L'apparenza è superficiale, forse addirittura stupida, magari con un tocco di critica a un sistema perverso e che "da stereotipo" è così slegato dalla realtà da diventare una parodia di se stesso.
In realtà è un grande romanzo che scava a fondo nella psicologia di un personaggio incredibile, quello di Miranda Priestley, passando 400 pagine a scolpirne un ritratto grandioso e complesso. Sono rari i personaggi femminili di potere creati con una personalità così profonda e complessa.
L'ambientazione nel mondo della moda è del tutto incidentale, naturale per l'autrice che ha vissuto quell'ambiente, ma non necessari. Sarebbe potuto essere qualsiasi altro ambiente elitario e isolato senza che le dinamiche sociali cambiassero.
La trama è piatta e spenta. La trama è irrilevante. L'ambiente vi risucchia nel romanzo e vi impedisce di uscirne finché non l'avete finito. I colori, la frenesia, il lusso.
Se potete scegliere, vi consiglierei di leggere prima il libro. Non perché sia migliore, ma per non partire con un'immagine già formata dei personaggi. Sono molto diversi, caratterizzati diversamente, quindi rischiano di crearsi delle crepe nella loro coerenza, mischiandoli.
La traduzione è pessima, piena di ingenuità, con un tentativo di adattamento di brand e marchi che fa rabbrividire e scelte terrificanti sui dialoghi. Spero prima o poi verrà ritradotto per amor d'arte.
martedì 31 maggio 2016
domenica 29 maggio 2016
Animorphs #22, The solution - K. A. Applegate
Animorphs #22, La Soluzione
L'ultimo libro del ciclo di David.
David è sempre più problematico, sempre più impazzito, sempre più avido di potere.
Il gruppo di animorphs, compreso Tobias che si scopre non essere morto (a costo di un falco a caso di passaggio, comodo), orchestrano una trappola per intrappolarlo in un morph innocuo, come soluzione più umana all'ucciderlo.
Per la prima volta vengono posti dei grandi quesiti morali sull'uso dei poteri di morphing. Quando è legittimo attaccare delle persone innocenti per scopi più alti, quanto ci si può spingere avanti nel minacciare David, per mantenerlo sotto controllo. Il narratore scelto, Rachel, è perfetto per queste riflessioni. La più aggressiva del gruppo, che viene in maniera spontanea mandata da Jake quando serve qualcuno che calchi la mano. Nell'arco narrativo di David, Rachel prende consapevolezza di questo suo lato e di come la faccia sentire, ne parla esplicitamente, non ne è felice ma lo usa comunque come arma per il gruppo.
Il punto di rottura per decidere di agire contro David è dapprima il suo trasformarsi in Marco per interagire, poi l'uccidere un cugino comune di Jack e Cassie, ricoverato in ospedale, prendendone il posto in morph. Più ancora dell'uccidere ed essere disposti a uccidere ancora, il traformarsi in altri umani sembra violare un forte tabù del gruppo, spingendoli ad agire.
Salta anche la logica del "nascondere dove avvengono i fatti" come stratagemma narrativo, perché un summit delle potenze mondiali in un resort in riva al mare attaccato da animali selvaggi, non sarebbe qualcosa che si può tenere fuori da giornali e tv. Sarebbe stato un ottimo volume per esplicitare il luogo dell'azione, a costo di alienare un po' di lettori abituati a immaginarsi al centro della scena.
Althénopis - Fabrizia Ramondino
Althénopis è una scelta insolita per "Ad alta voce". Un romanzo con molta poca storia, pochi eventi, che si presta apparentemente male al formato di audiolibro, soprattutto se spezzato in molte parti. Nonostante questo, la sua struttura "destrutturata", con scene svincolate tra loro, salti inspiegabili temporali e di luoghi descritti, salvano la situazione.
Althénopis non è un romanzo vero è proprio, è un'ambientazione familiare lunga duecento pagine, in cui si presentano una quantità abnorme di personaggi vivi, colorati, rumorosi, che fanno il loro ingresso pieni di dettagli e stravaganze per sparire appena chiuso il loro paragrafo.
Il filo conduttore è il rapporto tra la protagonista, alterego di Fabrizia Ramondino, e la madre. Un rapporto che si sviluppa nel dopoguerra della provincia di Napoli (l'Althénopis del titolo), in una famiglia di piccola nobilità decaduta che poco alla volta si adatta alla nuova condizione sociale, taglia tutto il possibile, finisce in rovina, soccorsa dalla famiglia allargata.
Tramite il rapporto con la madre viviamo questo cambiamento sociale in cui le nuove generazioni sempre meno si sentono davvero separate da un popolo più rozzo e meno dignitoso, si mischiano come fanno tutti i bambini ma non vivono mai la fase di distacco come la generazione precedente.
Non avrei mai letto questo libro spontaneamente, intimorito dal tema intimo e dalla "napoletanità" dell'autrice (che in realtà non traspare mai nello scritto), ma non mi pento del tempo passato ad ascoltarlo. E' una piccola gemma della letteratura italiana.
Althénopis non è un romanzo vero è proprio, è un'ambientazione familiare lunga duecento pagine, in cui si presentano una quantità abnorme di personaggi vivi, colorati, rumorosi, che fanno il loro ingresso pieni di dettagli e stravaganze per sparire appena chiuso il loro paragrafo.
Il filo conduttore è il rapporto tra la protagonista, alterego di Fabrizia Ramondino, e la madre. Un rapporto che si sviluppa nel dopoguerra della provincia di Napoli (l'Althénopis del titolo), in una famiglia di piccola nobilità decaduta che poco alla volta si adatta alla nuova condizione sociale, taglia tutto il possibile, finisce in rovina, soccorsa dalla famiglia allargata.
Tramite il rapporto con la madre viviamo questo cambiamento sociale in cui le nuove generazioni sempre meno si sentono davvero separate da un popolo più rozzo e meno dignitoso, si mischiano come fanno tutti i bambini ma non vivono mai la fase di distacco come la generazione precedente.
Non avrei mai letto questo libro spontaneamente, intimorito dal tema intimo e dalla "napoletanità" dell'autrice (che in realtà non traspare mai nello scritto), ma non mi pento del tempo passato ad ascoltarlo. E' una piccola gemma della letteratura italiana.
sabato 28 maggio 2016
Serial Novel, Stagione I - Homo Scrivens
Continuano le letture dal Salone del Libro 2016. Adocchiavo da almeno un paio di fiere questo libro della Homo Scrivens, e finalmente mi sono levato lo sfizio!
Serial Novel, in maniera abbastanza autoesplicativa, è un esperimento di scrittura collettiva con quindici autori impegnati nello scrivere degli episodi virtuali legati da personaggi e ambientazione comune, a imitazione delle serie tv e della loro serialità basata su microtrame per l'episodio singolo e macrotrame per la stagione.
Gli elementi caratterizzanti della serie sono Miki-Michelangelo, un fotografo trasferito a Londra, mandato in giro per il mondo da Welles, il suo capo "sospetto" alla rivista d'arte per cui lavora, con una relazione semisegreta con Mollu, la segretaria del capo, un tatuaggio inspiegabile sul collo, episodi di narcolessia in cui ha visioni o premonizioni, una grande casa ereditata con incluso giardiniere ancora più sospetto e ostile.
Disapprovo il voler ambientare la storia a Londra, se poi nel format dei singoli capitoli c'è il mandare Miki in giro per il mondo per varie missioni. Tantovaleva scegliere una base italiana e più familiare per gli scrittori. Londra viene usata male e in maniera stereotipata.
La qualità della scrittura è incostante. Mentre ci sono delle piccole perle di scrittura, un paio, che sarebbero fantastici racconti se estrapolati dal macrotesto, gran parte sono di qualità medio-bassa e senza un forte lavoro di editing per rendere coerenti i personaggi all'interno del libro.
Dei vari misteri, il quadro sparito, le visioni, il giardiniere, il tatuaggio, nessuno viene spiegato entro la prima "stagione", rendendo inutile questa divisione virtuale. Se non c'è un arco narrativo che si sviluppa e si conclude entro il volume, che senso ha chiamarlo stagione? Ditemi che serve leggere tutti e tre i libri, Serial Novel in tre parti, e non tentate di ingannarmi!
Serial Novel, in maniera abbastanza autoesplicativa, è un esperimento di scrittura collettiva con quindici autori impegnati nello scrivere degli episodi virtuali legati da personaggi e ambientazione comune, a imitazione delle serie tv e della loro serialità basata su microtrame per l'episodio singolo e macrotrame per la stagione.
Gli elementi caratterizzanti della serie sono Miki-Michelangelo, un fotografo trasferito a Londra, mandato in giro per il mondo da Welles, il suo capo "sospetto" alla rivista d'arte per cui lavora, con una relazione semisegreta con Mollu, la segretaria del capo, un tatuaggio inspiegabile sul collo, episodi di narcolessia in cui ha visioni o premonizioni, una grande casa ereditata con incluso giardiniere ancora più sospetto e ostile.
Disapprovo il voler ambientare la storia a Londra, se poi nel format dei singoli capitoli c'è il mandare Miki in giro per il mondo per varie missioni. Tantovaleva scegliere una base italiana e più familiare per gli scrittori. Londra viene usata male e in maniera stereotipata.
La qualità della scrittura è incostante. Mentre ci sono delle piccole perle di scrittura, un paio, che sarebbero fantastici racconti se estrapolati dal macrotesto, gran parte sono di qualità medio-bassa e senza un forte lavoro di editing per rendere coerenti i personaggi all'interno del libro.
Dei vari misteri, il quadro sparito, le visioni, il giardiniere, il tatuaggio, nessuno viene spiegato entro la prima "stagione", rendendo inutile questa divisione virtuale. Se non c'è un arco narrativo che si sviluppa e si conclude entro il volume, che senso ha chiamarlo stagione? Ditemi che serve leggere tutti e tre i libri, Serial Novel in tre parti, e non tentate di ingannarmi!
lunedì 23 maggio 2016
La caduta - Guillermo del Toro, Chuck Hogan
Urania Horror 4, Dicembre 2013
La caduta è un romanzo di raccordo, non vivrebbe bene autonomamente, anche se introduce alcune nuove linee narrative, non si sofferma abbastanza sui personaggi principali da permettere di seguirne agevolemente le motivazioni.
Arrivano dei personaggi nuovi che purtroppo sono stati grandiosi nella serie tv e per contrasto sono sottotono e un po' sciapi. L'angelo d'argento, luchador messicano zoppo e star di innumerevoli film in cui lotta contro i vampiri. Il personaggio trash perfetto da inserire in una storia di vampiri seria, non come spalla comica ma come vero combattente, sembra così vuoto e privo di speranze da avere un effetto deprimente su chi gli sta attorno.
Confermo la mia opinione sullo stile di del Toro e Hogan congiunti: troppo dettaglio, troppo rimuginare, troppa descrittività involuta che mentre in piccole dosi potrebbe aiutare l'ambientazione, quando invece l'ambientazione c'è già ben solidificata nella mente del lettore, lo fa solo irritare.
Le scene di inseguimento e combattimento stancano.
Setrakian, il vecchio ebreo del banco dei pegni, si conferma il più grande cacciatore di vampiri della letteratura recente. Van Helsing è un dilettante privo spessore e di spina dorsale al confronto.
Ora posso ri-leggere alla luce dei primi due volumi il terzo libro della trilogia che avevo letto (per caso) in maniera indipendente. Penso sia un esperimento interessante, valutare due volte lo stesso romanzo singolarmente o inserito in un arco narrativo più grande, che non avrei fatto volontariamente.
Un classico "secondo libro di una trilogia" in cui qualcosa (poco) va bene ai protagonisti e i piani dei cattivi vengono alla luce poco alla volta, creando la vera crisi, ancora più crisi della prima crisi, passando dal microscopico dell'epidemia a New York a una vera pandemia.Dopo il ritrovamento dei cadaveri infettati da un misterioso virus letale, a New York regna il caos: le persone spariscono, i negozi vengono saccheggiati e l'esodo di massa dalla città sembra inarrestabile, mentre il sottosuolo brulica di creature assetate di sangue. E' scoppiata la guerra tra vampiri del vecchio e del nuovo mondo per il controllo totale degli esseri umani, che risultano ancora più deboli e vulnerabili. Abraham Setrakian, l'anziano professore sopravvissuto allo scontro con il capo dei vampiri, continua a guidare il piccolo gruppo di resistenza composto dagli scienziati Ephraim Goodweather e Nora Martinez, oltre al disinfestatore Vasiliy Fet. Ma potrebbe essere troppo tardi...Secondo episodio della trilogia "Nocturna" dopo La progenie, La caduta è un thriller avvincente e cinematografico, ricco di azione e suspense, che conferma le notevoli doti dei suoi autori.
La caduta è un romanzo di raccordo, non vivrebbe bene autonomamente, anche se introduce alcune nuove linee narrative, non si sofferma abbastanza sui personaggi principali da permettere di seguirne agevolemente le motivazioni.
Arrivano dei personaggi nuovi che purtroppo sono stati grandiosi nella serie tv e per contrasto sono sottotono e un po' sciapi. L'angelo d'argento, luchador messicano zoppo e star di innumerevoli film in cui lotta contro i vampiri. Il personaggio trash perfetto da inserire in una storia di vampiri seria, non come spalla comica ma come vero combattente, sembra così vuoto e privo di speranze da avere un effetto deprimente su chi gli sta attorno.
Confermo la mia opinione sullo stile di del Toro e Hogan congiunti: troppo dettaglio, troppo rimuginare, troppa descrittività involuta che mentre in piccole dosi potrebbe aiutare l'ambientazione, quando invece l'ambientazione c'è già ben solidificata nella mente del lettore, lo fa solo irritare.
Le scene di inseguimento e combattimento stancano.
Setrakian, il vecchio ebreo del banco dei pegni, si conferma il più grande cacciatore di vampiri della letteratura recente. Van Helsing è un dilettante privo spessore e di spina dorsale al confronto.
Ora posso ri-leggere alla luce dei primi due volumi il terzo libro della trilogia che avevo letto (per caso) in maniera indipendente. Penso sia un esperimento interessante, valutare due volte lo stesso romanzo singolarmente o inserito in un arco narrativo più grande, che non avrei fatto volontariamente.
sabato 21 maggio 2016
Progetto Cassandra - Giovanni Cattaneo
L'idea di questo racconto è ottima. Il Progetto Cassandra è uno studio genetico che permette di determinare con precisione la data e le modalità di morte del soggetto. L'autore si diverte a "sezionare" reazioni di persone diverse, con caratteri, motivazioni e ambienti familiari differenti, immaginando le possibili interazioni, conseguenze e abusi, sia in positivo che in negativo.
Non mi convince completamente come viene sviluppata. Mi aspettavo più fantascienza e meno umanità. Inevitabilmente una buona metà del racconto è passato a sviluppare la psicologia dei personaggi, a mostrarcene le varie sfaccettature. Dopo un po' diventa pesante, si è capito il formato e si vorrebbe vedere più interazione e meno introspezione.
Lo stile non è dei più leggeri. Io stesso apprezzo le frasi senza verbo, lasciate in sospeso.
Frasi. Senza verbo. Creano una certa atmosfera. Spezzata. Quanto a lungo possono continuare, prima di essere pesanti? Il capitolo successivo. Uguale anche lì.
Ecco, di tanto in tanto va bene, eccedere no, perché porta a scorrere l'occhio sulla pagina "saltando" la fuffa nel testo anziché restare concentrati.
(Il racconto è scomparso dallo store della Nero Press un'ora dopo averlo scaricato, deve essere un messaggio del mondo che fatico a capire!)
Non mi convince completamente come viene sviluppata. Mi aspettavo più fantascienza e meno umanità. Inevitabilmente una buona metà del racconto è passato a sviluppare la psicologia dei personaggi, a mostrarcene le varie sfaccettature. Dopo un po' diventa pesante, si è capito il formato e si vorrebbe vedere più interazione e meno introspezione.
Lo stile non è dei più leggeri. Io stesso apprezzo le frasi senza verbo, lasciate in sospeso.
Frasi. Senza verbo. Creano una certa atmosfera. Spezzata. Quanto a lungo possono continuare, prima di essere pesanti? Il capitolo successivo. Uguale anche lì.
Ecco, di tanto in tanto va bene, eccedere no, perché porta a scorrere l'occhio sulla pagina "saltando" la fuffa nel testo anziché restare concentrati.
(Il racconto è scomparso dallo store della Nero Press un'ora dopo averlo scaricato, deve essere un messaggio del mondo che fatico a capire!)
giovedì 19 maggio 2016
Ragazza del 2051 - Barbara Paul
Urania 821, 3 Febbraio 1980
Che tristezza dover mentire così quando si lavora su un libro che prende un'idea bellissima in sé e la sviluppa in maniera naturale e ingegnosa, riducendolo a una macchietta comico/erotica che in realtà è solo una breve scena del primo capitolo, usato come tutorial per spiegarci l'ambientazione.
Siamo in un futuro non troppo lontano, 2051 e dintorni appunto, in cui si viaggia nel tempo, abitualmente, ma non nel modo consueto a cui si pensa, inserendosi fisicamente nel passato: si viaggia nel tempo inserendosi nei corpi di altre persone del passato e vivendo da spettatori la loro vita. Il mondo si è plasmato attorno a questa tecnologia, permettendo di studiare il passato vivendolo un pezzo alla volta, tutti - in qualsiasi ambito - beneficiano degli insegnamenti dei grandi del passato vivendo stralci delle loro vite.
Per caso viene alla luce un effetto collaterale di questa tecnologia, mai notato in precedenza: assistendo alla morte di un ospite da spettatore, la sua vita si prolunga artificialmente. Indagando su questo effetto si scopre che innumerevoli vite di grandi personaggi del passato sono state prolungate artificialmente, più e più volte, da viaggiatori provenienti dal futuro. In alcune circostanze ci sono stati addirittura degli scambi tra ospite e visitatore.
Parte un'indagine trasversale con politici e ricercatori che cercando di superare le barriere legali da una parte ed etiche dall'altra della ricerca.
Lo sviluppo del romanzo è ottimo, perché esplora man mano quello che il lettore stesso si sta domandando e proponendo come soluzione. Tutte le vite possono essere prolungate? Anche le persone comuni sono state tenute in vita artificialmente? Avanti così a catena, con gli interrogativi che ci si pone in maniera naturale che vengono analizzati e sezionati.
Il grande colpo di scena finale è un po' telefonato, il passato del senatore è troppo sospetto per non capire subito che viene dal passato, vista la sua ritrosia a viaggiare nel tempo, e la sua lunga "malattia" dopo l'ultimo viaggio. La sua vera identità è deludente, ma è la chiave di volta per la soluzione della grande crisi futura da cui i viaggiatori temporali vogliono salvare il mondo, quindi lo si perdona per l'anonimità.
Riassumendo: vergogna Urania per aver banalizzato e ridicolizzato un gran bel romanzo presentandolo come se fosse uno Sci-fi Harmony per maniaci.
I viaggi hanno sempre formato la gioventù e tanto più la formano nel 2051, quando le ragazze vengono educate sessualmente mediante escursioni temporali di quindici giorni nella mente e nel corpo di donne vissute in secoli precedenti. Con la stessa tecnica i giovani vengono istruiti anche in altre materie, mentre gli adulti approfittano di analoghe escursioni a scopo principalmente di relax. Ma a nessuno viene in mente che la faccenda può avere anche un lato molto pericoloso, finchè una giovane studentessa di sesso, Angie Patterson...Intanto, la trama è clickbait, puro clickbait e niente di più.
Che tristezza dover mentire così quando si lavora su un libro che prende un'idea bellissima in sé e la sviluppa in maniera naturale e ingegnosa, riducendolo a una macchietta comico/erotica che in realtà è solo una breve scena del primo capitolo, usato come tutorial per spiegarci l'ambientazione.
Siamo in un futuro non troppo lontano, 2051 e dintorni appunto, in cui si viaggia nel tempo, abitualmente, ma non nel modo consueto a cui si pensa, inserendosi fisicamente nel passato: si viaggia nel tempo inserendosi nei corpi di altre persone del passato e vivendo da spettatori la loro vita. Il mondo si è plasmato attorno a questa tecnologia, permettendo di studiare il passato vivendolo un pezzo alla volta, tutti - in qualsiasi ambito - beneficiano degli insegnamenti dei grandi del passato vivendo stralci delle loro vite.
Per caso viene alla luce un effetto collaterale di questa tecnologia, mai notato in precedenza: assistendo alla morte di un ospite da spettatore, la sua vita si prolunga artificialmente. Indagando su questo effetto si scopre che innumerevoli vite di grandi personaggi del passato sono state prolungate artificialmente, più e più volte, da viaggiatori provenienti dal futuro. In alcune circostanze ci sono stati addirittura degli scambi tra ospite e visitatore.
Parte un'indagine trasversale con politici e ricercatori che cercando di superare le barriere legali da una parte ed etiche dall'altra della ricerca.
Lo sviluppo del romanzo è ottimo, perché esplora man mano quello che il lettore stesso si sta domandando e proponendo come soluzione. Tutte le vite possono essere prolungate? Anche le persone comuni sono state tenute in vita artificialmente? Avanti così a catena, con gli interrogativi che ci si pone in maniera naturale che vengono analizzati e sezionati.
Il grande colpo di scena finale è un po' telefonato, il passato del senatore è troppo sospetto per non capire subito che viene dal passato, vista la sua ritrosia a viaggiare nel tempo, e la sua lunga "malattia" dopo l'ultimo viaggio. La sua vera identità è deludente, ma è la chiave di volta per la soluzione della grande crisi futura da cui i viaggiatori temporali vogliono salvare il mondo, quindi lo si perdona per l'anonimità.
Riassumendo: vergogna Urania per aver banalizzato e ridicolizzato un gran bel romanzo presentandolo come se fosse uno Sci-fi Harmony per maniaci.
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