domenica 11 luglio 2021

La chiave a stella - Primo Levi

 

Cosa si può dire su un libro così famoso?

Che mi spiace non averlo mai letto prima, perché è qualcosa di completamente diverso e fresco. Vorrei dire che ha spaccato ed è stato infinita fonte di ispirazione per gli autori a venire, ma non credo sia vero, perché è così distante dal mondo della scrittura e degli scrittori da essere alieno e inavvicinabile. Non mi stupisce che si sia sviluppata una corrente di letteratura industriale in una sua piccola bolla isolata.
Avrei mai pensato di leggere con interesse del montaggio di macchine industriali, di procedimenti chimici e saldature? No. Ma come giustamente ci fa notare Primo Levi, se ho sopportato pagine e pagine di tecnicismi sulla navigazione nel 1800 (Melville, sto guardando te!) posso ben sopportare i tecnicismi sulle vernici, e anzi, appassionarmici.

Il linguaggio piemontese intessuto nel testo è meraviglioso e difficilmente un non nativo può apprezzarlo a pieno. Ci sono costruzioni, espressioni, modi di dire che possono facilmente passare inosservati, ma che quando ci passi sopra con gli occhi, di colpo la voce di Faussone diventa quella dei vecchi al bar che raccontano le loro storie, lentamente e con la cadenza giusta. C'è un lavoro immane dietro all'affilatura di quel linguaggio e merita ogni ammirazione.

domenica 16 maggio 2021

Quoziente 1000 - Paul Anderson

 

Urania 108, 8 dicembre 1955

Urania 677, 17 agosto 1975


Un concept splendido: cosa succederebbe alla società se il quoziente intellettivo di tutti sulla terra, persone e animali, si alzasse improvvisamente? (Non per tutti alla stessa maniera come suggerisce la quarta di copertina, ma proporzionalmente all'intelligenza originale).

Un concept splendido che viene però affrontato in maniera poco soddisfacente e frammentata. Mi sono distratto molte volte leggendo per via di sottostorie aperte e dimenticate, personaggi abbandonati, situazioni che non vedevo l'ora di veder esplorate che si perdevano in una matassa indefinita.

Invece non esploriamo il lato umano delle fattorie gestite con l'aiuto degli animali stessi e i dilemmi etici che si portano, non esploriamo il lato spaziale delle nuove frontiere della scienza che analizza il fenomeno che aveva fin'ora inibito l'intelligenza sulla terra, non esploriamo tutte quelle nuove forme di comunicazione e interazione ad alta intelligenza che in mano a un autore più focalizzato sulla costruzione di mondi avrebbero potuto essere grandiose.


Mi aspettavo molto di più da quello che penso sia stato un grande successo degli Urania, per via della ristampa e perché è un ritrovamento regolare sulle bancarelle.


martedì 9 febbraio 2021

Stupore e tremori - Amélie Nothomb

 


Non avevo mai letto nulla di Amélie Nothomb, e me ne sono già pentito dopo aver letto questo suo romanzo autobiografico. 

Racconta della sua vita in una azienda giapponese, da immigrata europea, e dell'enorme shock culturale subito con delle dinamiche lavorative radicalmente diverse, con equilibri di potere sommersi e invisibili, pronti ad aprirsi come botole e trabocchetti sotti ai piedi di chi ne è ignaro. Mi ricorda molto Sol Levante di Crichton, come sensazione di alienamento nell'inserirsi nella cultura aziendale giapponese, ma senza quella vena di saccenza, anzi: Amélie Nothomb ci prende per mano nella sua discesa e non ci sentiamo mai male per lei, punizione dopo punizione, degrado dopo degrado. Come lei accetta questi cambiamenti come esperienza e parte del processo, anche noi lettori facciamo altrettanto.

C'è una enorme e meravigliosa calma che scorre dietro al racconto.

venerdì 5 febbraio 2021

Il racconto dell'isola sconosciuta - José Saramago

 


Premesse da fiaba classica, con un re, delle procedure di corte, una struttura gerarchica e protocollare vagamente comica e da affrontare. Molto divertenti e piacevoli.
Purtroppo finiscono in una lunga discesa nelle riflessioni filosofiche che perdono completamente di vista la storia iniziale che sembrava semplice e ingenuamente infantile, come piace a me.
Sul formato del racconto breve poi, i dialoghi non spezzati di Saramago diventano un pantano da leggere. Normalmente ci si abitua nelle prime trenta pagine e poi diventano sopportabili, qua c'è solo la fatica.
Meh.

martedì 2 febbraio 2021

Le prime quindici vite di Harry August - Claire North

 

Ogni volta che muore, Harry August rinasce esattamente nello stesso luogo e nello stesso anno. Un potere o una condanna, che Harry affronta vivendo vite sempre diverse, così da fuggire a un’esistenza prevedibile, cercare la sua strada e dare un senso al tempo che si ripete in circolo, all’infinito. Non sa perché succeda né che ci sono altri come lui, fino al giorno in cui una bambina gli dice: “La fine del mondo sta arrivando. Adesso tocca a te”.Le prime quindici vite di Harry August è la storia di quello che Harry fa dopo aver ricevuto questo messaggio, quando capisce che il progresso si sta muovendo troppo in fretta e sta cambiando la Storia e l’intera umanità. In un intrigo che si svela come scatole cinesi da una vita all’altra, Harry attraversa il Novecento fino ai giorni nostri, dalle guerre mondiali al boom economico, passando per le scoperte scientifiche e gli sviluppi sociali del secolo. Una storia di viaggi e sogni, amicizia e tradimento, amore e solitudine, di gioia, lealtà e dello scorrere inesorabile del tempo. 
A volte si incontra una storia del what if che ti prende davvero, ti immerge, ti fa ragionare e pensare "cosa farei io? Quali sarebbero i problemi?" e poi punto per punto, risponde, asseconda o smentisce ogni tuo singolo ragionamento e pensiero. E' il segno di un lavoro enorme e meticoloso trasformato in una narrazione estremamente spigliata e facile da leggere. Quel tipo di racconto noncurante e leggero e spontaneo che può solo essere frutto di grandissime fatiche.
Il concept è semplice: ci sono umani che vivono infinite vite, rinascono sempre nello stesso modo, nello stesso tempo, conservando i ricordi delle vite precedenti. Magari le prime volte impazziscono, hanno crisi mistiche, ma dopo un po' capiscono le regole, sperimentano, si annoiano. Qualcuno prova a fare del bene, qualcuno del male.
In maniera estremamente umana, si aggregano tra di loro, incontrandosi vita dopo vita e spingendo la loro curiosità oltre al loro intervallo di vita naturale, grazie all'intersezione con altri come loro che vivono più avanti i più indietro nel tempo.
Harry August è il nostro protagonista e ci racconta delle sue vite, delle sue lotte, della sua lotta per salvare il mondo da quello che è allo stesso tempo il suo più grande amico e il più grande nemico, a cui mente per vite intere in un gioco strategico che supera le ere e la tecnologia.
Posso trovare un solo difetto di questo romanzo. E' breve e ha molto di più da dare. Molto più del film in preparazione, merita una serie, un approfondimento. Il concept è perfetto per la serialità, per espandersi in un universo sfaccettato e intricato per un numero arbitrario di vite ma anche in altri tempi con altri personaggi di diversa attitudine.

Al salone del libro in cui ho comprato questo romanzo, allo stand della NN Editore c'era una grande pila di copie delle prime quindici vite di Harry August proprio al centro: sapevano che era un prodotto di punta e ci hanno creduto. Avevano ragione.

lunedì 25 gennaio 2021

Miliardi di tappeti di capelli - Andreas Eschbach

 


Questo è il libro che avrei voluto scrivere, che tutti avremmo voluto scrivere.
Parte da un'idea semplice, una cultura planetaria basata sulla tessitura di tappeti coi capelli umani, un sistema di caste, il culto di un imperatore lontano a cui vengono mandati questi tappeti.
Poi come un puzzle la storia si svolge, racconto dopo racconto, allontanandoci sempre di più dal pianeta originale, seguendo il viaggio dei tappeti, della ribellione, raggiungendo l'imperatore e immergendoci nella storia dell'impero.
Non c'è niente di banale in questi racconti brevi, sono tutti piccole gemme cristallizzate che mostrano uno spiraglio su questo universo enorme, antico e senza confini, tirandoci sempre più dentro fino a un finale che non è un finale, ma è solo una corona simbolica in cima a questa costruzione.

Vorrei leggerne mille altri di questi racconti, vorrei vedere film, serie tv, giochi, fumetti. Vorrei che fosse un universo esplorato e adorato, e non mi spiego come non lo sia già diventato.

Storie di fantasmi per il dopocena - Jerome K. Jerome

 

Chi non ama Jerome vuol dire che non l'ha mai letto.

Questi erano i racconti pulp che vendeva ai giornali "da pendolari" con cui sbarcava il lunario, non sono niente di trascendente ma ci mette dentro tutto il suo stile.

La raccolta è un fix-up classico, con tante storie slegate collegate da brevi scene che le legano una all'altra (pensate ai vecchi classici Disney con personaggi attorno al fuoco che si raccontano storie), scelta che permette a JKJ di deragliare ancora di più con sarcasmo e osservazioni dallo spirito originale dei racconti: non ci sono fantasmi paurosi, ma tante considerazioni sui rapporti e sulle dinamiche umane e famigliari, su stile e tecniche di racconto dei narratori coinvolti, sui tipi umani delle riunioni di famiglia che sono ancora perfettamente attuali.

lunedì 18 gennaio 2021

Racconti straordinari di Liaohzai: sedici racconti taoisti - Pu Songling



Un estratto di sedici racconti tratti dal classico cinese Racconti straordinari dello sudio Liao, di Pu Songling.

Non sono racconti moderni, l'autore è vissuto a cavallo tra 1600 e 1700 e ha uno stile particolare, con una struttura estremamente spezzata e in cui la direzione di ogni personaggio è difficilmente prevedibile. Gli eventi sovrannaturali che caratterizzano le storie sono irrazionali e sbattono i protagonisti qua e là in una discesa di improbabilità che si conclude sempre con una morale di dubbia generalizzazione.
Gli elementi folkloristici sono sempre al limite della plausibilità e più di una volta sono andato a cercare se qualcosa di descritto fosse normale o un elemento di ambientazione (combattimenti di quaglie?).
Una particolare fissazione dell'autore sono gli esami statali. Aver fallito l'esame da mandarino sembra aver toccato tantissimo l'autore e spesso i suoi personaggi sono mossi dal desiderio di superare questi esami, o l'esame fallito è quel che li smuove da una situazione di stasi. E' un mito del posto fisso in chiave orientale ed esasperata, con effetti quasi comici per quanto queste motivazioni così terrene si scontrano con le avventure effettive, con volpi mutaforma, divinità, spiriti.

venerdì 15 gennaio 2021

Le leggende del castello nero - Iginio Ugo Tarchetti

 

Una raccolta di racconti che è rimasta a guardarmi in libreria a guardarmi per molti anni, perché Tarchetti è uno dei miei autori preferiti e avevo paura ad affrontare i suoi racconti, che potevano deludermi o esaltarmi.

Sono invece piombato in una via di mezzo. Ho apprezzato le atmosfere, parlano di una società ricca, elegante e composta travolta da eventi surreali, sovrannaturali o semplicemente psicologici. Come se Gozzano avesse iniziato a scrivere un suo tipico racconto di amori tra cugini in ville di campagna ma a quattro mani con Stoker.

Non apprezzo l'aprire le raccolte di racconti con il racconto più forbito e raffinato, come per dare tono al tutto. Preferirei di gran lunga avere ad aprire il racconto più semplice e accessibile, quello che mi fa venir voglia di leggere ancora, non quello che mi scoraggia con la sua ostilità e mi fa mettere da parte il volume ogni volta.

Il cuore della raccolta è Storia di una gamba, una storia d'amore tra due uomini e una donna, un ammiccamento a una relazione poli antesignana in cui l'amore (fraterno?) tra i due uomini muta lentamente in gelosia e sospetto, fino a scendere nella paranoia e nella malattia mentale del protagonista, incapace di accettare la perdita di una gamba e che può solo peggiorare coi goffi tentativi di aiutarlo nel distacco. Una storia davvero cupa, vista da una prospettiva moderna in cui tutti i problemi per personaggi sono ben inquadrabili come malattie mentali affrontabili e gestibili, ma all'epoca erano degne di un racconto gotico.

lunedì 11 gennaio 2021

Novelle disincantate - Jacques Bens

 

Nel 1990 le Novelle disincantate vinsero il premio Goncourt dedicato al racconto salvo poi sparire dalla scena internazionale, mai pubblicate in Italia. Per Jacques Bens – fra i fondatori storici della celebre Oulipo, l’officina di letteratura potenziale di Perec e Queneau – si trattava quasi di un riconoscimento alla carriera, prima di morire a soli settant’anni dieci anni più tardi. Le novelle del resto sembrano il contraltare breve dei più famosi romanzi oulipensi: medesima leggerezza, ironia e vena di romanticismo concentrati in racconto. Eppure per vocazione pseudoscientifica si avvicinano più alle elucubrazioni di Jarry, o alle scienze inesatte dei Figli del limo. Gli inventori del moto perpetuo sono non a caso dei pescivendoli, a usufruire delle macchine del tempo sono musicisti impacciati con le donne, chi sa come far piovere a comando viene lasciato dalla moglie proprio per il meteorologo. È questa la cifra ironica di Bens. Scienziati impacciati, maghi che non chiedono troppo alla vita, maestri che per spiegare come si scrive un racconto finiscono per scriverselo addosso.

Una raccolta di racconti meravigliosa, anche se non mi aspettavo di meno dal fondatore dell'Oulipo, di cui ho apprezzato (quasi) ogni sperimentazione e gioco.

Una raccolta di racconti, che più ancora che meravigliosa, ha il potere di far infuriare ogni singolo critico di racconti e storie bloccato sugli schemi classici, che vogliono il protagonista che si evolve, che vogliono il conflitto, che vogliono degli scigliomenti alla storia. Non li avranno in queste situazioni surreali dove nulla va nella direzione indicata dai preparativi nel corso del racconto, dove la pistola di Chekhov verrà usata al massimo per indicare la direzione a un passante.

La base scientifica dei racconti non tenta neppure di avere la plausibilità dei romanzetti di fantascienza brutti che sbattono "quantico" dopo qualsiasi cosa per renderlo futuro, è una pseudoscienza che fa sorridere, un meccanismo calibrato tra artificio narrativo e plausibilità, sempre perfettamente coerente.

Ci tengo particolarmente a complimentarmi per la traduzione di Sofia Buccaro. Non era un lavoro facile ed il risultato è eccellente e da lettore mi ha scaldato non trovare neanche un intoppo in tutta la lettura, neanche un dubbio che mi ha fatto pensare "qua doveva esserci qualcosa di strano che si è perso nell'originale". Il lessico di questi racconti è particolare e difficile da gestire senza rischiare l'effetto parodia.

domenica 3 gennaio 2021

Il violoncellista Goshu e altri scritti - Miyazawa Kenji

 


Miyazawa Kenji è stata una scoperta per me. Non l'avevo mai incrociato come autore ed ho preso un po' per caso questa piccola raccolta di racconti, direttamente dal banco di La Vita Felice al Pisa Book Festival dell'anno scorso.
I racconti giapponesi sono sempre estremamente caratterizzati, perché raccontano una società così particolare che finisce per invadere anche le storie più semplici e prive di decorazioni, la società, le restrizioni, ogni tradizione e idea finisce per permeare i personaggi.
Non sono da meno il violoncellista che da nome alla raccolta e che, da suonatore mediocre, trova sé stesso nella musica grazie a una serie di animali che vengono ad ascoltarlo mentre si esercita nella sua casa diroccata.
Apprezzo anche l'introduzione che dà un contesto all'autore, alla sta storia peculiare e alle sue bizzarre sorti letterarie.