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martedì 19 febbraio 2019

The 100 - Kass Morgan

Sono secoli che gli uomini vivono nello spazio senza tornare sulla Terra. In seguito a una devastante guerra atomica i sopravvissuti si sono imbarcati su tre navi spaziali e i loro discendenti sono ancora chiusi lì dentro. Tuttavia pare giunto il momento di andare in ricognizione. A essere spediti sulla Terra per capire se sia di nuovo vivibile sono in cento: ragazzi considerati delinquenti dal regime poliziesco che vige sotto la guida del Cancelliere. Alle prese con una natura magnifica e selvaggia e tormentati dai segreti che si annidano nel loro passato, i 100 sulla Terra devono lottare per sopravvivere. Non sono eroi, ma potrebbero essere l'unica speranza rimasta al genere umano.

Volevo leggere The 100 prima di vedere la serie tv, che mi ispirava molta fiducia.
Alla fine del primo volume della saga, ho deciso di abbandonarla senza rimpianti e senza paura di perdermi grandi sfumature e dettagli iniziando da un adattamento.

L'idea di fondo è bella: terra radioattiva, gli umani vanno a vivere in orbita per aspettare che si riprenda e si crea una società distopica. Mandano un centinaio di giovani criminali a terra per controllare che sia tornata abitabile, ognuno con la sua storia più o meno drammatica, più o meno intrecciata alle sorti delle navi e del mondo.

Purtroppo, complice anche una formattazione pessima dell'ebook che non separa presente e flashback, creando fastidiose ambiguità e rendendo molto poco scorrevole la lettura, i personaggi sono tanti e decisamente troppo piatti per una narrazione corale di questo genere. Ci si affeziona a poche delle storie, quelle più imprevedibili, mentre altre sono così lineari e scontate da diventare quasi un peso da tollerare per arrivare a qualcosa di nuovo.

Essendo così concentrata sui flashback, lo sviluppo della società sul pianeta procede estremamente a rilento, dopo averci promesso che la storia si sarebbe concentrata su quegli eventi, e in più si concentra più che sul lato pratico della sopravvivenza, sul lato emotivo, sulle relazioni, su problemi adolescenziali che vengono innaturalmente glorificati a discapito di problemi più concreti. Mancano cibo, medicine e ripari? Scriviamo dieci pagine sul primo bacio nel bosco, perché quello sì che è un problema vero.

Non credo neppure di essere il target sbagliato di questo romanzo, perché leggo con piacere romanzi YA. Ma un romanzo YA non deve essere irrealistico e focalizzato solo su problemi adolescenziali. Mi aspetto invece che li integri nella storia in maniera naturale, senza soffocarla né sminuirla.

giovedì 3 settembre 2015

Shenzhen - Guy Delisle

Shenzhen è il primo reportage a fumetti di Delisle. Lo stile è ancora abbozzato e la struttura delle opere successive deve ancora emergere. Non c'è una divisione in piccoli episodi significativi e le piccole trame si confondono tra loro, anche complice una Cina dall'aria molto standardizzata e grigia (come le matite dell'autore) e dai volti quasi deformi delle folle onnipresenti.

Non essendo libero di girare per il paese come nei viaggi al seguito di una ONG, Delisle forse visita meno luoghi interessanti e rilevanti, ma è comunque molto piacevole leggere della vera e propria divisione in caste territoriale, con al vertice le grandi città commerciali, seguite dalle città per gli stranieri, come Shenzhen appunto, quelle per il popolo e le campagne. Un ambiente in cui è difficilissimo risalire verso gli ambienti più benestanti e cambiare di status.

Delisle sembra allo stesso tempo inorridito e affascinato dalla Cina. Sorpreso dall'ospitalità coatta a cui viene sottoposto ovunque vada, dagli sforzi di tutti per comunicare con lui (senza grande successo) e soprattutto dalla completa indifferenza di tutte le persone verso la politica, a parte un brevissimo commento poco prima della sua partenza.

Non è la Cina che ci immaginiamo, è una Cina fatta di persone e di società, più che si storia e tradizioni.

martedì 25 agosto 2015

Pyongyang - Guy Delisle

Per un caso curioso, sto leggendo i reportage a fumetti di Guy Delisle a ritroso, passando da uno stile maturo e ben scandito ai primi esperimenti, ancora incerti.

Delisle visita la Corea del Nord non al seguito della moglie (ancora assente), medico di MsF, ma come collaboratore di uno studio di animazione che ha subappaltato alla Corea la "manovalanza" dell'animazione.

Dei tanti paesi con libertà limitate, che ignorano i diritti dell'uomo, reprimono ogni forma di dissidenza, la Corea è quella che più mi ha inquietato. Per la completa chiusura al mondo ovunque non sia necessario, per la rassegnatezza delle persone. Non si parla mai di resistenza, di dissidenza, di tentativi di comunicare con il mondo, di informarsi. Non c'è traccia di quello che ci aspetteremmo da persone costrette a vivere nelle ristrettezze di un regime tanto opprimente.

Gli stranieri provano a fare nulla, ovviamente, perché sono consapevoli di essere in una situazione pericolosa, i nordcoreani a contatto con loro hanno sempre molto da perdere, famiglie, posizione sociale, se lasciano traspirare qualsiasi segno di scontentezza.

Guy Delisle fa un magnifico lavoro nel cercare le crepe in questa facciata lucida e falsa del regime. Scuote chiunque incontri alla ricerca di quell'umanità rinchiusa che aspetta solo un piccolo varco per mostrarsi.

Pensavo che Israele fosse folle, caotica e irrazionale, ma almeno era umana in ogni sua manifestazione.

venerdì 3 luglio 2015

Diario del cattivo papà - Guy Delisle

Diario del cattivo papa è un librino minimo di Delisle, che ci mostra come essere un cattivo papà, nel modo giusto, porti in realtà ad essere un ottimo papà.

Il volume è diviso in scene isolate di interazione con i figli, interazioni ingenue e dove spesso emerge il lato infantile dei genitori, tenuto appena a bada per conservare l'apparenza di adulto di cui un genitore ha il dovere di ammantarsi.

Delisle riesce a trasmettere in pochissime parole quel che Guareschi trasmette nei suoi racconti di "Vita in Famiglia", e questo mi ha sorpreso non poco.

Cronache birmane - Guy Delisle

La mia prima lettura di un reportage a fumetti di Delisle, Cronache di Gerusalemme, mi ha appassionato, istruito e portato in una spirale di informazione positiva, quindi non ho aspettato molto per riprovarci. Avrei voluto leggere Pyongyang, sulla Korea del Nord, ma la biblioteca passava solo le Cronache Birmane. Quindi... sono andato in Birmania!

Molto più di Gerusalemme, la Birmania trasmette un senso di estraneità, come tradizioni e cultura. Non c'è l'irrazionalità religiosa, ma una costante ed onnipresente irrazionalità politica, tipica delle dittature, ma solitamente più nascosta e sottile.

I piccoli episodi in cui è diviso il volume permettono di assaporare tante piccoli racconti, non necessariamente collegati. Si salta dalle isole (con muri e filo spinato) felici delle ambasciate, con piscine e lussi, fino alle cliniche nei sobborghi e ai quartieri dell'eroina, dove è il governo stesso a non voler cambiare la situazione, perché un giovane drogato è più gestibile di un giovane manifestante.

Incredibilmente agrodolce (e forse depresso) il finale razionale, con MSF Francia che si ritira dalla Birmania, non perché non serva più il suo intervento, ma perché il direttivo si rende conto che la dittatura li sta usando al posto di sviluppare un sistema sanitario nazionale, e che quindi restare sarebbe un modo per collaborare e supportare il regime.

Achtung! La lettura produce calore in maniera indiretta. Si suda in Birmania, si suda leggendo.

venerdì 5 giugno 2015

Cronache di Gerusalemme - Guy Delisle

Guy Delisle, l'autore, vola a Gerusalemme con la moglie in missione per Medici senza Frontiere. Reduce da altre missioni simili in cui ha descritto paesi turbolenti in dei reportage a fumetti, inizia ad esplorare, osservare e disegnare quel che succede in un mondo alieno e dagli equilibri precari.

Delisle ci guida in un labirinto fatto di mura, tradizioni dalle origini più disparate, checkpoint, interrogatori. Dove ognuno vive la religiosità in maniera estrema in ogni direzione dello spettro, dalla laicità all'ortodossia prossima al fanatismo. Ci porta a scoprire accordi e convenzioni stratificate nei secoli senza mai essere state messe in discussione, completamente impermeabili alla modernità e alla ragione che tentano disperatamente di farsi ascoltare.

Gerusalemme si rivela essere un luogo estremamente vivace e vario, per un autore che sa coglierne i vantaggi di Nodo delle culture, pur senza dimenticare gli aspetti peggiori, i bombardamenti, i lanci di pietre, la violenza come componente di ogni giorno, i balletti delle colonie.

Cronache di Gerusalemme fa riflettere su quanto sia complesso il problema palestinese, quante forze ci siano in gioco, quanti elementi fuori controllo. L'autore vive in questo ambiente un anno intero, immerso e dedito all'esplorazione diretta, e riesce appena a capire ed intaccare la superficie delle tensioni religiose.
L'approccio spesso umoristico ha un fondo così pesante di cupo pessimismo da generare solo risate tristi e troppo consapevoli che non c'è risata che possa cambiare la situazione.

Ci sono sempre delle frontiere.

lunedì 9 febbraio 2015

La valigia del signor Budischowsky - Isabella Bossi Fedrigotti

La valigia del signor Budischowsky, journal.

Ho apprezzato molto questa raccolta di racconti, nonostante la mia vaga sfiducia verso gli autori italiani alle prese coi racconti!

Il tema conduttore è, come suggerisce il titolo, la valigia del signor Budischowsky (dal nome dell'artigiano che la creò), o per brevità "la Budischowsky", una valigia che segue una famiglia nel tempo.

Prima nelle tormentate vacanze estive che mettono alla prova i quattro figli e la loro pazienza e capacità di socializzare.
Poi nelle visite ai vari parenti durante l'estate, con la noia e l'apatia conseguenti. I primi scontro sociali con il figlio del guardiano della casa dei nonni.
Nella lunga trasferta in collegio, associata al distacco dalla famiglia, al vedere sempre di più i due fratelli e la sorella come degli estranei, con cui è difficile interagire, con cui è difficile trovare anche solo dei piccoli contatti che non sfocino in gelosia.
La valigia torna poi centrale nell'equilibrio famigliare a collegio concluso, quando tutti tornano sotto lo stesso tetto, ed il padre infelice la prende come esplicita minaccia di andarsene di casa, sempre nell'ingresso, con i vestiti pronti ad una sua fuga.
Solo dopo la morte del padre, la valigia torna dalla sua tomba polverosa per raccontarci una nuova storia, in foto questa volta; il viaggio del padre in Sud America. Un viaggio alla ricerca di fortuna che si trasforma in un anno sabbatico di caccia e bridge che viene nascosto dalla vergogna una volta tornato in patria.

Il tono amichevole e informale mi ricorda molto un Guareschi più vecchio, con appena un velo del suo umorismo, con i toni surreali e nostalgici dei Fondi di caffè di Benedetti.
L'italiano di Isabella Bossi Fedrigotti, senza iperboli, è uno dei migliori che io abbia mai letto, includendo ogni sorta di autori, sia classici che moderni e riveriti. È un piacere anche a livello estetico, da leggere.

martedì 17 giugno 2014

Premiata ditta Sorelle Ficcadenti - Andrea Vitali

Siamo nel 1915, a Bellano, un paesino che potrebbe stare in qualsiasi zona di provincia italiana, ma che per caso si trova in Lombardia. La Stampina - lo stereotipo della pia donna che non perde mai una messa delle 6 del mattino - si confida con il parroco. Il suo figlio Geremia, un bamboccione da definizione, si è innamorato della classica femme fatale, Giovenca Ficcadenti, da poco piombata nel tranquillo paese, ed è convinto di volerla sposare, ad ogni costo.

La bellissima Giovenca e la brutta sorella Zemia hanno aperto una merceria in paese, la Premiata ditta Sorelle Ficcadenti del titolo. Perché è premiata? E da chi?
Da queste domande partono una serie di indagini, pettegolezzi, voci. Da parte del prete, della Stampina, della perpetua che non riesce mai a saperne abbastanza, dei carabinieri.
Ognuno di questi attori è soggetto ai limiti della sua condizione. Il prete ha i limiti morali che gli impediscono di mentire per avere informazioni, le forze dell'ordine hanno vincoli legali, la perpetua ha la sua immagine di riservatezza da mantenere.
L'atmosfera di paese è resa perfettamente, mentre si seguono voci e scoperte che rimbalzano e passano da bocca ad orecchio, sempre confidenziali, sempre destinati a smorzarsi ma senza che succeda davvero.

In parallelo ci viene raccontata la storia di Giovenca, a partire dal suo primo matrimonio, seguendola per tutta la serie di vicende che la portano ad aprire la merceria, e da ultimo ad accettare le attenzioni di un Geremia molto al di sotto delle sue possibilità.

C'è una grande ironia ed un ancor più grande simbolismo in queste pagine, che si divorano letteralmente per il desiderio di sapere di più, sempre di più, perché non c'è capitolo che non lasci qualche dettaglio importante in sospeso (che spesso non viene riproposto direttamente mai più, lasciando al lettore il compito di ricostruirlo da eventi successivi).

Il finale sembra un po' affrettato, non all'altezza del dipinto di passato e presente sovrapposti che si è creato una scena alla volta. Forse non all'altezza di personaggi che sono davvero vivi, nella loro innocua banalità di paese, che permette a tutti di associar loro un volto che risponde perfettamente all'immagine proposta.

lunedì 31 marzo 2014

Un gesuita in Cina - Giulio Andreotti

Un gesuita in Cina. 1552-1610: Matteo Ricci dall'Italia a Pechino.

È il compendio della vita (nota) di Matteo Ricci, un gesuita di cui ho sentito moltissimo parlare per ragioni completamente scollegate dalla sua missione... per essere stato il primo europeo a descrivere e a portare in Europa il gioco del Go. Trovandomi con questa sua biografia, non potevo rifiutarmi di leggerla.

Matteo Ricci, a detta del diplomatico che accompagna Andreotti alla tomba del gesuita, è stato "l'unico straniero che li abbia aiutati a comprendere la loro nazione". E detto parlando di un occidentale del '500 mandato in missione evangelica in un paese chiuso agli stranieri, non è un commento da poco.

La storia è appassionante e scritta bene, alternando un racconto leggero ad estratti della cronaca scritta da Ricci stesso del suo viaggio, del suo percorso di integrazione. Prima tentando di avvicinarsi alle comunità di bonzi, fino a capire che la via per la Cina passava dai Mandarini, gli intellettuali. Senza parlare mai di religione, ma solo di scienza, Matteo Ricci viene accolto e rapidamente rispettato in tutti gli ambienti colti, costruendosi una fama di saggio nonostante venisse dal mondo barbaro ed incivile fuori dalla Cina.

Dal suo avvicinamento e scambio con gli intellettuali cinesi, in impara ed assorbe la cultura antica della Cina, oltre a portare quella europea, Matteo Ricci si fa strada verso la capitale, alla corte dell'imperatore di Cina, dovealla fine riceve - primo nella storia registrata - l'onore di poter essere seppellito da straniero in terra cinese.

Il percorso di integrazione che viene raccontato diventa anche religioso dopo qualche tempo, permettendo un sincretismo necessario con le dottrine di Confucio (che parla solo della vita e del buon vivere, quindi niente di eretico o religioso).
Ovviamente si tratta di un mercato delle anime troppo grande e ricco per permettere uno scambio libero e civile, i cattolici iniziano a farsi concorrenza tra gesuiti, domenicani dal Portogallo e Francescani dalla Spagna. Il taglio rilassato impostato da Ricci viene bocciato come dannoso, e da Roma impongono una dottrina più integralista. Via Confucio, via il culto degli antenati, via il vivere pacificamente con taoisti e buddisti.
Dalle discordie nasce il sospetto, e quindi la chiusura totale ai cristiani per i 2 secoli successivi, tutto raso al suolo.

Il copione è sempre quello.

giovedì 20 marzo 2014

Diario di Zlata - Zlata Filipović

Diario di Zlata, journal.

Questo libro è il diario di Zlata, una bambina bosniaca, una testimonianza diretta dalla Sarajevo assediata del '92-'93.

Mi aspettavo un po' di più, onestamente, da un diario infantile. O meglio, un po' meno retorica e piccoli temi e pensierini fintamente maturi su quanto sia sbagliata la guerra e buona la pace, tanto artificiosi e poco credibili sulla penna di una undicenne, ed un po' più testimonianze schiette sulla vita e sull'ambiente durante la guerra.

Viene presentato ovunque come una critica alla guerra di razza, ma il problema della convivenza tra mussulmani, cristiani, bosniaci, etc, viene appena accennato, neppure percepito da Zlata. Conosce queste differenze, ma le collega appena alle cause della guerra, ed in due anni di diario, apparentemente nessuno si è preso il disturbo di rassicurarla spiegandole cosa stesse succedendo.

Zlata viene paragonata da altri (e poi accetta questo paragone, pur sperando in una fine diversa) ad Anna Frank, ma la profondità che raggiunge nel suo diario non si avvicina nemmeno a quello di Anna Frank. Non cerca di capire le ragioni della guerra, quale sia il motore dietro a tutto quel che succede. È solo una lunga ripetizione di noia, luce/acqua/gas non regolari, lettere, compleanni, matrimoni e routine che vengono approssimate quanto meglio possibile nonostante la guerra in corso.
Il diario di una bambina che solo per caso si trova in mezzo ad un assedio, ma che viene quasi completamente schermata dai suoi aspetti peggiori grazie alle persone che la circondano.

Forse è una buona testimonianza da far leggere ad un bambino, ma poco di più.

venerdì 28 febbraio 2014

La scoperta di Milano - Giovannino Guareschi

La scoperta di Milano è il romanzo d'esordio di Guareschi, una raccolta di racconti collegati da un unico filo logico pubblicati sul Bertoldo, un giornale satirico degli anni '30-'40.

Racconta in maniera romanzata e un po' distorta la vita dell'autore, il suo trasferimento dalla campagna alla città, i problemi e le meraviglie che ne derivano, l'inserimento nel confuso mondo editoriale e pubblicitario.

Lo stile è quello del Guareschi maturo, appena un po' più fiacco e troppo retorico, ma comunque molto godibile e capace di strappare molti sorrisi.

Ho apprezzato molto il racconto dell'entrata in guerra, scritto per un periodico quando l'Italia stava effettivamente entrando in guerra, e quindi capace di trasmettere le vere emozioni che circolavano. Il senso di importanza delle notizie anche più insignificanti, la routine delle sirene che segnalavano i bombardamenti testate ad intervalli regolari, il doversi dedicare ad attività quotidiane col pensiero che da qualche parte a cinque chilometri d'altezza, una bomba poteva essere diretta verso la propria testa.

Non è uno spaccato di guerra tragico e pieno di crudezza, mostra la vita di chi è rimasto a casa e può solo aspettare, mantenendo una parvenza di normalità.