapremo mai se i sogni porteranno Ricardo a ricongiungersi al suo amore oppure no, se tornerà a scrivere, se capirà chi sia Perla e perché l'abbia scelto.
Altro punto a sfavore è l'impronta troppo marcata dell'autore nel protagonista. Il suo lavoro, le sue origini, come ne parla (inappropriatamente) nel dettaglio. Servirebbe una purga dei dettagli autobiografici che finiscono per sbilanciare la narrazione.
“Nel sogno camminava sotto l'oceano. C'erano voci, c'erano suoni. C'era la luce che filtrava ondeggiante tra migliaia di bolle in sospensione. C'era la poesia di un cosmo segreto, celato al di sotto del visibile. Lui camminava e guardava, sapendo che la strada di sabbia che percorreva lo stava portando dall'altra parte: una volta emerso si sarebbe trovato nel mondo che aveva lasciato. Camminava, augurandosi che il sogno durasse abbastanza per arrivare di là.”La bambina dell'oceano è un racconto onirico. Nel senso letterale del termine. Ci sono sogni, tanti sogni, viaggi, incontri. Tutto vuole avere una sua logica, ma come ogni sogno che si rispetti, una volta portato nel mondo reale, la sua logica salta e perde di coerenza.
C’è una spiaggia, sulla costa australiana, dove i sogni si comportano in modo insolito. E dove uno scrittore solitario incontra una bambina che ama il mare.
Il racconto è godibile, si legge bene. Le interazioni tra Ricardo, sulla sua spiaggia, e Perla, la bambina misteriosa che sa manipolare i sogni, sono accattivanti e riescono a prendere il lettore. Purtroppo tutto salta quando ci si rende conto che non si avranno mai delle spiegazioni. Non sapremo mai se i sogni porteranno Ricardo a ricongiungersi al suo amore oppure no, se tornerà a scrivere, se capirà chi sia Perla e perché l'abbia scelto.
Altro punto a sfavore è l'impronta troppo marcata dell'autore nel protagonista. Il suo lavoro, le sue origini, come ne parla (inappropriatamente) nel dettaglio. Servirebbe una purga dei dettagli autobiografici che finiscono per sbilanciare la narrazione.
martedì 17 maggio 2016
L’eroe delle terre morenti - Alberto Büchi
Uno degli acquisti con cui sono tornato dal Salone del Libro di Torino di quest'anno. La Neropress (L'eroe delle terre morenti nello store) pubblica sempre qualcosa di ottimo poco prima della fiera, un po' mi sono fidato, un po' mi ispirava la storia.
Intanto per fugare i dubbi, l'ambientazione ha ben poco in comune con la Terra Morente di Vance. C'è il sole rosso e la terra sta morendo, sì, ma la somiglianza di ferma lì.
Hansio, una sorta di Solomon Kane disilluso, combatte contro un'inarrestabile invasione degli zombie che scendono dal freddo nord. Gli Hastur, i sacerdoti che l'hanno nominato eroe affidandogli una spada che si illumina vicino agli zombie (chiamiamola Pungolo per comodità), non hanno pensato alla comodità di costruire una Barriera per difendersi, quindi c'è una resistenza, battaglie, tutto l'ambaradan per la sopravvivenza.
Ovviamente ci sono anche i sacerdoti cattivi mangiapersone che controllano gli zombie, che in orda, uniti a intelligenza e strategia, rischiano di diventare pericolosi.
Hansio riceve una missione, salvare una ragazzina preziosa per i destini del mondo. Non vuole perché ha i patemi, ma gli promettono di sollevarlo dal suo voto da Eroe. Sapete dove si va a parare da qua.
Scherzi e reinterpretazioni a parte, il romanzo è scritto bene, l'idea di base è solida e ben sviluppata. Mi direte che è normale per un romanzo fantasy, ma vi garantisco che non è così. Vedere come tutto si spiega in maniera ragionevole alla fine della storia, non resta nulla in sospeso né per il lettore né per il protagonista, è qualcosa di davvero raro.
Se dovessi trovare delle pecche, citerei l'abbondanza di scene di azione che renderebbero meglio in video che raccontate. C'è un limite al numero di teste mozzate, crani scoperchiati e arti volanti che si possono descrivere prima che smettano di essere interessanti. Avrei quasi visto meglio L'eroe delle terre morenti come racconto lungo, spogliandolo di tante scene cosmetiche e concentrando l'azione.
Globalmente una lettura che mi sento di consigliare, fa sempre piacere avere nuovi scrittori fantasy di qualità in italiano.
E poi zombie, che volete di più?
Intanto per fugare i dubbi, l'ambientazione ha ben poco in comune con la Terra Morente di Vance. C'è il sole rosso e la terra sta morendo, sì, ma la somiglianza di ferma lì.
Hansio, una sorta di Solomon Kane disilluso, combatte contro un'inarrestabile invasione degli zombie che scendono dal freddo nord. Gli Hastur, i sacerdoti che l'hanno nominato eroe affidandogli una spada che si illumina vicino agli zombie (chiamiamola Pungolo per comodità), non hanno pensato alla comodità di costruire una Barriera per difendersi, quindi c'è una resistenza, battaglie, tutto l'ambaradan per la sopravvivenza.
Ovviamente ci sono anche i sacerdoti cattivi mangiapersone che controllano gli zombie, che in orda, uniti a intelligenza e strategia, rischiano di diventare pericolosi.
Hansio riceve una missione, salvare una ragazzina preziosa per i destini del mondo. Non vuole perché ha i patemi, ma gli promettono di sollevarlo dal suo voto da Eroe. Sapete dove si va a parare da qua.
Scherzi e reinterpretazioni a parte, il romanzo è scritto bene, l'idea di base è solida e ben sviluppata. Mi direte che è normale per un romanzo fantasy, ma vi garantisco che non è così. Vedere come tutto si spiega in maniera ragionevole alla fine della storia, non resta nulla in sospeso né per il lettore né per il protagonista, è qualcosa di davvero raro.
Se dovessi trovare delle pecche, citerei l'abbondanza di scene di azione che renderebbero meglio in video che raccontate. C'è un limite al numero di teste mozzate, crani scoperchiati e arti volanti che si possono descrivere prima che smettano di essere interessanti. Avrei quasi visto meglio L'eroe delle terre morenti come racconto lungo, spogliandolo di tante scene cosmetiche e concentrando l'azione.
Globalmente una lettura che mi sento di consigliare, fa sempre piacere avere nuovi scrittori fantasy di qualità in italiano.
E poi zombie, che volete di più?
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sabato 30 aprile 2016
Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: il ladro di fulmini - Rick Riordan
Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo #1
Ero diffidente verso questa saga, al principio. L'ho vista nascere, crescere, cinematizzarsi, espodere, sempre restandone alla larga, ma prima o poi dovevo cascarci e provare a indagare su questo successo.
Beh. nonostante le premesse di potenziale banalità, mi ha stupito e lanciato subito in un mondo credibile e ben costruito, con dei, mostri, leggende dell'antica Grecia ancora in circolazione nel nostro mondo (e meno reinventate di tanti esperimenti letterari simili).
La storia è molto semplice, pensata soprattutto per introdurre l'ambientazione e tutti i "big player" dell'universo, dei, semidei e aiutanti sparsi. Percy è un semidio, per sopravvivere alle inspiegabili aggressioni di mostri finisce in un campeggio/campo di addestramento per semidei, dove gli viene affidata una missione, recuperare la folgore di Zeus rubata (quella del titolo). Ovviamente c'è un complotto, dei cattivi maneggioni, dei cattivi ancora più maneggioni di secondo livello, ma tutto ben orchestrato.
Funziona molto bene anche la struttura a microarchi narrativi, in cui ogni capitolo presenta un sottoostacolo da superare, una prova, una tappa specifica del viaggio. Capisco perché abbia avuto successo come formato per il giovane lettore medio e dallo span di attenzione di un pesce rosso (e in parte mi rispecchio in questa descrizione).
Ero diffidente verso questa saga, al principio. L'ho vista nascere, crescere, cinematizzarsi, espodere, sempre restandone alla larga, ma prima o poi dovevo cascarci e provare a indagare su questo successo.
Beh. nonostante le premesse di potenziale banalità, mi ha stupito e lanciato subito in un mondo credibile e ben costruito, con dei, mostri, leggende dell'antica Grecia ancora in circolazione nel nostro mondo (e meno reinventate di tanti esperimenti letterari simili).
La storia è molto semplice, pensata soprattutto per introdurre l'ambientazione e tutti i "big player" dell'universo, dei, semidei e aiutanti sparsi. Percy è un semidio, per sopravvivere alle inspiegabili aggressioni di mostri finisce in un campeggio/campo di addestramento per semidei, dove gli viene affidata una missione, recuperare la folgore di Zeus rubata (quella del titolo). Ovviamente c'è un complotto, dei cattivi maneggioni, dei cattivi ancora più maneggioni di secondo livello, ma tutto ben orchestrato.
Funziona molto bene anche la struttura a microarchi narrativi, in cui ogni capitolo presenta un sottoostacolo da superare, una prova, una tappa specifica del viaggio. Capisco perché abbia avuto successo come formato per il giovane lettore medio e dallo span di attenzione di un pesce rosso (e in parte mi rispecchio in questa descrizione).
domenica 3 aprile 2016
Imbalance (Imbalance Saga Vol. 1) - Maria Luisa Scrofani, Valeria Diurno
Imbalance Saga #1
Il primo volume di Imbalance era in offerta su amazon, ero sconsolatamente alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere, quindi l'affare è stato presto concluso.
Sono stato indeciso a lungo, scrivere una rencesione negativa a due autrici che si impegnano oppure non scriverla direttamente. Per onestà penso di dovermi esporre, magari senza esagerare nella cattiveria.
Storia.
Ayleen è una mezzosangue Nephilim/Seraphim, allevata dagli umani per via del suo potere imprevedibile, ha due amiche sorelle fra loro e un Seraphim stalker col compito di nasconderla ai Nephilim che non sanno della sua esistenza.
Contro.
Tutti i personaggi sono delle Mary Sue. TUTTI. Bellissimi, perfetti, carriera perfetta, case perfette, partner perfetti, famiglie perfette, solo problemi da primo mondo. Impossibile sentire empatia o trovarli credibili.
L'unico personaggio con una maschera da antagonista ha delle motivazioni così meschine e flebili da diventare una macchietta tollerata con malagrazia da tutti. Manca un conflitto.
I dialoghi sono il peggior esempio di "doppiese" mai visto, completamente innaturali. Provate a leggerli ad alta voce fingendo una conversazione reale, l'effetto sarà ilare. (Esempi emblematici che mi sono appuntato: Chi userebbe in una conversazione con un amico l'esepressione "la serie tv American Horror Story", come se dovesse spiegargli di cosa si tratta quando ovviamente ne avete parlato in passato? Chi dice "prendere un analgesico"?)
Paradossalmente ci sono battute che sembrano le classiche battute adattate male da film. Un personaggio con una semi per una situazione conturbante con la sua partner, un altro si avvicina e commenta "è dura, eh?" (traduzione brutta della battuta, comprensibile in inglese "It's hard, eh?"). Non mi spiego come sia possibile assorbire così tanto doppiese da iniziare ad usarlo in maniera così completa e convinta. L'unica ipotesi che posso avere è un serio abuso di serie tv senza il salto di qualità ai sottotitoli, che ha causato una percezione distorta di come parlino le persone reali.
Sempre sui dialoghi, vengono usati regolarmente per nascondere l'infodump. Tante conversazioni troppo lunga su argomenti banali (e da saltare senza scrupoli nella narrazione), inframezzata da considerazioni che ci "spiegano" letteralmente personaggi ed eventi. Non si fa.
Un uso sotto la media a cui siamo abituati dei nomi del personaggi. Ripeterli non fa male. Esempio casuale, in una conversazione tra due Seraphim, usare "disse il Seraphim" è inutile e stupido. Ripetimi il nome se non è chiaro chi sta parlando.
La mancanza di direzione nella storia. I personaggi fanno cose, interagiscono tra loro, fanno scoperte. La protagonista è quasi completamente passiva in questo carosello, non ha degli obiettivi, galleggia ignara per tutto il libro.
Pro.
Se siete in crisi d'astinenza da Lisa J. Smith, lo stile è ragionevolmente simile e con dei problemi analoghi, solo lievemente più verboso e con una struttura invertita. Anziché avere dei segreti di pulcinella che vengono svelati come grandi rivelazioni troppo tardi per esserlo, qua ci viene svelato tutto preventivamente.
Conclusione.
Per ora è solo una fanfiction glorificata da un buon editing. Leggerò il seguito? Probabilmente, per vedere se l'esercizio e i feedback del mondo hanno fatto la differenza. Lo leggerò fino alla fine? Maybe.
Il primo volume di Imbalance era in offerta su amazon, ero sconsolatamente alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere, quindi l'affare è stato presto concluso.
Sono stato indeciso a lungo, scrivere una rencesione negativa a due autrici che si impegnano oppure non scriverla direttamente. Per onestà penso di dovermi esporre, magari senza esagerare nella cattiveria.
Storia.
Ayleen è una mezzosangue Nephilim/Seraphim, allevata dagli umani per via del suo potere imprevedibile, ha due amiche sorelle fra loro e un Seraphim stalker col compito di nasconderla ai Nephilim che non sanno della sua esistenza.
Contro.
Tutti i personaggi sono delle Mary Sue. TUTTI. Bellissimi, perfetti, carriera perfetta, case perfette, partner perfetti, famiglie perfette, solo problemi da primo mondo. Impossibile sentire empatia o trovarli credibili.
L'unico personaggio con una maschera da antagonista ha delle motivazioni così meschine e flebili da diventare una macchietta tollerata con malagrazia da tutti. Manca un conflitto.
I dialoghi sono il peggior esempio di "doppiese" mai visto, completamente innaturali. Provate a leggerli ad alta voce fingendo una conversazione reale, l'effetto sarà ilare. (Esempi emblematici che mi sono appuntato: Chi userebbe in una conversazione con un amico l'esepressione "la serie tv American Horror Story", come se dovesse spiegargli di cosa si tratta quando ovviamente ne avete parlato in passato? Chi dice "prendere un analgesico"?)
Paradossalmente ci sono battute che sembrano le classiche battute adattate male da film. Un personaggio con una semi per una situazione conturbante con la sua partner, un altro si avvicina e commenta "è dura, eh?" (traduzione brutta della battuta, comprensibile in inglese "It's hard, eh?"). Non mi spiego come sia possibile assorbire così tanto doppiese da iniziare ad usarlo in maniera così completa e convinta. L'unica ipotesi che posso avere è un serio abuso di serie tv senza il salto di qualità ai sottotitoli, che ha causato una percezione distorta di come parlino le persone reali.
Sempre sui dialoghi, vengono usati regolarmente per nascondere l'infodump. Tante conversazioni troppo lunga su argomenti banali (e da saltare senza scrupoli nella narrazione), inframezzata da considerazioni che ci "spiegano" letteralmente personaggi ed eventi. Non si fa.
Un uso sotto la media a cui siamo abituati dei nomi del personaggi. Ripeterli non fa male. Esempio casuale, in una conversazione tra due Seraphim, usare "disse il Seraphim" è inutile e stupido. Ripetimi il nome se non è chiaro chi sta parlando.
La mancanza di direzione nella storia. I personaggi fanno cose, interagiscono tra loro, fanno scoperte. La protagonista è quasi completamente passiva in questo carosello, non ha degli obiettivi, galleggia ignara per tutto il libro.
Pro.
Se siete in crisi d'astinenza da Lisa J. Smith, lo stile è ragionevolmente simile e con dei problemi analoghi, solo lievemente più verboso e con una struttura invertita. Anziché avere dei segreti di pulcinella che vengono svelati come grandi rivelazioni troppo tardi per esserlo, qua ci viene svelato tutto preventivamente.
Conclusione.
Per ora è solo una fanfiction glorificata da un buon editing. Leggerò il seguito? Probabilmente, per vedere se l'esercizio e i feedback del mondo hanno fatto la differenza. Lo leggerò fino alla fine? Maybe.
mercoledì 23 dicembre 2015
La porta di Tolomeo - Jonathan Stroud
Dopo un secondo volume della trilogia sottotono, temevo un finale ancora più terribile, invece Stroud si riprende con grande stile, cambiando le carte in tavola.
Nel primo volume empatizziamo con Nathaniel, giovane mago idealista, meno con Bartimeus, demone dalla lunga storia e un po' saccente.
Nel secondo volume Nathaniel è diventato freddo e policitizzato, entra i gioco Kitty, della resistenza, ma è priva di spessore e manipolata in maniera ridicola.
In questo terzo volume Nathaniel ritrova il se stesso giovane con cui riusciamo ad entrare in sintonia, Kitty ha una sua indipendenza e agisce in maniera non frustrante, Bartimeus è intrappolato sulla terra da troppo tempo, è debole e fragile, non più potente e irraggiungibile. Una terna che fa da fondamenta a questa storia notevole.
Contemporaneamente alla Londra moderna, scopriamo di più sul mitico Tolomeo a cui Bartimeus accenna sempre, come fosse un mago progressista e contrario alla schiavitù dei demoni. La sua storia ci viene raccontata contemporaneamente ad un avvicinarsi analogo alle sue idee da parte di Kitty, che studia clandestinamente le tecniche di evocazione.
La storia principale forse è un po' affrettata, l'immunità alla magia tra i comuni che è stata introdotta da pochissimo sembra aver preso piede molto più rapidamente di quanto preannunciato, forse andava seminata meglio prima di trasformarla in una rivolta vera e propria.
Di questa debolezza approfitta il solito mago ribelle che agisce nell'ombra per ribaltare il governo, che provano ad evocare dei demoni all'interno dei loro corpi, seguendo il modello di Honorius all'interno delle ossa di Gladstone. Ovviamente fanno casino e tutto gli sfugge di mano, e tocca al nostro trio riunito (Nathaniel e Bartimeus letteralmente, nello stesso corpo) sconfiggerli e riportare l'ordine usando il bastone di Gladstone.
Il finale è molto toccante, me lo aspettavo per via del parallelismo con la storia di Tolomeo, ma è raro che un autore riesca a distaccarsi tanto dai suoi personaggi da riuscire davvero a farli agire in modo epico e nobile, quando necessario.
Una degna conclusione alla trilogia di Bartimeus, decisamente una lettura consigliata.
Nel primo volume empatizziamo con Nathaniel, giovane mago idealista, meno con Bartimeus, demone dalla lunga storia e un po' saccente.
Nel secondo volume Nathaniel è diventato freddo e policitizzato, entra i gioco Kitty, della resistenza, ma è priva di spessore e manipolata in maniera ridicola.
In questo terzo volume Nathaniel ritrova il se stesso giovane con cui riusciamo ad entrare in sintonia, Kitty ha una sua indipendenza e agisce in maniera non frustrante, Bartimeus è intrappolato sulla terra da troppo tempo, è debole e fragile, non più potente e irraggiungibile. Una terna che fa da fondamenta a questa storia notevole.
Contemporaneamente alla Londra moderna, scopriamo di più sul mitico Tolomeo a cui Bartimeus accenna sempre, come fosse un mago progressista e contrario alla schiavitù dei demoni. La sua storia ci viene raccontata contemporaneamente ad un avvicinarsi analogo alle sue idee da parte di Kitty, che studia clandestinamente le tecniche di evocazione.
La storia principale forse è un po' affrettata, l'immunità alla magia tra i comuni che è stata introdotta da pochissimo sembra aver preso piede molto più rapidamente di quanto preannunciato, forse andava seminata meglio prima di trasformarla in una rivolta vera e propria.
Di questa debolezza approfitta il solito mago ribelle che agisce nell'ombra per ribaltare il governo, che provano ad evocare dei demoni all'interno dei loro corpi, seguendo il modello di Honorius all'interno delle ossa di Gladstone. Ovviamente fanno casino e tutto gli sfugge di mano, e tocca al nostro trio riunito (Nathaniel e Bartimeus letteralmente, nello stesso corpo) sconfiggerli e riportare l'ordine usando il bastone di Gladstone.
Il finale è molto toccante, me lo aspettavo per via del parallelismo con la storia di Tolomeo, ma è raro che un autore riesca a distaccarsi tanto dai suoi personaggi da riuscire davvero a farli agire in modo epico e nobile, quando necessario.
Una degna conclusione alla trilogia di Bartimeus, decisamente una lettura consigliata.
sabato 28 novembre 2015
L'occhio del Golem - Jonathan Stroud
Lo stile di Stroud c'è sempre, potente.
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.
Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.
Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.
Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.
Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.
Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.
Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?
martedì 8 settembre 2015
L'amuleto di Samarcanda - Jonathan Stroud
Trilogia di Bartimeus #1
Il mondo di Bartimeus è una piccola gemma del fantasy. Spesso la grande pecca delle ambientazioni fantastiche è il funzionamento della magia, troppo elaborato, troppo poco elaborato, ridicolo, surreale, casuale ed inconsistente.
In questo universo la magia funziona in maniera molto lineare. I maghi non hanno potere, ma possono evocare demoni di varia forza da un universo parallelo e asservirli. I demoni in questione sono generalmente invisibili all'occhio umano e quel che fanno viene interpretato come magia dai non iniziati.
L'ambientazione è moderna, ma in un mondo distopico in cui tutta la storia è stata cambiata e manipolata dall'intervento dei maghi. Siamo in una Londra non completamente democratica, con un governo di soli maghi e tutti gli umani normali sono sottoposti al loro potere e alle loro angherie.
La narrazione alterna i due punti di vista di Bartimeus, un demone antico e potente evocato per una questione dall'apparenza futile, il furto dell'Amuleto di Samarcanda del titolo, e di Nathaniel, giovane apprendista mago che lo evoca per una sua vendetta personale.
La storia è abbastanza prevedibile, Nathaniel non ha il controllo completo della situazione, l'equilibro degenera, commette degli errori, si trova invischiato in un complotto troppo grande per lui e deve riuscire a risolvere tutto in un tempo limitato, aiutato solo da Bartimeus che appena lo tollera. Il finale è molto telefonato e si riduce a "il cattivo è stupido e poco incisivo nelle sue azioni".
Nonostante questa debolezza nella storia, lo stile è incredibilmente accattivante e costringe a continuare la lettura, capitolo dopo capitolo, svelando la congiura.
Per introdurci nell'ambientazione in maniera leggera, Stroud sceglie uno stratagemma azzeccatissimo nei capitoli narrati da Bartimeus. Note a pié di pagina con cui il demone commenta il mondo e le usanze umane confrontandole con quelle molto più "logiche" da demone. Si evitano così pesanti paragrafi di info-dump mascherandoli da buffe note comiche che si leggono con grande piacere.
Il mondo di Bartimeus è una piccola gemma del fantasy. Spesso la grande pecca delle ambientazioni fantastiche è il funzionamento della magia, troppo elaborato, troppo poco elaborato, ridicolo, surreale, casuale ed inconsistente.
In questo universo la magia funziona in maniera molto lineare. I maghi non hanno potere, ma possono evocare demoni di varia forza da un universo parallelo e asservirli. I demoni in questione sono generalmente invisibili all'occhio umano e quel che fanno viene interpretato come magia dai non iniziati.
L'ambientazione è moderna, ma in un mondo distopico in cui tutta la storia è stata cambiata e manipolata dall'intervento dei maghi. Siamo in una Londra non completamente democratica, con un governo di soli maghi e tutti gli umani normali sono sottoposti al loro potere e alle loro angherie.
La narrazione alterna i due punti di vista di Bartimeus, un demone antico e potente evocato per una questione dall'apparenza futile, il furto dell'Amuleto di Samarcanda del titolo, e di Nathaniel, giovane apprendista mago che lo evoca per una sua vendetta personale.
La storia è abbastanza prevedibile, Nathaniel non ha il controllo completo della situazione, l'equilibro degenera, commette degli errori, si trova invischiato in un complotto troppo grande per lui e deve riuscire a risolvere tutto in un tempo limitato, aiutato solo da Bartimeus che appena lo tollera. Il finale è molto telefonato e si riduce a "il cattivo è stupido e poco incisivo nelle sue azioni".
Nonostante questa debolezza nella storia, lo stile è incredibilmente accattivante e costringe a continuare la lettura, capitolo dopo capitolo, svelando la congiura.
Per introdurci nell'ambientazione in maniera leggera, Stroud sceglie uno stratagemma azzeccatissimo nei capitoli narrati da Bartimeus. Note a pié di pagina con cui il demone commenta il mondo e le usanze umane confrontandole con quelle molto più "logiche" da demone. Si evitano così pesanti paragrafi di info-dump mascherandoli da buffe note comiche che si leggono con grande piacere.
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