mercoledì 18 marzo 2015

La lama del rasoio - Massimo Lugli

La lama del rasoio, journal.

Un librino ad un euro, preso al Mediaworld durante una lunga attesa in coda (ma la connessione non funzionava, cos'altro avrei potuto fare?) e comprato perché per quando la coda era finita ero già arrivato a metà, e non potevo abbandonarlo!

La lama del rasoio è un giallo onesto e godibile, con tutti gli elementi delle indagini classiche, diversi casi apparentemente scorrelati che si uniscono in un'unica linea narrativa, indizi sparsi (e utili), cattivi che si fingono buoni e vengono presentati con largo anticipo sulla rivelazione finale.

Combattimenti clandestini di cani ed un killer che uccide con un rasoio, in una Roma poco romana, poco caratterizzata localmente, che me la fa apprezzare molto di più in questo periodo in cui si tende ad esagerare con i regionalismi e con l'uso del (finto) dialetto, specie nei gialli. Camilleri ha fatto danni seri.

Mastrantonio non è un investigatore con così tanto carattere da essere ricordato. Il suo punto di forza sembrano essere le arti marziali, passione che condivide con l'autore, che vengono più volte proposte ma non giocano un ruolo fondamentale nel racconto, spiazzando chi si aspettava diversamente.

domenica 15 marzo 2015

Indizi segreti - Fiona Kelly

Mystery Club #1

Se ci fosse stato ancora il Giallo per Ragazzi Mondadori, Il Mystery Club sarebbe stata una delle sue serie di punta.

Il Mystery Club è come i Tre Investigatori di Hitchcock, ma al femminile, con tutti gli elementi del giallo classico, indizi, segreti, ricerche fatte in sotterranei polverosi, cattivi un po' ingenui e adulti superficiali.

Indizi Segreti è il romanzo con cui si apre questa serie per ragazzi, le dinamiche di gruppo sono ancora un po' stiracchiate, ma Holly, Tracy e Belinda si trovano subito coinvolte in un mistero riguardante un quadro nascosto un secolo prima, la Dama Bianca e in una mappa fatta di indizi nascosti in un'altra tela della scuola - la copia della Dama Bianca, appunto - le cui differenze punteranno inevitabilmente al ritrovamento.
Le motivazioni che spingono i cattivi a muoversi sono un po' inconsistenti e poco credibili, ma sufficienti per far crescere la suspance man mano che si arriva al gran finale.

La soluzione del mistero è elementare per chi non è a digiuno di gialli, classica se vogliamo, ma è uno delle migliori serie gialle per ragazzi che mi sia capitato di leggere.

venerdì 13 marzo 2015

Quando Hitler rubò il coniglio rosa - Judith Kerr

Quando Hitler rubò il coniglio rosa è la storia di una famiglia ebrea in fuga dalla Germania nazista, raccontata dalla figlia minore. Il padre, giornalista sgradito al partito, deve fuggire prima delle elezioni del '33, facendosi raggiungere a breve dalla famiglia.

Normalmente le storie di famiglie ebree sono storie di campi di concentramento, di tristezza e di disperazione. Sicuramente servono come monito e sono toccanti, ma anche una storia molto meno drammatica, in apparenza, come questa, può mostrare una prospettiva interessante.

Hitler ruba il coniglio rosa ad Anna. Il coniglio rosa è un'ovvia metafora per parlare dell'infanzia della bambina, oltre che al gioco fisico abbandonato in Germania.

Anna vive l'essere profuga e dover viaggiare, prima in Svizzera, poi in Germania e Inghilterra, con uno spirito di avventura e divertimento. C'è della tristezza quando si spezza una routine temporanea, quando lascia una scuola e le conoscenze fatte in un posto, ma c'è sempre dell'entusiasmo verso l'ignoto.

La famiglia resta sempre insieme, ed è questo a far stare bene tutti i protagonisti, anche nelle situazioni economiche peggiori.

Per un target d'età più basso è uno splendido libro per parlare del nazismo e di tutte le sue conseguenze in Europa in maniera più leggera, introduttiva e con situazioni di facile immedesimazione ma non eccessivamente grafiche o drammatiche.

domenica 8 marzo 2015

Animorphs #13, The change - K. A. Applegate

Animorphs #13, La Trasformazione

Il libro più avvincente della serie, fin'ora.

Tobias finalmente rientra in gioco, grazie ad un opportuno intervento dell'Ellimist, che inizia a mandargli visioni e manovrarlo per far fuggire due Hork-Bajir liberi.

Usa Tobias ancora falco per farli fuggire dall'enorme caccia scatenata dai Yeerks fino a guidarli ad una valle isolata per far ripartire la loro razza, in cambio di questo servizio Tobias riceve nuovamente il potere di morphing, più l'occasione di assorbire se stesso.

Andrebbe affrontato il problema dell'età della creatura in cui si trasformano gli Animorphs. Fin'ora hanno solo assorbito ed usato trasformazioni in creature adulte. Trasformandosi nella versione umana di se stesso, Tobias non dovrebbe trasformarsi nell'adulto-sé? Parlare dei telomeri per spiegare come si accorcino con l'età potrebbe funzionare, ma anche una spiegazione alternativa più amichevole per i giovani lettori sarebbe adatta.

Note stonate del libro: il rapporto matrimoniale tra Hork-Bajir... molto improbabile che una razza dai costumi così primitivi abbiano sviluppato un sistema sociale basato sulla monogamia, sulla coppia formalizzata dal matrimonio, proprio come i terrestri. Sentire l'alieno pieno di lame parlare di "moglie" (kalashi) stona davvero tanto.

Controller umani in motocicletta? Seriamente? Non avete nessun mezzo volante Yeerk per inseguire dei fuggitivi nella vostra grande caccia? Dovete davvero usare motociclette ed elicotti?

mercoledì 4 marzo 2015

Cervelli verdi fritti - Jacopo Fo

Cervelli verdi fritti. Modestamente sono scemo, journal.

Un titolo più appropriato sarebbe "Vivo all'ombra dei miei genitori, voglio attenzioni, scrivo male, non faccio ridere ma ho un nome che mi rende pubblicabile e se me lo ripeto abbastanza volte posso convincermi di avere talento". Meno sintetico ma almeno risparmierebbe la sofferenza di provare a leggere questa cosa.

Il libro è a capitoletti, ognuno su un tema diverso vagamente correlati, partendo da Dio e dagli alti sistemi, le religioni, il ruolo dell'uomo, sesso in ogni salsa, tante cose filosofiche. Tutte trattate con un umorismo che non prende, non ingrana e non strappa neppure un sorriso, troppo sboccato e pieno di insulti a tutto e tutti.

L'unico tipo di umorismo volgare che riesce vagamente a funzionare è quello pesantamente connotato in maniera dialettale, in modo che vadano a braccetto la rozzezza del "burino locale" con il suo linguaggio. Scrivere sboccato in un italiano per bene è semplicemente disturbante.

Il libro fa parte di una serie di 22 volumi. 22. Apparentemente tutti sullo stesso stile e parte di un unico canone, una sorta di Enciclopedia Galattica della tristezza letteraria.

Jacopo Fo si occupa di "comicoterapia, cultura alternativa, yoga demenziale, controinformazione psicofisica". Questi interessi chiaramente sono un modo per dire rispettivamente: "non faccio ridere come comico ma se stai morendo magari mi tolleri, mi manca della cultura vera, lo yoga è troppo impegnativo per me, non so citare le fonti ma posso inventare delle informazioni!"

Il telefono senza fili - Marco Malvaldi

Finalmente ho letto l'ultima avventura del BarLume, dopo aver comprato il libro al Pisa Book Festival 2015 con la speranza di aggiungerla alla mia (miserella) collezione di libri autografati dall'autore, per rinunciare poche ore dopo, alla presentazione del libro, scontrandomi con un'Aula Fermi piena fino a rendere pericoloso entrare in un'atmosfera così priva di ossigeno.

Il telefono senza fili vuole essere un giallo classico, ma senza riuscirci completamente, la soluzione è macchinosa e troppo sporca di psicologia e tecnicismi per convincere davvero. Nessun vero assassino sceglierebbe un piano del genere, soprattutto non un assassino che da come viene presentato non è brillante e astuto.

La lettura è sempre piacevole, e sarei ben contento di comprare un libro di Malvaldi intitolato "400 pagine di Umarell al bar che si sfottono a vicenda e torturano il barrista", con un po' di vicenda umana e seguendo la vita di Massimo, magari seguendo la cronaca nera sui giornali ma senza veri delitti.

Magnifico il Giornalista del Tirreno, che avrà un significato solo per i lettori abituali del Tirreno, che ne possono apprezzare a pieno la seria e professionale (/ironia) attitudine. Proprio come nella vita reale sono i giornali che fanno abbastanza danni da creare le notizie.

domenica 1 marzo 2015

Edgar Wallace - I quattro giusti

I quattro giusti, journal.

I quattro giusti è il romanzo d'esordio di Wallace, che non ci mette molto ad ingranare nei meccanismi del giallo.

Non ci sono vittime da in partenza, solo una minaccia di morte, un ricatto al primo ministro inglese per forzarlo a ritirare una proposta di legge controversa.

Le atmosfere alla Lupen vedono i Quattro Giusti che pianificano l'omicidio, sempre con onore e rispetto per le regole che loro stessi hanno dettato, contrapposti alle forze dell'ordine, che fanno della forza bruta e dei grandi numeri il loro punto di forza, più che dell'astuzia.

I quattro giusti ingrana lentamente, ma una volta creata la giusta atmosfera, la giusta tensione, si è costantemente divisi tra lo sperare che tutto vada per il meglio per i Giusti, così intelligenti e superiori, oppure per le forze dell'ordine così fiduciose nella loro legalità.

La soluzione all'occhio moderno sembra un po' banale, un pessimo errore da parte della polizia, una grossa ingenuità, ma per la conoscenza scientifica del 1905, non dubito che fosse un colpo di scena di grande impatto!