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mercoledì 25 ottobre 2017

Il segreto dei maghi - Trudi Canavan

Da quando ha assistito alla morte di un uomo per mano del Sommo Lord, Sonea vive giorni di angoscia. E non le è certo di consolazione aver finalmente conquistato la fiducia e il rispetto degli altri novizi grazie alle sue eccezionali capacità magiche. Infatti Akkarin non solo le ha rivelato che una minaccia mortale aleggia sulla Corporazione e sulla città di Imardin, ma le ha anche mostrato alcuni antichi tomi, in cui viene chiarito il motivo per cui la magia nera è stata bandita: molto tempo addietro, uno dei novizi l'aveva usata contro gli altri maghi della Corporazione, e l'esito era stato drammatico. Sonea è confusa; il Sommo Lord l'ha resa partecipe di quei segreti perché è in ansia per il destino della regione di Kyralia o perché vuole servirsi di lei per i suoi oscuri piani? Poi uno schiavo della vicina Sachaka confessa alla ragazza di essere una spia, incaricata di scoprire i punti deboli della Corporazione, e allora Sonea, abbandonato ogni indugio, comprende che, se dovesse succedere qualcosa ad Akkarin, nessun altro potrebbe contrastare i maghi di Sachaka. A meno che pure lei non venga iniziata ai misteri della magia nera... 
Il terzo volume della trilogia è probabilmente il peggiore, tutti i difetti precedenti tornano insieme in concerto per roviare un'esperienza che poteva essere davvero grandiosa.

Le trame secondarie che prima servivano da supporto alla storia di Sonea, svelando retroscena sui viaggi e le scoperte del Sommo Lord, ora vengono portate avanti senza una ragione, perché ormai hai i personaggi in giro e non li puoi abbandonare. La storia gay di Dannyl ha stancato, abbiamo capito che i maghi sono omofobi e diventa un po' trita. Lo vediamo tornare al momento opportuno per la battaglia finale, ma neppure lì le due storie riescono a riconnettersi davvero.

Ceryni che aveva un suo ruolo nel primo volume, era quasi sparito nel secondo, ora torna importante. Purtroppo non sa nulla, non è stato integrato nella trama principale, e la soluzione è assegnargli Savara, un personaggio Tinca, una maga nemica prima di spessore e motivazioni che vuole aiutarli a combattere e il cui unico scopo è fornire informazioni quando serve senza doverle motivare in modo complesso. Non interagirà mai con nessuno degli attori principali venendo dimenticata nel finale.

Le cotte di Sonea. Si poteva evitare di farla innamorare di Akkarim? Forse sì, è cliché, rovina la preparazione e il distacco con il figlio di Rothen, preparato con tanta cura. Serve per rendere più interessanti i capitoli dell'esilio dandoci qualcosa di più di sassi sabbia rocce e fughe a cui badare, e per drammatizzare il finale in cui sono tutti in pericolo di vita.

Wordbuilding. Era stata tanto accurata la costruzione sociale e storica di Imardin, che per contrasto i nemici sono piatti. Sono cattivi, usano la magia ma non tutta, ci sono sabbia, deserto e schiavitù. Sono dei cattivi bidimensionali e un po' ottusi sia nel raccogliere informazioni (mandando assassini nella città nemica? Niente di più vistoso?) sia nel pianificare le battaglie.

Deludente. Non abbastanza da non farmi proseguire la saga con prequel e trilogia successiva, però. Poteva essere molto peggio ma poteva anche essere molto meglio.

venerdì 13 ottobre 2017

La scuola dei maghi - Trudi Canavan


Sonea ha finalmente accettato di entrare nella Corporazione dei Maghi, iniziando così il suo percorso di studi. Ma la strada davanti a lei è irta di pericoli, a cominciare dal fatto che numerosi Maghi disprezzano le sue umili origini e la giudicano indegna di quel privilegio. Il più spietato è Regin, un novizio che sembra avere come unico scopo quello d'istigare i compagni e gli insegnanti contro la ragazza, umiliandola ripetutamente e arrivando persino ad accusarla di essere una ladra. L'unica speranza per lei è rappresentata da Lord Dorrien, sensibile e intelligente figlio del potente Lord Rothen: il ragazzo, giunto alla scuola per far visita al padre, prende subito le parti di Sonea e si spinge addirittura a rivelarle alcuni segreti che la rendono più potente del perfido Regin. In tal modo, però, Sonea scopre pure che il Lord Supremo, Akkarin, fa uso della proibitissima Magia Nera, riuscendo a trarre forza da qualsiasi essere vivente, uomo o animale, e questo rischia di costarle la vita... 
 Sonea è nella corporazione, ora la corporazione ci è simpatica, ci sono maghi buoni e gentili e disponibili. Da lettori sappiamo che Sonea è un "super" e non vediamo l'ora che faccia il botto impressionando finamente tutti (e ci riesce in grande stile durante la sfida nell'Arena, che è il picco narrativo di questo secondo volume della trilogia).
Mentre siamo assetati di seguire quel che succede nella scuola, anche quando le cose vanno male, quando Regin è cattivo, quando il Sommo Lord la strappa alle sue abitudini a fatica conquistate gettandola di nuovo in pasto ai leoni dell'invidia degli altri novizi, la storia ci costringe anche a seguire Dannyl nel suo viaggio di indagine sul passato del Sommo Lord e su come sia finito in contatto con la magia nera.
La trama di Dannyl è un disastro. È un tentativo maldestro di scrivere una storia omoerotica inseriendola in maniera naturale per mostrare "quanto è tollerante il mio fantasy", ma in realtà ne escono un gran numero di scene lentissime che non arrivano mai al dunque (sì, le voci su Dannyl gay su cui torni ogni 20 righe sono vere, l'abbiamo capito!) e che provocano estremo imbarazzo per empatia in me-lettore, per l'ingenuità con cui sono progettate. Rendere tutti i maghi di Imardin intolleranti va bene, è una scelta, la società è di stampo abbastanza antico quindi è credibile. Però poi mostrami anche dei maghi intolleranti, non mostrarmi questo mondo SOLO dal punto di vista di maghi progressisti e tolleranti e aperti (o gay nascosti), altrimenti diventa una parodia fatta solo per infilarmi a forza in gola la tolleranza di te-autore che vuoi essere proprio proprio sicuro di non passare per omofobo. Ma se non sei omofobo sarai capace di metterci personaggi ugualmente gay e omofobi senza problemi, per rappresentare un universo credibile. Non solo confetti e arcobaleni, grazie.
Ho invece apprezzato moltissimo lo sviluppo del cattivo, il sommo lord Hakkarin, che in modo naturale e graduale diventa sempre più cupo, triste, depresso e si percepisce il suo trovarsi in un impasse da cui non riesce a uscire, si capisce che il suo usare la magia nera non è per forza qualcosa di cattivo come appariva all'inizio, ma ce dell'altro che non sappiamo e ci verrà svelato più avanti insieme alle ragioni per cui è segretamente buono e con buone intenzioni verso Sonea, pur non potendole mostrare. È il miglior personaggio della saga e non mi ha mai deluso fin'ora.

mercoledì 6 settembre 2017

La corporazione dei maghi - Trudi Canavan

A Imardin è il giorno dell'Epurazione, l'appuntamento annuale durante il quale, su ordine del re, la Corporazione dei maghi scaccia dalla città vagabondi, mendicanti e tutti coloro che sono sospettati di procurarsi da vivere in modo criminoso. E, come ogni anno, gli abitanti dei quartieri poveri si radunano nella piazza del Nord per protestare contro l'iniquo provvedimento, lanciando sassi contro i maghi, i quali, però, essendo protetti da una barriera magica, ignorano altezzosamente la rivolta. Ma, ad un tratto, una pietra manda in frantumi la protezione e ferisce un mago. L'autrice dell'incredibile gesto è Sonea, una giovane orfana che fugge spaventata. Ma la Corporazione non può permettere che qualcuno dotato di un simile potere sfugga al suo controllo... 
 A soli dieci anni dall'uscita, mi è capitata in mano la trilogia di Trudi Canavan e ho pensato fosse un buon momento per recuperare questa lacuna nel fantasy commerciale (dove commerciale non vuole essere denigratorio).
La storia è molto tradizionale. Protagonista povera, casta ricca di maghi, toh ha dei poteri e deve nascondersi facendosi aiutare da popolani, ladri, chiunque possa, alla fine i maghi riescono a raggiungerla e a farsi ascoltare, capisce che non sono così cattivi, ma qualcuno sì, e alla fine accetta il suo potere.
Il fatto che tutto il romanzo sia una lunga scusa per presentarci il mondo della trilogia, facendo muovere Sonea per la città e facendola interagire con i personaggi più disparati, non toglie alla graziosità del quadro che compone. La trama è molto lineare ma solida e getta delle ottime basi per i libri successivi. Semina le scene giuste a metà del romanzo e le spiega nel finale creando un vero cattivo, non solo il cattivo fuffa di comodo e chiaramente indirizzato verso l'insuccesso sin da quando entra in scena.
L'ambientazione è ben riuscita, con un equilibrio non banale tra dwell (i poveri), ricchi, ladri, maghi e il re sopra a tutto. Le dinamiche non sono ovvie e gerarchiche come appaiono da principio e lasciano ampio spazio di approfondimento.

lunedì 26 gennaio 2015

L'assassino del Marais - Claude Izner

L'assassino del Marais, journal.

All'apparenza si tratta di un giallo a la Dan Brown, un artefatto misterioso, una coppa, personaggio con fissazioni religiose che lo cerca in una lotta contro il tempo con i protagonisti.

In realtà è una storia un po' sconclusionata e con una trama davvero risibile.

Troppi personaggi presentati tutti insieme senza neppure provare a caratterizzarli l'uno dall'altro rendono la storia impossibile da seguire fino a metà romanzo. Ci si sposta in maniera semicasuale tra luoghi e situazioni diverse, senza alcun filo conduttore. Nessuna scena risalta, nessuna scena sembra essere importante, niente torna e si incastra in un quadro globale e piacevole per il lettore.

Forse non conoscere i personaggi dai tre romanzi precedenti della serie fa perdere molto. L'assassino del Marais si regge sulle atmosfere, i personaggi e le situazioni, non su una storia. Ogni personaggio non princiapale (e quindi dato per scontato) è un piccolo capolavoro di caratterizzazione. Fantastici gli straccivendoli e la spiegazione della loro gerarchia interna. Splendidi gli spaccati di vita popolare parigina.

Claude Izner è uno pseudonimo per due autrici - che probabilmente non hanno comunicato tra loro e si sono limitate a scrivere un paragrafo a testa senza parlarsi mai, - e sembrano più interessate a far capire quanto conoscono Parigi, come sono addentro alla cultura francese, come sono colte, infarcendo il libro di luoghi estremamente specifici, citazioni letterarie, riferimenti culturali oscuri (per fortuna spiegati dalle note nella versione italiana), allusioni semicomprensibili da insider della cultura francese. Il tutto senza una vera ragione a parte il puro esibizionismo.

Immaginate Umberto Eco fatto di metanfetamine.

Siccome non si capisce davvero cosa sia successo e non viene mai spiegato durante il romanzo, nel capitolo finale il tono torna comprensibile e in uno spiegone un po' asettico finale ci vengono rivelati i dettagli, impossibili da anche solo immaginare con gli indizi che avevamo fino a quel punto. (Un teschio di pitecantropo, lotta tra fanatici religiosi ed evoluzionisti... sarebbe anche stato carino, se fosse stato presentato prima...)

Da dimenticare?

sabato 19 luglio 2014

Fiori per Algernon - Daniel Keyes

Charlie è un ritardato, ha un quoziente intellettivo molto basso ma ha un grande desiderio di imparare e migliorare se stesso. Frequenta una scuola ed ha imparato a leggere e scrivere nonostante le difficoltà.

Quando si presenta l'occasione di fare da cavia per un'operazione sperimentale in grado di renderlo più intelligente, si offre volontario senza ripensamenti.

Fiori per Algernon è il diario di Charlie, in cui annota come sta vivendo il periodo di crescita intellettuale successivo all'intervento.
Lo seguiamo migliorare il suo stile di scrittura ed aprire gli occhi sul mondo.
Le persone che non riusciva a capire ed interpretare in precedenza iniziano a sembrargli sempre più chiare, crudeli ed ostili nei suoi confronti, tante memorie felici vengono reinterpretate come prese in giro e cattiverie.
Charlie analizza alla luce della sua nuova intelligenza il suo passato, rendendosi conto per la prima volta delle discriminazioni subite, nonostante "fosse anche lui un essere umano", ed inizia a combattere per questo diritto, per non essere più una semplice cavia.

Nei vari momenti di crescita dell'intelligenza Charlie passa ciclicamente da fasi in cui pensa di sapere tutto, di capire ogni cosa, a fasi in cui gli si illumina una macrostruttura su quel che ha appreso, permettendogli di salire di un nuovo livello. La descrizione di queste crescite cicliche e del disagio che creano, allontanandolo dalle persone che gli stanno attorno, che ha avuto appena il tempo si sfiorare come intelligenze alla pari, sono forse i momenti più toccanti.

L'altro grande tema del romanzo è il rapporto di Charlie con le donne.
Dapprima questa attrazione viene mediata dal suo rapporto affettivo con il topolino Algernon, anche lui sottoposto all'esperimento, che Charlie rapisce e salva dal laboratorio, vedendo in lui un miraggio del suo futuro.
La crescita di questo legame viene specchiata da una apertura ai rapporti umani, alle donne che frequenta, in laboratorio o nella vita personale. La sua attrazione ed i suoi istinti sono repressi a causa della madre e risalgono prepotentemente quando si trova ad affrontarli anziché canalizzarli in Algernon.
Solo quando riuscirà a superare questi blocchi e a vivere per un breve periodo una vita sentimentale onesta e aperta, avrà il coraggio di affrontare la madre e la sorella che non vede da quando era bambino.

Fiori per Algernon è toccante, struggente a volte. Viviamo con Charlie il dramma della stupidità e poi dell'intelligenza. Il primo distruttivo in maniera passiva, il secondo in maniera attiva, perché solo l'alcol e lo stordimento conseguente permettono a Charlie di rapportarsi serenamente alle persone che frequenta, a liberarsi del senso di dissociazione tra il sé attuale ed il vecchio Charlie.

Daniel Keyes è uno psicologo come formazione e si sente molto nella narrazione.
Apprezzo che abbia scritto un romanzo di fantascienza non parlando di antimateria, motori a singhiozzo ionico e cose di cui non capisse davvero la logica, ma basandosi sul lato umano delle storie, sul lato psicologico ancora più spesso. Essendo il suo elemento, il risultato è coerente ed avvincente, senza pecche (se non quelle dovute al tempo, dato che molti assiomi della psicologia di 60 anni fa sono stati dismessi).
Gli si perdonano persino i tentativi di educare i lettori sui meccanismi della psiche umana spacciati qua e là per ragionamenti di Charlie. Purtroppo spiccano molto perché in tutto il resto della storia viene usato uno stile asciutto ed essenziale, in cui non viene raccontato nulla di superfluo, mettendo eccessivamente in evidenza l'Angolo delle Curiosità.

La traduzione in italiano penso faccia perdere molto al romanzo. La scrittura frammentata e piena di errori di Charli ad inizio libro non è credibile ed è molto disturbante. Gli errori non sono quelli comuni che ci si può aspettare da chi non sappia scrivere bene, a volte sembrano non essere stati "pensati" con attenzione. L'uso di termini colti o di un vocabolario complesso "sotto" agli errori, li rende ancora più ridicoli. Il Charlie che ci viene descritto avrebbe usato parole più semplici.
Lo stile "sotto" agli errori cambia in maniera troppo lieve con l'esplodere delle sue capacità, dopo l'apprendimento di dozzine di lingue e l'assorbimento di tutta la letteratura a cui avesse accesso. Questo non è ragionevole.
 
Fiori per Algernon ha vinto uno Hugo Award sotto forma di racconto, poi espanso alla dimensione di romanzo, premio Nebula questa volta. Penso che il tipo di storia raccontato fosse molto più adatto ad un racconto, più rapido e con meno spazio per l'intrusività dell'autore sotto forma di informazioni forzate di psicologia.
Il romanzo censura anche diverse scene più esplicite riferite alla pubertà di Charlie che avevano causato un certo scandalo al momento della pubblicazione. Purtroppo senza quelle scene perde di senso la relazione tra Charlie, la madre e la sorella, e diventa meno comprensibile la ragione per cui hanno voluto allontanarlo da casa perché lo consideravano un pericolo. Le ragioni alternative sono deboli e decisamente l'anello logico debole di tutto il romanzo.
Vale la pena iniziare la lettura dal racconto, a costo di qualche spoiler sugli sviluppi della trama.
In italiano lo potete trovare nell'antologia di racconti Le meraviglie del possibile, una delle poche incursioni Einaudi nel mondo della fantascienza, insieme ad un buon numero dei migliori racconti classici, oppure nei Classici Urania 201 I premi Hugo 1955-1962, del Dicembre 1993.

lunedì 10 marzo 2014

Mutazione - Robert Silverberg

Mutazione mi ha davvero sorpreso. Conoscevo Robert Silverberg solo per qualche suo lavoro minore e non ho mai letto quelli che vengono considerati i suoi romanzi migliori e più maturi. Non mi aspettavo una grande lettura, solo un po' di intrattenimento, e sono felice di aver scoperto una piccola perla della fantascienza.

La storia è semplice, quasi classica.
Gundersen è l'ex amministratore di una colonia terrestre, che torna a visitare il "suo" mondo dopo un decennio dalla decolonizzazione, nella classica fase di transizione in cui si restituiscono i pianeti alle razze locali fin'ora sfruttate.

Il mondo di Belzagor sta violentemente tornando alla naturalità, e le due razze "dotate di anima" che lo popolano hanno ripreso i loro cicli di vita naturali. I Nildor sono la razza erbivora - simili ad elefanti cornuti - che abita la fascia tropicale, i Sulidor umanoidi carnivori di grandi dimensioni.

Gundersen cerca un modo per espiare le sue colpe di colonizzatore, che continuano a tormentarlo, lo fa immergendosi nella cultura Nildor, abbracciandone la religione, accettando che la tecnologia non sia l'unica via di progresso per una civiltà.

Il romanzo è un lungo pellegrinaggio durante il quale Gundersen affronta il suo passato e si purifica, fino a sottoporsi al rito della rinascita, in cui finalmente capisce e si unisce al mondo spirituale del pianeta.
Contrapposto a questo pellegrinaggio, c'è il viaggio dei turisti con cui Gundersen è arrivato sul pianeta, il cui percorso incrocia più volte, sentendosi ogni volta più distaccato e disgustato.

Il grande mistero che vorrebbe guidare la storia non è un grande mistero. Entro le prime due pagine, indizi sparsi fanno subito ripensare a "Neanche gli Dei", rivelandoci la spiegazione. Per fortuna si tratta solo di un MacGuffin, per parlarci con una insolita sensibilità della comunicazione tra colonizzatori e colonizzati, in particolare riguardo al rispetto religioso.

Le atmosfere sono quelle della fantascienza classica, rovine decadenti, donne bellissime in giardini perfetti ed isolati, umani deformi per la loro rinascita impura, umani ascesi, creature aliene in panorami davvero estranei all'immaginario che possiamo produrre usando riferimenti terrestri. L'intero pianeta costruito da Silverberg è intriso alternativamente ed ossessivamente di bellezza incredibile o incredibili orrori, spesso entrambi contemporaneamente.

giovedì 20 febbraio 2014

Estranei - Taichi Yamada

Hideo Harada è uno sceneggiatore televisivo non più giovanissimo, divorziato, che si trova a vivere da solo in quello che era il suo ufficio.
Di notte il palazzo si svuota quasi completamente, nonostante si trovi su una via centrale di Tokyo. Restano solo lui ed una strana ragazza di cui impara a fidarsi e con cui stabilisce un legame basato sull'isolamento delle rispettive vite.

Estranei parla della solitudine della metropoli in maniera strana, toccante ed un po' inquietante. Parla di luoghi deserti dove tante persone si incontrano per mettere insieme le proprie solitudini individuali.
Harada, alla ricerca di una via d'uscita da questa solitudine, incontra i suoi genitori morti, parla con loro e vive un riflesso della sua infanzia, risolvendo poco alla volta i problemi che lo affliggono. Ma questa guarigione ha un prezzo notevole ed inaspettato.

L'atmosfera e lo stile narrativo giapponese permeano questo romanzo, che immagino sia autobiografico, visto che lavoro e dettagli del passato del protagonista coincidono fedelmente con quelli della vita di Taichi Yamada al momento della pubblicazione. La cornice sovrannaturale serve solo a trasmettere in maniera migliore i temi del romanzo.

Se siete amanti di Murakami, ed avete apprezzato o temuto il Dolphin Hotel, vi suggerisco di leggere Estranei, pubblicato un anno prima, e fonte di ispirazione in quanto a temi ed atmosfere cupe, calde e vuote. Non vi deluderà!