martedì 29 dicembre 2015

American Parmigiano - Wu Ming

American Parmigiano, testo integrale sul sito di Wu Ming.

Questo racconto è una strana discesa nella storia della rivoluzione americana, vista del punto di vista di uno storico mandato dai produttori di Parmigiano italiani ad indagare in New Jersey.
In America un grande caseificio ha trovato prove della produzione di Parmigiano in epoche passate e vuole appropriarsi del marchio. Nessuna offesa peggiore per la gastronomia italiana!

Il racconto è un puzzle fatto da grandi pezzi mobili che tornano insieme ingegnosamente nel finale, un po' inaspettatamente se si legge con leggerezza, meno inaspettatamente se ci si aspetta sin dal principio una grande coerenza narrativa.

I personaggi sono fantastici, sono così vivi da far intuire che gli autori li hanno modellati su persone reali e non creati dal nulla. La frustrazione accademica sarebbe impossibile da simulare così bene!

I cambiamenti di stile tra passato e presente sono ben costruiti e rendono vivace la lettura.
Forse non è un capolavoro, ma merita i 20 minuti di lettura d'intrattenimento che richiede.

Il ballo - Irene Nemirovsky

Il mondo dice che si tratta del "racconto perfetto", e forse il mondo non ha torto.
Si legge tutto d'un fiato, saltando tra i punti di vista di madre e figlia, i due mondi contrapposti della tarda ascesa e della lotta contro un declino prossimo e del desiderio di lanciarsi nel mondo, senza ostacoli.

La società parigina che "Il ballo" ci presenta è involuta e persa in se stessa. Non c'è onesta, non c'è schiettezza, e Antoinette, la figlia, soffre per questa imposizione. Vive da arricchita ma, paradossalmente, le ristrettezze imposte dalla ricchezza la fanno soffrire più della precedente povertà.

Il suo gesto di ribellione verso la madre, gettare nel fiume gli inviti al ballo che sta organizzando, ci fa soffrire con lei in attesa di una grande catastrofe e con la madre mentre la seguiamo precipitare nel suo personale inferno.

Non conoscevo questa autrice e mi stupisco che - almeno questo suo racconto - non sia tra le letture classiche da propinare nelle scuole. C'è ribellione giovanile, differenze generazionali E buona letteratura. Lo stimolo perfetto.

lunedì 28 dicembre 2015

Megamorphs #2, In the time of dinosaurs - K. A. Applegate

Megamorphs #2: Al Tempo dei Dinosauri

Ah, le Sario Rift, comodo espediente per raccontarci una storia che si annulla automaticamente quando si chiude la faglia temporale, resettando tutto senza alcuna conseguenza sul nostro tempo, senza nuovi morph acquisiti, senza nuove interazioni utili.

Questa volta è l'esplosione di un sottomarino nucleare a rompere le linee temporali. Spedisce gli animorphs dritti al tempo dei dinosauri. Come potranno mai trovare una fonte di energia così grande da ricreare l'esplosione originale e poter tornare a casa? Oh, ma c'è una grande cometa in cielo. E siamo proprio vicini all'epoca dell'estinzione dei dinosauri. Chissà dove troveranno un evento che emetta abbastanza energia, chissà!

In questa terra preistorica con T-rex, triceratopi e tutti gli animali più celebri del periodo, ci sono anche due razze aliene che si combattono. Dei granchi giganti asimettrici, i Mercora, ed una razza simil-formiche, i Nesk, che si compone come i replicatori di Stargate e razzia tecnologie aliene (sono i cattivi). Oltre a confermare che Stargate è una delle fonti di ispirazione per la serie (gli Yeerk sono chiaramente goa'uld), si crea una dinamica morale interessante da studiare. Cambiare la storia avvertendo gli alleati temporanei del pericolo estinzione oppure sacrificarli per mantenere inalterata la storia della terra in cui non c'è traccia di granchi giganti a sette zampe?

venerdì 25 dicembre 2015

La sovrana lettrice - Alan Bennet

La sovrana lettrice è un libro davvero strano. È molto breve, quindi si legge tutto d'un fiato senza interruzioni, ci cala in un mondo speciale e ci lascia smarriti uscendone, tutto nel giro di un paio d'ore.

La protagonista è una regina Elisabetta, perfetta macchina burocratica di rappresentanza, completamente assorta dai suoi doveri e dal "vivere" il mondo in prima persona, che scopre la lettura grazie ad una improbabile biblioteca itinerante che visita Buckingham Palace.

Bennet usa la regina come tramite per parlarci di molti autori, dei loro messaggi. Modifica la protagonista immaginando che questi messaggi si accumulino uno sull'altro, portando la regina a diventare sempre più umana, a notare le persone attorno a lei, a desiderare non solo le formalità, ma degli scambi di opinioni veri con tutti i suoi ospiti.

Non mancano bordate in ogni direzioni ai politici inglesi (di una decina d'anni fa), non sempre citati per nome ma a volte riconoscibili - probabilmente sempre, per un lettore che segue la scena politica inglese, non per me. Purtroppo la satira politica si perde un po' per i lettori stranieri, ma merita di essere letto per la semplice storia umana della regina, la uncommon reader, cambiata dai libri e del suo factotum Norman, perfetto complice delle sconvenienti letture.

La pelle dell'orso - Francis Moore

Ci sono dei libri che promettono tanta bruttezza, tanto orrore, che non ci si può rifiutare di leggerli, se non altro per capire quale perverso mercato editoriale abbia permesso di stampare la serie "I gialli dello schedario F.B.I." per oltre 200 uscite.

La pelle dell'orso è un capolavoro dell'orrore. Scene e dialoghi lunghissimi senza uno scopo, con personaggi introdotti apposta per allungare il brodo nei capitoli scarni. Personaggi con tentativi di caratterizzazione basata su una catchphrase ricorrente. Un protagonista che arrossisce per un totale di 24 volte nel giro di 120 pagine. Personaggi che si muovono in branco, tutta una famiglia estesa che ogni manciata di pagine entra, una persona alla volta, in una stanza, in modo che tutti possano dire la propria opinione sugli ultimi avvenimenti. Ordinatamente.


Passando alla trama... Mulligan Junior è stato minacciato di morte, è il figlio di Mulligan Senior (sì, Senior è il suo nome di battesimo), magnate degli insaccati. L'FBI lo vuole proteggere e gli manda un singolo agente che si finge il suo segretario. Ma il "biondino" viene sedotto dalla moglie del fratello giudice di Junior, dalla sorella minore, dalla matrigna. Tutte le donne di casa lo vogliono e se lo contendono in maniera peccaminosamente ridicola. Per fortuna basterà uscire per locali ad ubriacarsi e giocare d'azzardo per un paio di sere, per trovare il bandolo della matassa.

La pelle dell'orso è un libro per pompare l'autostima nelle proprie capacità di scrittura.

mercoledì 23 dicembre 2015

La porta di Tolomeo - Jonathan Stroud

Dopo un secondo volume della trilogia sottotono, temevo un finale ancora più terribile, invece Stroud si riprende con grande stile, cambiando le carte in tavola.
Nel primo volume empatizziamo con Nathaniel, giovane mago idealista, meno con Bartimeus, demone dalla lunga storia e un po' saccente.
Nel secondo volume Nathaniel è diventato freddo e policitizzato, entra i gioco Kitty, della resistenza, ma è priva di spessore e manipolata in maniera ridicola.
In questo terzo volume Nathaniel ritrova il se stesso giovane con cui riusciamo ad entrare in sintonia, Kitty ha una sua indipendenza e agisce in maniera non frustrante, Bartimeus è intrappolato sulla terra da troppo tempo, è debole e fragile, non più potente e irraggiungibile. Una terna che fa da fondamenta a questa storia notevole.

Contemporaneamente alla Londra moderna, scopriamo di più sul mitico Tolomeo a cui Bartimeus accenna sempre, come fosse un mago progressista e contrario alla schiavitù dei demoni. La sua storia ci viene raccontata contemporaneamente ad un avvicinarsi analogo alle sue idee da parte di Kitty, che studia clandestinamente le tecniche di evocazione.

La storia principale forse è un po' affrettata, l'immunità alla magia tra i comuni che è stata introdotta da pochissimo sembra aver preso piede molto più rapidamente di quanto preannunciato, forse andava seminata meglio prima di trasformarla in una rivolta vera e propria.
Di questa debolezza approfitta il solito mago ribelle che agisce nell'ombra per ribaltare il governo, che provano ad evocare dei demoni all'interno dei loro corpi, seguendo il modello di Honorius all'interno delle ossa di Gladstone. Ovviamente fanno casino e tutto gli sfugge di mano, e tocca al nostro trio riunito (Nathaniel e Bartimeus letteralmente, nello stesso corpo) sconfiggerli e riportare l'ordine usando il bastone di Gladstone.

Il finale è molto toccante, me lo aspettavo per via del parallelismo con la storia di Tolomeo, ma è raro che un autore riesca a distaccarsi tanto dai suoi personaggi da riuscire davvero a farli agire in modo epico e nobile, quando necessario.

Una degna conclusione alla trilogia di Bartimeus, decisamente una lettura consigliata.

lunedì 30 novembre 2015

Morto e spacciato - Charlaine Harris

Dopo qualche volume un po' fiacco la serie si riprende.
Il bisnonno Fae diventa rilevante e si spiegano una serie di conflitti e di problemi mostrati in precedenza con le sue interazioni con Jason.
I mutaforme fanno outing, ma non ci sono troppi problemi, sembra più un espediente narrativo per confondere le acque sull'omicidio di Crystal, la pantera mannara, attorno a cui si struttura la storia di questo romanzo.

La macrostoria non avanza molto, Sookie ancora offesa con Bill per averla spiata, Sookie sposata con Erik, Quinn Alcide e Sam si vedono ma restano in pausa. I pretendenti sono troppi per farli muovere tutti in ogni libro.
Per fortuna si scava molto nel passato, si scopre la verità sulla morte dei genitori di Sookie e si tirano le fila di diverse trame rimaste aperte dalla grande catastrofe dell'uragano Katrina e dell'attentato in cui era morta la regina Sophie-Anne.

Un libro di transizione ma molto solido, con dei colpi di scena ragionevoli e logici, per cambiare.

sabato 28 novembre 2015

L'occhio del Golem - Jonathan Stroud

Lo stile di Stroud c'è sempre, potente.
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.

Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.

Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.

Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?

mercoledì 18 novembre 2015

Notti insonni - Andrea Partiti

Un racconto scritto per Minuti Contati, terzo classificato nella New Arena Edition di Novembre 2015.
Notti insonni - Andrea Partiti

Sam uscì sul terrazzo e si appoggiò alla ringhiera, osservando la città lontana, con le sue luci gialle e blu che non si fermavano mai.
L’aria si muoveva appena attorno a lui, secca e piacevole. Portava profumi dalla campagna circostante, illuminata dalla luna, bassa e nascosta dagli alberi che circondavano la casa.
Era stanco e si meritava un momento per sé. Prese dalla tasca il pacchetto di sigarette, lo soppesò e scosse senza aprirlo. Tre, forse quattro rimaste.
Doveva decidersi a smettere.
Quante volte si era trovato in quello stesso punto, appoggiato alla righiera a pensarci? Quante volte aveva deciso che sarebbe stata l’ultima, solo per trovarsi poi una settimana, due settimane, un mese dopo a mordersi le labbra e cedere di nuovo, nella vergogna? Per trovarsi a dover uscire di notte, in auto, disperato, per soddisfare un bisogno che si era risvegliato quando ormai lo considerava sconfitto?
Sam aprì il pacchetto e con un gesto meccanico fece saltar fuori una sigaretta, afferrandola direttamente con le labbra. Con l’altra mano fece scattare un piccolo accendino Bic rosso. La fiamma sfrigolò e si accese la famigliare brace davanti agli occhi.
Ripose pacchetto e accendino nella tasca destra dei pantaloni con un unico gesto, mentre osservava la piccola brace e la tremula aria calda che si raccoglieva sopra di essa.
Un respiro profondo cancellò molti dei suoi sensi di colpa. Il cuore accelerò i battiti e il piccolo demone nella nuca si placò con un brivido tiepido.
Poteva essere l’ultima, se lo desiderava. E lo desiderava davvero.
Niente più notti insonni per via degli incubi sempre uguali, con il subconscio che macerava le ipotesi peggiori. Niente occhi sgranati nel buio ad ascoltare rumori lontani e domandarsi se il suo vizio stesse per riscuotere un pegno che non era pronto a pagare, a domandarsi se sarebbe stato quello il giorno in cui avrebbe scoperto che qualcosa non andava. Non voleva più sensi di colpa, non aveva senso continuare.
Sam soffiò il fumo verso l’alto, osservandolo oscurare le poche stelle visibili e scomparire in volute sempre più fini. Poi ancora, e ancora. Ipnotico.
Della cenere gli cadde sul braccio. La scosse via distrattamente senza smettere di guardare verso l’alto.
Da dentro casa arrivò un grido soffocato, terrorizzato.
Si era svegliata, finalmente. Era il momento di tornare da lei a finire il lavoro che aveva iniziato.
«Questa è davvero l’ultima, lo giuro,» mormorò tra sé, lanciando il mozzicone nel buio, in una parabola di scintille.

Come diventare uno scrittore di successo - Marco Visinoni

Un libro che non avrei mai neppure preso in mano, se non fosse capitato a una cena del Bookcrossing.
Avete presente quegli "scrittori" molesti, che ti aggiungono su facebook, ti aggiungono ciclicamente su twitter sperando in un followback, ti scrivono messaggi insistenti chiedendoti di comprare il loro libro, di recensirli, di dargli una possibilità. Di solito convincendoti nel processo che mai mai mai toccherai un loro libro anche se diventassero la nuova stella della letteratura italiana?
Ecco, questo manuale vi insegna a diventare molesti in questa maniera, e come extra vi insulta e tratta male ogni paio di righe.
Vi mette sulla strada delle case editrici a pagamento (o delle autopubblicazioni, ma meno), vi convince che sia una buona idea avere una montagna di copie del vostro libro stampato e mai passato dalle mani di un editor, vi convince che sia una buona idea molestare le librerie una a una, anziché aspettare di trovare un editore serio, con un editor vero e un sistema di distribuzione.

Carta da tritare per farci il substrato dell'asfalto autostradale.

mercoledì 11 novembre 2015

Zombie History - Livio Gambarini, Scott Kenemore

Zombie History è una mini raccolta di racconti a tema edita dalla Nero Press. Il tema è molto particolare e specifico: epidemie zombie "nella storia".
La Nero Press è sempre una garanzia.

Contiene due racconti.

Il primo racconto è dell'italico Livio Gambarini, di gran moda di recente, "La grande moria". Ci presenta una insolita epidemia zombie nella Firenze del 1300, vista da un (giovane) Boccaccio che si rifugia in un campanile per nascondersi e sopravvivere.
Ammetto che è la prima volta che vedo la peste bubbonica reinterpretata in chiave zombie, ed è un accostamento davvero affascinante per l'affinità naturale tra le due epidemie.
Buttiamoci in mezzo riferimenti letterari e reinterpretazzioni della storia boccacesca, ed il risultato è un racconto che merita di essere letto e consigliato.

Il secondo racconto, dell'americano Kenemore, "La battaglia di Harlem Heights", piazza invece i nostri zombie durante la guerra di indipendenza americana. Il generale Washington incontra in segreto il generale delle truppe inglesi per discutere di strane creature incontrate in una caverna nei boschi di Harlem. Indiani morti da tempo risorti per difendere il loro territorio.
Purtroppo la mia mente non può fare a meno di saltare alle trame di Sleepy Hollow e il suo approccio per cui "tutto ciò che riguarda i padri fondatori in realtà è una copertura per trame sovrannaturali", che un po' mi guasta il racconto.
Kenemore insiste molto sul citare casualmente i luoghi attorno ad Harlem con i nomi del tempo, indiani e olandesi, per il piacere intellettuale di dirci "guarda come somigliano ai nomi attuali dei quartieri di New York", che sarebbe divertente come gioco, se non fosse ripetuto davvero troppe volte.

Gambarini, ottimo, anche per via dell'ambientazione nostrana che è piacevole da leggere e ritrovare nei nostri ricordi di letteratura.
Kenemore, divertente ma molto più forzato, con solo il finale profetico a salvare il racconto.

martedì 20 ottobre 2015

Il ponte spezzato - Philip Pullman

Philip Pullman rende al meglio nelle ambientazioni fantastiche, di qualsiasi genere. Il suo stile stride con la modernità, specie se prova disperatamente a trasmettere un messaggio in maniera diretta e non metaforica.

Il ponte spezzato è stato un successo? Forse, o forse i critici si sentono in dovere di recensire positivamente un libro che affronta temi moderni e scottanti, come il razzismo, l'integrazione, etc. Sono felice che Pullman li abbia affrontati e in maniera così positiva e diretta, ma il risultato non è un buon libro.

Si parla di Ginny,  di una ragazza nera che vive col padre bianco. La madre di Ginny è morta quando era molto piccola lasciandoli soli. Con loro va a vivere Robert, il fratellastro bianco di Ginny, di cui il padre non aveva mai neppure parlato finché sua madre non è morta lasciandoglielo.


I tempi sono pessimi, i capitoli sono pieni di fuffa, non succede nulla per pagine e pagine e pagine. C'è un mistero nella vita passata del padre a cui si allude nel corso della storia, dandoci spizzichi e bocconi, Ginny indaga ma non scopre mai nulla di sostanziale e utile, si limita a fare fantasie su un episodio (circa mitico) riguardante il ponte spezzato del titolo, ma completamente scorrelato dalla realtà. Certo, è realistico che una ragazzina non riesca a portare avanti delle indagini complesse, ma da lettore non mi soddisfa. Tutto viene rivelato di colpo in un capitolo finale "a la Conan Doyle" in cui si racconta tutto il passato e come si sono create le circostanze attuali. Meglio di niente.

Un Pullman non al suo meglio, probabilmente da evitare se già non si sono affrontati i suoi cicli più celebri. Purtroppo il mischione di perbenismo, sociale, sovrannaturale, giallo, thriller, è troppo da digerire in un'unica storia.

sabato 17 ottobre 2015

Il mostro della montagna - Alfred Hitchcock

Il giallo dei ragazzi #89

Ah, che bello rivisitare i miti letterari d'infanzia.

Spero di aver iniziato dal caso peggiore dei Tre Investigatori, perché ci ho ritrovato ben poco dell'arguzia geniale che ricordo, anzi, ad essere buoni sembrano essere sotto la media in quanto a capacità investigative.

Hans e Konrad vanno a trovare con i tre investigatori la cugina Anna che non vedono da molti anni.
Anna si è sposata, di colpo. Anziché essere felice di vederli è agitata. Non vuole parlare in tedesco con loro. Non trova la chiave dalla sua cassetta di sicurezza. Si allena a firmare col suo nome. Vedete bene dove si va a parare.
E tutto questo insospettisce appena i nostri protagonisti, distratti da un mostro della montagna e da un improbabile piano per prenderlo.

Ah, il mostro, altro punto dolente. Il mostro torna a mettere KO personaggi vari, è un orso, non è un orso, non c'azzecca con la trama ma torna sempre, ci si aspetta una grande rivelazione. Essendo le storie in stile Scooby Doo, tutti gli elementi paranormali o inspiegabili alla fine si rivelano essere logici e razionali. Invece no, il mostro della montagna è proprio un mostro della montagna, misterioso, che alla fine viene fatto fuggire nonostante l'ovvio interesse scientifico che poteva avere un grande mammifero bipede ed intelligente sconosciuto.

Non è sicuramente la migliore delle avventure, la prossima sarà più fortunata.

mercoledì 7 ottobre 2015

Animorphs #18, The decision - K. A. Applegate

Animorphs #18, La decisione

Questo volume segna la prima interazione diretta Umani-Andaliti in un contesto ragionevole!
La scusa è un po' tirata, mentre i corpi degli Animorphs sono nello spazio Z durante una trasformazione, viene trascinato via da una nave Andalita di passaggio (fenomeno di cui si era già parlato considerandolo molto improbabile), e ancora per caso la nave è proprio diretta verso il pianeta dei telepatici Leeran che abbiamo conosciuto da poco come nuovo obiettivo Yeerk.
La trama terrestre si risolve frettolosamente in un paio di pagine a fine libro, improvvisamente irrilevante.

Del volume ho apprezzato molto il crollo definitivo dell'aria perfettina Andalite, non più paladini incorruttibili e ineccepibili, ma anche loro disponibili a tradire, essere meschini, spaventati e in definitiva più "umani". Aggiunge delle dinamiche più interessanti e meno stereotipate.

martedì 8 settembre 2015

La coperta sugli occhi

Il mio primo racconto su Minuti Contati, terzo classificato nella Summer Edition di Agosto 2015!
Perché no, in fondo.


La coperta sugli occhi - Andrea Partiti.

Era sempre stato con me, in modo discreto e gentile. Un tassello del mio mondo, banale come una tazza di latte caldo alla mattina.
Non ricordo neppure la prima volta che notai un suo intervento. Giocattoli che tornavano al loro posto, i vestiti tolti alla sera che trovavo impilati su una sedia, un compito dimenticato sulla scrivania che compariva opportunamente ripiegato nel mio diario.
Se mi muovevo distrattamente in mezzo ai miei giochi, capitava che uno di questi, ai margini del campo visivo, facesse un piccolo scatto poco prima che lo calpestassi in modo doloroso.
Una volta avevo perso il mio trenino di legno al parco. L’avevo cercato ovunque e mi ero ormai rassegnato. Invece, appena tornato in camera, eccolo lì, appoggiato sul letto come se non l’avessi mai avuto con me.
La mia famiglia era religiosa, ogni sera prima di dormire recitavamo le preghiere, tutti insieme nella mia stanza. La mia mente di bambino aveva concluso in maniera spontanea che doveva trattarsi dell’angelo custode che pregavamo. In fondo, a cosa serve pregare, se non si spera davvero in un effetto concreto?
Avevo otto anni quando decisi che ero speciale e nessun mio coetaneo mi capiva. Sapevano solo deridermi quando provavo a essere sincero. Avevo imparato presto che nessuno voleva credere a quello che avevo soprannominato l’Invisibile.
I piccoli gesti dell’Invisibile mi rendevano la vita più semplice e felice, senza essere mai invadenti.
Due settimane fa io e i miei genitori ci siamo trasferiti. Nuova scuola per me, nuovo lavoro per mio padre.
L’Invisibile sarebbe venuto con me? Mi aveva seguito durante le rare vacanze, ma mai così lontano.
La prima notte nel nuovo appartamento non dormii. Sentivo tremori, graffi e soffi provenire dal corridoio fuori dalla mia porta. Ero spaventato.
Ne parlai il mattino dopo a colazione, ma i miei genitori non avevano sentito nulla. Era davvero un sogno come sostenevano?
La notte successiva fu ancora più violento e rumoroso, ma in qualche minuto tornò la calma e una coperta salì a coprirmi la testa. La porta non si era aperta e sapevo che si trattava dell’Invisibile. Per la prima volta interagiva direttamente con me. Mi addormentai felice che fosse con me.
Il copione si ripetè identico per un’intera settimana, mentre le lotte aumentavano di intensità e segnavano la casa. Graffi sottili sulla carta da parati e sugli scatoloni impilati qua e là, oggetti spostati e ribaltati. Purtroppo nulla che i miei genitori notassero nel caos del trasloco.
L’ottavo giorno la lotta non iniziò. Aspettai un’ora, poi un’altra, guardando i minuti luminosi cambiare sulla piccola sveglia sul comodino. Mi domandavo se avrei dovuto alzarmi, ma per cercare cosa?
La porta della stanza si apre con un gemito leggero.
Un soffio aspirato sulla soglia.
Mamma? Non è lei, non è silenziosa quando cammina.
L’Invisibile? Non aveva mai avuto bisogno di aprire la porta per venire da me.
Aspetto nel letto, immobile.
Sono inciampato su un’automobilina, questa mattina.
Non mi era mai successo prima.

L'amuleto di Samarcanda - Jonathan Stroud

Trilogia di Bartimeus #1

Il mondo di Bartimeus è una piccola gemma del fantasy. Spesso la grande pecca delle ambientazioni fantastiche è il funzionamento della magia, troppo elaborato, troppo poco elaborato, ridicolo, surreale, casuale ed inconsistente.
In questo universo la magia funziona in maniera molto lineare. I maghi non hanno potere, ma possono evocare demoni di varia forza da un universo parallelo e asservirli. I demoni in questione sono generalmente invisibili all'occhio umano e quel che fanno viene interpretato come magia dai non iniziati.
L'ambientazione è moderna, ma in un mondo distopico in cui tutta la storia è stata cambiata e manipolata dall'intervento dei maghi. Siamo in una Londra non completamente democratica, con un governo di soli maghi e tutti gli umani normali sono sottoposti al loro potere e alle loro angherie.

La narrazione alterna i due punti di vista di Bartimeus, un demone antico e potente evocato per una questione dall'apparenza futile, il furto dell'Amuleto di Samarcanda del titolo, e di Nathaniel, giovane apprendista mago che lo evoca per una sua vendetta personale.

La storia è abbastanza prevedibile, Nathaniel non ha il controllo completo della situazione, l'equilibro degenera, commette degli errori, si trova invischiato in un complotto troppo grande per lui e deve riuscire a risolvere tutto in un tempo limitato, aiutato solo da Bartimeus che appena lo tollera. Il finale è molto telefonato e si riduce a "il cattivo è stupido e poco incisivo nelle sue azioni".
Nonostante questa debolezza nella storia, lo stile è incredibilmente accattivante e costringe a continuare la lettura, capitolo dopo capitolo, svelando la congiura.

Per introdurci nell'ambientazione in maniera leggera, Stroud sceglie uno stratagemma azzeccatissimo nei capitoli narrati da Bartimeus. Note a pié di pagina con cui il demone commenta il mondo e le usanze umane confrontandole con quelle molto più "logiche" da demone. Si evitano così pesanti paragrafi di info-dump mascherandoli da buffe note comiche che si leggono con grande piacere.

giovedì 3 settembre 2015

Shenzhen - Guy Delisle

Shenzhen è il primo reportage a fumetti di Delisle. Lo stile è ancora abbozzato e la struttura delle opere successive deve ancora emergere. Non c'è una divisione in piccoli episodi significativi e le piccole trame si confondono tra loro, anche complice una Cina dall'aria molto standardizzata e grigia (come le matite dell'autore) e dai volti quasi deformi delle folle onnipresenti.

Non essendo libero di girare per il paese come nei viaggi al seguito di una ONG, Delisle forse visita meno luoghi interessanti e rilevanti, ma è comunque molto piacevole leggere della vera e propria divisione in caste territoriale, con al vertice le grandi città commerciali, seguite dalle città per gli stranieri, come Shenzhen appunto, quelle per il popolo e le campagne. Un ambiente in cui è difficilissimo risalire verso gli ambienti più benestanti e cambiare di status.

Delisle sembra allo stesso tempo inorridito e affascinato dalla Cina. Sorpreso dall'ospitalità coatta a cui viene sottoposto ovunque vada, dagli sforzi di tutti per comunicare con lui (senza grande successo) e soprattutto dalla completa indifferenza di tutte le persone verso la politica, a parte un brevissimo commento poco prima della sua partenza.

Non è la Cina che ci immaginiamo, è una Cina fatta di persone e di società, più che si storia e tradizioni.

martedì 25 agosto 2015

Pyongyang - Guy Delisle

Per un caso curioso, sto leggendo i reportage a fumetti di Guy Delisle a ritroso, passando da uno stile maturo e ben scandito ai primi esperimenti, ancora incerti.

Delisle visita la Corea del Nord non al seguito della moglie (ancora assente), medico di MsF, ma come collaboratore di uno studio di animazione che ha subappaltato alla Corea la "manovalanza" dell'animazione.

Dei tanti paesi con libertà limitate, che ignorano i diritti dell'uomo, reprimono ogni forma di dissidenza, la Corea è quella che più mi ha inquietato. Per la completa chiusura al mondo ovunque non sia necessario, per la rassegnatezza delle persone. Non si parla mai di resistenza, di dissidenza, di tentativi di comunicare con il mondo, di informarsi. Non c'è traccia di quello che ci aspetteremmo da persone costrette a vivere nelle ristrettezze di un regime tanto opprimente.

Gli stranieri provano a fare nulla, ovviamente, perché sono consapevoli di essere in una situazione pericolosa, i nordcoreani a contatto con loro hanno sempre molto da perdere, famiglie, posizione sociale, se lasciano traspirare qualsiasi segno di scontentezza.

Guy Delisle fa un magnifico lavoro nel cercare le crepe in questa facciata lucida e falsa del regime. Scuote chiunque incontri alla ricerca di quell'umanità rinchiusa che aspetta solo un piccolo varco per mostrarsi.

Pensavo che Israele fosse folle, caotica e irrazionale, ma almeno era umana in ogni sua manifestazione.

giovedì 20 agosto 2015

L'ira di Mulgarath - Holly Black, Tony DiTerlizzi


Le Cronache di Spiderwick #5

Un finale molto sottotono per la saga. Succede tutto quello che deve succede e niente di più. Tutte le trame tornano al loro posto, Mulgarath cattivo sconfitto, maiastrillo redento, i figli perdonati, la madre informata, la zia salvata dall'ospizio, zio Spiderwick liberato dagli elfi. Esattamente quello che ci si poteva aspettare immaginando il finale migliore per ogni personaggio.

Mi aspettavo che uno scontro esplicito tra bene e male portasse ad un aumento di complessità, ad esplorare dei temi morali importanti o almeno a far maturare i personaggi per dare una parvenza di senso alla storia, ma non succede davvero.

Il cattivo stesso non è spaventoso, ma apprezzo il suo narcisismo razziale, che lo spinge a comportarsi come uno stereotipo di se stesso, spiegando nei dettagli il suo piano senza farlo sembrare un cliché.

Splendide le illustrazioni che sono andate migliorando di volume in volume, amplificando l'atmosfera sempre più cupa della serie e diventando fondamentali per immergersi completamente nel racconto.

mercoledì 12 agosto 2015

L'albero d'argento - Holly Black, Tony DiTerlizzi

Le Cronache di Spiderwick #4

Nel quarto libro della saga, Spiderwick finalmente fa un salto di qualità e di target. La storia diventa più cupa, più matura. I pericoli diventano reali e opprimenti, anziché vagamente comici e dalle ripercussioni minime sulla vita dei fratelli Grace.

In Il segreto di Lucinda erano le creature "buone" a voler recuperare il Libro dei Segreti per usarlo nella battaglia imminente. Ora sono le creature cattive. Quale sia la differenza, a parte l'aspetto meno carino, nobile ed elegante, è difficile a dirsi, visto che il metodo di entrambe le fazioni è quello di rapire uno dei ragazzini e chiedere un riscatto.

Questa volta tocca a Mallory, rapita dopo una gara di scherma e trascinata nelle cavarne dei nani (cattivi). Per tentare di fermare il rapimento, Jared finisce nei guai perché viene scoperto a minacciare con un coltello un mutaforma (Mulgarath), ovviamente trasformato in un ragazzino indifeso, per massimizzare l'equivoco.

C'è un quasi finale, ma per la prima volta non basta la lunghezza canonica dei libri della saga per concludere la storia. Mallory è libera, ma sembra necessario parlare (finalmente) alla madre dell'esistenza e dei pericoli del mondo fatato, per evitare l'allontanamento forzato di Jared e per avere un alleato nella battaglia imminente con Mulgarath in testa.

Una faccina sorridente per i nani caratterizzati in maniera nuova, pochi cliché, amano sì il metallo, ma lo usano per costruire automi e oggetti tecnologici, animali e piante meccanici (tra cui l'albero del titolo) e hanno un piano degno del miglior supercattivo: conquistare la superficie e sostituire ogni forma di vita animale e vegetale con un equivalente metallico. - inserire risata diabolica -

Lucky Starr, il vagabondo dello spazio - Isaac Asimov

David Starr è il Lone Ranger di Asimov. Poliedrico, imbattibile in ogni campo. Scienziato di alto livello riconosciuto dall'Accademia delle Scienze, esperto nel combattimento, nella sopravvivenza spaziale, nella guida di qualsiasi cosa possa muoversi, fantastico nella manipolazione sociale e nel creare rapporti di fiducia in posizioni chiave attorno a lui. In più, giovanissimo, che non guasta a renderlo ancora meno credibile, visto che con le abilità che presenta ci si aspetta almeno un veterano temprato dall'esperienza.

Visto il protagonista, grandioso a suo modo, la trama è banalotta, quasi un pretesto per presentare David Starr senza troppa fatica e senza doverne confondere i tratti con delle azioni troppo complesse. Da Marte arriva del cibo avvelenato, David va su Marte, David incontra per caso proprio delle persone coinvolte con l'avvelenamento del cibo, che provano ad ucciderlo regolarmente, ma grazie alla sua provvidenziale alleanza con il farmboy marziano Bigman prima e con una razza di marziani superavanzati fatti di energia dopo, ne esce vittorioso.

Luky Starr, il vagabondo dello spazio, sembra essere un libro molto più commerciale degli standard (già bassi) di Asimov, si sente benissimo che è stato pensato come una sceneggiatura e non come un romanzo, perché manca di una pronfondità che la riscrittura non è riuscita a dargli.

Non disturba invece la mancanza di realismo di cui Asimov si preoccupa nell'introduzione. Essendo datato precede le prime vere osservazioni dirette di Marte, quindi la struttura delle colonie marziane si basa su alcune assunzioni dell'epoca poi dimostratesi false: acqua ghiacciata ai poli, presenza di vita batterica locale. Tutto perdonabilissimo.

domenica 9 agosto 2015

Le canzoni di Narayama - Shichiro Fukazawa

Shichirō Fukazawa ci porta in un Giappone di provincia, isolato e autosufficiente in ogni piccola comunità, per necessità e non certo per scelta.
Fukazawa ci parla di una madre preoccupata per il figlio rimasto vedovo e divista tra i due grandi doveri rimastele da adempiere nella vita, trovargli una moglie il prima possibile, cercando e contrattando con il villaggio vicino e prepararsi ad "andare sulla montagna", al compimento di settant'anni.

Andare sulla montagna, sebbene non venga mai chiarito davvero fino all'ultimo capitolo, non è che un eufemismo per riferirsi alla pratica dell'Ubasute, l'abbandono delle persone anziane in un luogo remoto in modo che possano morire e non siano un peso per la società. Una pratica che sembra eccessiva oggi, ma che era necessaria e a volte imposta dalle autorità, in un periodo di quasi carestia.

O-rin vive l'andare sulla montagna come una festa, con un banchetto da preparare, la famiglia da salutare con gioia, il sake da offrire a tutto il villaggio. Il rituale è rigoroso e positivo nel rinforzare la necessità della salita, ma anche spietato. Non si parla durante la salita, non ci si gira indietro. Ci viene anche mostrato un caso di infrazione e di Obasute forzato, ben più tragico e violento, durante la salita di O-rin, in spalle al figlio.

Non solo il tentare di sfuggire al pellegrinaggio viene punito. Sono molti nel racconto gli episodi che ci mostrano una società diversa, più brutale, dove i crimini minori rischiano di indebolire i legami tra le famiglie necessari alla sopravvivenza. Il furto è punito in maniera molto semplice spogliando i ladri di ogni loro avere e distribuendoli nel villaggio. Ogni deviazione dalla tradizione è punita.

Le canzoni del titolo sono due canzoni che accompagnano ogni evento, con un testo opportunamente adattato per descrivere o farsi beffe di persone ed eventi. I due spartiti al fondo del volume danno la splendida opportunità di suonare i motivi, imprimerseli in mente e averli come colonna sonora interna per la lettura!

giovedì 6 agosto 2015

How to be an Alien - Goerge Mikes

How to be an Alien (nel senso di straniero) è un classico della letteratura umoristica, e non per sbaglio.
Mikes ci parla della sua esperienza di straniero in Inghilterra e del suo approccio agli improbabili costumi dei "veri" inglesi, in società, in famiglia, tra amici, in privato, nella politica, nelle convenzioni. Non risparmia colpi a nessun vezzo inglese, confrontando senza pietà con le usanze del Continente.
Proprio questa mancanza di riguardo, completamente onesta, ha appassionato i lettori inglesi accattivandosi la loro simpatia e rendendo immortale questo libro.

Lo stile mi ricorda molto quello di Tre uomini in Barca, per le tecniche usate nello scrivere e per molti dei temi presi in considerazione, ma con una prospettiva molto diversa che rendono How to be an Alien ancora più attuale, nonostante risalga al 1946, anche perché molte delle (cattive?) abitudini inglesi hanno avuto il vezzo di propagarsi a quel Continente tanto disprezzato.

The Invention of Hugo Cabret - Brian Selznick

Hugo Cabret è il libro d'esordio di Selznick, il primo in cui propone la sua tecnica mista, che non è fumetto, non è graphic novel, non è un libro illustrato, ma un misto in cui le immagini, senza testo, raccontano tanto quanto le parole.

La stanza delle meraviglie (Wonderstruck) usava questa tecnica meravigliosamente per raccontarci il mondo vissuto da un ragazzo sordo, le scene mute con passi e rumori che non vengono vissuti se non indirettamente erano perfetti a questo scopo. In Hugo Cabret l'effetto è molto simile, ma crea una atmosfera da film muto, un sogno in cui le pagine di testo non sono altro che degli intertitoli che ci raccontano quel che non può essere mostrato.

L'ispirazione principale per il racconto è la vita di Georges Méliès, pioniere della fantascienza nel cinema muto, rovinato dalla guerra, temporaneamente dimenticato e costretto a lavorare in una bottega di giochi e dolci nella stazione di Montparnasse. Hugo possiede un automa costruito da Méliès nella sua carriera da prestigiatore, e nel ripararlo scopre il suo passato, riportandolo nell'ambiente cinematografico a riprendere il posto che gli spetta.

L'adattamento di Scorsese, visto prima della lettura, è all'altezza del racconto. Si perde la sensazione del film muto ma l'atmosfera e i ritmi della storia sono perfetti, sono sicuro che da una visione/lettura in parallelo si potrebbero quasi distinguere nel film i brani scritti da quelli disegnati con grande chiarezza!

martedì 4 agosto 2015

Persepolis - Marjane Satrapi

Persepolis è affascinante, particolare, avvicente.
Alterna momenti profondi e tristi a scene buffe e divertenti, è la sua forza ma anche una grande debolezza, che lo fa funzionare bene come serie di albi separati ma non troppo come raccolta coerente.
È vero, la vita dell'autrice non è lineare, salta senza continuità tra un regime estremista in cui vive con sofferenza il suo ruolo di donna e l'ambiente europeo in cui vive un ambiente trasgressivo e progressista, ma il lettore che vive tutti questi cambiamenti concentrati in pochissimo tempo si trova disorientato e sballottato qua e là.
Anche le origini sociali della famiglia della protagonista non aiutano a calarsi nell'atmosfera, essendo un punto di vista privilegiato, dall'equivalente di una "nobiltà decaduta" locale, in cui abbondano eroi e protagonisti politici in famiglia.

Capisco benissimo perché si sia meritato lo status di fumetto di culto, lo stile è davvero particolare, con un tratto nero marcatissimo che ha l'effetto di cancellare ogni connotazione razziale dei personaggi, rendendo ambienti e situazioni che - con una rappresentazione realistica - ci sarebbero alieni, facilmente trasportabili nel nostro mondo e con i nostri particolari fanatici che tentano di modificarlo a loro immagine.

giovedì 30 luglio 2015

Il segreto di Lucinda - Holly Black, Tony DiTerlizzi

Le Cronache di Spiderwick #3

Con il terzo libro la serie inizia ad ingranare, il mondo fatato acquista spessore, una sua gerarchia interna con al vertice gli elfi (i più classici elfi che possiate immaginare, con tanto di orecchie a punta, campeggio nei boschi e vestiti di foglie), ed un conflitto tra creature buone e creature malvagie in cui i fratelli Grace si trovano coinvolti, per via del Libro dei Segreti e le preziose annotazioni che racchiude, con debolezze, vizi e virtù di innumerevoli creature magiche di entrambe le fazioni.
Abbiamo persino un unicorno che provoca visioni in chi lo tocca, in perfetto stile Unicorno Nero di Landoveriana memoria.

Incontriamo anche la zia Lucinda, ovviamente considerata pazza per il suo intrallazzarsi con le creature fatate e che nonostante sia rinchiusa in una casa di cura riesce a nutrirsi solo ed esclusivamente di cibo fatato portatole dalle fate, senza che nessuna infermiera sospetti qualcosa...

Ancora in sospeso il destino dello zio, marito di zia Lucinda, che si suppone sia stato rapito e messo in stasi dagli elfi per non aver consegnato il Libro dei Segreti. Si trovava nella stessa situazione dei suoi nipoti, nulla è cambiato, come se il mondo fosse rimasto in attesa per cinquant'anni senza alcuno sviluppo nelle dinamiche del mondo fatato. Tempi da ent, oppure un espediente narrativo riuscito a metà.

Le tre minestre - Andrea Vitali

Le tre minestre è un racconto autobiografico, per piccoli spaccati su personaggi, abitudini e rituali che hanno segnato il giovane Vitali.

Le tre minestre, o ministri, sono le tre zie che l'hanno cresciuto, le tre zie tipiche che almeno metà degli italiani ha o può immaginare facilmente basandosi sulla sua famiglia estesa.

Il sapore è quello dei racconti di famiglia di Guareschi, con due spruzzi delle atmosfere surreali di Mario Benedetti. L'unica nota stonata è l'insistere martellante nell'usare i ruoli da ministro per riferirsi alle zie. Fa sorridere la prima volta, è simpatico quando i loro comportamenti rispecchiano il loro ruolo istituzionale, ma alla cinquentesima volta è solo pesante. Ci hai detto i loro nomi, usali.

Il libro è godibile, seppur sappia tanto tanto di speculazione commerciali. Ha il nome di Vitali su, stampiamolo. Non è abbastanza lungo? Parla di cibo, raddoppiamo il numero di pagina mettendoci qualsiasi ricetta a cui si sia anche solo accennato nel racconto! Anzi, il cibo va di moda, raddoppiamo il prezzo, visto che ci sono delle ricette!

martedì 28 luglio 2015

Il Licantropo - R. L. Stine

Piccoli Brividi #79

Aaron ha un padre psicopatico, che tra tutti i lupi e mostri del libro è il personaggio più spaventoso.
Il padre è uno sceriffo con la fissazione dei lupi mannari, è convinto che esistano ed è ossessionato dal catturarne uno.
Porta il figlio con se in spedizioni pericolose nei boschi, in Bratvia - est Europa generico - lontano dalla civiltà. Lo mette in pericolo lasciandolo regolarmente solo a dormire nella sua tenda con della fauna aggressiva nei dintorni, spesso e volentieri si allontana dal campo durante la notte.

Ma Aaron lo considera normale e ragionevole, neppure quando abusa del suo potere per chiudere un omino dall'aria innocente in una gabbia, riuscendo addirittura a convincere i doganieri della XX che si tratti di un assassino (gli accordi di estradizione tra XX e Stati Uniti devono essere oscenamente svantaggiosi), non si insospettisce.

Due volte gli scappa un lupo mannaro, una volta riportato a casa, ma in entrambi i casi riesce a convincere i suoi sottoposti (col terrore?) a lasciargli gestire personalmente la situazione. Per quale ragione? Cereali brandizzati Lupo Mannaro, pupazzi, gadget, show televisivi, fama.

Aaron non tradisce il suo sangue, ovviamente, e non brilla in intelligenza. In un terzo dei capitoli ha sogni molto chiari ed espliciti e si "risveglia". Si risveglia da un risveglio. Ha un grosso morso di lupo mannaro sul collo! Perché preoccuparsene? Perché sospettare che qualcosa non va se il lupo a cui dai la caccia ti regala un ciondolo a forma di dente? Perché sospettare qualcosa se ti cresce del pelo addosso, perdi la memoria e persone muoiono?
Stupido Aaron.

Questo libro non ha morale. Credo ai lupi mannari. I lupi mannari ci sono. Ne catturo uno. Scappa. Fine. Scooby Doo, paladino del razionalismo, sarebbe profondamente deluso da questa storia.

domenica 26 luglio 2015

Pianoforte vendesi - Andrea Vitali

Pianoforte vendesi è una favola in incognito, con personaggi dalle cattive intenzioni che incontrano fantasmi buoni, riflettono sulla propria vita e cambiano.

Il protagonista del racconto è il Pianista, un ladro che suona tasche e borsette, non pianoforti, in missione ad una festa di paese (a Bellano, ovviamente, anche se mai viene citato esplicitamente). Il maltempo e la sfortuna lo portano a indagare sull'annuncio di vendita di un pianoforte, ad essere accusato di averne tentato il furto e a trovarsi nella più classica situazione da commedia degli equivoci. La verità diventa troppo improbabile e indifendibile, costringendo il povero Pianista a mentire e mentire ancora per giustificare le sue azioni.

Non è un capolavoro e forse neppure all'altezza del Vitali che esplora le dinamiche del Paese, complesse e insondabili, ma merita la mezz'ora di tempo che ci vuole per finire questa lettura. Sono sicuro che sarebbe una grande delusioni per i puristi di Vitali, ma le contaminazioni a me piacciono.

venerdì 24 luglio 2015

Animorphs #17, The underground - K. A. Applegate

Animorphs #17, Il sotterraneo

Ah, finalmente gli Animorphs hanno deragliato abbastanza da produrre un libro quasi comico!
Salvato un suicida per caso, i nostri giovani scoprono che ha un Yeerk inattivo in testa. Inattivo perché ormai sta diventando comune tra i lumacoidi smettere di usare i raggi Kandrona per ricaricarsi.
Ci riusciva il gemello di Visser 3 nel libro precedente, ci riescono degli Yeerk ora grazie ad un nuovo fantastico prodotto che rimuove la necessità del bagno periodico nella vasca... il porridge istantaneo allo zenzero e sciroppo d'acero! Ovviamente. Gli effetti collaterali sono il totale intontimento del parassita che permettono all'ospite umano di riprendere il controllo.

Quale può essere il piano, se non tornare sottoterra a versare porridge istantaneo nella Yeerk Pool, per mettere fuori uso centinaia di Yeerk in un colpo solo?

Ovviamente viene eseguito in maniera stupida, scavano in lunghe scene claustrofobiche da talpa per arrivare alla caverna, senza un piano per riuscire a scendere dal soffitto (senza trovare "per caso" un nido di pipistrelli non ci sarebbe stato modo di farlo) o di uscirne una volta scesi.

Si pone l'interessante questione di come Visser 3 riesca a conservare il suo corpo da andalite, quando esce per il bagno ogni tre giorni. Cosa impedisce al suo ospite di trasformarsi in qualcosa di molto piccolo, o molto grosso, o molto cattivo, per andarsene?

Nevermore - Keith R. A. DeCandido

Ognuno ha i suoi vizi segreti, il mio sono i libri imbarazzanti, tra cui i romanzi che espandono gli universi delle mie serie tv preferite. Non sono fanfiction, perché sono ufficiali, e questo li rende meno imbarazzanti!

Nevermore, ambientato nella continuity di Supernatural circa a metà della seconda stagione, crea un piacevole effetto nostalgico. I fantasmi andavano di moda e quasi tutte le missioni consistevano nel trovare qualcosa o qualcuno da salare e bruciare. Com'era tutto più semplice!

Lo spazio di un romanzo permette di esplorare ben due casi contemporaneamente, saltando da uno all'altro. Da un lato il classico fantasma, in una casa dalla vasta collezione di dischi, cd e memorabilia musicali costruita ad arte per esibire questo aspetto di Dean. Dall'altro un rituale di evocazione per riportare in vita un altrettanto classico Edgar Allan Poe.


Il media alternativo al video permette di esplorare la vita di Sam e Dean nei dettagli quotidiani solitamente ignorati. I dettagli logistici della loro vita sulla strada e di truffatori per sopravvivenza, con il 250% in più di discorsi in auto sul padre perduto e sul loro rapporto fraterno.

Bella anche l'ambientazione Newyorkese, che si allontana dalle classiche cittadine di provincia sottotono (più facili da ricreare nei dintorni di Vancouver, dove viene girato Supernatural).

Non avevo grandi aspettative per Nevermore, ma mettendo da parte ogni pregiudizio è migliore di buona parte degli episodi, esplora lati nuovi e aggiunge informazioni che qualsiasi fan sarebbe entusiasta di leggere, quindi continuerò le letture a tema!

mercoledì 22 luglio 2015

La pietra magica - Holly Black, Tony DiTerlizzi

Le Cronache di Spiderwick #2

Nel secondo libro della serie incontriamo la pietra/lente emblematica per la serie.
Montata sul più classico occhialino da aviatore steampunk permette di vedere l'altro mondo, quello delle creature magiche e fatate.

Con la pietra arrivano le incongruenze e la mancanza di pianificazione nell'universo di Spiderwick.
Goblin, Troll e le poche altre creature incontrate in questa breve avventura (un gatto perso, un fratello che lo cerca, un fratello perso, i due rimasti che lo cercano, fine) interagiscono senza limiti con il mondo consueto. Possono e vogliono aggredire, rapire, distruggere e fare del male, eppure per qualche ragione nessuno si è mai accorto della loro presenza, del campeggio di troll al lato dell'autostrada, del troll grande come un camper in mezzo a un fiume.

Le creature fatate si comportano esattamente come comuni animali invisibili, niente di magico, e questo non basta assolutamente a giustificare come siano potuti restare nascosti, anche considerato l'alto grado di collaborazione del Maiastrillo nello sputare negli occhi a tutti per mostrare più agevolmente il mondo fatato grazie alla sua saliva (ma usare ancora un po' il gimmik della pietra, che era scenico e particolare, no?)

mercoledì 15 luglio 2015

Il libro dei segreti - Holly Black, Tony DiTerlizzi

 Le Cronache di Spiderwick #1

Il primo volume delle cronache di Spiderwick sembra incredibilmente corto, mozzo. Ti imbocca con qualcosa di buono e appena inizia ad ingranare te lo toglie e ti costringe ad aspettare un altro libro per continuare la storia.

L'ambientazione è abbastanza da stereotipo, una sorella maggiore, Mallory, e due fratelli minori (gemelli), Jared e Simon. Una madre in difficoltà dopo che il marito se n'è andato. Un nuovo paese e una nuova casa dall'aspetto sospetto, la Villa Spiderwick che dà il nome alla saga.

Il finto intreccio del primo volume è altrettanto lineare, succedono eventi inspiegabili, si sentono rumori, spariscono oggetti ed ogni notte qualcuno devasta la casa. I bambini sentono rumori nei muri e cercano una spiegazione paranormale, la madre accusa  i figli nel più classico degli equivoci.

Una stanza segreta con una vasta libreria sul paranormale, ma soprattutto il Libro dei Segreti lasciato dallo zio che abitava a Villa Spiderwick aprono ai tre protagonisti un mondo di creature magiche nascoste e permette loro di riconciliarsi molto rapidamente con l'inquilino molesto, un Boggart a cui avevano per sbaglio distrutto la tana.

Il Libro dei Segreti è come un piatto di amuse-bouche saporiti. Finiscono subito e ti domandi perché non li abbiano fatti più grandi, altrettanto saporiti, chiamandoli antipasti e soddisfacendoti di più.

(Notevoli le illustrazioni di DiTerlizzi, le avrei adorate da bambino provando a ridisegnarle io a matita.)

sabato 11 luglio 2015

3012. L'anno del profeta - Sebastiano Vassalli

3012 è un testo sacro, un finto testo sacro.

Ci parla di Antalo, il profeta di una nuova religione che sta per nascere, e la sua presa di coscienza sui cambiamenti che servono nel mondo.

Tutto il pianeta è in pace da secoli, si usa una forma di energia pulita distillata dalle frustrazioni e dall'odio tra le persone (sigh), e proprio questo dettaglio trasforma questo futuro in una distopia in cui le persone vengono raccolte in enormi città-centrale, dove possono essere stressate in maniera sistematica e ottimizzata.

Lo stile di Vassalli è impeccabile, struttura bellissima, una dedizione incredibile alla sospensione dell'incredulità, ogni idea balorda, aneddoto storico improbabile, tutto viene accolto una grande serenità che può derivare solo da secoli di analisi storica.

Chiudendo 3012 si rimpiange Antalo, gigolò virtuale, fuggiasco, venduto per organi, poeta, preda di un cacciatore, spia fraintesa, ma non si rimpiange il suo mondo troppo vicino al nostro per farci immaginare il peggio, per non pungolarci con le questioni etiche che solleva.

Non è un classico della fantascienza italiana? Dovrebbe esserlo, ma forse è troppo di qualità per etichettarlo come letteratura di genere escludendo tanti lettori non disposti a patteggiare con della fantascienza che mai si sognerebbero di prendere in mano.

Animorphs #16, The warning - K. A. Applegate



Animorphs #16, L'Avvertimento

Poco di notevole in questo capito dello saga degli Animorphs.

Per la prima volta la Applegate esplora gli effetti e le dinemiche di internet e dei mezzi di comunicazione nell'ottica di una conquista aliena tenuta nascosta al pubblico.
Purtroppo lo fa in maniera irrealistica, dimostrando una completa ignoranza del funzionamento e della logica di internet, delle chat, dei siti. Avrei apprezzato che il sito di denuncia dell'invasione Yeerk, anziché essere preso seriamente da chi cade nella trappola, fosse semplicemente liquidato come "spazzatura complottista", perché è quello che sarebbe nella vera rete.

(Il gemello sfigato di Visser 3 salva un po' la situazione, ha ottime potenzialità come personaggio, magari usato come alleato.)

mercoledì 8 luglio 2015

Di morto in peggio - Charlaine Harris

Di morto in peggio è un libro della saga un po' sottotono.
Succedono tante cose, ma senza un filo conduttore (o due, da tradizione) che crei della tensione o un vero desiderio di continuare a leggere.

Tra i mannari Alcide diventa capobranco in maniera complicata, scontri interni del branco.

I vampiri sono sottosopra e dopo la caduta di Sophie-Ann, la Louisiana viene invasa e conquistata. Il nuovo re è Felipe de Castro, lo stereotipo dell'immigrante cubano in versione vampiro. La scusa con cui Sookie viene legata anche a lui è un po' patetica e probabilmente sarebbe bastato anche solo renderlo interessato ai poteri telepatici, senza sminuire un vampiro (re di un suo stato quindi probabilmente potente) facendolo legare e quasi morire nella prima scena in cui compare...

Finalmente la famiglia di Sookie si espande, conosciamo Niall Brigant, bisnonno e re delle fate, dall'atteggiamento ambiguo ma bendisposto, e proprio alla fine il figlio della cugina morta di Sookie, anche lui telepatico, che promette molto bene per il futuro della serie.

Amelia è il personaggio chiave, che mi stupisco sempre di più non sia stata inserita nella serie tv. Ha carattere, fa magie sceniche. Probabilmente la scelta di fonderla con LaFayette è stata dettata dal bisogno di avere la maggior parte del cast corale in ogni episodio, senza diluirlo ulteriormente.

venerdì 3 luglio 2015

Diario del cattivo papà - Guy Delisle

Diario del cattivo papa è un librino minimo di Delisle, che ci mostra come essere un cattivo papà, nel modo giusto, porti in realtà ad essere un ottimo papà.

Il volume è diviso in scene isolate di interazione con i figli, interazioni ingenue e dove spesso emerge il lato infantile dei genitori, tenuto appena a bada per conservare l'apparenza di adulto di cui un genitore ha il dovere di ammantarsi.

Delisle riesce a trasmettere in pochissime parole quel che Guareschi trasmette nei suoi racconti di "Vita in Famiglia", e questo mi ha sorpreso non poco.

Cronache birmane - Guy Delisle

La mia prima lettura di un reportage a fumetti di Delisle, Cronache di Gerusalemme, mi ha appassionato, istruito e portato in una spirale di informazione positiva, quindi non ho aspettato molto per riprovarci. Avrei voluto leggere Pyongyang, sulla Korea del Nord, ma la biblioteca passava solo le Cronache Birmane. Quindi... sono andato in Birmania!

Molto più di Gerusalemme, la Birmania trasmette un senso di estraneità, come tradizioni e cultura. Non c'è l'irrazionalità religiosa, ma una costante ed onnipresente irrazionalità politica, tipica delle dittature, ma solitamente più nascosta e sottile.

I piccoli episodi in cui è diviso il volume permettono di assaporare tante piccoli racconti, non necessariamente collegati. Si salta dalle isole (con muri e filo spinato) felici delle ambasciate, con piscine e lussi, fino alle cliniche nei sobborghi e ai quartieri dell'eroina, dove è il governo stesso a non voler cambiare la situazione, perché un giovane drogato è più gestibile di un giovane manifestante.

Incredibilmente agrodolce (e forse depresso) il finale razionale, con MSF Francia che si ritira dalla Birmania, non perché non serva più il suo intervento, ma perché il direttivo si rende conto che la dittatura li sta usando al posto di sviluppare un sistema sanitario nazionale, e che quindi restare sarebbe un modo per collaborare e supportare il regime.

Achtung! La lettura produce calore in maniera indiretta. Si suda in Birmania, si suda leggendo.

mercoledì 24 giugno 2015

Animorphs #15, The escape - K. A. Applegate

Animorphs #15, La Fuga

Vogliamo dare spessore a Marco nella serie. Ad ogni costo. Come si può fare? Leeran, alieni anfibi telepatici controller!
Dei controller telepatici sarebbero dannosi perché riuscirebbero a distinguere un qualsiasi animale da un Andalite (o umano) in morph.
Ovviamente sott'acqua, in una base sottomarina in un'isola supercontrollata e militarizzata.

La Applegate continua a mostrarsi fobica verso gli squali in maniera molto diretta, rendendoli di nuovo i cattivi della situazione. Gli Yeerk stanno ingegnerizzando degli squali martello per renderli adatti ad ospitarli e renderli dei controller perfetti per attaccare un pianeta acquatico, come quello dei Leeran.

La grossa incongruenza del libro, perché ce n'è sempre almeno una: la base è controllatissima sott'acqua, dagli squali modificati, ed ovviamente il nostro gruppetto insiste a voler passare da lì; ma nulla impedisce a chiunque voglia farlo di arrivare sulla sua barchetta a remi, o motoscafo. Gli Yeerk sono davvero fortunati che i finti Andalite che li ostacolano siano solo adolescenti senza patente nautica!

Bello rivedere Visser One, controller della madre di Marco, ed approfondire un po' la sua ostilità con Visser Three e come questo attrito li faccia sabotare a vicenda nel tentativo di abbattersi.

venerdì 12 giugno 2015

Il cavaliere dei Sette Regni - George R. R. Martin

Il cavaliere errante. Una storia dei Sette Regni
La spada giurata 
Il cavaliere misterioso

Il cavaliere dei Sette Regni raccoglie tre racconti lunghi di Martin, ambientati nel Westeros che tanto apprezziamo (e temiamo) delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, novant'anni prima che inizi la storia della saga.

Il primo elemento che colpisce, seguendo per i Sette Regni Dunk (ser Duncan) ed Egg (il suo scudiero che si scopre presto essere di nobile origine), è la stagione. Le Cronache ci hanno abituati alla neve, al vento, al freddo. In questo Westeros tutto è afa, aridità; le piante seccano, i torrenti diventano più importanti dell'oro nelle dispute tra nobili, la poca pioggia è la benedizione più grande che gli Dei possano mandare agli uomini.

Avrei voluto leggere questi tre racconti prima di iniziare le Cronache, l'ambientazione viene delineata in maniera perfetta e sintetica. Finalmente ci si rivelano i misteri sulle beghe politiche Targaryen, di solito appena accennate e mai spiegate nel dettaglio. Le dispute dinastiche ed ogni dettagli possibile su quel Blackraven che aleggia ancora dopo 90 anni senza che nessuno si sia mai preso il disturbo di spiegarne la ragione.

Duncan è un vero cavaliere, tutto quel che fa segue le rigide regole dell'onore insegnategli dal suo maestro d'armi, ser Arlan di Pennytree, di cui era scudiero. Ser Arlan non lo nomina mai cavaliere, come sarebbe stata sua prerogativa fare, ma Duncan si trova costretto a fingere altrimenti, per necessità.
Appena diventato cavaliere si trova coinvolto suo malgrado in uno scontro dei Sette per aver colpito un principe, difendendo una popolana. In questo scontro muoiono diversi cavalieri tra cui Baelor, erede al trono. Questa morte carica Dunk della responsabilità indiretta di aver privato Westeros di un futuro Re buono ed ammirato, in favore del fratello Aerys.

Lo ritroviamo qualche anno dopo al servizio di Eustace Osgrey, impegnato in una scaramuccia di confine con la Vedova Rossa, la nobile del feudo vicino che vuole privarlo dell'acqua di un torrente contestato. Lord Osgrey si rivela essere un traditore perdonato della rivolta dei Blackfire, costringendo Duncan a proseguire nel suo viaggio, non potendo restare al servizio di un traditore.

Si trova nuovamente immischiato in una cospirazione, o in un tentativo di cospirazione, nell'ultima novella. Un nuovo torneo, il primo dopo quello traumatico della sua iniziazione a cavaliere, che rispettando tutte le leggi di Murphy, si rivela essere una scusa per riunire tutti i principali sostenitori dei Blackfire per iniziare una nuova rivolta. Solo l'intervento di Egg e la venuta provvidenziale di suo padre con l'esercito riescono ad impedire il peggio per l'onesto Duncan.

Duncan l'Alto è un personaggio a cui ci si affeziona rapidamente. Di origini povere, molto retto. Con la moralità di Stannis, ma senza pretese di potere. Le fan-theory insistono molto su come Brienne di Tarth discenda da Dunk. C'è l'altezza e c'è il simbolo che sceglie (casualmente) per il suo scudo, lo stesso albero con la stella cadente che portava ser Duncan. Spero che prima o poi Martin si ritagli un po' di tempo per raccontarci altre avventure, o che si producano fumetti, serie tv o quant'altro - tutto è ben accetto - per completare questa avventura errante.

venerdì 5 giugno 2015

Cronache di Gerusalemme - Guy Delisle

Guy Delisle, l'autore, vola a Gerusalemme con la moglie in missione per Medici senza Frontiere. Reduce da altre missioni simili in cui ha descritto paesi turbolenti in dei reportage a fumetti, inizia ad esplorare, osservare e disegnare quel che succede in un mondo alieno e dagli equilibri precari.

Delisle ci guida in un labirinto fatto di mura, tradizioni dalle origini più disparate, checkpoint, interrogatori. Dove ognuno vive la religiosità in maniera estrema in ogni direzione dello spettro, dalla laicità all'ortodossia prossima al fanatismo. Ci porta a scoprire accordi e convenzioni stratificate nei secoli senza mai essere state messe in discussione, completamente impermeabili alla modernità e alla ragione che tentano disperatamente di farsi ascoltare.

Gerusalemme si rivela essere un luogo estremamente vivace e vario, per un autore che sa coglierne i vantaggi di Nodo delle culture, pur senza dimenticare gli aspetti peggiori, i bombardamenti, i lanci di pietre, la violenza come componente di ogni giorno, i balletti delle colonie.

Cronache di Gerusalemme fa riflettere su quanto sia complesso il problema palestinese, quante forze ci siano in gioco, quanti elementi fuori controllo. L'autore vive in questo ambiente un anno intero, immerso e dedito all'esplorazione diretta, e riesce appena a capire ed intaccare la superficie delle tensioni religiose.
L'approccio spesso umoristico ha un fondo così pesante di cupo pessimismo da generare solo risate tristi e troppo consapevoli che non c'è risata che possa cambiare la situazione.

Ci sono sempre delle frontiere.

Alfabeto pirandelliano - Leonardo Sciascia

In questo librino, Sciascia commenta Pirandello in maniera non accademica e non lineare, ma molto piacevole da leggere.
Alfabeto pirandelliano è una raccolta di note su persone che hanno influito sulla vita e sulla produzione di Pirandello, sui critici che ne hanno discusso, su autori e temi importanti. Si parla della Sicilia in ogni accezione possibile, economica, storica, culturale. Si parla dell'Italia, si parla dei suoi personaggi e del loro rapporto con l'Autore.

Alcuni capitoletti, certo, sono delle supercazzole da letterato, di quelle che farebbero venir mal di pancia alla vittima dell'analisi, ma è un peccato della critica letteraria all'Italiana, non c'è modo di liberarsi di questa attitudine.
Altri sono dei piccoli capolavori, come lo studio etimologico della parola "Cristiano" nella lingua Siciliana delle varie provincie, come partendo dallo scarno significato di "persona" vada ad indicare lo sconosciuto con cui non si hanno rapporti di sangue, contrapposto ai famigliari.

Mi piace davvero questa Sicilia presentata non "a la Camilleri", ma da due voci asincrone di vero spessore culturale, capaci di comunicare e trasmettere il loro amore non solo nel piccolo ristretto circolo del Bar Mongibello ma a tutto il mondo.

martedì 2 giugno 2015

Il gusto del cloro - Bastien Vivès

Leggere questo fumetto è come tenere il fiato, buttarsi in piscina e fare una vasca senza mai riemergere per respirare. Viene voglia di nuotare più in fretta possibile, perché ci si sente soffocare e si sta male, ma si deve mantenere un ritmo più lento e regolare per non bruciare tutto l'ossigeno e rischiare di fermarsi prima.

I colori, i ritmi, gli spazi di Il gusto del cloro sono semplicemente perfetti.
Il protagonista, in piscina come terapia di riabilitazione, scopre l'acqua ed i movimento associati all'acqua, grazie ad un incontro fortuito. Noi seguiamo questo avvicinamento con scene che alternano in maniera naturale visioni dall'esterno e dall'interno. Soffitti fissati in maniera meccanica e distaccata durante le vasche a dorso, i più disparati personaggi da bordo vasca che continuano con la loro vita.

Ci sono pochissimi dialoghi, proprio come in piscina. Le tavole riescono in un modo che mi è oscuro a trasmettere il suono ovattato delle voci a pelo d'acqua, lo sciabordio delle piccole onde che colpiscono i bordi della piscina, i tuffi sordi e lontani che si sentono quando si è immersi.

Questo fumetto è un'esperienza difficile da raccontare, ma che merita ogni attenzione e vanto ricevuti negli anni.

mercoledì 27 maggio 2015

La fantascienza è on-line


Segnalo questa notizia un po' datata ma riportata in vita di recente sui social media dai volontari del progetto Manuzio.

Da questo mese la biblioteca di Liber Liber accoglie tre dei migliori romanzi di fantascienza italiani, due dei quali anche vincitori del massimo riconoscimento per il genere: il Premio Urania, della Mondadori. Eccoli:
Puoi leggerli on-line o scaricarli gratuitamente sul tuo computer, come per gli altri 700 libri on-line, dai saggi (Umberto Eco, Sylos Labini, ecc.) ai grandi classici (Omero, Dante, Foscolo, ecc.), dai manuali (Internet 2000, Guida a Internet della EFF, POV-Ray, ecc.) ai massimi capolavori del ‘900 (Pirandello, Deledda, ecc.).
Attenzione! In occasione di questo lancio, e appositamente per i lettori di Liber Liber, Francesco Grasso ha scritto la scheda introduttiva a “2038: la rivolta“.

Un sincero ringraziamento agli autori Francesco Grasso e Massimo Mongai e alla casa editrice Mondadori per averci concesso la liberatoria per i libri. Un sentito ringraziamento anche ai bravissimi illustratori che ci hanno spedito le loro proposte per il lancio di questa iniziativa, e in ultimo ma non ultimo, al bravissimo Dante Petaccia, autore dell’illustrazione selezionata.

giovedì 21 maggio 2015

Indagine su Tankur - John E. Stith

 Urania 1108, 27 Agosto 1989

Tankur è un pianeta che possiede una strana caratteristica: rivolge sempre la stessa faccia al proprio sole. Tre razze aliene abitano il pianeta, assieme agli umani, che vi sono sbarcati secoli addietro. La vita vi scorre, tra alti e bassi, con serena tranquillità: c'è persino una missione archeologica terrestre che sta studiando alcuni antichissimi manufatti alieni venuti alla luce. All'improvviso però qualcosa accade: in una costruzione d'origine non-terrestre vengono scoperti due cadaveri, e dell'indagine viene incaricato un detective terrestre, Ben Takent. Che subito si trova di fronte a una serie di misteri: chi può averli uccisi in una stanza che appare chiusa dall'interno? Chi è, e cosa vuole, la sua misteriosa cliente, che gli sta scandalosamente mentendo? Chi erano gli antichi abitatori di Tankur? Ed è proprio vero che si sono estinti? Tante domande che richiedono una risposta veloce, perché tempi gravi si preparano.
In Indagine su Tankur ho trovato una delle mie ambientazioni teoriche preferite, il pianeta che rivolge sempre la stessa faccia alla sua stella. Stith ne studia la dinamica in maniera più sociale che fisica, il tipo di popolazioni che lo abitano, i risvolti psicologici di una vita sempre al sole e senza la luce a mantenere i bioritmi. Molto simile alla vita in astronave, ma senza un buio rassicurante all'esterno, solo calore e luce perenni ed angoscianti.

Indagine su Tankur è un libro che fa sentire caldo al lettore, pagina dopo pagina. Il fatto che sia un giallo archeologico non aiuta certo, richiamando immagini di scavi in Egitto e di altro caldo, altro sudore, altra sabbia.

Guardando oltre l'ambientazione, il giallo è quasi onesto. Non abbiamo davvero gli elementi per capire la parte fantascientifica della soluzione, solo quella umana riguardante i furti dallo scavo archeologico, che si risolvono in fretta e portano con naturalezza alla fase di esplorazione ed interazione aliena.
Ben Takent è un buon protagonista di cui leggerei con grande piacere altri racconti, è acido, intelligente e fa battute inappropriate. Le scenette di interazione nei bar e nei "vicoli scuri" tipiche dell'hard boiled ma reinterpretate su un pianeta di mezzogiorno eterno, sono degne di una vita indipendente come racconti comico-fantascientifici.

Le Hive Ship dei Wraith di Stargate Atlantis sono incredibilmente simili alla nave Womper esplorata in questo romanzo, e gli stessi Womper hanno un atteggiamento simile verso il mondo. È difficile immaginarli con un aspetto diverso, dopo aver visto SGA.

mercoledì 20 maggio 2015

Norby il robot stravagante - Janet Asimov & Isaac Asimov

Norby è un robot incredibilmente vintage, l'idea di robot uscita dalla televisione degli anni '70, più che un robot prodotto dalla famiglia Asimov (solo la moglie, in realtà, Isaac Asimov si limita a correggere le bozze e prestare il nome per aumentare le vendite).

Norby è un bidone, letteralmente, riempito con un vecchio robot migliorato con tecnologia aliena non meglio identificabile, che lo rende all'avanguardia, sofisticatissimo e dotato di un pessimo carattere.
Norby non obbedisce neppure alle leggi della robotica, ma nessuno sembra preoccuparsene in questa distopia umoristica, neppure il "suo" umano Jeff, altrettanto ribelle verso il mondo.

La storia lascia poco, c'è un cattivo di poco spessore e con un ruolo marginale. L'intero racconto è un'opera di cisellatura sul personaggio di Norby, col chiaro intento di sfruttarlo in una serie più complessa.
Il target sono i ragazzi, ma non lo raccomanderei tra i primi libri di fantascienza. Meglio vederne una versione più "pura" o semplicemente d'epoca, evitando un libro fatto di allusioni e ammicchi ad altre opere ripere in chiave comica. Si perderebbe tutto il sottotesto rendendolo meno godibile.

Il robot stravagante non è né promosso né bocciato per ora. Spero che nel resto della saga si dia un senso alla sua storia e si inserisca nei canoni di Asimov.