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martedì 4 aprile 2017

Il vestito dei libri - Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri ci immerge con grande tatto nella sua vita, dall'infanzia al periodo d'oro della scrittura, usando come filo conduttore della sua storia le copertine dei libri.
Le copertine anonime e vuote dei classici, che lasciano parlare il loro contenuto senza distrarre il lettore, fino alle copertine dei suoi libri, quelle stridenti e fastidiose e quelle in perfetta armonia con il pensiero del lettore.
L'autrice conosce l'Italia, ed è interessante la sua riflessione sulle collane li libri, un fenomeno tutto nostro, in cui non si veste il libro, ma lo si integra in una grafica già stabilita e condivisa. Nelle collane straniere vivono autori morti e classici, in Italia convivono allegramente passato, presente e avanguardia, finendo per nobilitare i nuovi autori e per tenere in vita quelli antichi. È una prospettiva veramente bella e ottimista sullo stile editoriale italiano.

Il vestito dei libri è una lettura "agile", si divora in meno di un'ora e vale ogni minuto investito di questa ora.

lunedì 11 gennaio 2016

Trilogia del ritorno - Fred Uhlman

Ero scettico, iniziando a leggere questa trilogia di racconti lunghi. Non amo particolarmente le testimonianze storiche romanzate e Uhlman mi è capitato in mano un po' per caso.

Mi ha sorpreso, perché riesce a evitare tutti gli angoli più "banali" e visti della seconda guerra mondiale vista e raccontata da un ebreo in Germania, dando un taglio intimo e particolare ai racconti.

L'amico ritrovato parla di un ragazzo ebreo che fa amicizia con un compagno di classe, di nobile famiglia tedesca. La famiglia dell'amico sviluppa nel giro di poco più di un anno simpatie verso Hitler e la sua nuova politica, forzandoli ad allontanarsi, fino all'espatrio preventivo del protagonista.

Un'anima non vile racconta la stessa storia ma a ruoli invertiti, dal punto di vista del ragazzo tedesco, questa volta manipolato dalla famiglia e messo sotto costante pressione. Rivive gli anni della scuola in un'ultima lettera prima di essere giustiziato per l'attentato alla vita di Hitler del '44.

Niente resurrezioni, per favore fatico ad inserirlo nello stesso filone dei primi racconti, mi sembra estraneo. Parla di un ritorno in Germania vent'anni dalla fine della guerra, ritrovando per caso dei compagni di quello stesso ginnasio che lega la trilogia. Purtroppo ogni tedesco nasconde l'ombra del nazismo e non riesce a fidarsi di nessuno, finendo per accettare ed abbracciare la sua estraneità alla Germania che per i primi vent'anni di vita l'ha cresciuto.

Lo stile di Uhlman è sparso, velocissimo e quasi ipnotico. È difficile staccarsi da uno dei racconti prima di averlo finito. Le storie che racconta, per quanto semplici, sono intrecciate con se stesse, divagano quando c'è della tensione, accelerano quando non c'è tensione, impedendo di allontanarsi. Sono quasi costretto ad ammettere di aver apprezzato questa trilogia più per lo stile e la maestria nello scrivere che per i (pur giusti e buoni) messaggi che ci trasmette.

mercoledì 19 novembre 2014

È nata una star? - Nick Horby

Cosa non si aspetta di scoprire, una madre?

Che il figlio (Mark) ha iniziato una carriera come attore di film porno. Per gentile rivelazione della vicina che le lascia un dvd nella buca delle lettere.

Questo racconto, scorrevole e dall'umorismo leggero, ci presenta le fasi dell'accettazione di questa carriera. Prima come estranea e pericolosa, poi come un elemento positivo nella vita del figlio, privo di doti particolari e mai brillante nelle sue attività.

Si scatena un piccolo conflitto tra il figlio generosamente dotato e il padre, e la conseguente un'indagine capire se questa dote provenisse invece dal nonno materno.

Un racconto forse troppo breve, con molti fili, situazioni e personaggi lasciati liberi e aperti che penso in molti avrebbero continuato a seguire con piacere, se raccontati con lo stile e il garbo di Hornby. Mi fa pensare ad un tentativo di romanzo abortito per mancanza d'ispirazione dell'autore e riciclato (pur con un risultato decente) in un racconto.

mercoledì 13 agosto 2014

Non buttiamoci giù - Nick Hornby

Non buttiamoci giù, journal.

Quattro persone molto diverse tra loro si trovano la notte di Capodanno sul tetto di un palazzo londinese con l'intenzione di suicidarsi.

Ognuno a la sua ragione, Martin è un giornalista televisivo coinvolto in uno scandalo che gli ha fatto perdere lavoro e famiglia, Maureen si occupa da anni di un figlio disabile, Jess è una adolescente con problemi da adolescente ed una famiglia stressata dalla perdita della sorella maggiore, JJ è un musicista americano emigrato seguendo il suo sogno, che ha perso nel giro di pochissimo la sua band e la sua ragazza.

È proprio questa varietà umana, di valori, di età, di background, che permette loro di confrontarsi e legarsi, vedendosi sempre più spesso e finendo per dipendere uno dall'altro e un po' guidati dal caso, riuscendo ad aiutarsi.

Lo stile di Nick Hornby mi piace moltissimo, ha un sarcasmo tagliente ed incisivo. La scelta di usare ciclicamente i personaggi per seguire la storia in maniera filtrata dalle personalità singole è vincente ed appassionante.
La traduzione è quanto di più orrido si possa immaginare. Lo slang giovanile di Jess è ridicolo. Il tentativo di far capire che Maureen non è colta la fa sembrare ritardata e si percepisce uno sforzo cosciente del traduttore per riuscire a sbagliare sistematicamente i tempi verbali, ma in maniera innaturale e non certo "da vero illetterato". JJ oscilla schizofrenicamente tra una prosa aulica nei momenti di riflessione ad un finto slang americano quando si comporta da americano. L'unico personaggio tradotto in maniera convincente è Martin, perché il linguaggio non è un elemento caratterizzante del suo personaggio.

Hornby è certamente un autore che vorrei esplorare, ma in originale, per precauzione!

EDIT:
Ho scoperto che c'è un film in uscita, basato su Non buttiamoci giù, e con un cast notevole. Lo aspetto al varco!

mercoledì 18 giugno 2014

Diario di un killer sentimentale - Luis Sepulveda

Diario di un killer sentimentale, journal

Ero abituato ad un Sepulveda più favoleggiante, più naturale, più politico.
Il Diario di un killer sentimentale cambia tutti i suoi canoni portandoci in ambienti urbani, alberghi, mercati, conferenze. Ma lascia un po' di amaro, sembra avere tutte le premesse per un ottimo romanzo, ma viene troncato di colpo con una coincidenza più che attesa che rovina tutta l'atmosfera.

Il titolo spiega prassappoco tutto. Un killer, con un obiettivo da eliminare. La ragazza a cui si è incautamente legato, in maniera irresponsabile secondo ogni regola del buon killer, lo lascia in maniera confusa durante la missione, portandolo ad essere avventato e a commettere degli errori.

La serie di coincidenze più che attesa, perché non c'era altro modo di far concludere la storia in così poco tempo, lo porta a risolvere il suo problema sentimentale in modo tanto drastico quanto "bisognoso di ulteriori spiegazioni". Almeno un altro capitolo, su, ce lo meritavamo.

Non è un capolavoro? Probabilmente. Ma è intenso e si legge in un sorso solo, grazie allo stile incredibilmente asciutto e minimale di Sepulveda, quindi vale ogni minuto del tempo che prende!

Spero che un giorno Sepulveda lo espanda in un romanzo più articolato.