Ho letto così tante critiche a questo "ottavo capitolo" della saga di Harry Potter, che l'ho preso in mano con una buona dose di scetticismo, pronto a schifarmi.
In realtà è adorabile, un piccolo puzzle che non si incastra completamente ma ti intrattiene.
I viaggi nel tempo sono pericolosi per la logica e la solidità delle storie, ma vengono gestiti in modo ragionevole. Basta un minimo di sospensione dell'incredulità per accettare le versioni alternative del futuro, perché il futuro della saga di Harry Potter, da lettori, non lo conosciamo e possiamo adattarlo molto bene, senza doverci schiodare da un canone già stabilito!
Ho visto criticare i personaggi che non sono fedeli a ciò che erano... io trovo stupendo che si siano evoluti! Un ragazzino quindicenne in un mondo nuovo e stupefacente non può essere uguale a un quarantenne con dei figli adolescenti e un lavoro che lo frustra. Sarebbe insensato.
Ho visto criticare la mancanza dei dettagli tipici dello stile della Rowling... beh, è una sceneggiatura teatrale, mi sembra ovvio che manchi la parte descrittiva. È un mezzo diverso che trasmette la storia a modo suo.
Ho visto criticare la non aderenza al canone delle magie creato durante la saga. Le giratempo erano limitate e qui i loro poteri sono aumentati. Beh, ci è stato spiegato più volte che la magia viene studiata, si evolve, si inventano nuovi incantesimi. È così improbabile che si provi sempre a spingere oltre i confini del possibile, inventando nuove tecniche e strumenti magici, prima impossibili?
La maledizione dell'erede è una grande storia che non vuole oscurare né essere oscurata dalla saga classica. Chi critica perché si sente tradito fa un dispiacere a se stesso.
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lunedì 30 gennaio 2017
martedì 30 agosto 2016
Il trattamento ridarelli - Doyle Roddy
Un libro per bambini con disturbo dell'attenzione? Forse, è l'unica spiegazione che mi posso dare.
"Un genio assoluto" dice l'endorsment della Rowling sulla copertina. Probabilmente detto in maniera sarcastica, ma si sa che per scritto il sarcasmo è difficile da cogliere.
I ridarelli sono queste creaturine mimetiche che puniscono gli adulti che si comportano male con i bambini facendo loro pestare cacche di cane. Vogliono punire il signor Mack, ma il signor Mack in realtà è buono, i suoi figli e il cane di casa lo scoprono e arrivano in tempo per impedirgli di pestare la cacca. Fine.
Aggiungi riempitivi vari, capitoli meta, digressioni sparse e sconclusionate piene di umorismo che farebbe storcere il naso a gran parte dei bambini che ha già aperto altri tre libri prima di questo, ed il Capolavoro è pronto alle stampe.
Salvo i disegni, ma solo quelli.
"Un genio assoluto" dice l'endorsment della Rowling sulla copertina. Probabilmente detto in maniera sarcastica, ma si sa che per scritto il sarcasmo è difficile da cogliere.
I ridarelli sono queste creaturine mimetiche che puniscono gli adulti che si comportano male con i bambini facendo loro pestare cacche di cane. Vogliono punire il signor Mack, ma il signor Mack in realtà è buono, i suoi figli e il cane di casa lo scoprono e arrivano in tempo per impedirgli di pestare la cacca. Fine.
Aggiungi riempitivi vari, capitoli meta, digressioni sparse e sconclusionate piene di umorismo che farebbe storcere il naso a gran parte dei bambini che ha già aperto altri tre libri prima di questo, ed il Capolavoro è pronto alle stampe.
Salvo i disegni, ma solo quelli.
martedì 16 agosto 2016
Il professor Gargoyle - Charles Gilman
Scuola Media Lovecraft #1
La scuola media Lovecraft è un'ambientazione bellissima. Costruita riciclando pezzi e materia della villa di un cultista dedito agli esperimenti, è piena di portali, di creature, di misteri.
Buttarci dentro un ragazzo normale e senza alcuna esperienza dell'occulto può solo creare situazioni entusiasmanti! O mortali.
Bellissima l'idea di usare un'ambientazione lovecraftiana per un romanzo per ragazzi. Questo lo rende doppiamente godibile, leggendo la storia ingenua e giocando a trovare riferimenti e allusioni al "canone", le formule, le creature, gli antichi, le dimore scricchiolanti dietro alle cui porte si nascondono immancabilmente orrori appena descrivibili.
Robert Arthur, il protagonista, è un ragazzo estremamente comune. Il suo problema principale è Glenn, il bullo che lo tormenta, ed è quella la grande evoluzione di questo primo racconto. Robert è solo e vessato all'inizio, ma i pericoli della scuola spingono insieme e rendono amici per sopravvivenza i due ragazzi. Certo, a loro si unisce una ragazza-fantasma, ma è secondario.
Il professor Gargoyle del titolo, nome esteso Garfield Goyle, è una delusione perché non mantiene le promesse del suo nome, nonostante la sua malvagità. Anzi, il nome sembra essere quello vero di una persona qualsiasi, il che rende ancora più sconcertante la coincidenza. Non ho apprezzato il titolo-esca, ma lo stile accattivante e le idee di fondo dell'ambientazione hanno compensato ampiamente questa delusione.
La nuova serie di romanzi da brivido targata Salani Editore. Preparatevi a fare i conti con i vostri peggiori incubi! Strane cose stanno accadendo alla Scuola Media Lovecraft. Ratti saltano fuori dagli armadietti. Gli studenti scompaiono. La biblioteca scolastica è un vero e proprio labirinto di corridoi. E l'insegnante di scienze si comporta in modo molto particolare. Infatti, sembra proprio essere un mostro mascherato da essere umano. Robert Arthur ora sa che la sua seconda media sarà qualcosa di molto molto strano. Questo primo volume della serie pone le basi per tutte le avventure che seguiranno.
La scuola media Lovecraft è un'ambientazione bellissima. Costruita riciclando pezzi e materia della villa di un cultista dedito agli esperimenti, è piena di portali, di creature, di misteri.
Buttarci dentro un ragazzo normale e senza alcuna esperienza dell'occulto può solo creare situazioni entusiasmanti! O mortali.
Bellissima l'idea di usare un'ambientazione lovecraftiana per un romanzo per ragazzi. Questo lo rende doppiamente godibile, leggendo la storia ingenua e giocando a trovare riferimenti e allusioni al "canone", le formule, le creature, gli antichi, le dimore scricchiolanti dietro alle cui porte si nascondono immancabilmente orrori appena descrivibili.
Robert Arthur, il protagonista, è un ragazzo estremamente comune. Il suo problema principale è Glenn, il bullo che lo tormenta, ed è quella la grande evoluzione di questo primo racconto. Robert è solo e vessato all'inizio, ma i pericoli della scuola spingono insieme e rendono amici per sopravvivenza i due ragazzi. Certo, a loro si unisce una ragazza-fantasma, ma è secondario.
Il professor Gargoyle del titolo, nome esteso Garfield Goyle, è una delusione perché non mantiene le promesse del suo nome, nonostante la sua malvagità. Anzi, il nome sembra essere quello vero di una persona qualsiasi, il che rende ancora più sconcertante la coincidenza. Non ho apprezzato il titolo-esca, ma lo stile accattivante e le idee di fondo dell'ambientazione hanno compensato ampiamente questa delusione.
mercoledì 23 dicembre 2015
La porta di Tolomeo - Jonathan Stroud
Dopo un secondo volume della trilogia sottotono, temevo un finale ancora più terribile, invece Stroud si riprende con grande stile, cambiando le carte in tavola.
Nel primo volume empatizziamo con Nathaniel, giovane mago idealista, meno con Bartimeus, demone dalla lunga storia e un po' saccente.
Nel secondo volume Nathaniel è diventato freddo e policitizzato, entra i gioco Kitty, della resistenza, ma è priva di spessore e manipolata in maniera ridicola.
In questo terzo volume Nathaniel ritrova il se stesso giovane con cui riusciamo ad entrare in sintonia, Kitty ha una sua indipendenza e agisce in maniera non frustrante, Bartimeus è intrappolato sulla terra da troppo tempo, è debole e fragile, non più potente e irraggiungibile. Una terna che fa da fondamenta a questa storia notevole.
Contemporaneamente alla Londra moderna, scopriamo di più sul mitico Tolomeo a cui Bartimeus accenna sempre, come fosse un mago progressista e contrario alla schiavitù dei demoni. La sua storia ci viene raccontata contemporaneamente ad un avvicinarsi analogo alle sue idee da parte di Kitty, che studia clandestinamente le tecniche di evocazione.
La storia principale forse è un po' affrettata, l'immunità alla magia tra i comuni che è stata introdotta da pochissimo sembra aver preso piede molto più rapidamente di quanto preannunciato, forse andava seminata meglio prima di trasformarla in una rivolta vera e propria.
Di questa debolezza approfitta il solito mago ribelle che agisce nell'ombra per ribaltare il governo, che provano ad evocare dei demoni all'interno dei loro corpi, seguendo il modello di Honorius all'interno delle ossa di Gladstone. Ovviamente fanno casino e tutto gli sfugge di mano, e tocca al nostro trio riunito (Nathaniel e Bartimeus letteralmente, nello stesso corpo) sconfiggerli e riportare l'ordine usando il bastone di Gladstone.
Il finale è molto toccante, me lo aspettavo per via del parallelismo con la storia di Tolomeo, ma è raro che un autore riesca a distaccarsi tanto dai suoi personaggi da riuscire davvero a farli agire in modo epico e nobile, quando necessario.
Una degna conclusione alla trilogia di Bartimeus, decisamente una lettura consigliata.
Nel primo volume empatizziamo con Nathaniel, giovane mago idealista, meno con Bartimeus, demone dalla lunga storia e un po' saccente.
Nel secondo volume Nathaniel è diventato freddo e policitizzato, entra i gioco Kitty, della resistenza, ma è priva di spessore e manipolata in maniera ridicola.
In questo terzo volume Nathaniel ritrova il se stesso giovane con cui riusciamo ad entrare in sintonia, Kitty ha una sua indipendenza e agisce in maniera non frustrante, Bartimeus è intrappolato sulla terra da troppo tempo, è debole e fragile, non più potente e irraggiungibile. Una terna che fa da fondamenta a questa storia notevole.
Contemporaneamente alla Londra moderna, scopriamo di più sul mitico Tolomeo a cui Bartimeus accenna sempre, come fosse un mago progressista e contrario alla schiavitù dei demoni. La sua storia ci viene raccontata contemporaneamente ad un avvicinarsi analogo alle sue idee da parte di Kitty, che studia clandestinamente le tecniche di evocazione.
La storia principale forse è un po' affrettata, l'immunità alla magia tra i comuni che è stata introdotta da pochissimo sembra aver preso piede molto più rapidamente di quanto preannunciato, forse andava seminata meglio prima di trasformarla in una rivolta vera e propria.
Di questa debolezza approfitta il solito mago ribelle che agisce nell'ombra per ribaltare il governo, che provano ad evocare dei demoni all'interno dei loro corpi, seguendo il modello di Honorius all'interno delle ossa di Gladstone. Ovviamente fanno casino e tutto gli sfugge di mano, e tocca al nostro trio riunito (Nathaniel e Bartimeus letteralmente, nello stesso corpo) sconfiggerli e riportare l'ordine usando il bastone di Gladstone.
Il finale è molto toccante, me lo aspettavo per via del parallelismo con la storia di Tolomeo, ma è raro che un autore riesca a distaccarsi tanto dai suoi personaggi da riuscire davvero a farli agire in modo epico e nobile, quando necessario.
Una degna conclusione alla trilogia di Bartimeus, decisamente una lettura consigliata.
sabato 28 novembre 2015
L'occhio del Golem - Jonathan Stroud
Lo stile di Stroud c'è sempre, potente.
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.
Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.
Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.
Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?
Però si perde l'empatia verso i protagonisti che era fondamentale nel primo volume della trilogia di Bartimeus. Niente più giovane apprendista mago sottovalutato dal suo maestro e alla ricerca di rivalsa, che combina guai a cui deve mettere pezza dopo pezza. Niente più demone sfruttato ma tuttosommato felice del suo padrone che gli permette di giocare una interessante battaglia di astuzie.
Nathaniel è diventato un mago vero, interessato ai giochi politici e di potere. Manipola e si lascia manipolare, ha perso la sua innocenza.
Anche il nuovo punto di vista all'interno della resistenza è deludente, Kitty ci mostra una resistenza ben poco fiera e orgogliosa, scarna, dedita a furti e bassezze, senza grandi ideali da seguire o un vero piano.
Notevole l'afrit impazzito dopo essere rimasto a guardia della tomba di Gladstone, che ne usa le ossa per liberarsi dei vicoli dolorosi del mondo fisico.
Un libro che si finisce perché un mistero c'è, quello del golem libero per Londra, e il lettore vuole sapere dove va a parare, chi ha interesse a muoverlo. Per arrivare fino alla soluzione del mistero si passa dalla Praga tanto citata da Bartimeus per le guerre del passato, si scopre una storia molto più variegata e complessa, con ciclicità di resistenza alla magia negli umani osservate solo dai demoni con le loro lunghe vite. Ci si prepara a un crollo della magia, nel libro conclusivo?
martedì 20 ottobre 2015
Il ponte spezzato - Philip Pullman
Philip Pullman rende al meglio nelle ambientazioni fantastiche, di qualsiasi genere. Il suo stile stride con la modernità, specie se prova disperatamente a trasmettere un messaggio in maniera diretta e non metaforica.
Il ponte spezzato è stato un successo? Forse, o forse i critici si sentono in dovere di recensire positivamente un libro che affronta temi moderni e scottanti, come il razzismo, l'integrazione, etc. Sono felice che Pullman li abbia affrontati e in maniera così positiva e diretta, ma il risultato non è un buon libro.
Si parla di Ginny, di una ragazza nera che vive col padre bianco. La madre di Ginny è morta quando era molto piccola lasciandoli soli. Con loro va a vivere Robert, il fratellastro bianco di Ginny, di cui il padre non aveva mai neppure parlato finché sua madre non è morta lasciandoglielo.
I tempi sono pessimi, i capitoli sono pieni di fuffa, non succede nulla per pagine e pagine e pagine. C'è un mistero nella vita passata del padre a cui si allude nel corso della storia, dandoci spizzichi e bocconi, Ginny indaga ma non scopre mai nulla di sostanziale e utile, si limita a fare fantasie su un episodio (circa mitico) riguardante il ponte spezzato del titolo, ma completamente scorrelato dalla realtà. Certo, è realistico che una ragazzina non riesca a portare avanti delle indagini complesse, ma da lettore non mi soddisfa. Tutto viene rivelato di colpo in un capitolo finale "a la Conan Doyle" in cui si racconta tutto il passato e come si sono create le circostanze attuali. Meglio di niente.
Un Pullman non al suo meglio, probabilmente da evitare se già non si sono affrontati i suoi cicli più celebri. Purtroppo il mischione di perbenismo, sociale, sovrannaturale, giallo, thriller, è troppo da digerire in un'unica storia.
Il ponte spezzato è stato un successo? Forse, o forse i critici si sentono in dovere di recensire positivamente un libro che affronta temi moderni e scottanti, come il razzismo, l'integrazione, etc. Sono felice che Pullman li abbia affrontati e in maniera così positiva e diretta, ma il risultato non è un buon libro.
Si parla di Ginny, di una ragazza nera che vive col padre bianco. La madre di Ginny è morta quando era molto piccola lasciandoli soli. Con loro va a vivere Robert, il fratellastro bianco di Ginny, di cui il padre non aveva mai neppure parlato finché sua madre non è morta lasciandoglielo.
I tempi sono pessimi, i capitoli sono pieni di fuffa, non succede nulla per pagine e pagine e pagine. C'è un mistero nella vita passata del padre a cui si allude nel corso della storia, dandoci spizzichi e bocconi, Ginny indaga ma non scopre mai nulla di sostanziale e utile, si limita a fare fantasie su un episodio (circa mitico) riguardante il ponte spezzato del titolo, ma completamente scorrelato dalla realtà. Certo, è realistico che una ragazzina non riesca a portare avanti delle indagini complesse, ma da lettore non mi soddisfa. Tutto viene rivelato di colpo in un capitolo finale "a la Conan Doyle" in cui si racconta tutto il passato e come si sono create le circostanze attuali. Meglio di niente.
Un Pullman non al suo meglio, probabilmente da evitare se già non si sono affrontati i suoi cicli più celebri. Purtroppo il mischione di perbenismo, sociale, sovrannaturale, giallo, thriller, è troppo da digerire in un'unica storia.
martedì 8 settembre 2015
L'amuleto di Samarcanda - Jonathan Stroud
Trilogia di Bartimeus #1
Il mondo di Bartimeus è una piccola gemma del fantasy. Spesso la grande pecca delle ambientazioni fantastiche è il funzionamento della magia, troppo elaborato, troppo poco elaborato, ridicolo, surreale, casuale ed inconsistente.
In questo universo la magia funziona in maniera molto lineare. I maghi non hanno potere, ma possono evocare demoni di varia forza da un universo parallelo e asservirli. I demoni in questione sono generalmente invisibili all'occhio umano e quel che fanno viene interpretato come magia dai non iniziati.
L'ambientazione è moderna, ma in un mondo distopico in cui tutta la storia è stata cambiata e manipolata dall'intervento dei maghi. Siamo in una Londra non completamente democratica, con un governo di soli maghi e tutti gli umani normali sono sottoposti al loro potere e alle loro angherie.
La narrazione alterna i due punti di vista di Bartimeus, un demone antico e potente evocato per una questione dall'apparenza futile, il furto dell'Amuleto di Samarcanda del titolo, e di Nathaniel, giovane apprendista mago che lo evoca per una sua vendetta personale.
La storia è abbastanza prevedibile, Nathaniel non ha il controllo completo della situazione, l'equilibro degenera, commette degli errori, si trova invischiato in un complotto troppo grande per lui e deve riuscire a risolvere tutto in un tempo limitato, aiutato solo da Bartimeus che appena lo tollera. Il finale è molto telefonato e si riduce a "il cattivo è stupido e poco incisivo nelle sue azioni".
Nonostante questa debolezza nella storia, lo stile è incredibilmente accattivante e costringe a continuare la lettura, capitolo dopo capitolo, svelando la congiura.
Per introdurci nell'ambientazione in maniera leggera, Stroud sceglie uno stratagemma azzeccatissimo nei capitoli narrati da Bartimeus. Note a pié di pagina con cui il demone commenta il mondo e le usanze umane confrontandole con quelle molto più "logiche" da demone. Si evitano così pesanti paragrafi di info-dump mascherandoli da buffe note comiche che si leggono con grande piacere.
Il mondo di Bartimeus è una piccola gemma del fantasy. Spesso la grande pecca delle ambientazioni fantastiche è il funzionamento della magia, troppo elaborato, troppo poco elaborato, ridicolo, surreale, casuale ed inconsistente.
In questo universo la magia funziona in maniera molto lineare. I maghi non hanno potere, ma possono evocare demoni di varia forza da un universo parallelo e asservirli. I demoni in questione sono generalmente invisibili all'occhio umano e quel che fanno viene interpretato come magia dai non iniziati.
L'ambientazione è moderna, ma in un mondo distopico in cui tutta la storia è stata cambiata e manipolata dall'intervento dei maghi. Siamo in una Londra non completamente democratica, con un governo di soli maghi e tutti gli umani normali sono sottoposti al loro potere e alle loro angherie.
La narrazione alterna i due punti di vista di Bartimeus, un demone antico e potente evocato per una questione dall'apparenza futile, il furto dell'Amuleto di Samarcanda del titolo, e di Nathaniel, giovane apprendista mago che lo evoca per una sua vendetta personale.
La storia è abbastanza prevedibile, Nathaniel non ha il controllo completo della situazione, l'equilibro degenera, commette degli errori, si trova invischiato in un complotto troppo grande per lui e deve riuscire a risolvere tutto in un tempo limitato, aiutato solo da Bartimeus che appena lo tollera. Il finale è molto telefonato e si riduce a "il cattivo è stupido e poco incisivo nelle sue azioni".
Nonostante questa debolezza nella storia, lo stile è incredibilmente accattivante e costringe a continuare la lettura, capitolo dopo capitolo, svelando la congiura.
Per introdurci nell'ambientazione in maniera leggera, Stroud sceglie uno stratagemma azzeccatissimo nei capitoli narrati da Bartimeus. Note a pié di pagina con cui il demone commenta il mondo e le usanze umane confrontandole con quelle molto più "logiche" da demone. Si evitano così pesanti paragrafi di info-dump mascherandoli da buffe note comiche che si leggono con grande piacere.
martedì 27 maggio 2014
Pippi Calzelunghe - Astrid Lindgren
Dopo essermi imbattuto per caso nella serie tv, che abitava nel mio subconscio sotto forma di vaghi ricordi d'infanzia, prima di provare a rivedere qualche episodio, ho voluto leggere il libro da cui era tratta.
Pippi Calzelunghe farebbe Inorridire il genitore moderno. Pippi è un piccolo mostro irresponsabile e dannoso, che polverizza qualsiasi tentativo di educazione dei figli altrui.
Gioca con pistole cariche.
Si butta in un fosso pieno d'acqua "perché può".
Invita sconosciuti in casa.
Sale sul tetto.
Gioca in cima alle scale a pioli.
Mischia medicine a caso per poi assaggiarle.
Tiene animali in casa.
Beve quantità folli di caffè.
Si scontra con le autorità lottando con i poliziotti che la vogliono mandare a scuola.
Quando ci va spontaneamente si ribella al sistema scolastico.
Si butta da un po' qualsiasi posto alto in cui si trovi, case, alberi, scogliere.
Non prova neppure a gestire il suo (troppo) denaro.
Penso sia questo che la rende così affascinante per i bambini che leggono. Il senso di trasgressione in una lista sterminata di precetti inviolabili in qualsiasi casa.
Il libro è molto serializzato, brevi racconti che raccontano di una singola giornata o poco più dei due protagonisti, Tommy ed Annika, insieme al piccolo mostro dalla forza sovrumana, Pippi. La lunghezza è perfetta per l'attenzione di un bambino che legge, lo stesso i temi. C'è una macrostoria, ma appena il necessario per invogliare a riprendere la lettura per il capitolo dopo.
Ammetto che leggere Pippi Calzelunghe in un'unica sessione è stato molto stancante, è chiaramente il modo sbagliato di "usare" questo libro.
Curiosità trovate cercando informazioni. Astrid Lindgren ha
doverosamente rifiutato a Miyazaki - colpevole di aver mutilato un
numero notevole di libri per ragazzi - i diritti per trasformare Pippi
in un lungometraggio della Ghibli, titolo di produzione Nagagutsushita no Pippi.
Ringraziamo di non avere tra le mani un altro caso Castello Errante (che tristezza), e ci godiamo tutto quel che sopravvive: gli storyboard preparati da Miyazaki per convincere l'autrice della fattibilità del progetto; il personaggio di Pippi riciclato prima in Mimiko di Panda Kopanda, poi in Mei di Totoro; passando per i panorami scandinavi che diventeranno ricorrenti nella produzione di Miyazaki, dopo il suo viaggio a caccia del consenso della Lindgren!
Pippi Calzelunghe farebbe Inorridire il genitore moderno. Pippi è un piccolo mostro irresponsabile e dannoso, che polverizza qualsiasi tentativo di educazione dei figli altrui.
Gioca con pistole cariche.
Si butta in un fosso pieno d'acqua "perché può".
Invita sconosciuti in casa.
Sale sul tetto.
Gioca in cima alle scale a pioli.
Mischia medicine a caso per poi assaggiarle.
Tiene animali in casa.
Beve quantità folli di caffè.
Si scontra con le autorità lottando con i poliziotti che la vogliono mandare a scuola.
Quando ci va spontaneamente si ribella al sistema scolastico.
Si butta da un po' qualsiasi posto alto in cui si trovi, case, alberi, scogliere.
Non prova neppure a gestire il suo (troppo) denaro.
Penso sia questo che la rende così affascinante per i bambini che leggono. Il senso di trasgressione in una lista sterminata di precetti inviolabili in qualsiasi casa.
Il libro è molto serializzato, brevi racconti che raccontano di una singola giornata o poco più dei due protagonisti, Tommy ed Annika, insieme al piccolo mostro dalla forza sovrumana, Pippi. La lunghezza è perfetta per l'attenzione di un bambino che legge, lo stesso i temi. C'è una macrostoria, ma appena il necessario per invogliare a riprendere la lettura per il capitolo dopo.
Ammetto che leggere Pippi Calzelunghe in un'unica sessione è stato molto stancante, è chiaramente il modo sbagliato di "usare" questo libro.
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| Il link originale sul sito di Ghibliworld. |
Ringraziamo di non avere tra le mani un altro caso Castello Errante (che tristezza), e ci godiamo tutto quel che sopravvive: gli storyboard preparati da Miyazaki per convincere l'autrice della fattibilità del progetto; il personaggio di Pippi riciclato prima in Mimiko di Panda Kopanda, poi in Mei di Totoro; passando per i panorami scandinavi che diventeranno ricorrenti nella produzione di Miyazaki, dopo il suo viaggio a caccia del consenso della Lindgren!
venerdì 21 febbraio 2014
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Luis Sepulveda
Dopo aver intravisto tra le nuove uscite la Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, e dopo aver pensato di aver bellamente ignorato Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico, che nella mia mente formavano una sorta di saga unica nella produzione di Sepulveda, ho deciso di riprendere in mano la Gabbianella e il Gatto, per rientrare in atmosfera prima di leggere gli altri due racconti.
Spesso libri analoghi mi hanno deluso, in una rilettura. Mi deludono le storie con tante pretese, che vogliono avere troppi livelli di lettura e troppa profondità. Non è successo in questo caso. Il racconto è semplice, i messaggi sono semplici e profondi, ma accessibili anche con una lettura ingenua, e questo lo apprezzo.
Per quanto irrealistica, mi piace l'interpretazione fedele e leale della comunità felina, lo scegliere accuratamente le persone di cui fidarsi, il capire quali umani o animali meritino attenzione e cura.
Si sente davvero tanto che Sepulveda è abituato ad interagire con dei gatti, per coglierne così bene lo spirito.
Spesso si sente citare "Vola solo chi osa farlo", come frase topica del libro. Io vorrei citare un'altra che mi sembra molto più emblematica:
Spesso libri analoghi mi hanno deluso, in una rilettura. Mi deludono le storie con tante pretese, che vogliono avere troppi livelli di lettura e troppa profondità. Non è successo in questo caso. Il racconto è semplice, i messaggi sono semplici e profondi, ma accessibili anche con una lettura ingenua, e questo lo apprezzo.
Per quanto irrealistica, mi piace l'interpretazione fedele e leale della comunità felina, lo scegliere accuratamente le persone di cui fidarsi, il capire quali umani o animali meritino attenzione e cura.
Si sente davvero tanto che Sepulveda è abituato ad interagire con dei gatti, per coglierne così bene lo spirito.
Spesso si sente citare "Vola solo chi osa farlo", come frase topica del libro. Io vorrei citare un'altra che mi sembra molto più emblematica:
Attendevano quel momento da molto tempo. Con tutta la pazienza che contraddistingue i gatti, avevano aspettato che la gabbianella comunicasse loro il suo desiderio di volare, perché grazie a un'ancestrale saggezza capivano che volare è una decisione molto personale.
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